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Gli strani casi dell’animo umano: “Altro che immigrazione, il nemico si annida in casa”

People For Planet - Dom, 07/28/2019 - 07:00

Tempo di crisi, Signora mia. Di crisi e di rabbia. I giornali iniziano ogni articolo con l’espressione “tempo di crisi”, mentre la politica ci aizza gli uni contro gli altri.

Le dinamiche di gruppo si estremizzano: affamati di ragioni e di vendetta, cerchiamo un nemico e lo troviamo nell’altro.

Ingenui! In questa guerra fratricida, dimentichiamo un elemento fondamentale.
Nulla è più pericoloso dell’inanimato, che, apparentemente immobile e privo di intenzioni, nasconde insidie, cela pericoli.

Non è un caso che il maggior numero di incidenti si verifichi tra le mura domestiche. Eppure la vittima si colpevolizza. “Sono stato io”, “avrei dovuto fare attenzione”, “ è solo un oggetto”. 

E no, cari miei, troppo comodo!

È il momento di direzionare la nostra rabbia non uomo contro uomo: ma verso l’inanimato.

Guardate lei, ad esempio: lì, in silenzio. “Mi si nota di più se non vengo, o se vengo e me ne sto in un angolo?” Lei, maledetta trappola: la scarpiera! 

  • La scarpiera si annida negli anfratti; si cela, infida, dietro le porte, pronta a saltarti addosso.
  • Ricettacolo di microbi. In un mondo in cui il privato viene sbattuto sotto gli occhi di tutti, in piazze più o meno virtuali, la scarpiera opera al contrario: porta in casa il peggio del fuori.
  • Invade i luoghi più intimi e segreti: il bagno, la stanza da letto! Non ti puoi difendere: lei è lì, ti osserva. Sottile, minuta, taciturna. Presto indispensabile.
  • Una volta che ti è entrata in casa, è come una droga: “come facevo prima?”, “dove sei stata tutto questo tempo???”.
  • La scarpiera libera spazio dentro l’armadio. Spazio che sarà necessariamente riempito da altri oggetti, vestiti. O altre scarpe! Se ci stavano prima, che male c’è a mettercene un paio? Solo uno, uno solo… posso smettere quando voglio. E allora di nuovo scarpe, scarpe che chiamano scarpiere; e di scarpiera in scarpiera la casa si popola, si riempie.
  • Due mesi prima avevi scelto un arredamento essenziale. Ti eri addormentato nella tua casa-copertina di “Feng shui magazine”, avevi vinto il premio “piccola fiammiferaia”… e tempo 60 giorni ti sembrerà di svegliarti nel Paradiso della ciabatta. Scarpiere in ogni dove, di ogni materiale: formica, laminato, a specchio. E scarpiere a specchio che si specchiano in scarpiere a specchio: un film di Dario Argento.
  • La scarpiera è brutta, diciamocelo. Eppure ce n’è una in ogni mobilificio. Dall’Ikea a Cattelan, tutti hanno concepito la loro personalissima scarpiera. È come se ogni autosalone ospitasse la sua Duna, come se la Ferrari avesse previsto un suo modello di Duna Rampante.
  • La scarpiera è discriminatoria: non vi trovano spazio stivali e scarpe dal 41 in su. 

Eccola, la metafora perfetta. Per una società che ci massifica, ci vuole “altezza media”, ci pretende banali: senza picchi (maledetta lei!).

BIBLIOGRAFIA: 

“La scarpiera e il crollo del Capitalismo” (K.Marx)

“Cattiva Maestra dai tacchi a spillo” (K.Popper – A.Signorini)

“La scarpiera a una dimensione” (H.Marcuse)

 “La scarpiera nel Libro dell’Apocalisse” (J.Ratzinger)

“Scusa se ti chiamo De Fonseca” (F.Moccia)

Immagine: Foto di Pexels da Pixabay

Prodotti non testati su animali: ecco la lista

People For Planet - Sab, 07/27/2019 - 21:00

Oltre ai medicinali, anche molti prodotti per la cura della casa e per l’igiene della persona vengono testati sugli animali. Ma non tutti, molti rispettano le indicazioni etiche e noi consumatori possiamo scegliere!

Cosa dice la normativa

Dal marzo 2013 i test di cosmetici su animali e la vendita di prodotti cosmetici e per l’igiene personale testati su animali sono vietati in Europa. Questo divieto, però, non include tutti i prodotti per la pulizia della casa e molti altri di uso quotidiano.

Alcuni marchi, inoltre, hanno dovuto adeguare parte della loro produzione per il mercato europeo, ma continuano a finanziare test su animali in altri Paesi del mondo, oppure possono essere coinvolti nella sperimentazione animale in altri settori.

Le etichette possono essere ingannevoli

Comprendere le diciture è il primo passo per compiere scelte consapevoli.

Quando leggiamo “Prodotto finito non testato su animali”significa, però, che gli ingredienti con cui è composto il prodotto possono essere stati testati su animali.

“Prodotto non testato su animali”, invece, non dà nessuna informazione specifica, il prodotto è l’insieme dei vari componenti che, se di nuova formulazione, sono stati testati.

“Testato clinicamente” significa che il prodotto è stato testato su volontari umani, ma potrebbe essere stato testato anche sugli animali o potrebbero esserlo stati gli ingredienti che lo compongono.

“Testato dermatologicamente” significa che il prodotto (o gli ingredienti) è stato testato sulla pelle, ma non specifica se di uomini o di animali.

