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Pietro Bartolo racconta

People For Planet - Dom, 04/21/2019 - 18:17

Generalmente non mi espongo su questi fatti, perché non sono informata a modo, ma questa cosa ve la devo troppo raccontare.

#MoreMed2019

Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”. Inevitabilmente penso “e che do bali”. Accendo Pokémon Go, che sono sopra una palestra della squadra blu. Mi accingo a conquistarla per i rossi. Comincia a parlare il tale Dottor Pietro Bartolo, che io non so chi sia. Non me ne curo. Ero lì che tentavo di catturare un bulbasaur e sento la sua voce in sottofondo: non parla di epidemiologia, di eziologia, non si concentra sui dati statistici di chissà quale sindrome di lallallà. Parla di persone. Continua a dire “persone come noi”. Decido di ascoltare lui con un orecchio e bulbasaur con l’altro. Bartolo racconta che sta lì, a Lampedusa, ha curato 350mila persone, che c’è una cosa che odia, cioè fare l’ispezione cadaverica. Che molti non hanno più le impronte digitali. E lui deve prelevare dita, coste, orecchie. Lo racconta: “Le donne? Sono tutte state violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail estroprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano”. Mi perplimo.

Ma non era un congresso ad argomento clinico? Dove sono le terapie? Perché la voce di un internista non mi sta annoiando con la metanalisi sull’utilizzo della sticazzitina tetrasolfata? Decido di mollare bulbasaur, un secondino, poi torno Bulba, devo capire cosa sta dicendo questo qua.

“Su questi barconi gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all’interno, dal freddo e dall’acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre”.

Mostra una foto, vista e rivista, ma lui non è retorico, non è formale. È fuori da ogni schema politically correct, fuori da ogni comfort zone.

“Una notte mi hanno chiamato: erano sbarcati due gommoni, dovevo andare a prestare soccorso. Ho visitato tutti, non avevano le malattie che qualcuno dice essere portate qui da loro. Avevano le malattie che potrebbe avere chiunque. Che si curano con terapie banali. Innocue. Alcuni. Altri sono stati scuoiati vivi, per farli diventare bianchi. Questo ragazzo ad esempio”, mostra un’altra foto, tutt’altro che vista e rivista. Un giovane, che avrà avuto 15/16 anni, affettato dal ginocchio alla caviglia.
Mi dimentico dei Pokémon.
“Lui è sopravvissuto agli esperimenti immondi che gli hanno fatto. Suo fratello, invece, non ce l’ha fatta. Lui è morto per essere stato scuoiato vivo”.
Metto il cellulare in tasca.
“Qualcuno mi dice di andare a guardare nella stiva, che non sarà un bello spettacolo. Così scendo, mi sembrava di camminare su dei cuscini. Accendo la torcia del mio telefono e mi trovo questo..”
Mostra un’altra foto.
Sembrava una fossa comune. Corpi ammassati come barattoli di uomini senza vita.
“Questa foto non è finta. L’ho fatta io. Ma non ve la mostrano nei telegiornali. Sono morti li, di asfissia. Quando li abbiamo puliti ho trovato alcuni di loro con pezzi di legno conficcati nelle mani, con le dita rotte. Cercavano di uscire. Avevano detto loro che siccome erano giovani, forti e agili rispetto agli altri, avrebbero fatto il viaggio nella stiva e poi, con facilità, sarebbero usciti a prendere aria presto. E invece no. Quando l’aria ha cominciato a mancare, hanno provato ad uscire dalla botola sul ponte, ma sono stati spinti giù a calci, a colpi in testa. Sapeste quanti ne ho trovati con fratture del cranio, dei denti. Sono uscito a vomitare e a piangere. Sapeste quanto ho pianto in 28 anni di servizio, voi non potete immaginare”.

Ora non c’è nessuno in aula magna che non trattenga il fiato, in silenzio.

“Ma ci sono anche cose belle, cose che ti fanno andare avanti. Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all’improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta” ci mostra la foto del loro abbraccio.

“… Si perché la gente non capisce. C’è qualcuno che ha parlato di razza pura. Ma la razza pura è soggetta a più malattie. Noi contaminandoci diventiamo più forti, più resistenti. E l’economia? Queste persone, lavorando, hanno portato miliardi nelle casse dell’Europa. E io aggiungo che ci hanno arricchito con tante culture. A Lampedusa abbiamo tutti i cognomi del mondo e viviamo benissimo. Ci sono razze migliori di altre, dicono. Si, rispondo io. Loro sono migliori. Migliori di voi che asserite questo”.

Fa partire un video e descrive:”Questo è un parto su una barca. La donna era in condizioni pietose, sdraiata per terra. Ho chiesto ai ragazzi un filo da pesca, per tagliare il cordone. Ma loro giustamente mi hanno risposto “non siamo pescatori”. Mi hanno dato un coltello da cucina. Quella donna non ha detto bau. Mi sono tolto il laccio delle scarpe per chiudere il cordone ombelicale, vedete? Lei mi ringraziava, era nera, nera come il carbone. Suo figlio invece era bianchissimo. Si perché loro sono bianchi quando nascono, poi si inscuriscono dopo una decina di giorni. E che problema c’è, dico io, se nascono bianchi e poi diventano neri? Ha chiamato suo figlio Pietro. Quanti Pietri ci sono in giro!”.

Sorridiamo tutti.

“Quest’altra donna, invece, è arrivata in condizioni vergognose, era stata violentata, paralizzata dalla vita in giù… Era incinta. Le si erano rotte le acque 48 ore prima. Ma sulla barca non aveva avuto lo spazio per aprire le gambe. Usciva liquido amniotico, verde, grande sofferenza fetale. Con lei una bambina, anche lei violentata, aveva 4 anni. Aveva un rotolo di soldi nascosto nella vagina. E si prendeva cura della sua mamma. Tanto che quando cercavo di mettere le flebo alla mamma lei mi aggrediva. Chissà cosa aveva visto. Le ho dato dei biscotti. Lei non li ha mangiati. Li ha sbriciolati e ci imboccava la mamma. Alla fine le ho dato un giocattolo. Perché ci arrivano una montagna di giocattoli, perché la gente buona c’è. Ma quella bimba non l’ha voluto. Non era più una bambina ormai.”

Foto successiva.
“Questa foto invece ha fatto il giro del mondo. Lei è Favour. Hanno chiamato da tutto il mondo per adottarla. Lei è arrivata sola. Ha perso tutti: il suo fratellino, il suo papà. La sua mamma prima di morire per quella che io chiamo la malattia dei gommoni, che ti uccide per le ustioni della benzina e degli agenti tossici, l’ha lasciata ad un’altra donna, che nemmeno conosceva, chiedendole di portarla in salvo. E questa donna, prima di morire della stessa sorte, me l’ha portata. Ma non immaginate quanti bambini, invece, non ce l’hanno fatta. Una volta mi sono trovato davanti a centinaia di sacchi di colori diversi, alcuni della Finanza, alcuni della polizia. Dovevo riconoscerli tutti. Speravo che nel primo non ci fosse un bambino. E invece c’era proprio un bambino. Era vestito a festa. Con un pantaloncino rosso, le scarpette. Perché le loro mamme fanno così. Vogliono farci vedere che i loro bambini sono come i nostri, uguali”.

Ci mostra un altro video. Dei sommozzatori estraggono da una barca in fondo al mare dei corpi esanimi. “Non sono manichini” ci dice.

Il video prosegue.
Un uomo tira fuori dall’acqua un corpicino. Piccolo. Senza vita. Indossava un pantaloncino rosso. “Quel bambino è il mio incubo. Io non lo scorderò mai”.

Non riesco più a trattenere le lacrime. E il rumore di tutti coloro che, alternandosi in aula, come me, hanno dovuto soffiarsi il naso.

“E questo è il risultato” ci mostra l’ennesima foto. “368 morti. Ma 367 bare. Si. Perché in una c’è una mamma, arrivata morta, col suo bambino ancora attaccato al cordone ombelicale. Sono arrivati insieme. Non abbiamo voluto separarli, volevamo che rimanessero insieme, per l’eternità”.

