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“E i terremotati?” scrivono i leoni da tastiera, ma il governo tace

People For Planet - Mar, 07/23/2019 - 15:00

A dieci anni dal terremoto, dalla scossa che alle 3.32 del 6 aprile del 2009 causò la morte di 309 persone a L’Aquila, lasciando oltre 80 mila senza casa, la ricostruzione della città procede a rilento “e i terremotati?”, come dicono i benaltristi di fronte a ogni azione di solidarietà compiuta a favore dei “non italiani”, sembrano non rientrare nelle priorità nemmeno di Matteo Salvini, assente quando era necessario esserci per ottenere fondi destinati alle città italiane colpite dai terremoti. Città come L’Aquila, che vantava un centro storico con oltre 1200 attività e che oggi conta in tutto 20 esercizi commerciali. O come Amatrice, che lo scorso gennaio, tramite la voce dell’allora sindaco Filippo Palombini, ha accusato il governo di concentrarsi sulla finta emergenza dei migranti ignorando l’emergenza vera e cronica di chi a distanza di anni non riesce ad avere un tetto sopra la testa e una possibilità di riscatto: “Il governo si è dimenticato di noi. La ricostruzione non è mai partita, non possiamo accettarlo”.

Gli stessi cittadini di Amatrice si sono schierati più volte contro la propaganda populista che li utilizza come argomento anti-migranti, quasi fossero moneta di scambio in una gara a chi è più disperato. Hanno spiegato che il loro problema è poter contare su un presidio giornaliero dei vigili del fuoco (indispensabili in ogni emergenza, dall’assistenza ai cittadini al recupero dei beni nelle abitazioni colpite dal terremoto e ancora inagibili e pericolanti) che sia garantito, accresciuto, non limitato a 4 persone più un mezzo di soccorso. Hanno espresso rabbia per le bufale, le foto false e le strumentalizzazioni che li vedono protagonisti di vuoti slogan. 

“E i terremotati?” Giusto, facciamo un po’ di chiarezza. 

Il silenzio del governo farebbe supporre che stanno tutti bene e hanno una casa nuova, efficiente e in classe energetica A++. Invece lo scorso 19 maggio i terremotati del Centro Italia si sono riuniti e presentati nella piazza di Montecitorio per protestare contro le politiche del governo, dicendo di considerare “tradite le roboanti rassicurazioni in campagna elettorale, quei comizi non sono stati degli impegni assunti, ma delle passerelle elettorali”. 

Come dimenticare Matteo Salvini, allora europarlamentare, negli studi di Otto e Mezzo della giornalista Lilli Gruber con i doposci fresco dal tour tra le città colpite dal sisma. Una felpa per ogni città, uno slogan per ogni tappa. Quando il Parlamento europeo votò a settembre 2017 per lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro in favore dei terremotati italiani, Salvini era assente. Salvini, per i terremotati, non ha fatto nulla. A non saperlo sono rimasti i benaltristi, gli sciacalli mediatici, i livorosi, e i populisti, che purtroppo compongono una cospicua fetta di cittadinanza. 

Tra gli impegni a favore degli italiani annunciati dall’attuale governo non risulta esserci un interessamento concreto per i terremotati

Stando ai dati della “Relazione sullo stato di avanzamento del processo di ricostruzione post-sismica nella Regione Abruzzo” pubblicata nel giugno 2017 e aggiornata al 31 dicembre 2016, per la ricostruzione de L’Aquila sono stati stanziati 21 miliardi di euro. Servono altri 4 miliardi per completare la ricostruzione, il cui costo complessivo è stimato di 25 miliardi di euro. A oggi però sono stati richiesti soltanto 12 miliardi (meno della metà della copertura del danno) e quelli realmente stanziati sono solo 8,85.

Una gestione lenta e spesso non trasparente, come dimostrano le sei accuse di abuso d’ufficio, una di peculato e una di truffa mosse all’ex sindaco e attuale senatore della Lega Giuliano Pazzaglini, in concorso con l’ex presidente della Croce Rossa di Visso Giovanni Casoni. Per la procura, Pazzaglini avrebbe dirottato circa 120mila euro di donazioni su due società, costituite ad hoc per intercettare le donazioni verso i terremotati. Il procuratore capo Giovanni Giorgio ha chiesto alla Guardia di Finanza di riesaminare le donazioni, e lo scorso giugno ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini. A vigilare, tuttavia, ci sono progetti esemplari come OpenData Ricostruzione, dove è possibile monitorare tutte le risorse impiegate nel dopo terremoto: dall’emergenza post-sisma alla ricostruzione edilizia pubblica e privata, allo sviluppo economico delle attività lavorative:  

“Se la ricostruzione privata procede con lentezza, la ricostruzione pubblica è completamente ferma, come le scuole che ancora aspettano nel limbo, nessuna scuola aquilana ancora è stata ricostruita e pensare che i 48 milioni previsti per la ricostruzione delle scuole sono già arrivati al comune dell’Aquila dal 2012, quindi da sei anni», ha detto Sara Vegni di ActionAid in occasione dei 10 anni dal terremoto de L’Aquila. 

Se c’è una cosa buona dei migranti che tocca a tutti riconoscere, anche agli anti-migranti, è stata l’avere aumentato la sensibilità degli italiani nei confronti dei terremotati.
Quindi, caro governo, e i terremotati? 