Continua a leggere e scopri La lista dei marchi su RIVISTANATURA.COM

Il clima pazzo dimezza la produzione di miele

People For Planet - Sab, 07/27/2019 - 15:00

Acacia e agrumi sono diminuiti del 41% a causa del meteo anomalo dei primi mesi del 2019: e i ricavi per gli apicoltori hanno subito un taglio di 73 milioni di euro.

La produzione di miele ha risentito del clima pazzo dei primi mesi del 2019. In particolare, acacia e agrumi sono diminuite del 41% rispetto alle attese, portando a un taglio dei ricavi di 73 milioni di euro per gli apicoltori di tutta Italia. Lo rivela Ismea sottolinenado come, allo stesso tempo, le importazioni siano volate totalizzando, secondo la Coldiretti, 82 milioni di chili tra gennaio ed aprile.

Un settore già in difficoltà – L’andamento climatico anomalo ha messo definitivamente in ginocchio un settore già alle prese con problemi sanitari e minacciato dalla forte concorrenza del prodotto di provenienza estera. Le perdite produttive per il miele d’acacia, stimate intorno ai 55 milioni di euro, hanno penalizzato soprattutto le regioni del Nord (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia). 

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Punto G, muscoletti vaginali e piacere femminile

People For Planet - Sab, 07/27/2019 - 12:00

Sono passati 40 anni da quando l’associazione dei sessuologi Usa ha certificato l’esistenza del punto G scatenando polemiche che ancora non si sono sopite.

Ma ormai le evidenze scientifiche sono indiscutibili.

Negli anni ‘90 il Professor Jannini ha fotografato i tessuti cavernosi dimostrando che c’è e lotta insieme a noi. Questi tessuti sono detti cavernosi perché si gonfiano con l’eccitazione grazie a un aumento dell’afflusso di sangue.

Le ricerche di Jannini hanno però chiarito una questione essenziale: il Punto G non è un punto ma un’area particolarmente sensibile. Si tratta sostanzialmente di terminazioni nervose molto sensibili che potremmo descrivere, per semplificare, come la radice della clitoride (o del clitoride se preferite).

Questa zona del piacere è situata a circa 3 centimetri di profondità sulla parete della vagina anteriore, cioè dietro l’osso pubico. Accarezzare quest’area non è sufficiente, è necessario premere (senza esagerare che è delicata) verso l’osso pubico. Al tatto il centro di quest’area si presenta come una lieve depressione.

Continuare a negare l’esistenza di questa zona del piacere è ormai assurdo perché milioni di donne ne fanno esperienza continuamente. Ma allora perché tante discussioni?

Perché alcune donne, eminenti sessuologhe oltretutto, continuano a sostenere che si tratti di un’illusione?

L’arcano è molto semplice.

La sensibilità di questa zona è connessa con la mobilità muscolare genitale.

Come tutte le parti del corpo anche l’organo femminile è dotato di muscoli (pubococcigei, altrimenti indicati con il termine pavimento pelvico; l’insieme dei muscoli che avvolgono l’area genitale si chiama Perineo).

I muscoli pubococcigei sono quelli che utilizziamo tutti, anche i maschi, quando facendo pipì blocchiamo il flusso delle urine (proprio come stai facendo in questo momento!). Si tratta di contrarre per alcuni secondi, senza sforzarsi troppo, il pavimento pelvico e quindi ascoltare il progressivo rilassamento. 3 secondi di contrazione, 9 secondi di rilassamento. È un esercizio base che puoi fare ovunque, non se ne accorge nessuno (fa bene anche ai maschi).

Condizionamenti culturali secolari hanno fatto sì che molte donne abbiano sviluppato una specie di negazione della loro fisicità genitale e quindi muovano pochissimo questi muscoli. Questo fatto determina gravi danni che rendono poco efficiente il controllo della minzione femminile: in Italia il 50% delle donne soffre di incontinenza delle urine dopo la menopausa.

Questo disturbo a partire dagli anni ‘30 si cura con la ginnastica come dimostrò il dottor Kegel. Questa ginnastica è molto più efficace dell’intervento chirurgico che oltretutto dà risultati spesso provvisori.

Inoltre è utile anche per prevenire il prolasso vaginale.

Ma Kegel scoprì anche che le sue pazienti che soffrivano di frigidità, sovente riuscivano a raggiungere per la prima volta il culmine del piacere dopo essersi dedicate per qualche tempo a questa ginnastica.

Il nesso è semplice: se non muovo i muscoli di una parte del corpo la sensibilità diminuisce e la sollecitazione può addirittura diventare fastidiosa invece che piacevole.

Con questo discorso non voglio certo affermare che solo scoprendo il piacere dell’Area G, una donna possa avere una vita sessuale soddisfacente. Ogni persona è diversa e il piacere ha molteplici forme; ci sono donne che hanno l’orgasmo prevalentemente clitorideo, altre che hanno maggiore sensibilità in altre aree della vagina. In questi anni molto si è parlato di altre zone orgasmiche… Dal punto di vista scientifico pare che queste diverse sensibilità dipendano sia dai terminali nervosi che si diramano nell’organo femminile sia da particolari sensibilità psicologiche. La sessualità è in realtà una questione nella quale l’emotività e i meccanismi psicologici sono ben più importanti delle questioni fisiologiche. Ma sicuramente conoscere di più il proprio corpo fa bene all’amore anche se poi una donna può scoprire che per lei la zona G è meno importante che per altre donne.

Per concludere accenno a due questioni connesse.