Penso che possa bastare così. E questo è un estratto. Si, perché il Dottor Bartolo ha parlato per un’ora. Gli altri relatori hanno lasciato a lui il loro tempo. Nessuno ha osato interromperlo. E quando ha finito tutti noi, studenti, medici e professori, ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti. E basta. Lui non ha bisogno di aiuto, “non venite a Lampedusa ad aiutarci, ce l’abbiamo sempre fatta da soli noi lampedusani. Se non siete medici, se non sapete fare nulla e volete aiutare, andate a raccontare quello che avete sentito qui, fate sapere cosa succede a coloro che dicono che c’è l’invasione. Ma che invasione!”.

E io non mi espongo, perché non so le cose a modo. Ma una cosa la so. E cioè che questo è vergognoso, inumano, vomitevole. E non mi importa assolutamente nulla del perché sei venuto qui, se sei o no regolare, se scappi dalla guerra o se vieni a cercare fortuna: arrivare così, non è umano. E meriti le nostre cure. Meriti un abbraccio. Meriti rispetto. Come, e forse più, di ogni altro uomo.

#fuocoammare

Virginia Di Vivo – Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Modena

Dr. Pietro Bartolo – IV Edizione Congresso Studentesco MoReMED

"Facevo il medico. Non bastava.Facevo il medico e lo scrittore. Non bastava. Facevo il medico, lo scrittore, il regista. Non bastava ancora.Allora mi sono messo in viaggio per raccontare la verità ai ragazzi e son venuto qui". Ha scelto il Congresso Studentesco MoReMED il Dott. Pietro Bartolo, Dirigente Medico del presidio Sanitario di Lampedusa , per raccontare la vita dei migranti sull'isola. Di tutta risposta, gli oltre 800 giovani spettatori presenti al MoReMED, primo Congresso in Italia organizzato e rivolto a studenti di medicina, ha ringraziato il Dott. Bartolo per la preziosa testimonianza, con una sentita standing ovation di diversi minuti, che ha commosso lo stesso Bartolo.

Pubblicato da Congresso Studentesco MoReMED su Martedì 16 aprile 2019

Fonte immagine copertina: Lifegate

Perché a Pasqua si mangia la colomba?

People For Planet - Dom, 04/21/2019 - 16:00

Il menù di Pasqua è ricco di ricette, dolci e ingredienti della tradizione: uno di questi è la colomba, che ha un significato storico ben preciso e antico.

La colomba è uno dei cibi simbolo del periodo pasquale, ormai da molti anni dolce tipico della tradizione italiana la cui origine risalirebbe addirittura all’epoca longobarda: secondo la leggenda, durante l’assedio di Pavia nel VI secolo fu offerto al re Albonio un pane dolce a forma di colomba in segno di pace.

In realtà, le origini di questo dolce della tradizione pasquale dall’impasto simile al Panettone natalizio sono decisamente più recenti e più precisamente vanno ricercate nell’Italia degli anni 30, quando il pubblicitario Dino Villani pensò di lanciare sul mercato un dolce da proporre nel periodo di Pasqua. a allora, la colomba è diventata sempre più un simbolo delle tradizioni pasquali per eccellenza assieme all’uovo di cioccolato: anche per quest’ultimo c’è una storia ben precisa da raccontare, che potrete trovare nell’articolo dedicato al Perchè a Pasqua si regala l’uovo di cioccolato?

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Fonte immagine copertina UnaDonna

Le uova di Pasqua assurde in giro per il mondo

People For Planet - Dom, 04/21/2019 - 09:00

Doveva succedere prima o poi, anche le uova di Pasqua assurde hanno fatto la loro comparsa in giro per il mondo, tra abbinamenti alcolici, forme assurde e qualche tocco artistico inaspettato. Del resto, se ci sono artigiani che si danno da fare per mettere assieme il miglior cioccolato crudo per delle uova, c’è anche chi preferisce la strada della «sorpresa estetica» stravagante, basta guardare qua sotto.

1. Le uova avocado

Sembra che non ci sia passione più sfrenata nel mondo del cibo di quella che ha investito l’avocado. Lo si trova ovunque nei nostri supermercati, nascono bar interamente dedicati a questo frutto e se ne coltivano versioni in miniatura per ridurre gli sprechi. L’ultimo arrivato è un uovo di Pasqua 100% cioccolato belga, con un cuore colorato naturalmente di verde a imitare l’avocado e al centro, al posto del seme, una sfera croccante.

2. Gin tonic nell’uovo

Tra le uova di Pasqua assurde quella al cioccolato bianco e gin tonic tutto sommato non ci dispiace nemmeno così tanto. Sappiamo che la confettura è già diventata realtà, era solo questione di tempo prima che contagiasse un altro dolce. Ed eccolo qui, in tutto il suo alcolico splendore.

3. Creazione d’artista

C’è tantissimo da scoprire nel mondo del cioccolato artigianale, dove solitamente la Pasqua si trasforma nell’occasione perfetta per sbizzarrirsi con il design di uova sorprendenti. Ecco allora questa scultura commestibile, fatto con il 70% di cioccolato nero colombiano e una forma a goccia unica nel suo genere.

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Buona Pasqua!

People For Planet - Dom, 04/21/2019 - 06:24

Buona Pasqua a Mimmo Lucano, sperando che la primavera infonda un po’ di buon senso a magistrati e politici così che ci si possa continuare a vantare del Progetto Riace in tutta Europa e nel mondo.

Buona Pasqua ai migranti ancora schiavi in Libia. L’orrore che state vivendo dovrebbe scuotere le coscienze di tutti gli esseri umani.

Buona Pasqua ai rom romani, innocenti protagonisti di una brutta Italia che calpesta il pane e che alimenta una guerra tra poveri che conviene solo a un potere becero.

Buona Pasqua al titolista del quotidiano libero che giovedì 18 aprile ha definito Greta una «eco-talebana». Magari mangiando una pastiera potrebbe rinsavire e diventare più buono. È capitato a tanti di essere folgorati sulla via di Damasco, magari capita anche a lui, noi siamo disposti a pagargli il biglietto del viaggio. Poi in Siria in questo momento la situazione è un po’ pesante e forse vedendo i disastri della guerra potrà capire che i nemici sono altri, non certo una quindicenne che chiede un po’ di attenzione al clima.

Buona Pasqua agli aderenti di Forza Nuova perché studino un po’ di storia. E si facciano crescere i capelli.

Buona Pasqua alle donne che erano a Verona per la contromanifestazione durante il congresso della famiglia, colorate, divertenti, determinate a ribadire il vecchio slogan degli anni ’70: il corpo è mio e lo gestisco io.

Buona Pasqua al senatore Pillon, sperando che incontri l’amore, quello vero, magari con un camionista senegalese che gli dimostri che l’amore non ha limiti di sesso, di età e di nazionalità.

Buona Pasqua a tutti gli studenti del mondo che hanno capito, più di tanti potenti, quali sono le priorità del nostro Pianeta. E lo dicono, lo gridano da tutte le piazze.

Buona Pasqua a quanti, eroi invisibili dedicano il loro tempo ad aiutare gli altri, siano esseri umani o animali. E sono tanti, ma proprio tanti, tanti, tanti.

Buona Pasqua agli artisti che ci spiegano il mondo.

E infine, buona Pasqua a voi, che ci leggete dalle pagine di People For Planet!

Pasquetta a minimo impatto: 10 consigli per un eco-picnic

People For Planet - Sab, 04/20/2019 - 16:00

Tempo permettendo la giornata di Pasquetta si caratterizza par la classica gita fuori porta molto spesso accompagnata da un bel picnic. Che la vostra uscita sia al parco vicino casa, in un bosco o al mare la prima cosa che dovete portare con voi anche in questa occasione è il rispetto per l’ambiente che vi circonda. Ecco quindi qualche consiglio per rendere la vostra gita sostenibile ed eco-friendly.

Pranzo al sacco come trasportarlo?

No alle classiche e ormai fuori moda buste di plastica. Per portare con voi il vostro pranzo al sacco potete optare per un cestino di vimini oppure per una borsa di stoffa porta pranzo, in commercio se ne trovano di molti tipi come quella (presente nel nostro catalogo) che una volta aperta si trasforma in una pratica tovaglietta, in questo modo potrete mangiare quando e dove volete. Ma se proprio non potete rinunciare alle buste che siamo almeno compostabili, in questo modo potrete utilizzarle non solo per portare con voi cibo e stoviglie ma anche per raccogliere i rifiuti organici per poi conferire tutto nella raccolta dell’umido.