Foto in copertina di Federica Fiocco

A tutta Bioplastica! (Infografica)

People For Planet - Mar, 07/23/2019 - 12:53

Dall’amido di mais (il Mater-Bi, conosciutissimo) ma anche dall’avocado (i semi), dai limoni, dai gusci di aragosta.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Greta Thunberg torna a Parigi, ma l’accoglienza non è come previsto

People For Planet - Mar, 07/23/2019 - 11:38
Climate Change – cambiamento climatico Greta Thunberg è un’attivista svedese (Fonte: canale YouTube Marcello Billia)

Dalla stampa nazionale:

Parigi «Per combattere il cambiamento climatico in modo intelligente, non abbiamo bisogno di guru apocalittici, ma di progressi scientifici e di coraggio politico», scrive su twitter Guillaume Larrivé alla vigilia dell’ingresso di Greta Thunberg nell’Assemblea nazionale francese.

Il deputato gollista, probabile nuovo leader dei Republicains, invita al boicottaggio della 16enne. Con lui, onorevoli della destra moderata e lepenisti si schierano contro la «profetessa in pantaloncini corti» che oggi terrà un discorso a Palazzo Borbone.

Greta torna a Parigi, ma non è solo la destra a nutrire dubbi sull’invito. La gauche giudica «incomprensibile» che l’attivista arrivi nel giorno in cui la pattuglia macroniana dirà «sì» al trattato di libero scambio Canada-Ue (Ceta), avversato proprio dagli ecologisti. Pure la maggioranza presidenziale si spacca: «Potremmo onorare anche gli scienziati che hanno agito per anni per il pianeta, usare il manicheismo del bene contro il male è troppo semplice», scrive Bénédicte Peyrol di En Marche. Perché il ritorno a Parigi di Greta Thumberg è così divisivo? Invitata da Matthieu Orphelin – onorevole e alla testa del collettivo «Per il clima» che conta 162 deputati, la 16enne non parlerà nell’emiciclo vero e proprio. Sarà ricevuta dal vicepresidente dell’Assemblée, poi un dibattito nella sala Victor Hugo tra le 12 e le 13,45, con 350 posti. Tanto basta a far inalberare la maggioranza, che non si stringe attorno all’eroina ecologista, improvvisamente diventata «scomoda». Continua a leggere (Fonte: “Greta ritorna a Parigi E trova un brutto clima”- ILGIORNALE.IT di Francesco De Remigis)

  • GRETA THUNBERG, CHI È LA 16ENNE SVEDESE CHE LOTTA PER IL CLIMA. (…) Greta Thunberg è nata a Stoccolma, in Svezia, il 3 gennaio 2003. È figlia della cantante d’opera Malena Ernman e dell’attore Svante Thunberg. Quando aveva 11 anni, a Greta è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, che fa parte dello spettro autistico e che talvolta non viene diagnosticata fino all’età adulta, soprattutto nelle donne (come TPI ha documentato raccogliendo questa testimonianza).

È stata Greta stessa a parlare della sua malattia, in un Ted Talk del 2018, durante il quale ha dichiarato: “A 11 anni mi sono ammalata. Ho smesso di parlare e di mangiare. In due mesi ho perso 10 chili. Più tardi mi è stata diagnosticata la sindrome di Asperger e un mutismo selettivo. In pratica parlo solo quando ritengo sia necessario. Questo è uno di quei momenti.

Per quelli che come me sono aldilà dello spettro (autistico) quasi tutto è bianco o nero. Credo che sotto molti aspetti gli autistici siano normali mentre il resto delle persone molto strane. Come quando affermano che il cambiamento climatico è una minaccia seria e poi continuano a comportarsi come sempre.”

La Svezia e il mondo hanno imparato a conoscere di che pasta fosse fatta questa adolescente il 20 agosto 2018, quando Greta Thunberg ha deciso di scioperare per la prima volta per il cambiamento climatico dinanzi al parlamento svedese. Continua a leggere (Fonte: TPI.IT di Anna Ditta)

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO SPIEGATO SEMPLICE

Fonte: Focus Junior

Le temperature si alzano, i ghiacci si sciolgono, l’inquinamento aumenta. Vi spieghiamo in pochi e semplici passaggi come sta cambiando il clima e cosa possiamo fare per “guarire” il nostro pianeta terra. (Fonte: FOCUS JUNIOR)

Fonte immagine copertina: Corriere del Ticino

Avviso importante per i celiaci

People For Planet - Mar, 07/23/2019 - 09:32

Arriva in Italia il primo richiamo per presenza “accidentale” di glutinelecce, 22/07/2019 – 22:45 (informazione.it – comunicati stampa – cibi e bevande) L’ingestione di glutine per una persona affetta dal morbo celiaco non è cosa da prendere alla leggera, perché potrebbe causare irritazione e infiammazione della mucosa intestinale, con conseguenti dolori addominali e diarrea; e anche in assenza di questi sintomi immediati e evidenti, assumere accidentalmente e comunque involontariamente particelle di glutine può, alla lunga, provocare tossicità e danni seri alla salute del paziente celiaco. E’ facile capire quanto la “sicurezza” di un alimento sia fondamentale per un soggetto allergico al glutine … sicurezza che dovrebbe derivare dal scegliere prodotti indicati nel Prontuario degli alimenti dell’Associazione Italiana Celiachia e dalla lettura attenta delle etichette.

