Ricordando Dario - 13 Ottobre

Oggi, 13 ottobre 2018, ti vogliamo ricordare con questo pezzo tratto dal libro "Il paese dei Mezeràt: i miei primi sette anni (e qualcuno in più)"

Avevo due nonni. Il primo, il padre di mio padre, un vero gigante, misurava quasi un metro e novanta. Di mestiere aveva sempre fatto il muratore, il “comasin”, da faber cum macina cioè operai che agiscono servendosi di macchine: trabattelli, centine mobili, gru, argani e via dicendo. Forse il pensare meccanico mi si è infilzato nel Dna insieme al paradosso del cantastorie, cosicché, di continuo, mi ritrovo sbattuto fra un razionale rigore e il surreale più sbilenco. (…) L’altro mio nonno stava in Lomellina, a Sartirana. Il suo soprannome era Bristìn, che vuol dire “seme di peperone”. Ho scoperto quasi subito la ragione di quel titolo: le battute e i commenti di mio nonno piccavano lingua e stomaco di chiunque si trovasse a ingoiarle. Nonno Bristìn faceva l’ortolano. Non solo coltivava legumi, verdura e frutta, ma li andava anche a vendere in paese e soprattutto nelle fattorie e nei cascinali della zona. Come se lo stessero aspettando, da ogni lato ecco che spuntano donne e bambini e vengono incontro al carro del Bristìn. Lui le saluta tutte per nome e per ognuna ha una battuta complimentosa o ironica, sempre con uno sfondo di bonario sfottò. Il tutto provocando grasse risate con esplosioni in falsetto e vere e proprie crisi di ridarola. Era chiaro che tutte quelle clienti venivano in così gran numero intorno al suo carro soprattutto per godersi lo spettacolo di quello spassoso ciarlatore. Ma il Bristìn non giocava solo alla buffoneria. All’improvviso scoprivi che il suo orto era un’accademia della scienza agraria. A parte gli innesti d’alberi, aveva realizzato matrimoni incredibili fra razze diverse di pomodori, peperoni e cetrioli. (…) “Ma quante cose sai tu, nonno!”, e lui rispondeva “Sono solo un gran curioso che non s’accontenta facilmente. Tutto in natura ha un linguaggio: il gestire, il gesticolare della gente, il modo di camminare, di sedersi, di mangiare, di dare la mano, il modo di usare la voce e di articolare le parole…tutto è un’enciclopedia di segnali impagabili. Ogni intuizione nasce sempre dall’innesto di nozioni diverse, spesso opposte, come si fa con l’incrocio delle piante, per arrivare alla conoscenza, al sapere.” Luciano di Samosata diceva: “Tutto dipende dai maestri che hai avuto. Ma attento, spesso i maestri non sei tu a sceglierteli, sono loro che scelgono te!”. Mio nonno Bristìn mi aveva scelto come suo allievo di clowneria tenendomi in groppa a quel gigantesco bertocco, un enorme cavallo da tiro, manco fossi lo gnomo Patapò!
(Dario Fo in Il paese dei mezaràt)