Cibo

Ammettiamolo per quanto a Pasqua siamo stati attenti a non sprecare il cibo qualcosa è comunque avanzato, cosa fare? Nessun problema, usate il cibo non consumato per organizzare il vostro picnic di Pasquetta. Potete preparare degli ottimi panini con le pietanze avanzate oppure sul web potrete trovare numerose ricette per riciclare gli avanzi e trasformali in nuovi piatti appetitosi. Ma se dopo i bagordi pasquali si vuole optare per una scelta più light prediligete ad esempio frutta e verdura di stagione possibilmente di produzione locale.

Come confezionare il cibo?

Partiamo dai panini e dite addio alla classica pellicola usa e getta sicuramente poco rispettosa dell’ambiente. Conoscete il Boc’n’ roll Eco?  Si tratta di tovagliette porta panino con apertura a strappo, naturalmente riutilizzabili e lavabili in lavatrice. Possono essere usate qualunque sia il formato del panino o della merenda e una volta aperte si trasformano in pratiche tovagliette. E per cibi più elaborati? Anche qui la soluzione eco-friendly è obbligatoria: potete scegliere innanzitutto contenitori in vetro riutilizzabili, se invece preferite il monouso vi consigliamo i contenitori in PLA ideali per cibi freddi oppure per l’asporto di cibi caldi i contenitori realizzati in bagassa, una fibra pressata di canna da zucchero.

Stoviglie monouso ecosostenibili

Non vi va di portare con voi piatti, bicchieri e posate da casa? Allora l’unica alternativa praticabile è quella delle stoviglie 100% biodegradabili e compostabili queste, una volta utilizzate, vanno conferite nella raccolta dell’organico insieme a cibo e carta sporca. Se siete molte persone, in commercio potrete trovare anche i kit così da avere un ulteriore risparmio economico, un bene per l’ambiente ma anche per le vostre tasche.

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Sony e il movimento #Metoo

People For Planet - Sab, 04/20/2019 - 15:00

Come riporta la redazione di The Wall Street Journal, sulla spinta del movimento #MeTooi vertici di Sony avrebbero deciso di dire basta ai contenuti espliciti nei videogiochi con nuova e più stringente regolamentazione per lo sviluppo e la pubblicazione di titoli sulle proprie piattaforme.

L’iniziativa promossa dal colosso tecnologico giapponese nasce con lo scopo di limitare, e rimuovere nei casi più “sensibili”, la presenza di contenuti sessualmente esplicitiall’interno dei videogiochi PlayStation 4 commercializzati in Europa, Nord America e nei territori asiatici.

Stando a quanto dichiarato da un portavoce di Sony, tale misura ha l’obiettivo di aiutare gli sviluppatori nella creazione di videogiochi adatti ad un pubblico eterogeneo e offrire contenuti bilanciati sulla piattaforma, senza precluderne l’accesso alle generazioni più giovani a causa di un eventuale rating 18+ o Mature.

A determinare questo cambio nella regolamentazione sui contenuti sessualmente espliciti, secondo quanto sottolineato dalla redazione del Wall Street Journal, sarebbero stati l’ascesa del movimento #MeToo e la conseguente preoccupazione, per Sony, che tale fenomeno potesse porre l’azienda nipponica al centro di contestazioni e azioni legalida parte di singoli e di organizzazioni non profit a tutela dei consumatori.

FONTE: EVERYEYE

Come compiere miracoli e altre cose facili da fare

People For Planet - Sab, 04/20/2019 - 12:00

Leggi qui la prima parte

Ora ti invito a fare un sospiro di sollievo perché a questo punto non cercherò di venderti il mio super sistema, più intelligente di tutti gli altri, che guarirà il mondo.

Dopo molti anni di studio e di sperimentazione tutte le caratteristiche di questo Stato Positivo della Mente le ho potute descrivere in un breve testo: Come evitare rapine e fucilazioni e trovare l’amore 
Sostanzialmente possiamo dire che esiste una non meglio identificata ATTITUDINE/INTENZIONE che riusciamo a sintetizzare in alcuni luminosi momenti della nostra vita e che ha molto a che fare con l’idea che ho di me, la disponibilità ad ascoltare le sensazioni che vivo, la passione per qualche forma d’arte, amicizia o amore e il modo che ho di raccontare a me stesso, nel segreto della mia mente, quello che mi succede e quello che faccio. Si tratta di un discorso utile e interessante culturalmente ma che non riesce a descrivere COME una persona possa arrivare a immedesimarsi in questo stato mentale.
Nessuno riesce a insegnare come ottenere una mente che irradia salute.
Decine di migliaia di persone ci si son provate, nessuno ci è riuscito. Gesù c’era quasi ma poi l’hanno crocifisso.

Vorrei quindi proporti un possibile diverso punto di vista sulla questione. Magari riusciamo ad aggirare il problema, che è sempre meglio che affrontarlo a testate.

Io credo che tutte le terapie che mirano a focalizzare in modo positivo la mente di un gran numero di persone riescano in concreto a farlo in pochissimi casi semplicemente perché sono poche le persone che hanno sufficiente determinazione, disponibilità al cambiamento, fiducia in sé stessi e strumenti culturali adatti a creare una visione di sé stessi fuori dagli schemi dominanti.

Allora perché non proviamo a rovesciare l’approccio?
Non proponiamo nessun sistema per cambiare la qualità dei pensieri perché ne sappiamo troppo poco e quel poco è pure difficile da comunicare. Cerchiamo piuttosto di informare le persone sulle potenzialità di questo cambiamento. E invece di dire cosa fare per ottenerlo potremmo dedicarci a un tema sul quale ne sappiamo di più: come NON RIUSCIRE a ottenerlo.
Infatti se ancora non siamo in grado di capire cosa esattamente fa una persona che riesce a mobilitare le proprie risorse mentali ed emotive, sappiamo di certo cosa fanno le persone che sicuramente NON ci riusciranno mai.
Sono anni che lavoro su questo argomento e nel libro Lo Yoga Demenziale racconto i pezzetti di atteggiamenti e modalità negative che sono riuscito a individuare.
Ma ora mi sono reso conto che tutti questi sistemi per ottenere di NON riuscire a mobilitare le proprie risorse mentali sono sostanzialmente 2.

Il primo trucco per fallire certamente è essere convinti che sia necessario fallire, soffrire e procurarsi esperienze veramente sgradevoli.
Se una persona desidera soffrire ininterrottamente ha vari modi di concretizzare la sua aspirazione. E la maggioranza dei sistemi per soffrire sono gratuiti e disponibili 24 ore su 24.
Inoltre soffrire è facile. Tutti sono capaci di sentire dolori anche di dimensioni enormi, senza sforzo.
Uno dei sistemi più semplici e che non sporca in giro, è dedicarsi a visualizzare intensamente tutte le cose orrende che accadono in questo mondo ogni minuto: guerre, fame, miseria, ingiustizia, criminalità, riduzione in schiavitù. Quando questa pratica ti viene a noia puoi dedicarti a immaginare tutti le malattie più disgustose e gli incidenti più dolorosi che possono sterminare da un momento all’altro tutte le persone che ami. Successivamente puoi dedicarti con passione a immaginare le malattie che posso aggredire il tuo corpo facendone scempio fino a portarti a un’agonia lunga e dolorosa.
Se ti applichi con costanza e impegno a queste 3 pratiche mentali ti posso garantire che avrai una vita dolorosa e triste. E probabilmente non sopravvivrai a lungo. E non ti verrà mai da ridere.

Se voglio migliorare il mio stato mentale in modo consistente posso innanzi tutto decidere che merito di vivere il meglio possibile e ho diritto di provare piacere.
Ma come ho detto la maggioranza delle persone vuole stare male e ci riesce. Anche qui non voglio dire che solo chi vuol soffrire soffre. Soffre a volte anche chi non vuole. Ma chi vuole soffrire comunque soffre in modo più soddisfatto, perché in fondo ha realizzato il suo sogno.
C’è chi sogna di far sesso con la Schiffer e chi sogna di avere una gamba maciullata.

Il secondo (e ultimo) essenziale e infallibile sistema per NON attivare mai la propria mente creativa e guaritrice è essere convinti di possedere un cervello straordinariamente intelligente e una memoria infallibile.
Quando finalmente sei pienamente convinto di aver ragione sempre, sei veramente nella merda.
Al contrario la verità è che la mente mente continuamente.
Se avesse detto la verità non si sarebbe chiamata mente, si sarebbe chiamata sincera.
È incredibile la misura delle ricadute negative di questo semplice errore percettivo. Potremmo dire che qualunque stupidaggine e qualunque abominio compiuto negli ultimi 10mila anni ha dietro questo errore di valutazione, questa presunzione sulle capacità di discernimento dell’Umanità in generale e dei singoli cervelli umani in particolare.
È un argomento che non si studia a scuola.
Anzi a scuola ci rimpinzano di bugie sulla storia umana.
È un fatto che moltissime grandi battaglie sono state vinte per sbaglio. E gran parte delle scoperte scientifiche sono frutto di un errore.