La scritta “SENZA GLUTINE” sulla confezione di un cibo dovrebbe poi facilitare le cose, ma il recente avviso di ritiro dal mercato di due lotti delle confezioni, PLUMCAKE SENZA GLUTINE BENESÌ MULTIPACK gr 216, con pezzi da 6, lotto CL086D con scadenza 25/07/2019 e lotto CL164P con scadenza 11/10/2019 (Ean 8001120825841) commercializzati con il marchio COOP, dimostra che non può essere considerata una garanzia. Infatti COOP ha oggi pubblicato sui loro siti un avviso con cui comunicano il ritiro dai suoi scaffali delle confezioni del prodotto sopra indicato perché hanno riscontrato la presenza indesiderata di glutine: ” Possibile contaminazione puntiforme da glutine”. I prodotti sono generalmente sottoposti a un rigido controllo a tutti i livelli della produzione e per tale ragione durante un’ispezione tra gli ingredienti di questo prodotto, sono state trovate sostanze contenenti glutine, eppure sulla confezione appare la dicitura “senza glutine”. Considerato l’elevato rischio per un consumatore allergico o intollerante al glutine rappresentato da questo alimento non conforme, la notizia del richiamo del prodotto dal commercio è giustamente evidenziata da Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. I clienti celiaci devono restituire il prodotto in qualunque punto di vendita COOP che provvederà alla sostituzione o al rimborso. Il prodotto può essere consumato in tutta tranquillità dai clienti non intolleranti al glutine. Per ulteriori informazioni contattare il Numero Verde 800-805580. Si tratta quest’anno del primo richiamo di prodotti normalmente destinati anche ai celiaci effettuato per “Possibile contaminazione puntiforme da glutine” (la motivazione data dal gruppo della Grande distribuzione organizzata). Negli anni passati non sono stati pochi i casi in cui è stata indicata in etichetta “per errore” la dicitura “senza glutine” con conseguente ritiro dei prodotti dal mercato. 

VEDI INFORMAZIONE.IT

Epidemia ebola, Msf: «Un’emergenza fuori controllo»

People For Planet - Mar, 07/23/2019 - 08:00
Ne abbiamo parlato con la presidente di Msf Italia

Nella Repubblica Democratica del Congo si continua a morire di ebola. L’Organizzazione Mondiale della sanità ha dichiarato l’epidemia un’emergenza sanitaria internazionale, una condizione straordinaria che implica limitazioni nei viaggi e quindi restrizioni sui commerci.

Dall’agosto 2018, quando si è diffuso virus, sono morte almeno 1700 persone  mentre 2500 sono state infettate. Nonostante siano migliorati gli strumenti tecnici con cui agire sull’epidemia, ovvero vaccini e farmaci, il contesto di guerra in cui versa la Repubblica Democratica del Congo rende molto più difficile la presa in carico dei pazienti e quindi la sconfitta dell’epidemia.

«In una regione in guerra, come in questo caso, è molto più complesso coinvolgere le comunità, arrivare alle persone e per bloccare questo tipo di virus è fondamentale», ci spiega la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di Medici Senza Frontiere Italia, infettivologa, che ha lavorato sul campo durante l’epidemia  del 2015 e l’anno scorso.

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Larissa Iapichino: se non c’è famiglia, non c’è notizia

People For Planet - Mar, 07/23/2019 - 07:00

Larissa Iapichino, 17 anni, ha vinto la medaglia d’oro nel salto in lungo agli Europei under 20 di atletica leggera. Bene brava bis. La notizia è in prima pagina su quasi tutti i giornali italiani. Pochi giorni fa, agli Europei under 20, l’Italia ha vinto i 100 metri sia maschili che femminili con Lorenzo Paissan e Vittoria Fontana. Impresa davvero storica. La doppietta azzurra nella competizione regina è davvero come trovare un quadrifoglio. Eppure in prima pagina dei due centometristi non c’era traccia. Perché?

Perché la notizia non è lo sport. Non è la prestazione sportiva. Non è il valore sportivo dell’evento. La notizia è la famiglia. È il Dna. È la discendenza. E ahinoi, non ce ne voglia la bravissima Larissa, anche il colore della pelle. Tant’è vero che Repubblica dedica un approfondimento agli italiani di seconda generazione che stanno venendo emergendo nello sport.

Larissa Iapichino è figlia di Gianni e Fiona May. Figlia di una celebre campionessa e del suo ex allenatore ed ex marito nonché astista. La notizia è che 32 anni dopo sua madre, anche la figlia vince gli europei under 20. Tutti gli articoli sono basati su questo. Sul rapporto tra la madre e la figlia, cosa vuole dire essere figli di una campionessa, quanto è dura confrontarsi con un modello del genere.

Passa in secondo piano che la seconda classificata, la svedese Johansson, ha perso soltanto perché la coda di cavallo ha lasciato tracce sulla sabbia. E soprattutto nessuno si è filato le altre medaglie italiane a questi campionati. La notizia è quindi nella famiglia. E, fateci caso, avviene sempre più spesso.