È importante sapere che risvegliando la muscolatura intima la donna potrebbe anche recuperare la capacità di emettere durante l’orgasmo un liquido simile a quello maschile. Se succede non spaventarti, è normale anche se poche donne occidentali lo sperimentano. Anche in questo caso è una questione che riguarda millenni di condizionamenti culturali. Presso molti popoli maggiormente matriarcali, che vivono una sessualità più libera, questa reazione è invece molto diffusa tanto che presso alcuni gruppi etnici la donna viene considerata adulta non quando ha le prime mestruazioni ma quando sperimenta l’eiaculazione. Il Professor Jannini ha fotografato quella che potremmo definire una prostata femminile che in alcune donne è sviluppata mentre in altre è praticamente assente. Quindi se non eiaculi non preoccuparti, ma se eiaculi stai attenta a non incappare in un sessuologo medioevale. Fino a pochi anni fa alcuni sessuologi scambiavano questa reazione fisiologica per incontinenza e procedevano col bisturi. Ma di questo tema parleremo diffusamente in un prossimo articolo.

Infine per chi dubita del nesso tra la mancanza di tonicità del muscolo pubococcigeo e l’incontinenza ricordo che mentre in Italia questo malanno è tanto diffuso che la pubblicità dei pannolini per donne imperversa in tv, in Francia e Paesi scandinavi l’incidenza di questo disturbo è solo del 18%, una differenza enorme dovuta allo sforzo delle strutture sanitarie nella diffusione della ginnastica del pavimento pelvico.

ATTENZIONE: fare ginnastica fa bene ma NON fa bene bloccare il flusso delle urine!

Per saperne di più sessosublime.it
Il video del Centro Medico Sant’agostino
Esercizi per il pavimento pelvico

Economia italiana sempre più circolare

People For Planet - Sab, 07/27/2019 - 09:00

Sei milioni di tonnellate di rifiuti all’anno. È la quantità di spazzatura che l’Italia ha fatto arrivare dall’estero nel 2017. Il doppio di quella esportata (circa 3 milioni di tonnellate). Così il Rapporto annuale 2019 Rifiuti Speciali dell’Ispra (il centro studi del Ministero dell’Ambiente). Dati che, in realtà, delineano una situazione in cui l’economia circolare italiana è molto avanzata. La quantità maggiore di rifiuti, infatti, arriva dalla Germania: quasi 2 milioni di tonnellate (dei quali il 96% rifiuti metallici). E i rifiuti di metallo importati sono destinati al riciclo.

E ora i progetti – italiani o degli altri Paesi Ue – ritenuti idonei, potranno beneficiare di prestiti, equity investment o garanzie grazie all’accordo da 10 miliardi di euro stretto da Cassa depositi e prestiti, la Bei e gli altri quattro istituti nazionali di promozione più grandi d’Europa, insieme per supportare la transizione verso un un modello economico sostenibile e circolare in Europa. L’accordo green firmato con la Banca europea per gli investimenti copre il quinquennio 2019-2023 coinvolge oltre a Cdp, Bgk (Polonia), Cdc (Francia), Ico (Spagna) e Kfw (Germania).

L’iniziativa permetterà anche di sviluppate strutture di finanziamento innovative per strutture pubbliche e private, comuni e aziende di diverse dimensioni.

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In futuro verremo operati dai robot?

People For Planet - Sab, 07/27/2019 - 08:42

Parliamo di biorobotica nella cura e nella diagnosi medica. Nelle sale operatorie è difficile non vedere robot oggi, ci spiega la Professoressa Maria Chiara Carrozza, che ringraziamo tantissimo per questa lunga intervista che ci ha concesso.

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EcoFuturo 2019: intervento dell’europarlamentare Elly Schlein

People For Planet - Sab, 07/27/2019 - 07:15

Classe 1985, italo-americana, laureata in Giurisprudenza a Bologna ma aspirante regista da sempre. È stata attiva nelle associazioni universitarie, in particolare sui temi dell’immigrazione e del carcere con Progrè, poi come volontaria durante le campagne di Obama a Chicago.
Si candida alle europee 2014 dove viene eletta nel Nord-Est con oltre 53mila preferenze grazie ad una campagna elettorale partecipata, collettiva, fatta strada per strada e in mezzo alla gente. Nel maggio del 2015 ha deciso di abbandonare le file del Partito Democratico, per fondare insieme a Pippo Civati, Possibile. Al Parlamento europeo, nel gruppo S&D, si occupa prevalentemente di immigrazione, di lotta all’evasione ed elusione fiscale delle multinazionali, di lotta alla corruzione e alle mafie a livello europeo. A livello ambientale si batte per un Europa sostenibile, che ripensi al suo modello di sviluppo economico e di consumo, preservando il patrimonio naturale e incentivandone il rispetto, sapendolo valorizzare con intelligenza.

Efficienza (energetica) low cost

People For Planet - Sab, 07/27/2019 - 07:00

Tutto bene, ma c’è un ostacolo. Ostacolo che in realtà è un paradosso. Ossia il fatto che per risparmiare bisogna spendere: in altre parole è necessario avere soldi subito, per recuperarli domani.

È, questo, uno dei più grandi ostacoli all’efficientamento energetico da parte delle famiglie.