Prima di passare a descrivere come l’idea di essere intelligenti sia più micidiale degli spagnoli alla conquista delle Americhe, vorrei far notare un particolare che ci permette di comprendere meglio il rapporto mente/corpo.
Il pensiero positivo, così come viene oggi per lo più proposto, si basa proprio sulla presunzione di umana intelligenza. L’idea sostanziale è che noi si sia tanto intelligenti (e mentalmente potenti) che il semplice cambiamento di umore, da pessimista a ottimista, possa generare immediati cambiamenti metabolici. E chi sei? Mandrake?
È invece proprio questa presunzione di potere e intelligenza ad impedire a queste persone di entrare nello stato creativo e guaritore.
Se io continuo a ripetere: “Io posso determinare il mio futuro, io posso guarire il mio corpo” sono completamente fuori strada. In queste frasi c’è un’autoaffermazione stolida e fideistica sulle proprie capacità che non ha senso, e questo la mente positiva lo sente e non si fa vedere!
Per accendere la mente positiva devi dire qualche cosa che sia veramente vero e onesto. Non puoi mentire con te.
La verità, lo sappiamo tutti, è che siamo barchette di carta buttate nell’oceano. E non abbiamo nessun controllo su quel che ci succede.
Quindi affermare: “Io mi guarirò!” è stupido quanto inutile.
Mille e mille testimonianze ci raccontano che chi sperimenta guarigioni improbabili è innanzi tutto una persona che ha un atteggiamento di accettazione della realtà della vita, una persona che sa arrendersi all’inevitabilità della morte, ma che, nonostante questo, non punta il proprio sguardo verso la morte ma verso la vita e il desiderio.
È una persona che dice a sé stessa: “Io desidero con tutto me stesso di vivere pienamente”.
Spero che tu colga la sottile ma enorme differenza tra affermare: “Io guarirò” e affermare: “Io desidero vivere pienamente”.
La prima affermazione è una fumosa dichiarazione di potenza. Mentre io desidero vivere è una verità assoluta sulla quale possiamo mettere la forza di tutte le nostre identità, riuscendo a unire le diverse e contradditore “anime” che ci animano.

E ora occupiamoci dell’osso più grosso: la nostra mente è un falsario seriale.
Se hai dubbi te li metto subito in fuga: ti è capitato di cercare un libro che hai sotto il naso e non vederlo?
Hai mai cercato ripetutamente le chiavi di casa in tasca e ovunque in giro per la casa per poi scoprire che erano in tasca?
Hai mai verificato che un tuo ricordo a proposito di un fatto o di un posto fosse completamente sbagliato?
In libreria ci sono centinaia di libri divulgativi che trattano di falsi ricordi, illusioni percettive, qui pro quo.
Milioni di risse sanguinose sono nate perché qualcuno ha capito Roma per toma, oppure ha detto realmente Roma convinto di dire toma.
Milioni di morti, feriti, divorzi, amicizie spezzate, semplicemente perché non ci rendiamo conto con sufficiente precisione di cosa vediamo, sentiamo e diciamo.
E sono numerosi i casi di persone che hanno mandato in galera un aggressore, giurando e spergiurando di averlo riconosciuto senza la minima ombra di dubbio… E poi, anni dopo, queste stesse persone si rendono conto, di fronte a prove inequivocabili, di essersi sbagliate…
L’assurdo della convinzione umana di essere efficienti e mentalmente stabili è che resiste alla continua prova dei fatti… E quando ti fai male cosa dici: “Mi sono fatto male per sbaglio”… Come se esistesse qualcuno che abbia colpito volontariamente quanto violentemente con il gomito uno spigolo…
L’aspetto benevolo di questa dolorosa questione è che tutti gli errori umani vengono compiuti sempre per lo stesso identico motivo. In un universo di incertezze su questo punto possiamo scommetterci.
La madre di tutti gli sbagli si nasconde all’interno di un innocuo meccanismo operativo. Un cazzo di stringa di informazioni inscritta nel tuo programma operativo.
Il disastro sta proprio nel fatto che questo programma operativo è stato scritto, grazie a milioni di anni di esperienza, ai tempi in cui eravamo ricoperti di peli e i più alti non superavano i 20 centimetri. Cioè eravamo una specie di topi e vivevamo in mezzo a dinosauri immensi che se ti cagavano addosso eri morto.

Il problema essenziale del nostro cervello è che deve essere capace di riconoscere alla svelta quello che succede intorno a noi.
Per fare questo usiamo costantemente degli schemi di identificazione che non prendono in considerazione quello che vediamo ma solo quei particolari che possono essere utili a identificare quel che guardiamo.
In un solo millesimo di secondo siamo capaci di distinguere una grossa pietra da una tigre inferocita.
La capacità fondamentale della nostra mente è quella di selezionare le informazioni utili e buttare via le altre.
Se hai dubbi guardati qualche spettacolo di giochi di prestigio o un video sulle illusioni ottiche.
Questo difetto inoltre è tragicamente incentivato dal fatto che la nostra mente gode ogni volta che identifica qualche cosa.
Guardi una sedia e se capisci alla svelta che è una sedia entra in azione l’ufficio premi e onorificenze della tua mente che ti dà subito uno zuccherino, una piccola scarica di endorfine e dopamine, droghe che il nostro corpo produce in modo legale e che ci danno sensazioni molto gradevoli.
Così quando qualcuno ci chiede: “Come possiamo uscire dalla crisi economica?” Noi rispondiamo il più velocemente possibile. E poi ci godiamo la soddisfazione chimica di essere stati velocissimi. Ma un conto è distinguere una pietra da una tigre, un conto avere un progetto realistico su come far calare lo spread e aumentare gli investimenti.
La soluzione di questo problema (ho una mente stupida) è altrettanto semplice: renditi conto che il tuo cervello non è in grado di elaborare la complessità dei problemi.

Quindi ragiona con calma.

Memoria, la stimolazione non invasiva aiuta gli anziani a ricordare

People For Planet - Sab, 04/20/2019 - 10:14

Durante un piccolo studio pilota, i ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine sono riuscite a ‘ringiovanire’ la memoria di 16 persone di età compresa tra i 64 e gli 80 anni 

Col passare degli anni, la maggior parte delle persone tende ad avere qualche problema di memoria. Si tratta di una normale conseguenza dell’invecchiamento cerebrale, non associata a patologie come la demenza. Durante un piccolo studio pilota, i ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine sono riuscite a ‘ringiovanire’ la memoria di 16 persone di età compresa tra i 64 e gli 80 anni, tutte con qualche piccola difficoltà a ricordare le informazioni, tramite la stimolazione non invasiva del cervello. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Neurology.

La Stimolazione Magnetica Transcranica

Per ottenere questo risultato, gli esperti hanno utilizzato questa risonanza per localizzare nel cervello dei partecipanti l’ippocampo, il centro della memoria. Sempre ricorrendo alla medesima tecnica, hanno poi individuato la zona in cui la corteccia cerebrale è maggiormente in contatto con l’ippocampo: ciò ha permesso loro di capire di trovare in ogni persona il punto esatto in cui appoggiare la sonda della Stimolazione Magnetica Transcranica (Tms). Questa tecnica consiste nell’invio al cervello di impulsi elettromagnetici che modificano l’attività cerebrale di una specifica zona dell’encefalo. In America viene utilizzata nel trattamento del disturbo depressivo.

I risultati del trattamento

Durante la prima fase dello studio, gli anziani hanno affrontato una serie di test della memoriae hanno totalizzato una media di risposte corrette inferiore al 40%. In media, i giovani sottoposti alle medesime prove rispondono correttamente nel 55% dei casi. In seguito, i 16 partecipanti sono stati sopposti a delle sessioni quotidiane di Stimolazione Magnetica Transcranica della durata di 20 minuti. Dopo cinque giorni, i ricercatori li hanno sottoposti a dei nuovi test mnemonici e hanno riscontrato un notevole miglioramento. Gli anziani hanno ottenuto dei risultati paragonabili a quelli della fascia più giovane della popolazione, dimostrando l’efficacia del trattamento. Non si sono invece verificati dei cambiamenti quanto i partecipanti sono stati sottoposti a una finta stimolazione cerebrale. Ora il team di ricerca, guidato da Joel Voss, ha intenzione di testate la Tms per un numero maggiore di sedute e valutare la durata dei suoi effetti, oltre a verificare l’efficacia della tecnica su dei pazienti con Alzheimer in stadio iniziale. 