Non c’è intervista a schermidrice italiana che non abbia domande sulla maternità. Su quanti sacrifici comporti, cosa voglia dire essere mamme e atlete e via discorrendo. Per carità, anche la maternità di Serena Williams ha fatto notizia, poi però la tennista ha fatto parlare di sé per altro. In Italia è la narrazione familiare che interessa, decisamente più della narrazione sportiva. Adesso abbiamo saputo che il nuotatore Gregorio Paltrinieri ha preso una casa ed è andato a vivere da solo.

È come se allo sport in sé fosse negato quel valore che invece all’estero viene riconosciuto. Tant’è vero che i giornali stranieri sono inondati dalla notizia dell’australiano Harton che ai Mondiali di nuoto rimane ai piedi del podio per protestare contro la medaglia d’oro del cinese Sun da sempre sospettato di alterare le proprie prestazione col doping. L’immagine del giorno è questo ragazzone con gli occhiali, sguardo fiero, che prende le distanze dalla cerimonia. Cinquantuno anni dopo il pugno nero di Tommie Smith e John Carlos a Città del Messico. Ecco, in Italia la notizia sarebbe finita in prima pagina solo se a protestare fosse stato il figlio o la figlia di uno dei due.

Se non c’è famiglia, non c’è notizia.

Monti Sibillini, la chiacchierata surreale con una volpe: “Sei ferita?”

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 21:00
Fonte: REPUBBLICA.IT

A tu per tu con una volpe. Il video è stato girato sulla via che porta da Pretare a Forca di Presta, nelle Marche. Un automobilista si ferma sul ciglio della strada e la volpe sembra ascoltare le sue parole.

Alla fine riceve anche una merendina. Una scenetta divertente, anche se gli esperti si raccomandano di non dare mai cibo agli animali selvatici.

Fonte video canale YouTube di LAREPUBBLICA.IT

Le truffe hanno un loro linguaggio

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 15:03

Ogni tanto dobbiamo parlare a noi stessi. Di solito se pensiamo a una persona che parla con sé stesso, generalmente immaginiamo che sia matta, perché non è un comportamento politically correct, conveniente da mostrare in pubblico.

La verità, però, è molto diversa dalla percezione e la realtà è che tutti noi parliamo a noi stessi. Lo facciamo per rassicurarci, per incoraggiarci, per riflettere; qualcuno lo fa a bassa voce mentre altri a voce alta, solitamente quando non ci sono altre persone.

Quando parliamo a noi stessi, è la mente razionale, quella “adulta”, che parla alla mente “bambina”, quella emotiva, come un genitore che insegna al proprio figlio e lo aiuta. E proprio in questo dialogo ci sono parole ed espressioni che è importante evitare, che fanno male, da cui è meglio stare lontani.

Ecco questo è il momento di soffermarvi su alcuni termini, parole, espressioni, che identificano prodotti-strumenti da scansare sempre, anche quando parlando a voi stessi qualche vocina interiore vi vorrebbe condurre tra le braccia di questi inganni o comunque di situazioni troppo complesse anche per gli addetti ai lavori.

Quando ascoltate queste parole, fuggiteeeeee! Parlate a voi stessi ad alta voce e gridate: “vade retro Satana!”.

Può bastare questo appello per consigliare al risparmiatore comune di stare lontano da certe tipologie di investimento che non sono assolutamente adatte e alla portata della maggior parte delle persone visti i requisiti di competenze necessari e gli elevatissimi rischi connessi alla mancanza di protocolli di sicurezza?

Eppure, ripeto, la massa, voi, continua a chiedere se si tratti di investimenti convenienti e sono sempre tanti quelli che ci cascano.

È vero che l’etica negli affari va sempre più scomparendo e che a farne le spese sono di fatto i poveri risparmiatori.

Ma, come per tutte le generalizzazioni, occorre stare attenti perché non tutti i risparmiatori sono quei poveri stupidi disinformati che si vuole far credere. Se l’etica latita, forse, è anche grazie a queste persone (i risparmiatori) che, sempre alla ricerca dell’affare del secolo, sono talmente ingordi da acquistare prodotti finanziari molto rischiosi (se non palesemente spazzatura) che però promettono rendimenti abnormi. E lo sanno perfettamente. Solo che, spinti dall’ingordigia, si autoconvincono che in fondo il rischio è sostenibile. E quindi comprano. Salvo poi gridare all’inganno se restano spennati.

Il mercato dei prodotti finanziari si comporta esattamente come tutti gli altri mercati: è la domanda che genera l’offerta.

Se nessuno si sentisse più furbo degli altri, se nessuno volesse straguadagnare, tempo pochi giorni e questi prodotti sarebbero un lontano ricordo. Se invece la domanda si fa sempre più importante, l’offerta non può che andarle dietro. E allora: chi è etico e chi no? Chi offre l’impossibile perché è quello che il mercato chiede o chi chiede quello (l’impossibile) che poi il mercato gli offre?

Non lo sono entrambe le parti.