Già, perché se da un lato c’è l’incentivazione dell’Ecobonus che consente di recuperare in dieci anni il 50% o oltre della somma investita, dall’altro lato anche l’ultimo Governo non ha voluto attivare l’Ecoprestito, meccanismo messo a punto dall’Enea nel 2012 e sulla cui validità si era espressa lo scorso anno con un voto unanime la 10ª Commissione permanente Industria Commercio e Turismo, del Senato, il cui presidente è il senatore pentastellato Gianni Girotto. E non sarebbe stato nemmeno un sistema che avrebbe incrementato il deficit, visto si sarebbe trattato di un prestito fatto da Cassa Depositi e Prestiti pagato attraverso le bollette. Ma per il 2019 è andata così e visto che senza l’incentivazione fiscale del 50% la sostituzione degli infissi di casa nostra con quelli più efficienti raggiunge il punto di pareggio dopo quindici anni – sette con l’incentivazione fiscale – vediamo quali sono quegli interventi che a basso costo possono farci risparmiare energia e soldi.

La prima cosa da fare è andare in giro per casa durante una giornata ventosa con una candela. Grazie a questo sistema che al Castello Sforzesco di Milano era utilizzato come allarme, visto che una corrente d’aria faceva tremare la luce della candela, diventa possibile identificare gli spifferi d’aria fredda provenienti da infissi e porte che possono essere “bonificati” con pochi euro di guarnizioni di gomma acquistabili in qualsiasi ferramenta. Un intervento piccolo? No. Questa bonifica vi può far risparmiare il 10% d’energia.

Come seconda cosa, se disponete di termosifoni a ridosso delle pareti esterne, potete mettere del materiale isolante e riflettente dietro al calorifero per non scaldare la parete esterna e disperdere calore. Si tratta di una dispersione di energia termica importante. Quando si fotografano gli edifici con una termo-camera a infrarossi dall’esterno spesso si vedono delle macchie rosse – il massimo di raggi infrarossi, cioè energia termica – che hanno esattamente la forma del termosifone identificabile attraverso le pareti. E anche questo è un intervento “fai da te”.

Come terza cosa si può modulare il riscaldamento in ogni ambiente attraverso l’installazione di una valvola termostatica sul termosifone anche se si ha il riscaldamento con la classica caldaia autonoma. Ciò consente di avere sempre la giusta temperatura a seconda delle proprie esigenze. Facciamo qualche esempio: è inutile riscaldare più di tanto gli ambienti quando non sono utilizzati, così come si può limitare il riscaldamento delle stanze esposte a sud quando vi entra il sole e diventa possibile avere una temperatura inferiore durante la notte. Tenete conto che ogni due gradi in meno si risparmia circa un 20% d’energia.

Quarto: arriva l’efficienza energetica “bio”. No, non si tratta di una nuova ricetta agroalimentare ma di utilizzare le piante e il loro ciclo vitale per l’efficienza energetica. Se disponete di un giardino con stanze esposte a sud metteteci piante che non siano sempreverdi a crescita rapida. Nel giro di pochi anni avrete dei formidabili alleati per il risparmio energetico. D’estate il fogliame farà da schermo naturale ai raggi del sole ,abbassando la temperatura tra i 2 e i 4 gradi centigradi e consentendovi una ventilazione naturale efficace, visto che potrete godere dell’ombra a tapparelle aperte, mentre d’inverno l’assenza delle foglie consentirà al Sole di riscaldare le stanze. Semplice, naturale, efficiente e con poca manutenzione. E se invece vivete in un condominio? La soluzione per terrazzi e balconi è quella di un pergolato che, se viene dotato di un sistema d’irrigazione automatico goccia a goccia, ha una scarsa manutenzione.

Quinto: il cappotto invisibile. Se vivete in un condominio a bassa classe energetica costruito dopo gli anni Sessanta è probabile che le tamponature esterne siano state realizzate con una camera d’aria in mezzo. Se è così siete pronti per effettuare uno degli interventi più efficaci e sconosciuti per l’isolamento termico delle abitazioni: l’insufflaggio. È rapido, semplice e poco costoso. E non necessita di autorizzazioni da parte del condominio perché riguarda solo le pareti del nostro appartamento. In pratica l’impresa specializzata fa un foro da cinque centimetri nella parete e soffia materiale isolante nell’intercapedine, per poi chiudere il foro. Una casa di 100 metri viene trattata con una cifra intorno ai 2.000 euro e l’intervento è detraibile almeno per il 50%, la posa in opera non necessita dell’abbandono dell’abitazione da parte degli abitanti e il tutto si svolge in un paio di giorni. Cosa importante, la scelta del materiale: scegliete materiale proveniente dal riciclo e non da fonti fossili, come la fibra di cellulosa inertizzata derivata dagli scarti della lavorazione della carta, per esempio; aiuterete così l’economia circolare dando nuova vita a ciò che prima era considerato un rifiuto, diminuendo ancora di più le vostre emissioni di gas climalteranti.

Sesto: attenzione alle attese degli elettrodomestici. Gli stand by. Diffidate delle lucine accese, delle accensioni da telecomando e cose simili. Questa è una comodità che si paga. Presi uno per uno gli stand by sembrano consumare poco ma in realtà, considerando il fatto che sono attaccati tutto l’anno, se si sommano tra di loro la spesa diventa importante. Il consumo di 1 W/h per esempio ci fa consumare in un anno 8,6 kW/h che tradotto in cifre diventano 1,8 euro. Se i dispositivi diventano 10 ecco che gli euro salgono a 18. Meglio mettere ciabatte e interruttori meccanici. E facciamo attenzione al climatizzatore. Anche lui ha uno stand by che per nove mesi l’anno è inutile e che può arrivare a 20 W/h. In questo caso un interruttore meccanico è obbligatorio.