FONTE. SKYTG24

Ambiente, lo sport diventa plastic free

People For Planet - Sab, 04/20/2019 - 07:00

Il ministro Costa: “ Investiamo oltre 1,5 milioni di euro e le nostre conoscenze tecniche per trasformare lo sport nel miglior testimonial ecologico e plastic free”
 
Roma, 17 aprile 2019 – Un protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Ambiente e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano per promuovere iniziative di sensibilizzazione su temi ambientali e sviluppo sostenibile è stato sottoscritto oggi dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, dal Presidente del CONI Giovanni Malagò e dall’amministratore delegato di Sport e salute spa Alberto Miglietta.

“Questo accordo segna un salto di qualità nella valorizzazione della natura e della diffusione delle buone pratiche ecologiste e specificatamente plastic free su cui tanto stiamo lavorando – ha dichiarato il ministro Sergio Costa – se pensiamo alle immense potenzialità dello sport e alla grande passione e coinvolgimento che diffonde dai giovanissimi agli adulti, possiamo renderci conto che questo protocollo ci permetterà di compiere  un cambiamento potenziale di sensibilità in milioni di italiani. Un binomio vincente – ha continuato Costa – che significa diffusione di cultura sportiva e ambientale che da oggi si rafforza con l’avvio di una programmazione e condivisione delle conoscenze. Per questo – ha concluso il ministro – abbiamo investito oltre 1,5 milioni di euro che serviranno ad avviare un percorso comune, della durata di cinque anni – che spero si trasformi in una collaborazione continua tra mondo dell’ambiente e dello sport”.
 

L’accordo sancisce la collaborazione nella realizzazione di attività ed iniziative per le quali il Ministero metterà a disposizione il proprio know how di competenze specifiche e tecniche e un finanziamento complessivo di oltre 1,5 milioni di euro e avrà la durata di 5 anni.

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Fonte immagine copertina Coni

Braccialetti dalle scatolette di tonno (Photogallery)

People For Planet - Sab, 04/20/2019 - 02:10

Si può essere eleganti indossando dei materiali di scarto?
Li abbiamo conosciuti a Fá la cosa giusta di Milano, hanno un nome strano: GnèGniRu ma creano gioielli riciclando di tutto. Sono di Enna, in Sicilia.

https://www.facebook.com/pg/GneGniRu/
https://www.etsy.com/it/shop/GneGniRu?ref=hdr_shop_menu

Foto di Angela Prati

Cosa pensa Travaglio dello #SpazzaCorrotti

People For Planet - Sab, 04/20/2019 - 02:05

In un modo o nell’altro finisco in galera, mi tolgono tutti i soldi che ho rubato allo Stato e ai cittadini onesti e non rimetto più piede in un ufficio pubblico.
Per la giornalista il nuovo disegno di legge anticorruzione è “orribilmente definito” #SpazzaCorrotti una “roba” che le viene “difficile pure pronunciarla”.
La risposta di Marco Travaglio è da applausi.

Cosa pensa Travaglio dello #SpazzaCorrotti

Con la legge Spazzacorrotti, non c’è una sola tangente che io possa prendere passandola liscia. In un modo o nell’altro finisco in galera, mi tolgono tutti i soldi che ho rubato allo Stato e ai cittadini onesti e non rimetto più piede in un ufficio pubblico.Per la giornalista il nuovo disegno di legge anticorruzione è "orribilmente definito" #SpazzaCorrotti una "roba" che le viene "difficile pure pronunciarla”La risposta di Marco Travaglio è da applausi.

Pubblicato da Fabio Massimo Castaldo su Martedì 11 settembre 2018

Fonte immagine: Antimafiaduemila.com

La società civile chiede che i 10 miliardi per gli F-35 siano spesi per welfare e sviluppo sostenibile

People For Planet - Ven, 04/19/2019 - 19:00

“Una politica di difesa ed economica orientata sul versante militare è una cosa esterna e fuorviante rispetto alle necessità attuali del Paese e dell’Europa”. Lo ha detto oggi a Roma Sergio Bassoli, coordinatore della Rete della pace, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del rilancio della campagna della società civile italiana contro l’acquisto degli aerei cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35, promossa da Rete italiana per il disarmo, Rete della pace e “Sbilanciamoci!”. “Prima che sia troppo tardi – ha affermato Bassoli – occorre cambiare i patti e la politica di difesa internazionale. In un Paese come l’Italia, è impensabile spendere altri dieci miliardi di euro per degli armamenti”. Queste somme così significative, ha precisato,“andrebbero investite in diritti umani, lotta alla povertà, lavoro e in una economia sostenibile e pulita, vera urgenza dei tempi attuali”.

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Fonte immagine copertina VITA.IT

L’America dice addio alla cerimonia funebre: ora i funerali sono una festa

People For Planet - Ven, 04/19/2019 - 16:00

«Nessuno di noi ne uscirà vivo». Su questa lapalissiana certezza si fonda il business della californiana Alison Bossert, che dopo 17 anni passati nel mondo del cinema come organizzatrice di eventi, ha deciso di mettersi in proprio come “funeral planner”. «Non possiamo controllare come e quando moriamo», spiega Bossert, «ma possiamo dire come vogliamo essere ricordati». In altre parole: la morte è un dato di fatto, ma non è scontato il modo in cui ce ne andremo e come sarà il nostro ultimo saluto. La funeral planner con la sua Final Bow Productions (che suona più o meno “Produzioni Inchino Finale”) ha organizzato decine di eventi in cui si è arrivati a commemorare un caro estinto con folle di 300 persone, agghindate come allo stadio per il Super Bowl: con tanto di cappellini da baseball con stampato il motto del defunto, carrello degli hot-dog, bevande zuccherate e gli amici che si avvicendavano sul palco per orazioni più spiritose che tristi.

Come racconta l’Huffington Post, in un’America sempre più laica, la sobrietà della commemorazione della morte di stampo protestante, con il morto adagiato sul catafalco, accanto a una sua gigantografia, e per la “modica” cifra media di 9.000 dollari, è ormai considerata una «reliquia». Nuove forme di commiato stanno prendendo spazio. E non solo tra le star del cinema. Una nazione che si è sempre dimostrata tremendamente fragile davanti alla morte (come Hollywood ci ha ampiamente insegnato) ora si avvia a celebrare, proprio nel giorno finale, la vita facendo quello che le riesce meglio: festa. E quindi sì al cocktail sul campo da golf (con tanto di urna cineraria a forma di pallina) o al barbecue a bordo piscina in braghe corte e t-shirt invece che in abiti scuri. Bandite i violini e le Ave Maria di Schubert, nelle casse esplodono le note del rocker preferito dal defunto.

Alison Bossert è solo una, forse la più nota, tra coloro che hanno fiutato il business. Che non può che essere in crescita, dato il picco di morti che si avrà, stando alle previsioni, tra una decina di anni. Nel 2030, secondo l’Ufficio del censimento degli Stati Uniti, le persone con più di 65 anni saranno più numerose della popolazione infantile. Sette anni dopo, nel 2037, si prevedono 3,6 milioni di morti nei soli Stati Uniti: 1 milione in più rispetto al 2015. L’industria della morte a stelle e strisce si prepara ancora una volta a cambiare faccia. Lo aveva già fatto 40 anni fa, quando l’epidemia di Aids pose davanti alle imprese di onoranze funebri il problema di trovare un modo meno freddo e distaccato per preparare l’addio a tanti giovani in fin di vita. Una delle prime pellicole dedicate al tema dell’Aids, Che mi dici di Willy? (1989), con gli allora giovanissimi Campbell Scott e Mary-Louise Parker, cercava proprio di esorcizzare l’addio definitivo e lugubre all’amico morto con una folla festante finale, di sopravvissuti e morti. Così, ora, sempre più famiglie chiedono di sostituire i funerali, con tanto di bara aperta con il caro estinto pettinato e imbellettato, con cerimonie commemorative, senza il corpo ma con il ricordo di com’era.