Come raccontato in “Soldi Gratis” (Sperling&Kupfer), i truffatori finanziari (non solo bancari) utilizzano termini “poetici”, fantasiose allegorie, figure retoriche originalissime, pur di non pronunciare la parola che potrebbe far insospettire anche il più avido dei risparmiatori 

Ecco una piccola black list dei termini usati per identificare o mascherare prodotti da cui il risparmiatore tipico italiano (poco colto finanziariamente e molto avido) dovrebbe scappare:

  • le cryptovalute (Bitcoin, Ethereum, Ripple, etc) spesso presentate come “monete alternative o virtuali”
  • i diamanti introdotti come “prodotti finanziari” o come “prodotti di investimento” (e non come prodotti gemmologici)
  • i fondi immobiliari offerti con la formula “se non puoi comprarti una villa al mare, almeno compra un pezzettino di quell’immobile in piazza Cordusio”
  • strumenti derivati (future, option, warrant, certificate) molto spesso presentati come una “assicurazione”

Imparate a correre quando ascoltate questi termini.
Per tutti gli altri tenete sempre gli occhi bene aperti.

Immagine: Joshua Ness on Unsplash

Pannelli solari a chi non può pagare le bollette: in Puglia è legge il reddito energetico regionale. Pronti 5,6 milioni

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 15:00

Il provvedimento proposto dal M5s è passato all’unanimità in consiglio regionale: stanziati 5,6 milioni. Contributi per fotovoltaico e mini eolico a famiglie (prima a quelle indigenti) e condomini: come funziona.

C’è l’ok definitivo: in Puglia, prima regione in Italia, il reddito energetico è legge. Dopo l’approvazione con il pieno di voti favorevoli, a marzo, in una seduta congiunta delle commissioni Industria ed Ecologia, anche il consiglio regionale ha detto la sua sulla proposta di legge del M5s, a prima firma del consigliere regionale Antonio Trevisi per l’istituzione del reddito energetico regionale. “Siamo orgogliosi – commenta l’esponente pentastellato – che la Puglia sia la prima Regione in Italia a dotarsi di una legge per l’istituzione del Reddito energetico e ringrazio i colleghi per l’approvazione all’unanimità (anche in commissione la proposta aveva ricevuto i voti favorevoli anche da parte degli esponenti del Pd delle due commissioni)”.

La legge arriva dopo l’inaugurazione, a gennaio 2019, del primo progetto di fondo rotativo fotovoltaico, in Italia, inaugurato in via sperimentale dal sindaco di Porto Torres Sean Wheeler con la benedizione del vicepremier Luigi Di Maio e del ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. “Auspichiamo – aggiunge Trevisi – che presto questa iniziativa sia replicata anche nelle regioniitaliane e a livello europeo”.

I VANTAGGI DELLA LEGGE – Molte Regioni, infatti, si sono interessate alla proposta che, oltre a promuovere la cultura delle energierinnovabili, può contribuire alla mitigazione dei cambiamenticlimatici grazie a un maggiore rispetto dell’ambiente.

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Le aree più povere d’Europa sono quelle più colpite dall’inquinamento atmosferico

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 13:00

Quasi la metà dei quartieri più poveri di Londra ha superato i limiti di biossido di azoto fissati dall’UE nel 2017, rispetto al 2% delle aree più ricche.

Le regioni più povere, meno istruite e con più disoccupazione d’Europa stanno sopportando il peso della crisi dell’inquinamento atmosferico, più di chiunque altro. Risultati analoghi sono stati riportati in Francia, Germania, Malta, Paesi Bassi, Galles e Vallonia, secondo l’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA).

Shirley Rodrigues, il vicesindaco di Londra, ha affermato che il governo ha “un obbligo morale” di intervenire sui 9.000 morti precoci. Morti correlate all’inquinamento della città.

“C’è una grande disuguaglianza a Londra tra le aree più ricche e quelle più povere”. Ha detto. “Le aree più ricche possiedono la maggior parte delle auto, ma le persone nelle aree più svantaggiate hanno la peggiore qualità dell’aria”.

La madre di Ella Kissi-Debrah, morta per un attacco d’asma legato all’inquinamento atmosferico, vuole che questo sia registrato sul certificato di morte, per focalizzare il dibattito sulle questioni veramente importanti.

Nel 2012 l’Italia ha registrato il maggior numero di decessi prematuri attribuibili a polveri sottili, ozono e esposizione al biossido di azoto.

Ora la domanda è: cosa si sta facendo a livello politico?

In Europa, oltre mezzo milione di persone muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’esposizione al particolato fine (PM2,5), all’ozono (03) e al NO2, ma tutto questo viene sempre sottovalutato.

Diarmid Campbell-Lendrum, responsabile del team sanitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato: “A livello globale i paesi più poveri sono molto più esposti all’inquinamento. È scioccante vedere che queste ingiustizie esistono anche all’interno di uno dei continenti più ricchi del mondo”.

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Foto di JuergenPM da Pixabay

Montecitorio diventa Plastic Free. Fico: “Traguardo raggiunto”

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 11:59
Fonte: Vista Agenzia Televisiva Nazionale

Dalla stampa nazionale:

Niente plastica: in tutte le aree di ristoro dei palazzi della Camera – ristoranti, bar e buvette – si potrà bere acqua soltanto in bottiglia di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. La decisione adottata dal Collegio dei Questori entra in vigore oggi in attuazione di un ordine del giorno presentato durante l’esame in Assemblea del bilancio interno 2018, che prevede l’eliminazione dei contenitori di plastica monouso per l’acqua da tutte le aree di ristoro dei palazzi della CameraPer incentivare all’utilizzo dell’acqua proveniente dalla rete pubblica è stato rinnovato e reso più funzionale l’impianto di spillatura che eroga acqua presso il self service di Palazzo Montecitorio, è stato installato un analogo impianto al quinto piano di Palazzo del Seminario e ne saranno installati, entro il mese di luglio, altri due al piano ammezzato semicircolare dell’Aula in sostituzione degli attuali erogatori, che dispensano acqua contenuta in recipienti in plastica. Continua a leggere (Fonte: “Camera, Montecitorio è plastic free. Fico: “Da oggi stop a contenitori monouso per bevande”- ILFATTOQUOTIDIANO.IT)

  • PLASTICA, IL VERO IMPATTO DALLA PRODUZIONE ALLO SMALTIMENTO SU SALUTE, AMBIENTE E CLIMA. IL RAPPORTO DEL CIEL. La plastica minaccia la nostra salute da prima della sua produzione fino a molto tempo dopo che è stata smaltita: “Ogni fase del ciclo di vita della plastica pone rischi significativi per la salute umana e la maggior parte delle persone in tutto il mondo è esposta alla plastica in più fasi di questo ciclo di vitaL’inquinamento plastico è una “minaccia alla vita umana e ai diritti umani” e, per arginare questo problema, dobbiamo rivedere il nostro modo di produrre, utilizzare e smaltire questo materiale.

Queste le conclusioni cui giunge il nuovo rapporto intitolato Plastica e salute: i costi nascosti di un pianeta di plastica, creato da un gruppo di otto diverse organizzazioni ambientaliste e istituzioni. Nel documento viene esaminato l’impatto di questo materiale sulle persone e sul pianeta, concentrandosi sulle fasi specifiche che lo interessano, dalla sua produzione fino allo smaltimento, passando attraverso l’uso da parte dei consumatori.

Secondo gli autori del rapporto, una corretta valutazione del reale impatto deve essere attuata considerando l’intero ciclo di vita della plastica, in quanto “ciascuna fase interagisce con le altre e tutte hanno un effetto sull’ambiente e sulla salute dell’uomo”. Questo tipo di inquinamento è stato ormai riconosciuto come pervasivo in tutto il pianeta, e la ricerca appena pubblicata conferma ancora una volta come la plastica si stia sempre più infiltrando nella fauna selvatica, nel cibo e nei nostri organi, portando  nuove preoccupazioni per la salute.

I problemi di salute associati alla plastica durante l’intero ciclo di vita includono numerose forme di cancro, diabete, disfunzioni ormonali, impatto sugli occhi, sulla pelle e altri organi sensoriali oltre a potenziali disturbi riproduttivi” ha dichiarato David Azoulay, consulente legale presso il Ciel (Center for International Environmental Law), l’organizzazione che ha promosso la ricerca. “E questi sono solo i costi per la salute umana; senza considerare gli impatti sul clima, sulla pesca o sulla produttività dei terreni agricoli”. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOALIMENTARE.IT di Luca Foltran)

  • RICICLO DEI RIFIUTI: L’ITALIA È PRIMA FRA TUTTI IN EUROPA. Dalla raccolta differenziata nelle grandi città e nei piccoli comuni, ai progetti rivolti a giovani e scuole. Nel nostro Paese si sente parlare sempre con maggiore frequenza di educazione ambientale, dalla gestione delle risorse, fino ad arrivare a quella dei rifiuti. E quando arrivano risultati d’eccellenza proprio dal Belpaese, non si può che essere incentivati a proseguire su questa strada.

La ong ambientalista Kyoto Club ha recentemente diffuso i dati pubblicati dall’Ufficio Statistico dell’Unione Europea (Eurostat) in merito al riciclo dei rifiuti tra i Paesi dell’UE. I dati sono stati pubblicati dall’Eurostat nel mese di settembre 2017, e vedono proprio l’Italia come leader nel riciclo dei rifiuti in Europa, con una percentuale del ben 76,9% di materiale riciclato. Per quanto riguarda i nostri vicini di casa, sempre secondo i dati pubblicati da Eurostat lo scorso settembre, la Francia arriva al 53,6%, il Regno Unito al 43,6% e la Germania al 42,7%. Questo per quanto riguarda la percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti.

Se consideriamo invece la quantità riciclata netta (ovvero il rapporto tra import ed export di rifiuti e cascami), l’Italia raggiunge i 56,4 milioni di tonnellate, che benché sia un ottimo risultato è abbastanza lontano dai 72,4 milioni di tonnellate della Germania. In termini di valori assoluti quindi, quest’ultima conserva ancora il suo primato nel riciclaggio della spazzatura, anche se l’Italia la segue con un’ottima spinta. Altra “medaglia d’argento” a livello europeo, sempre dietro alla Germania, è stata guadagnata dall’Italia in termini di fatturato e di addetti nel settore della preparazione al riciclo.

A cosa dobbiamo il primato dell’Italia? Il processo di gestione e smaltimento dei rifiuti è ormai diventato una realtà importante per tutti i Paesi, e all’interno della comunità europea l’Italia sembra proprio voler fare la prima della classe. Continua a leggere (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT di Vittoria Marchi)

Zanzare, ecco perché pungono alle caviglie

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 09:35

Siete bersagliati dalle zanzare e vi siete accorti che vi pungono soprattutto sulle caviglie? C’è più di un motivo e la scienza è in grado di spiegare perché le zanzare colpiscono l’uomo in aree apparentemente impensabili. Le caviglie in primisi. Ma tra gli obiettivi ‘sensibili’ degli insetti appartenenti alla famiglia delle Culicidae ci sono anche le ginocchia (in particolare le parti laterali e posteriori), i gomiti e la parte posteriore del collo. Ecco perché le zanzare ‘prediligono’ alcuni punti del corpo rispetto ad altri.
A spiegarlo ci pensa uno studio, pubblicato qualche anno fa sulla rivista scientifica Cell e svolto da alcuni ricercatori dell’università della California. I motivi per cui le zanzare tendono a pungere in determinati punti del corpo rispetto ad altri sono sia di natura chimico-biologica, sia di natura ‘pratica’. Le zanzare, di ogni genere, possiedono antenne dotate di centinaia di diversi recettori, in grado di individuare le sostanze chimiche emesse dal corpo. Quando l’uomo respira emette anidride carbonica, ma lo fanno anche i pori della pelle, anche se in modo diverso per ogni parte del corpo: ed è proprio questo il vero e proprio ‘richiamo’ per le zanzare.

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Foto di Welcome to all and thank you for your visit ! ツ da Pixabay

Al via test per il primo vaccino creato dall’Intelligenza Artificiale

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 08:00

Un vaccino per l’influenza completamente progettato da un‘intelligenza artificiale sta per essere testato sull’uomo negli Stati Uniti. A svilupparlo è stata la Flanders University australiana, che in un comunicato ricorda come sia la prima volta che un farmaco messo a punto da un algoritmo arriva alla sperimentazione umana.

 Non è la prima volta che i computer aiutano a progettare una terapia, spiega Nikolai Petrovsky al sito Business Insider Australia, ma in questo caso tutta la progettazione è stata affidata a un programma basato sull’intelligenza artificiale chiamato Sam (Search Algorithm for Ligands).

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Resilienza urbana: l’importanza per le città di “risorgere”

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 07:00

Da un lato gli eventi naturali e climatici, sempre più intensi e imprevedibili, dall’altra gli attacchi terroristici o di crisi di sistemi complessi (black out): le città devono saper reagire a questi danni o attacchi ripristinando rapidamente le proprie funzionalità sistemiche.

Ci parla di questo, e ci spiega anche come, Teodoro Georgiadis, laureato in Fisica, in Astronomia, in Pianificazione Territoriale ed in Ingegneria Civile, e primo Ricercatore all’Istituto di BioEconomia del CNR di Bologna. Si occupa di bilanci energetici superficiali nell’ambiente urbano e della mitigazione degli effetti delle interazioni tra atmosfera e costruito.

Cosa si intende, dott. Georgiadis, per resilienza urbana?

«Mi piace sempre utilizzare, per definire la resilienza, un antico proverbio arabo-siciliano “Caliti junco chi passa la china, piegati junco che passa la piena”, ovvero la capacità di un sistema di ripristinare la propria funzionalità dopo avere subito un impatto esterno. Resilienza urbana è la capacità di una città di ripristinare le proprie funzionalità sistemiche dopo aver subito uno shock che può essere di origine naturale o antropica. Per antropico intendo quelle categorie di danno che hanno origine nella volontà umana, quale ad esempio il terrorismo, o nella crisi di sistemi complessi, quale ad esempio il famoso black-out di New York.

Per quanto riguarda invece il danno di origine naturale, entriamo nella grande tematica odierna legata al cambiamento climatico e alle politiche per fronteggiarlo. La città in pochi decenni si trasformerà, a causa dell’urbanizzazione, nell’unico luogo del vivere dell’uomo e dovrà garantire la salvaguardia della salute, della sicurezza e della dignità della propria popolazione.»

Perché è tanto importante oggi?

«È sempre più spesso all’attenzione scientifica e mediatica il problema del cambiamento climatico: questo è particolarmente importante nelle città in quanto altera due dei processi fondamentali, e di impatto ineludibile, del sistema di equilibrio alla superficie: il bilancio energetico superficiale e il regime precipitativo.

Oggi si parla moltissimo delle onde di calore, a cui bisogna associare anche la problematica dell’isola di calore e degli eventi estremi. La frequenza delle onde di calore, ovvero dei grandi sistemi anticiclonici che si stabilizzano su un territorio per lungo tempo elevando le temperature, è in marcato aumento: questo causa malessere termico alle popolazioni portandole fuori dalla zona di comfort fisiologico. L’isola di calore generata dal costruito della città aggrava il problema contribuendo ad un ulteriore aumento delle temperature.

Per quanto riguarda il regime precipitativo negli eventi estremi, vediamo che oggi – a parità di acqua precipitata – diminuiscono i giorni piovosi e quindi aumenta l’intensità del singolo episodio. Per l’Italia, paese di bellezze architettoniche costruite su una base statistica delle precipitazioni diversa, il rischio è quello che le strutture idrauliche esistenti non siano capaci di reggere i colpi di queste precipitazioni intense mandando sott’acqua le città, con grande pericolo per la sicurezza e incolumità delle persone.»

Quali sono i mezzi, gli strumenti, le tecnologie o opere che devono essere programmate e messe in atto nelle città per accrescere la loro resilienza?

«Fortunatamente una risposta c’è e si basa sull’adattamento ai nuovi regimi: si chiama NBS, nature based solutions, sistemi basati sulla natura e quindi autoregolanti. La soluzione principale è rappresentata dal verde urbano capace di mitigare il regime di temperatura attraverso l’ombra generata dalla vegetazione e la riduzione del calore, che genera discomfort, tramite il processo evapotraspirativo delle piante che sottrae energia al sistema superficiale.

Una altra risposta NBS risiede nell’uso di tecniche di scorrimento delle acque superficiali che opera in modo duale sia sul regime di temperatura, producendo evaporazione, sia sulle precipitazioni intense, incanalando in modo sicuro le acque dovute alle piogge.

Entrambe queste soluzioni vengono definite blue-green solutions.

Esiste poi una terza strada rappresentata dalle grey-solutions che è basta su opere infrastrutturali capaci di captare l’eccesso precipitativo e trattenerlo per usi di mitigazione quali fornire acqua alla vegetazione urbana, o essere utilizzata per rifornire pavimenti evapotraspiranti capaci di livellare il regime di temperatura in specifiche zone della città  usate come spazio aperto di ritrovo pubblico (piazze, fermate del bus ed altro).

C’è però, in Italia, un “però”: questo bellissimo paese, nelle parti urbane storiche, offre poche possibilità di applicazione di queste tecniche.

Occorre, quindi, richiedere uno sforzo straordinario alle Pubbliche Amministrazioni per inserire, in tutti i nuovi processi rigenerativi, queste soluzioni: valutare ex-ante ed ex-post gli effetti dei nuovi progetti. In loro aiuto è oggi possibile utilizzare nuovi modelli fisico-matematici capaci di fornire degli elementi di supporto alle scelte dei pianificatori. Poi, se questo risulta difficile, quale ultima ratio, c’è sempre il Consiglio Nazionale delle Ricerche a poter dare una mano.»

Foto di Free Creative Stuff da Pixabay

L’enorme massa di alghe che attraversa l’Atlantico

People For Planet - Dom, 07/21/2019 - 21:05

Negli ultimi anni nell’oceano Atlantico è stata registrata una crescita anomala del sargasso (Sargassum), un genere di alga che traportato dai moti ondosi raggiunge le coste causando seri problemi alle località che vivono di turismo balneare. Secondo una ricerca da poco pubblicata sulla rivista scientifica Science, il picco degli ultimi anni ha portato alla formazione di enormi quantità di alghe, che occupano un’ampia fascia dell’oceano Atlantico tra il Golfo del Messico e l’Africa occidentale. L’ipotesi è che la grande abbondanza del sargasso sia causata dalla maggiore concentrazione di fertilizzanti nelle acque oceaniche, dovuta alle attività agricole.

Le specie di alghe appartenenti al sargasso raggiungono la lunghezza di diversi metri e hanno di solito un colore che varia tra il marrone e il verde scuro. A seconda delle specie, il sargasso ha vescicole che aiutano la pianta a mantenere le sue fronde verso l’alto, aumentando la loro esposizione alla luce solare.

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Stivali, foto e una piuma: quello che la Nasa ha lasciato sulla Luna

People For Planet - Dom, 07/21/2019 - 15:00

Numerosi anche gli oggetti andati persi una volta terminate le missioni: dai pezzi di veicoli ai joystick sottratti alla Nasa e rivenduti all’asta

Palline da golf, stivali, foto e persino un ramoscello d’ulivo. Sono alcuni degli oggetti che gli astronauti hanno lasciato sulla Luna. Spesso, al termine delle missioni spaziali, gli astronauti erano soliti lasciare sul satellite alcuni cimeli.

Gli oggetti lasciati sulla Luna

Già a partire dalla fine della prima missione lunare nel 1969, con Apollo 11, Neil Armstrong e Buzz Aldrin lasciarono sul suolo del corpo celeste un disco in silicio con messaggi di pace firmati da 73 Capi di Stato. Ma anche le sei visite successive hanno lasciato dei souvenir: l’Apollo 12, lasciò una spilla d’argento, l’Apollo 15 una piuma del falco dell’Accademia di aviazione militare degli Usa e una statuina di alluminio, in ricordo degli astronauti morti durante le prime missioni. Particolare anche la fotografia della famiglia di Charle Duke, a bordo dell’Apollo 16.

Non solo. Sulla Luna ci sono anche 5 bandiere americane, oltre 70 veicoli spaziali “dimenticati”, comprendenti moduli, sonde e rover, macchine fotografiche, cineprese, stivali, due palline da golf (una di queste usata da Alan Shepard, il primo a giocare a golf sulla Luna) e persino strumenti da lavoro. Ma, come ricordava il Giornale, sul satellite della Terra sono stati abbandonati anche numerosi rifiuti, tra cui 96 sacche per raccogliere le urine e le feci degli astronauti.

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Il bene che veste bene (Photogallery)

People For Planet - Dom, 07/21/2019 - 11:34

Capi di abbigliamento realizzati in botteghe solidali e cooperative sociali, parte dei profitti devoluti in beneficenza. Questo, in breve, Ape Social Wear.

Foto di Angela Prati, Fa’ la cosa giusta, Milano, 8-10 marzo 2019