Queste sono alcune delle piccole cose che si possono fare con l’efficienza low cost. Ma non bisogna scordarsi che alla base di tutto ciò c’è il nostro comportamento. Diversi studi sull’efficienza energetica comportamentale dimostrano che c’è un risparmio energetico tra il 5 e il 10% solo modificando, di poco, i propri comportamenti, e per fare ciò non servono tecnologie innovative, ma basta un poco di applicazione pratica.

Le città ‘isole di calore’, troppo asfalto e pochi alberi

People For Planet - Ven, 07/26/2019 - 21:00

Pochi alberi, molto asfalto e smog: nelle aree urbane l’emergenza caldo si somma all’inquinamento, rendendo le città vere e proprie “isole di calore“. A puntare l’attenzione sul problema è il Ministero della Salute, che ha pubblicato il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, la cui principale novità consiste in una sezione specifica sugli effetti dell’inquinamento.

Nel Sud Europa, spiegano le nuove Linee di Indirizzo per la Prevenzione, “i cambiamenti climatici stanno causando un aumento degli eventi meteorologici estremi come ondate di calore, piogge intense e allagamenti costieri, una diffusione di nuove specie di vettori di malattia“, oltre a peggior qualità dell’aria e incendi. In particolare, nel contesto internazionale, il nostro Paese “registra gli effetti più elevati del caldo sulla mortalità giornaliera”. Tutto questo si aggrava in città, complice l’asfalto, lo smog, i condizionatori giorno e notte, ma anche la scarsa presenza di alberi. 

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Roma, la prima scuola plastic free della Capitale

People For Planet - Ven, 07/26/2019 - 16:00

Plastica addio, a Roma la scuola di Via del Baccano ha siglato un “accordo” con Marevivo e questo istituto è diventato il primo senza plastica della capitale!

Scuola Plastic Free: a Roma gli studenti dicono addio alla plastica

L’importanza di eliminare la plastica dalla nostra vita per salvaguardare il nostro pianeta è ormai cosa nota. Da quando Greta Thunberg, con la sua giovane età e il suo spirito coraggioso ha riacceso i riflettori sul problema dell’inquinamento nel mondo, sono sempre di più le persone e le realtà che stanno facendo il possibile per eliminare la plastica, soprattutto quella monouso dalla vita di tutti i giorni. Così anche nel mondo della scuola si cerca di camminare in questa direzione e a Roma è arrivata la prima scuola totalmente plastic free della Capitale. 

Marevivo, basta plastica nelle scuole: la firma con l’istituto di via del Baccano

Ovunque sentiamo parlare dell’importanza di smettere di usare la plastica o almeno di riciclarla. Jovanotti nei concerti cerca di spingere non solo al riciclaggio, ma anche a uno stile di vita plastic free, stessa cosa fa anche Sky in ogni suo programma sponsorizzando l’importanza di non inquinare perché i nostri mari e oceani sono sempre di più invasi da plastica. Continua a leggere su SCUOLAZOO.COM

Foto immagine MAREVIVO

La Stasi siamo noi

People For Planet - Ven, 07/26/2019 - 15:00

«Ciò che non è riuscito alla STASI decenni fa – soleva dirmi un amico originario di Berlino Est – è riuscito ai social network oggi». Quale meccanismo psicologico nella cultura di massa sia stato ribaltato o portato in corto circuito è forse ancora difficile da appurare. Ma la sensazione è quella di trovarsi dall’altra parte dello specchio, rispetto agli anni della Guerra Fredda, in uno scenario parzialmente invertito ma sostanzialmente immutato.

I tempi che viviamo stanno sancendo, probabilmente, non soltanto l’irrilevanza della cronaca ma addirittura la sua portata tossica. È infatti una grave sottovalutazione ritenere che le notizie, che oggi navigano soprattutto online, siano state semplicemente soppiantate dalla rete. Nell’ansia di colmare una distanza per sua stessa definizione irriducibile dalle varie incarnazioni dei social, il giornalismo di cronaca si è mutato in una malattia mortale per la società reale. Non esiste, infatti, una porzione di notizie che possano considerarsi fake e dunque non esiste una lotta a questi tipi di raggiri che abbia concrete possibilità di trionfare.

Le notizie sono infatti, nella loro totalità, omogeneamente ed esclusivamente fasulle nel momento stesso in cui circolano in rete, perché l’istantaneità di quanto esiste in qualunque piattaforma online ha dimostrato – e continuamente dimostra – che osservare un fenomeno senza mantenere un millimetro di distanza da esso, ma assicurandosi di essere ad esso costantemente contemporaneo, non fa altro che creare mostri nelle menti di chi legge, osserva o ascolta.

Ha scritto qualche anno fa (paradossalmente su un social) il geniale comico britannico Ricky Gervais che Twitter è straordinario: «È come poter leggere e scrivere messaggi sui muri di ogni cesso del pianeta stando comodamente seduti a casa».

Negli anni della Cortina di ferro i servizi preposti al controllo delle vite delle persone erano, per l’appunto, segreti. Quei muri e quei bagni pubblici dovevano setacciarli. Mantenevano la loro natura occulta con la giustificazione intellettuale di servire un bene supremo – la sicurezza nazionale o una terra promessa ideologica. Gli apparati governativi dovevano costringere gli individui, ad Occidente come ad Oriente, ad aderire ad una visione escatologica dell’esistenza attraverso una propaganda serrata.