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Niente sensi di colpa sul cioccolato (specie se fondente)!

People For Planet - Ven, 04/19/2019 - 15:00

Tempo di cioccolato. Mai come in questi giorni daremo sfogo alla nostra passione senza troppi sensi di colpa. Che si tratti di uova (come quelle confrontate dal Salvagente in questo articolo) o di tavolette è lui il predestinato protagonista dei nostri Miti Alimentari di questa settimana.

Oramai sono pronto al peccato di gola della cioccolata… o del cioccolato? Come ogni volta mi confondo e penso che siano la stessa cosa

VERO Cioccolata o cioccolato sono lo stesso buonissimo e “calorosissimo” prodotto che a Pasqua è sulla nostra tavola. Ogni anno gli italiani mangiamo quasi 5 kg di cioccolata a testa e la Pasqua rappresenta il momento più intenso del consumo, dove anche le migliori amicizie o parentele si possono intaccare davanti a un pezzo di uovo. Le parole cioccolato e cioccolata sono sinonimi anzi si è addirittura perso l’uso delle parole cioccolate, ancora usato in Sardegna, e cioccolatte altrimenti avremmo avuto per lo stesso prodotto ben quattro modi di indicarlo. Col tempo e con lo sviluppo delle varie tecniche si è poi distinta la cioccolata perché ha una consistenza liquida, da bere in tazza ed è considerata una vera e propria bevanda che rallegra chi la consuma e apporta oltre al piacere anche serenità per gli zuccheri che contiene e per le molecole benefiche che ci dona. Forse l’unico problema della cioccolata è l’eventualità di qualche macchia, ma si elimina facilmente dai vestiti con acqua e sale oppure del bicarbonato purtroppo la macchia sull’onore del nostro peso non si toglierà facilmente se si abusa della cioccolata. Invece, il termine cioccolato si è legato col tempo alle tavolette, ai prodotti solidi e compatti a partire dal cioccolato di Modica fino a quelli che oggi fanno da padrone sul mercato. Ambedue, cioccolata e cioccolato, sono prodotti a partire dalla pasta di cacao e rispetto al passato quello che è molto più abbondante è la quantità di zucchero rendendo un prodotto da considerarsi quasi un “superfood” per i benefici che offre, un prodotto da consumare con attenzione e misura per l’eccesso di carboidrati.

Se devo mangiare del cioccolato preferisco il fondente, gli altri tipi mi possono creare dei problemi anche se non gravi

VERO Spesso la cioccolata, l’uovo Pasquale in particolare, sono portatori di una cattiva reputazione che il più delle volte è irrazionale. Mangiare cioccolato crea allergie questo è un dire comune, in effetti non è proprio così perché colpevolizziamo l’ingrediente meno pericoloso, dovremmo invece fare attenzione alla cioccolata con mandorle, frutta secca, ricca di uova etc. Questi sono ingredienti allergenici a volte poco appariscenti ma molto sensibilizzanti e specie per i bambini questo rappresenta un potenziale rischio. La scelta migliore è il cioccolato fondente almeno al 70%, un limite che permette anche ai più piccoli di amarlo, oltre questa percentuale si va come dice Roy Batty “al largo dei bastioni di Orione…” dove potremmo avere delle forti criticità sensoriali che non sono superabili da tutti. Scegliere un buon fondente significa della cioccolata ricca di antiossidanti, che ci aiutano a combattere l’invecchiamento e a proteggere la pelle e questo ci pensano i flavonoidi che hanno il compito di contrastare i radicali liberi. Gli stessi polifenoli, per intenderci quello dell’olio extravergine d’oliva o del vino, del cioccolato sono importanti per aiutare il sistema cardiovascolare a prevenire gli accumuli di colesterolo o evitare l’irrigidimento delle arterie. È naturale che il cioccolato al latte, ottima alternativa sensoriale specie per i più piccoli, contiene meno sostanze protettive perché diluite dal latte e inoltre regala del colesterolo ma rappresenta una forte quota di mercato. In sintesi, se ci vogliamo bene un 30-40 g di cioccolato fondente al 70%, se di Modica ancora meglio perché non stressato troppo dalle temperature di lavorazione, e sempre che non si sia troppo sovrappeso, sono perfetti in una dieta equilibrata per darci protezione e poche calorie. A Pasqua e Pasquetta possiamo eccedere questa quota per apprezzare poi meglio le giornate di “magro” da cioccolata che seguiranno e del resto la palestra in quei due giorni è colpevolmente chiusa.

Non mangerò molta cioccolata a Pasqua per non rovinarmi i denti, ho paura che la cioccolata faccia sviluppare più carie…

FALSO In premessa è importante l’igiene orale, per cui dopo il pranzo e dopo la cioccolata di chiusura delle attività conviviali è sempre bene lavarsi i denti, ma il cioccolato è un naturale nemico della carie. La presenza dei tannini, per intenderci quelli che provocano il senso di “allappamento” della bocca, contrasta la crescita dei batteri cariogeni. Inoltre, il cioccolato contiene anche del rame fino a 3 grammi per etto, più delle ostriche e 6.500 volte la tanto di moda curcuma. Il cioccolato contiene anche tanto selenio quanto la quinoa con i suoi 8,5 microgrammi per etto, ma mangiare cioccolato è un modo per premiarsi e affrontare meglio il traffico della pasquetta o i riti familiari. Uno studio del 2018 ha dimostrato che il cioccolato al 70% fa crescere nei volontari una plasticità del cervello, una migliore sincronia, laddove sono presenti ovviamente più neuroni, un miglioramento delle capacità cognitive e una migliore gestione della memoria. Tutto questo con appena 48 grammi di cioccolato al 70% di cacao e significa un approccio positivo, un senso di benessere e anche un miglioramento della risposta immunitaria. Insomma tutto depone a fare dell’imputato “cioccolato” che però ha l’aggravante di essere ricco anche di grassi e di calorie ma il suo abuso dipende da noi e non  certo dal numero delle uova di cioccolato che saranno in casa in questi giorni. Per concludere vale la pena ricordare che la “misura della volontà di un uomo” è quando davanti all’ultimo quadrotto di cioccolato fondente egli gira le spalle e pur piangendo lo cede all’altro.

FONTE: ILSALVAGENTE.IT

Ambiguità, maestra di vita

People For Planet - Ven, 04/19/2019 - 15:00

Qualche tempo fa, dietro richiesta di assistere al loro primo film horror, ho visto con due dei miei tre figli – sei e otto anni – Frankenstein Junior di Mel Brooks. Al termine, mi è parso che entrambi avessero provato un misto tra l’eccitazione dovuta alla loro prima visione e un sottile timore di essere stati furbescamente raggirati: «Papà, era davvero un film horror o no?»

Dovrebbe essere opportunamente festeggiato e ricordato il giorno in cui, perdendo la verginità sentimentale in cui sostiamo da bambini, impariamo la potenza dell’ambiguità. Questo passaggio possiamo affrontarlo solo con l’aiuto dei giganti della storia dell’arte, coloro che hanno saputo mescolare i colori – o addirittura eliminarli completamente nella celluloide della pellicola – mostrando che persino il dramma della morte e del desiderio di sottrarvisi è, per certi versi, riducibile a un losco e comico affare di Schwanzstück – il termine reso immortale dal genio di Brooks e adoperato per alludere alle enormi pudenda della creatura riportata in vita dal nipote del leggendario Dottor Frankenstein.

Il tempo a disposizione – non troppo – va utilizzato a dovere, cari figli. Piuttosto che gettarsi a capofitto a fornire dell’ennesimo significato l’immagine di cui Notre Dame che brucia dovrebbe essere metafora, meglio imparare dai classici quanto l’ansia da significanti sia il primo passo verso la noia piatta. Quando, nel 1967, mezzo mondo è impegnato a percorrere la strada netta della rivoluzione culturale, le colonne dell’arte e dell’immaginazione della storia dell’uomo vanno altrove, preferendo ancora l’ambiguità alla certezza. Tre anni più tardi De André, in totale controtendenza, inciderà La buona novella, mentre quello stesso anno Mel Brooks (ebreo) dirigerà, al suo esordio come regista, The Producers (Per favore, non toccate le vecchiette), mettendo addirittura Hitler al centro di un musical che mostri la profondissima natura farsesca del regime nazista. Capovolgendo i sistemi di riferimento e spazzando via tutte le strutture culturali esistenti si vince la nostra atavica autocommiserazione e anche la storia più tragica del ventesimo secolo appare per ciò che è: un delirante e nascosto affare di Schwanzstück.