I social network hanno ribaltato questo paradigma con la velocità di un giocatore delle tre carte che sosta col suo banchetto all’entrata della stazione centrale: è stata azzerata qualunque dottrina sul destino ultimo dell’universo, collassando ogni approccio fideistico alla realtà in una successione di istanti indipendenti e isolati. Allo stesso tempo, si è fatta una leva enorme sull’istinto narcisista dei singoli individui, raggirati dall’illusione della gratuità. Colui che un tempo la STASI pedinava e condannava su delazione va oggi sua sponte a cedere ogni propria informazione a uno o più sconosciuti. Uomini e donne hanno creduto di trovare nei social media l’avverarsi di un sistema in cui potessero mostrare le proprie molteplici personalità senza alcun costo per il singolo individuo; un sistema che moltissimi – politica, mondo degli affari, istituzioni culturali, informazione – hanno ritenuto conveniente ribattezzare, di volta in volta, in democrazia diretta, democrazia dal basso, trasparenza.

I servizi segreti si basavano sulla necessità strumentale di un disegno intelligente, di un avvenire vicino a compiersi che giustificasse il costo da pagare nell’oggi. I social media hanno annullato il tempo come variabile e hanno sancito che nessun costo va addebitato ai singoli. I primi ideologizzavano qualunque singola azione individuandone il costo e l’utilità collettiva nell’ottica del domani luminoso. I secondi cambiano la natura dei cittadini in utenti e quella di democrazia in insieme di servizi. Entrambi hanno mentito, ovviamente.

La storia ci dice che tra le leggi ineluttabili dell’esistenza ne esistono infatti almeno due che è bene non dimenticare. La prima stabilisce che nulla è gratuito al mondo. Men che meno una nostra scelta, tanto che non ne esiste una che non richieda il pagamento di un prezzo. La seconda è che nulla che sosti ad un palmo di naso da noi ci è chiaramente visibile. Se i giornali perdono, come è storicamente accaduto, la loro missione di racconto da remoto – nel tempo e nello spazio – allora è meglio sostare al di fuori da qualunque flusso di notizie. Il timore dell’isolamento che ne conseguirà è la vera Makarov puntata alla nostra tempia. Ma è, come ogni notizia, falsa. Sembra esistere, ma non è.

Dovendo scegliere, meglio preferire quella con la s minuscola. La stasi. Piuttosto, scovare un luogo mentale o dell’animo dal quale creare una prospettiva possibile sulle cose e le persone, prima di ripartire e cambiarla, con un po’ di calma. Con qualche ironia. Anche con qualche solitudine. Magari rileggere i classici che, come le Cariatidi dell’Eretteo, sono lontani, immobili e sorridenti. Oltre che eternamente sexy.

Immagine: Screenshot proveniente dal film Le vite degli altri – Fonte Wikipedia

Sono tornati i cinema all’aperto. Anche con bus itineranti

People For Planet - Ven, 07/26/2019 - 13:00

Torneranno i cinema all’aperto e i riti dell’estate
Le gonne molto corte
Tornerà Fellini e dopo un giorno
Farà un film soltanto per noi

Raphael Gualazzi “L’estate di John Wayne

I ragazzi del cinema America di Roma hanno qualcosa di mitologico. Nell’era della proiezione individuale incollata a uno smartphone, a Roma hanno rilanciato (“alla grandissima” direbbe il taxista di Propaganda live) la  proiezione estiva di film ingaggiando una lotta vincente che gli è valsa il riconoscimento pubblico da parte delle istituzioni e di molte personalità del cinema italiano e internazionale.  

Pratiche invise ai violenti protagonisti del triste pestaggio ai danni di ragazzi che indossavano magliette del Cinema America e che hanno invece contribuito ad allargare il consenso sociale a favore di questi bravi giovanotti della Roma contemporanea. 

Era il 2012 quando un gruppo di amici ventenni salvava dalla demolizione il Cinema America di Trastevere, fondando l’associazione “Piccolo Cinema America”, oggi “Piccolo America”, e iniziava a far rivivere Roma con grandi arene estive gratuite. Da San Cosimato fino a Ostia nasce “Il Cinema in Piazza”.

Tutti i grandi giornali del mondo hanno raccontato la loro storia e i ragazzi con giusto orgoglio espongono in bella vista sul loro sito la citazione del New York Times che recita: “The youth of the Cinema America are doing something important for the Rome e for the Italy”.

E ora da una nuova loro idea è nata un’iniziativa che attraverso il cinema itinerante apre schermi nella bella stagione in paesi di provincia adoperando un bus attrezzato.

Infatti un entusiasta governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, al lancio della kermesse ha dichiarato: «Con “CinemaCotral” l’obiettivo è portare il cinema dove il cinema non c’è con un bus Cotral, mezzo anche rappresentativo della rigenerazione dell’amministrazione regionale a cui abbiamo lavorato in questi anni». 

Con la direzione artistica di “Alice nella città” dallo scorso 20 luglio al prossimo 6 agosto in 8 comuni delle 5 province laziali è stato ideato un programma dedicato a grandi storie ambientate lungo la strada, viaggi indimenticabili, capaci di cambiare per sempre la vita di chi li affronta.  

Film come  “Basilicata coast to coast” o “Visage village” di Agnes Varda saranno visti nelle arene  gratuite itineranti che ospiteranno nelle piazze anche cinema indipendente, cult d’autore e grandi classici per tutte le età. Presentazioni speciali e incontri introdurranno ogni data e coinvolgeranno anche le associazioni di giovani presenti sul territorio.