Un decennio più tardi, Mel Brooks – ormai reso famoso nel cinema per gli sketch sui cowboy flatulenti – riuscirà a convincere addirittura David Lynch, producendo il celebre The Elephant Man. La storia deve essere davvero un torrente indefinibile e insensato se oggi possiamo assistere a Mulholland Drive, forse l’opera cinematografica che più di ogni altra indica l’impossibilità di fornire una interpretazione chiara e univoca di quanto ci appare reale, solo perché un visionario, anni prima, giocando con l’intraducibilità di Schwanzstück, acquistò il credito e il danaro sufficiente a produrlo. L’arte, infatti, riconosce sempre l’arte e Brooks riconobbe Lynch.

Cosa hanno visto, dunque, i miei figli? L’orrore della tracotanza umana o la comicità lunare di una storia surreale? “Entrambe”, ci ammaestrano i grandi classici. Questo è il loro principale insegnamento.  Solo i pigri più sprovveduti si convincono che la realtà sia sezionabile con un’accetta o che il male di cui soffriamo vanti sicuramente natali illustri. Il più della vita viene, più spesso di quanto si sia disposti a credere, da un inspiegabile e illogico caso.

Fonti

Wikipedia

www.theguardian.com

Trovano una lista della spesa di 384 anni fa: ecco di cosa si aveva bisogno nel 1600

People For Planet - Ven, 04/19/2019 - 12:00

Durante i lavori di ristrutturazione milionari di una famosa casa di campagna inglese, è stata ritrovata una lettera del XVII secolo: la data riportata sul foglio di carta ben conservato recita infatti “Ottobre 1633“. Non si tratta di una semplice lettera di corrispondenza, ma di una lista della spesa: ebbene sì, l’abitudine di scrivere l’elenco dei beni da comprare era comune anche quattro secoli fa.

Questa scoperta aiuta a ricostruire qualcosa di più sulla storia della casa di campagna di Knole, una delle più belle residenze storiche di tutta l’Inghilterra, oltre a confermarci che queste antiche case custodiscono ancora più di qualche segreto…

È molto curioso ciò che è scritto: la lista della spesa non è in forma di elenco ma assomiglia molto di più ad un testo in prosa

È stata molto probabilmente scritta da un servitore, un certo sig. Robert Draper, che commissiona ad un tale Mr. Bilby compere per la casa: nella lettera si leggono termini ormai in disuso, e oggetti che oggi non farebbero certo parte di una lista della spesa. Tra questi c’è il merluzzo non salato, chiamato “Greenfish”, una zappa, dei cucchiaini in peltro, un’antica lega metallica di stagno e piombo, e una padella. 

Secondo l’UK’s National Trust, il museo che gestisce la residenza, la lista è stata scritta da un servitore abbastanza istruito, sebbene ci siano non pochi errori di scrittura. 

Durante le opere di restauro sono state rinvenute altre due lettere, una datata 1662 e l’altra 1603.

Una di queste è stata ritrovata non poco distante dalla lista della spesa, anch’essa sotto ad un pavimento. L’altra invece era nascosta nell’intercapedine di un soffitto. 

“È molto raro trovare in così buone condizioni delle lettere del XVII secolo. Questi reperti ci fanno entrare nel vivo dell’amministrazione domestica del tempo”, ha affermato Nathalie Cohen, archeologa della struttura. 

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Il caso della pagina Facebook dell’Inps e il flop del reddito di cittadinanza

People For Planet - Ven, 04/19/2019 - 10:56

Per migliaia di italiani i risultati del tanto atteso Reddito di cittadinanza sono stati un assoluto flop. Indispettiti e in cerca di risposte, gli utenti hanno letteralmente preso d’assalto la pagina Facebook “Inps per la famiglia” dedicata alle informazioni e alle risposte sul reddito di cittadinanza, con richieste (e insulti) di ogni tipo compreso quella di chi chiede come avere il reddito lavorando in nero.

È vero, non stanno arrivando certo i 780 euro promessi, in molti casi si parla di 80-100 euro. Tanto da far scatenare gli utenti sui social network: “40 euro? Vergogna. Ragazza madre di due figli, disoccupata. Questo è l’aiuto che date”. Per non parlare della penalizzazione delle famiglie numerose, quelle con un figlio disabile o con una pensione di disabilità in famiglia.”

Il caso del Social Media Manager della pagina Inps ufficiale diventa virale evidenziando però un grave fenomeno che sta caratterizzando l’Italia e l’Italiano: la propensione a farsi troppe aspettative e l’ignoranza.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

L’account Facebook di INPS per la famiglia è diventato un caso nazionale.L’account Facebook di INPS per la famiglia è diventato un caso nazionale dopo le polemiche relative al social media manager incaricato di rispondere agli utenti. Tale addetto, vista l’altissima quantità di domande, ha cominciato a dare delle risposte molto secche agli utenti. E seppur il confine della sgarbatezza non sia mai stato valicato, il mondo social si è accorto di cosa stava accadendo reagendo in modo molto particolare. Memore delle cosiddette ‘blastate’ di Enrico Mentana e Roberto Burioni, l’account INPS per la famiglia è diventato molto popolare, attraendo anche il like di utenti che non avevano nessuna domanda da porre all’istituto; sono in linea solo per leggere le risposte del social media manager della pagina. Continua a leggere…

Fonte: ILGIORNALE.IT – Giorgia Baroncini

Gli insulti su Facebook all’Inps rivelano il problema numero 1 dell’Italia: l’ignoranza. Se ne discute da tempo, ricerche e analisi socio-demografiche sono pressoché tutte concordi: l’Italia è uno dei Paesi più ignoranti d’Europa. […] Facciamo un esempio, prendiamo un caso molto recente: con l’arrivo del reddito di cittadinanza, molti cittadini rimasti delusi dagli importi mensili accordati dall’Inps si sono riversati nella pagina Facebook “Inps per la famiglia” per protestare contro il trattamento. Sebbene i bassi importi concessi a molti beneficiari siano assolutamente corretti e derivanti da parametri scritti nero su bianco nel provvedimento di legge approvato dal Parlamento, molti cittadini, certi che avrebbe ricevuto i famigerati 780 euro mensili così tanto citati e sbandierati dal vicepremier Luigi Di Maio nel corso della campagna elettorale e dei primi mesi di governo, hanno visto le proprie convinzioni infrangersi di fronte alla realtà dei fatti. Che molti cittadini non siano in grado di comprendere un testo di legge complesso come può essere il ddl che istituisce la misura è normale e comprensibile, ma a colpire oltremodo è il modo in cui quei commenti sono stati scritti: frasi completamente sconnesse e prive di senso, verbi essere e avere utilizzati in maniera errata, scritti senza h o senza accenti, con accenti dove non dovrebbero esserci e viceversa, verbi coniugati in maniera completamente sballata anche nelle declinazioni più semplici e chi più ne ha più ne metta. Continua a leggere…

Fonte: TPI.IT – Charlotte Matteini

Reddito di cittadinanza, bufera social: “Da adesso campagna contro i Cinque Stelle”. Un esercito di delusi. Sono tanti i cittadini che stanno riversando sui social network il proprio scontento dopo aver avuto notizia delle somme destinategli dal reddito di cittadinanza. I beneficiari hanno iniziato a ricevere i messaggi di conferma della domanda da parte dell’Istituto di previdenza sociale nelle scorse ore: delle circa 800mila richieste, al momento ne sono state accettate 487.677. Sms ed email hanno dato speranza a molte famiglie italiane, almeno fino a quando non è stato noto l’importo. Cifre inferiori alle aspettative e, in alcuni casi, irrisorie dato che c’è chi si è visto assegnare 40 euro. “Come si può vivere così?”, sembra essere la domanda ricorrente. Un caso nel caso sono diventati i commenti firmati dalla pagina Inps per la famiglia che in questi giorni è stata presa d’assalto. Continua a leggere…

Fonte: REPUBBLICA.IT – Rosita Rijtano

CuoreBasilicata COTTO&LUCANO: biscotti al finocchio

People For Planet - Ven, 04/19/2019 - 10:17

INGREDIENTI

500 g di farina 00
1 uovo
1 cucchiaino di semi di finocchio
1 cucchiaino di lievito per dolci
60 g di strutto (in alternativa, olio extravergine di oliva)
sale q.b.

PREPARAZIONE

Disponete la farina a fontana e aggiungete all’interno i semi di finocchio, il sale, l’uovo, il lievito, lo strutto e dell’acqua.

Impastate il tutto (aggiungendo altra acqua se necessario) fino a ottenere un panetto liscio e omogeneo. Il composto dovrà riposare per circa un’ora a temperatura ambiente, coperto da un canovaccio umido.

Nel frattempo, in una pentola portate a bollore dell’acqua che utilizzerete successivamente per la cottura dei biscotti.

Prelevate piccole porzioni di impasto che andrete a stendere in modo da ricavare dei cilindri di 1-2 cm di diametro e 20 cm circa di lunghezza. Prendete le estremità dei vostri cilindri di pasta e sovrapponetele, facendo una leggera pressione per attaccarle tra loro. Le forme da scegliere variano da quella classica del tipico tarallo fino alla tradizionale sagoma ad “8”.

Immergete delicatamente i biscotti nell’acqua bollente. Appena saliranno a galla, scolateli con l’aiuto di una schiumarola e sistemateli su un canovaccio pulito.

Disponete i vostri biscotti al finocchio su una teglia ben coperta da carta da forno. Infornateli a 200 gradi per 25 minuti circa. Una volta che avranno assunto una colorazione dorata, sfornateli e lasciateli raffreddare completamente prima di consumarli.

Leggi su CuoreBasilicata una curiosità sui biscotti al finocchio

Ricetta a cura di Federico Poletta, Gruppo di Animazione Territoriale CuoreBasilicata

Ecco la prima molecola che si è formata nell’Universo

People For Planet - Ven, 04/19/2019 - 09:18

Si chiama idruro di elio ed è stata la prima molecola ad essersi formata dopo il Big Bang.

Quand’è nata, in natura, la chimica? Si potrebbe dire che, in un certo senso, che la chimica è nata con la formazione del primo legame molecolare, cioè con la prima molecola. La teoria suggeriva che questa molecola doveva essere lo ione idruro di elio, cioè idrogeno ionizzato (dei semplici protoni) che reagisce con il gas nobile elio. Questa molecola era stata osservata in laboratorio nel 1925, ma mai nello Spazio, fino a ora. Un team dell’Istituto Max Planck per la Radioastronomia di Bonn è riuscito a scoprire lo ione idruro di elio in una giovane nebulosa planetaria, chiudendo così una questione aperta da quasi un secolo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature.

La nascita della chimica

Questa storia potrebbe cominciare, idealmente, più di tredici miliardi di anni fa, quando un giovane Universo iniziava a raffreddarsi. Era un Universo privo di metalli e composto esclusivamente da ioni di elementi leggeri: idrogeno, elio, deuterio e tracce di litio. Quando la temperatura è scesa sotto i 4000 gradi Kelvin, questi ioni hanno cominciato a ricombinarsi, con ordine inverso rispetto al loro potenziale di ionizzazione (l’energia necessaria a strappare un elettrone da un atomo). Così, lo ione elio ha acquisito un elettrone formando il primo elemento neutro in assoluto.

L’idrogeno ionizzato invece, cioè un protone, è altamente reattivo. È il più forte acido noto e tende a reagire con qualunque elemento neutro. In questo modo, si è creato il primo legame molecolare fra elio neutro e ione idrogeno, che ha formato la molecola ione idruro di elio (HeH+). Man mano che la ricombinazione degli elementi procedeva, lo ione idruro di elio si è unito ad altri atomi di idrogeno, aprendo così la strada alla formazione dell’idrogeno molecolare e a tutto l’Universo come lo conosciamo oggi.

Alla ricerca della prima molecola

Secondo le leggi della meccanica quantistica, ogni molecola emette radiazione ad una ben precisa lunghezza d’onda. Si tratta di una firma inequivocabile che permette, grazie a strumenti noti come spettrometri, di riconoscere elementi e molecole contenuti in un certo composto. Nel caso dello ione idruro di elio, questa firma si trova alla lunghezza d’onda di 0.149 millimetri.

Lo HeH+ era stato osservato per la prima volta, in laboratorio, nel 1925, ma nonostante la sua importanza per la storia dell’Universo, non era mai stato rilevato nello Spazio. “La chimica dell’Universo è cominciata con l’HeH+”, ha spiegato Rolf Güsten, coordinatore della ricerca, “e la mancanza di una sua evidenza nello Spazio interstellare è stato un dilemma per l’astronomia per lungo tempo”. Secondo modelli teorici messi a punto alla fine degli anni Settanta, quantità rilevabili di HeH+ si sarebbero dovute trovare in nebulose planetarie, formate da materiale espulso da stelle simili al Sole alla fine del loro ciclo vitale.

Effettivamente, così è stato: gli scienziati sono riusciti a rilevare tracce dello ione idruro di elio ai margini della nebulosa planetaria Ngc 7027. Questa nebulosa, un tempo una stella di massa media come il nostro Sole, si trova nella costellazione del Cigno, a tremila anni luce dalla Terra. Oggi, la nuova, giovane stella al centro della nebulosa è una nana bianca tra le più calde (190 mila gradi Kelvin) e cento volte più luminosa del Sole. Sfortunatamente, la lunghezza d’onda emessa dallo ione idruro di elio è bloccata dall’atmosfera della Terra e non può essere rilevata con i radiotelescopi terrestri.

Osservatori orbitanti: il progetto Great

Per questo motivo, i ricercatori hanno effettuato le osservazioni con un telescopio orbitante chiamato Sofia, di fatto un Boeing modificato per osservazioni ad alta quota. Su Sofia è montato uno spettrometro molto sensibile, noto come Great (German Receiver for Astronomy at Terahertz Frequencies). Questo spettrometro opera appunto nelle frequenze terahertz (1 terahertz sono 1000 gigahertz) che sono invisibili per i telescopi terrestri, a causa dell’atmosfera. Great è operativo dal 2011 ed è stato sviluppato proprio dai ricercatori dell’Istituto Max Planck per la Radioastronomia. “Grazie ai recenti sviluppi nella tecnologia terahertz è stato finalmente possibile fare delle misure molto precise in quella regione di frequenze chiamata lontano infrarosso”, ha spiegato Rolf Güsten.

Questa ricerca chiude felicemente una questione scientifica aperta da tempo, elimina i dubbi sulla nostra comprensione dei processi di formazione molecolare all’inizio dell’Universo e mostra la tendenza della natura a formare legami molecolari nonostante elementi poco reagenti come l’elio.

Riferimenti: Nature

FONTE: GALILEONET.IT

Cina, chimica e fast fashion ci copriranno di rifiuti tessili

People For Planet - Ven, 04/19/2019 - 06:00

Abiti usati, la materia prima cresce in volume ma crolla la qualità. Questo in estrema sintesi lo scenario che contraddistingue oggi il second hand clothes market, il mercato degli indumenti di seconda mano. Che vale circa 4 miliardi di dollari l’anno e risente inevitabilmente delle grandi trasformazioni avvenute negli ultimi anni nel settore tessile.

Le trasformazioni del settore vengono accelerate dal boom del fast fashion – con le sue devastanti ricadute sociali e ambientali – che quest’anno ha sancito la fine di un’epoca: il 2018 sarà infatti il primo anno nel quale più della metà delle vendite di capi di vestiario e calzature avrà avuto origine al di fuori di Europa e Nord America. A rivelarlo sono gli analisti di McKinsey nel rapporto The State of Fashion 2018 secondo il quale le principali fonti di crescita del settore sono i mercati dei Paesi emergenti, soprattutto Asia-Pacifico e Latino-America.

Ma la produzione globale di abbigliamento in crescita galoppante (è raddoppiata tra il 2000 e il 2015) non è l’unica tendenza del comparto moda. Nello stesso periodo il numero medio di volte in cui un capo viene indossato prima dello smaltimento è diminuito del 36%. Un dato impressionante che, guardando alla Cina, arriva addirittura al 70%. L’altra novità riguarda i materiali: il poliestere ha infatti scalzato il cotone, diventando il tessuto più utilizzato dall’inizio del ventunesimo secolo.

Tutte grandi trasformazioni che si rivelano gatte da pelare per l’economia del tessile usato. Forniscono infatti prodotti più complicati da gestire al mercato degli indumenti destinati al riuso o a quello degli scarti da riciclare in materie prime seconde.

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Foto di Couleur da Pixabay