Sono belle pratiche queste che accrescono il senso della proiezione quando ritorna fenomeno collettivo. La profezia di Gualazzi nel Lazio è realtà. Impegniamoci a farla diventare buona pratica nazionale ma tenendo presente il monito di Pierfrancesco Favino che invitato a presentare una proiezione e ricevendo in omaggio la maglietta del cinema America davanti ad un folto pubblico ha detto: 

«È inutile che faccia finta di essere come voi ragazzi. Io non sono come voi. Se penso di essere come voi vi tolgo la libertà necessaria di essere diversi,  migliori di me… Io posso mettere questa maglietta ma rivendico la vostra differenza rispetto a me, perché voi siete e sarete fortunatamente diversi e migliori». 

Qui il programma di Cinecotral 

Punture di insetti e morsi di animali: consigli

People For Planet - Ven, 07/26/2019 - 08:55

Dai ragni alle zecche, dalle zanzare alle pulci, dalle cimici agli imenotteri, passando per le meduse e le tracine, fino ad arrivare alle vipere. Al mare come in montagna, in Italia come in Paesi esotici, in estate sono sempre più frequenti le punture di insetti e i morsi di animali che, se non curati correttamente, possono rappresentare un rischio per la salute. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) fornisce, quindi, alcune raccomandazioni utili per affrontare incontri (non proprio desiderati) con insetti e altri animali.

“Eruzioni cutanee, reazioni allergiche, e manifestazioni neurologiche come meningoencefaliti sono tutte gravi complicanze che possono presentarsi a seguito di punture di insetti o morsi di animali – ha commentato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia -. In ciascun caso, la prima cosa da fare è quella di mantenere la calma: l’agitazione, infatti, accelera il battito cardiaco contribuendo ad una dispersione più veloce del veleno dell’animale in questione. Se non si è correttamente informati, dunque, evitare manovre da ‘manuale di sopravvivenza’ e consultare il medico. Opportuno evidenziare, poi, come il medico debba essere immediatamente contattato nel caso in cui vi siano manifestazioni respiratorie o calo pressorio. In questi casi, un intervento tempestivo può salvare la vita”.

Qui di seguito le raccomandazioni di WAIDID per affrontare brutti con insetti e altri animali

RAGNI
Sebbene il 98-99% dei loro morsi sia innocuo, nei casi restanti il morso comporta ferite necrotiche, tossicità sistemica e, più di rado, la morte. Se la lesione non causa sintomi troppo intensi, per limitare i disagi si possono attuare delle semplici manovre di pronto soccorso (es. applicazione di ghiaccio, riposo e sollevamento dell’arto). Nel caso in cui si sviluppi una reazione più grave (allergia o tossicità sistemica), è consigliabile richiedere l’intervento medico immediato. In Italia, le specie il cui morso è di importanza medica per l’uomo sono principalmente tre: Il Loxosceles rufescens, comunemente chiamato “ragno violino” per via di una macchia scura presente sul dorso a forma di violino (Sardegna, Sicilia e isole minori); Lycosa tarentula, o tarantola, ragno ricoperto di peli neri e marroni (si trova nel centro e sud italia); Latrodectus mactans, conosciuto anche come “vedova nera”(soprattutto nel Nord America) .

ZECCHE
La caratteristica della zecca è quella di inserirsi sottopelle. Per questo la prima cosa da fare è procedere con la sua rimozione attraverso una procedura ben precisa. E’ opportuno afferrare la zecca con una pinzetta dalle punte sottili. Il movimento volto ad estrarre il parassita non dovrà essere deciso, bensì continuo e rotatorio. In alcuni casi, potrebbe rimanere comunque qualche traccia della zecca che andrebbe rimossa, in tempi brevi, mediante un ago sterile. Una volta eliminata, è opportuno disinfettare l’area interessata dal morso e tenerla sotto costante osservazione per un mese. La puntura di zecca può trasmettere all’uomo malattie molto pericolose. Un esempio ne sono la malattia di Lyme (diffusa in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige) e la meningoencefalite da zecche (diffusa in Veneto e, in generale, nell’Europa settentrionale e centro orientale).

ZANZARA TIGRE
Nel nostro Paese Aedes albopictus (zanzara tigre, caratterizzata dal corpo nero a bande trasversali bianche sulle zampe e sull’addome), attiva al mattino presto e al tramonto da marzo fino all’inizio di dicembre, è vettore di malattie come la febbre di Chikungunya e la Dengue, che possono manifestarsi con sintomi simil-influenzali o con manifestazioni neurologiche. La terapia è esclusivamente sintomatica.

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Foto di Elsemargriet da Pixabay

I videogiochi online possono creare dipendenza?

People For Planet - Ven, 07/26/2019 - 08:38

Oltre che di videogiochi si parla anche di automazione, etica e autonomia. Quali sono poi le prospettive future del settore?

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I cani obesi sono più irritabili, in Italia sono 5 milioni

People For Planet - Ven, 07/26/2019 - 08:00

I cani obesi sono più irritabili. E’ emerso da un recente studio scientifico britannico condotto per Channel 4 su più di 11.000 cani di 80 razze. “È la più ampia indagine sull’atteggiamento dei proprietari nei confronti del comportamento canino legato al benessere, in base alla quale il 50% dei cani è affetto da sovrappeso od obesità”, spiega il comportamentalista Vieri Timosci, meglio noto come Dr.Dog nell’ambito di una campagna di prodotti alimentari mirata a risolvere il problema del sovrappeso e dell’obesità nei cani.

In Italia – prosegue Dr.Dog – quasi cinque milioni di cani hanno un serio problema di peso e quindi di salute, e perciò di comportamenti molto negativi e problematici. E gli stessi proprietari di cani in sovrappeso od obesi hanno riferito che tali comportamenti indesiderati avevano più probabilità di compromettere la salute rispetto a cani con un buon peso forma”.

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Cacciatori di zanzare (Trailer)

People For Planet - Ven, 07/26/2019 - 06:26

L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con Eni, sta studiando i virus trasmissibili dalle zanzare nella Repubblica Democratica del Congo. Un nome su tutti: la malaria.

Di seguito un trailer del video che pubblicheremo domani!

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Bellezza genera ricchezza: street art, svago e riqualificazione salvano le città

People For Planet - Ven, 07/26/2019 - 05:27

Non servono dati scientifici a dimostrarlo, eppure alcuni ricercatori l’hanno dimostrato andando oltre le semplici sensazioni. Città – piccole e grandi – in cui la bellezza viene messa al primo posto da amministratori locali e gruppi di cittadini riescono ad attirare investitori, produrre lavoro e, non da ultimo, invogliano le persone a trasferirsi. Bellezza genera ricchezza, insomma. Ma sarebbe un errore pensare che la bellezza sia soltanto frutto di investimenti virtuosi da parte di sindaci illuminati; riportare bellezza nelle periferie o in aree potenzialmente destinate al degrado ha aiutato in molti casi a risollevare le sorti, anche economiche, di quelle aree e di chi le popola.

Il legame tra bellezza, turismo, occupazione, ricchezza: lo studio

Lo studio in questione è quello di Gerald A. Carlino della Federal Reserve Bank di Philadelphia e di Albert Saiz del Massachusetts Institute of Technology, che si sono concentrati sugli anni dal 1990 al 2012 e hanno misurato l’attrattività di alcune città attraverso parametri molto moderni: l’afflusso di turisti e le foto scattate ai punti di interesse. Il primo dato è stato fornito dalla società di consulenza D.K. Shifflet & Associates, mentre le immagini sono quelle raccolte dall’app Panoramio.

È stato analizzato il legame tra bellezza e indicatori di crescita ed è stato appurato che esiste una connessione concreta tra crescita economica e della popolazione e tutto quanto possa rendere gradevole una città (parchi, ristoranti, gallerie d’arte e musei, scorci panoramici, edifici storici e così via).

Se questa conclusione può sembrare banale, i due ricercatori hanno anche identificato il cosiddetto “Central Recreational District”, vale a dire la zona delle città che tende maggiormente ad attirare nuovi residenti. In particolare, città con il doppio di zone fotografate rispetto ad altre riescono ad attirare fino al 10% di nuovi residenti e di opportunità lavorative in più. Se si (ri)costruiscono nelle città zone gradevoli e punti vitali si producono effetti come la rivalutazione del patrimonio immobiliare al rialzo.

Se vogliamo ridurre tutto a un’equazione più comprensibile, le città con più luoghi fotografabili attirano più turisti, più residenti, più lavoro e più ricchezza.

Bellezza è riqualificazione, bellezza è street art

A volte la bellezza è davanti ai nostri occhi da secoli, altre volte la bellezza non nasce dal nulla e va creata. Gli scorci tanto fotografati e apprezzati individuati dai ricercatori non sono soltanto opere d’arte o edifici storici. Prendiamo come esempio l’High Line di New York, un parco pubblico realizzato sulla ex rotaia soprelevata su cui viaggiavano i treni merci nel West Side di Manhattan e che ora è un luogo privilegiato per immergersi nel verde, nell’arte e nel design. In questo caso, come in molti altri in giro per il mondo, la riqualificazione e il recupero di aree dismesse sono una calamita che permette di rendere ancora più ricche e vitali di prima zone che altrimenti diventerebbero poco sicure, oltre che poco attrattive.

Lo studio evidenzia anche che investire in svago e attrazioni porta a un aumento dei turisti e dei guadagni degli esercizi commerciali che ruotano attorno al loro passaggio; ovviamente, si moltiplicano anche le opportunità lavorative nel turismo. Pensare città gradevoli e investire per ottenerle è complicato, ma si traduce in crescita economica e risurrezione urbana.

Ci sono ovviamente anche alcuni svantaggi di cui tenere conto: se a seguito della riqualificazione acquistare una casa o pagare un affitto in certe zone diventa insostenibile, il rischio è quello di creare involontariamente nuove periferie in cui i più poveri si ritrovano ghettizzati. Ed è proprio in questo frangente che si scoprono gli amministratori più attenti a immaginare progetti virtuosi su tutto il territorio che possano coinvolgere i residenti in termini lavorativi e possano via via espandere la bellezza fino alle periferie.

L’altro tasto dolente è che non sempre le città, soprattutto quelle piccole, hanno abbastanza denaro da investire in opere di riqualificazione. Spesso si attendono gli investimenti dei privati, sperando che arrivino in fretta, e le soluzioni faticano a palesarsi. A volte arrivano in soccorso gli artisti.

Alcune opere tra quelle che vi mostriamo sono gettonatissime tra i turisti e si guadagnano senza fatica gli scatti più apprezzati sui social.

Clet, lo street artist dei cartelli stradali Fonte: https://www.facebook.com/CLET-108974755823172/ La street art a Roma I graffiti stradali di Roadsworth per la mobilità sostenibile

Halmstad Arena, Svezia, 2015 – Fonte: www.roadsworth.com

Attraversamenti pedonali creativi Chongqing, China – Fonte: The Guardian La street art colombiana che ha salvato Medellin dal degrado

Fonte: https://inspiredbymaps.com/exploring-comuna-13-medellin-street-art/

Milano e il progetto Cler: le saracinesche diventano tele contro i vandali La street art di Pao

Fonte: www.paopao.it

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo