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Oggi è il World Kiss Day 2018!

People For Planet - Ven, 07/06/2018 - 08:22

Il 6 luglio è la Giornata Mondiale del Bacio, il World Kiss Day che dal 1990 celebra un gesto che è simbolo universale di amore.

 

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Stati Uniti, l’Fda approva il primo farmaco derivato dalla cannabis

People For Planet - Ven, 07/06/2018 - 04:04

E’ uno sciroppo a base di cannabis per curare due rare forme di epilessia ed è il primo farmaco derivato dalla canapa a ricevere negli Stati Uniti l’approvazione, avvenuta alcuni giorni fa, della Food and drug administration, l’ente governativo statunitense per la regolamentazione degli alimenti e dei farmaci. “Questo via libera – ha dichiarato in una nota il Commissario della Fda, Scott Gottlieb – serve a ricordare che portare avanti programmi di sviluppo che valutino correttamente gli ingredienti attivi contenuti nella marijuana può portare a importanti terapie mediche”.

Il farmaco

Il farmaco, che si chiama Epidiolex ed è prodotto dalla GW Pharmaceuticals, è a base di cannabidiolo (Cbd), una sostanza presente nella  Cannabis sativa. La sua efficacia è stata testata in tre studi clinici che hanno coinvolto 516 pazienti affetti da due rare forme di epilessia, la sindrome di Lennox-Gastaut e la sindrome di Dravet, da cui è risultato che Epidiolex, assunto insieme ad altri farmaci, è efficace nel ridurre la frequenza delle convulsioni rispetto al placebo.

La sindrome di Lennox-Gastaut

Le persone con la sindrome di Lennox-Gastaut iniziano ad avere attacchi frequenti di convulsioni nella prima infanzia, di solito tra i 3 e i 5 anni. In più di tre individui affetti su quattro le convulsioni sono toniche, ovvero causano contrazioni incontrollate dei muscoli. Quasi tutti i bambini con la sindrome di Lennox-Gastaut sviluppano problemi di apprendimento e disabilità intellettiva.

La sindrome di Dravet

La sindrome di Dravet è una condizione genetica rara che compare durante il primo anno di vita con frequenti attacchi di febbre (convulsioni febbrili). Successivamente si verificano altri tipi di convulsioni, comprese le convulsioni miocloniche (spasmi muscolari involontari). Inoltre nei soggetti affetti da questa condizione può verificarsi uno stato potenzialmente letale di attività di convulsione continua che richiede un trattamento medico di emergenza. I bambini con sindrome di Dravet in genere hanno uno scarso sviluppo del linguaggio e delle capacità motorie, iperattività e difficoltà relazionali.

Lotta ai prodotti non approvati

“Continueremo a sostenere una rigorosa ricerca scientifica sui potenziali usi medici dei prodotti derivati ​​dalla Cannabis – precisa in una nota Gottlieb – e lavoreremo con gli sviluppatori di prodotti interessati a offrire ai pazienti prodotti sicuri, efficaci e di alta qualità. Ma, allo stesso tempo, siamo pronti a contrastare il marketing di prodotti contenenti cannabidiolo con affermazioni mediche non dimostrate. La commercializzazione di prodotti non approvati, con dosaggi e formulazioni incerti, può impedire ai pazienti di accedere a terapie appropriate e riconosciute per il trattamento di malattie gravi e persino fatali”.

 

INDICE INCHIESTA CANAPA

Stati Uniti, l’Fda approva il primo farmaco derivato dalla cannabis

Cannabis per uso ricreativo, il Canada dice sì

Ma quindi non ti sballa?!? (VIDEO)

Cannabis “legale” e “terapeutica”: facciamo chiarezza

Cannabis light “bocciata” dal Consiglio superiore di sanità

Ma questa è marijuana?!? Sì ma senza THC! (VIDEO)

Cannabis per uso terapeutico: realtà dal 2006. Ma serve la prescrizione medica

Tetraidrocannabinolo e cannabidiolo: come agiscono

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

 

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Dopo le pecore tosaerba a Roma arrivano le api antismog

People For Planet - Ven, 07/06/2018 - 02:18

Una rete di alveari dislocata in punti strategici di Roma per monitorare la qualità dell’aria. A illustrare la nuova iniziativa del Campidoglio è stato Edgar Meyer in rappresentanza dell’assessorato all’Ambiente presso la sede dei Carabinieri forestali di Roma insieme alla Federazione Apicoltori Italiani.
Non è la prima volta che il Comune a 5 Stelle si rivolge agli animali per la cura della città in un ottica ambientalista: prima delle api erano state le pecore a essere tirate in causa come tosaerba in alcuni grandi aree verdi di periferia.

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Chi è pronto a sparare al lupo?

People For Planet - Ven, 07/06/2018 - 02:13

“Scappa Cappuccetto, scappa Cappuccetto…io non ho paura e il cacciatore sparerà!”
Quando mio figlio canta questa canzoncina di ritorno dal nido, in genere non mi arrabbio: come diceva Marta Graham, bisogna conoscere la danza classica, prima di sfidarla e superarla con la danza contemporanea. Tuttavia devo sbagliarmi, ed è forse davvero troppo nascosta negli anfratti della nostra coscienza la paura di questo grande predatore: ancora una volta, su questa paura giocano – e vincono – le lobby della politica facile, degli allevatori, degli albergatori. E il gioco sembra arrivato a un punto di svolta: i consigli provinciali di Trento e Bolzano stanno per approvare il disegno di legge proposto e già approvato nelle rispettive giunte, e il Piemonte ha già alzato la voce per fare lo stesso: sparare a lupo e orso anche solo per proteggere le colture dalla loro presenza. Sarà una valanga e cancellerà in pochi mesi quello che faticosamente si è costruito in 40 anni? Cioè un progetto di reinserimento di successo che, per una volta, fa vanto all’Italia rispetto al resto del mondo?

Fortunatamente, sembra di no. “Una regione o una provincia non possono autonomamente decidere di aprire la caccia o modificarne le regole – mi spiega Luigi Boitani, il maggior esperto di reintroduzione di lupi nel nostro Paese -. Queste sono cosette elettorali: dato che andranno al voto a ottobre, i politici locali alzano la voce su temi più “sentiti” dall’elettorato. Ma certamente una leggina locale non può superare la legge europea, la direttiva Habitat. C’hanno provato più volte anche altre regioni, l’Abruzzo per esempio, tanti anni fa, per poi scoprire che non era fattibile. Quindi, anche se il governo italiano ammettesse quanto chiedono Trento e Bolzano, la cosa, resterebbe quello che è: impossibile”.

La legge europea infatti da 25 anni regola le azioni di conservazione in Europa, e grazie ad essa sono state create 2.500 aree protette in Italia. “Se un animale selvatico attacca una persona, da sempre, si può sparare. Se fa danni alle colture o agli allevamenti si può sparare comunque, ma solo se si rispettano precise regole, abbastanza stringenti e difficili da riassumere”. Basti sapere che si sta facendo tanto rumore per nulla, seguendo il principio che l’importante è sollevare confusione, almeno in politica.

Eppure il testo votato da Trento e Bolzano ha già sollecitato – come detto – l’interesse di Confagricoltura Cuneo, che ha già chiesto di ottenere la stessa cosa, cioè niente.

Nel corso delle audizioni della giunta della Provincia autonoma di Trento ha parlato anche lo stesso Boitani, in qualità di esperto di lupo del Centro Grandi Carnivori dell’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime e della Regione Piemonte. Boitani si occupa di lupo da 40 anni, “dal primo decreto dell’allora ministro Marcora del ‘71. Ho seguito l’espansione del lupo su tutto l’Appennino, l’avvistamento sulle Alpi nel ‘92 e la più recente espansione nell’arco alpino: e ogni volta che il lupo arriva in un posto nuovo rivedo la stessa storia”. Lo sbandamento dell’opinione pubblica, di chi fa pastorizia, della gente comune. Si tratta, ha spiegato, di costruire due barriere nei confronti dei problemi principali: “una verso l’opinione pubblica, ovvero fare informazione e distruggere tutte le informazioni false ‘alla Cappuccetto Rosso’: dal 1700 ad oggi, infatti, non si conta neppure un attacco provato del lupo all’uomo, tranne alcuni rarissimi casi che non fanno certo testo, in Alaska“.
“Il lupo attraversa tutte le notti i paesi nell’Italia centrale, abbiamo 100 lupi nel parco d’Abruzzo, un branco che ha la tana sulla rete dell’aeroporto di Fiumicino, ma nessuno è allarmato perché in realtà non è mai successo nulla. Quindi tutta questa paura è assolutamente infondata”.

L’altra barriera sono i reali danni alla pastorizia. “Il suggerimento alle amministrazioni è quello di fare due conti sull’importanza e sulla realtà del danno nella consapevolezza che la prevenzione è la misura migliore. Certamente è un lavoro in più per il pastore e il compromesso va trovato. Il lupo è una specie con dinamiche di popolazione che lo possono far crescere anche del 30% all’anno, ma si sposta su grandi territori. Al secondo anno d’età il lupo lascia la famiglia e si sposta anche di 1000-1500 km. Questo significa che gestire il lupo e trovare un serio compromesso non lo si può fare a scala di Provincia o di Regione, in questo caso va fatto in un’ottica di arco alpino, sostenendo la possibilità di qualche rimozione chirurgica dove dovesse servire. Al di fuori di quest’ottica, siamo fuori dalla direttiva Habitat”, ha concluso.

Anche a noi, anche alla luce della nostra inchiesta sulla caccia, e sulle opportunità che contiene e che potremmo sfruttare in positivo, ampiamente spiegate qui, pare che l’irrazionalità emotiva che ricopre la questione caccia e grandi predatori possa eludersi solo impegnandosi a conoscere la situazione reale. A proposito, cosa ne pensa Boitani dell’attuale emergenza cinghiali e ungulati? Si può pensare di affrontarla con l’aiuto dei cacciatori, oppure, come sostengono le associazioni ambientaliste, bisogna far fare tutto a Madre Natura?

“I cinghiali sono animali opportunisti, mangiano di tutto e vanno dove trovano cibo. Sulla Cassia, a Roma, che ne è piena, fino in Vaticano, tutti si lamentano e poi trovi le vecchiette che gli danno da mangiare. Così a Genova, e ovunque (vedi gallery). Detto questo, è chiaro che se continua a esserci spazzatura non raccolta in strada, i cinghiali arrivano. In ambiente selvatico si può e si deve intervenire aumentando le quote di caccia. In città vanno tolti con le trappole e poi tenuti a bada nel loro ambiente. In Italia, un paese così densamente abitato, l’unico modo per risolvere il problema è chiaramente la caccia, come già si fa anche nei parchi nazionali: l’anno scorso la Toscana ne ha tolti mille dai suoi, con abbattimenti da parte delle guardie e personale selezionato. Siamo 60milioni di persone: se vogliamo la coesistenza non possiamo riempire l’Italia di predatori…”.

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Combattono l’inquinamento creando tanti posti di lavoro

People For Planet - Ven, 07/06/2018 - 02:08

Sono 150 milioni le tonnellate di plastica presenti oggi nei mari e si stima che questo dato continuerà a crescere in futuro con un ritmo di 8 milioni di tonnellate l’anno. Per questo motivo, negli ultimi anni sono state promosse numerose iniziative con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini verso l’emergenza plastica e di incrementare gli sforzi per la raccolta e il riutilizzo dei rifiuti. Tra queste, c’è anche quella portata avanti da 4Ocean, un’associazione nata a Bali (Indonesia) dall’idea di due surfisti americani che hanno creato un progetto, ormai diventato internazionale, che prevede l’utilizzo costante (sette giorni su sette) di una flotta di imbarcazioni per il recupero di rifiuti plastici nei mari. Quest’iniziativa è inoltre supportata da una campagna di raccolta fondi sostenuta grazie alla produzione e alla vendita di braccialetti ecologici creati con i materiali recuperati: ogni braccialetto equivale al finanziamento per la raccolta di 1 pound (poco meno di mezzo chilogrammo di materiale) di rifiuti. Durante il primo anno di attività (2017), l’associazione è stata in grado di recuperare efficientemente una quantità pari circa a 115 tonnellate di rifiuti e si è posta come obiettivo da raggiungere entro il 2018 quello di superare le 450 tonnellate.

 

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Bari, testata la passerella in mare: così i disabili fanno il bagno da soli

People For Planet - Gio, 07/05/2018 - 11:15

E’ entrato in acqua senza l’aiuto di nessuno, accompagnato da una speciale sedia mobile. Si tratta della Sea Track Tobea, la speciale attrezzatura di accesso al mare del lido comunale di Torre Quetta, a Bari, collaudata il 2 luglio. E’ una delle principali novità dell’estate 2018, che permetterà anche alle persone con disabilità motoria di godersi un bagno nello specchio d’acqua del litorale sud barese.

Su Repubblica.it l’articolo e altre foto

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Le Ricette di Angela Labellarte: fiori fritti in pastella

People For Planet - Gio, 07/05/2018 - 02:56

Ingredienti per 6 persone

Un mazzetto di:
foglie di salvia
fiori di calendula
fiori di sambuco

Per la pastella:
Acqua frizzante 200 ml
Farina di riso 50 gr
Farina di grano tenero 00 100 gr
Sale q.b.

Olio EVO per friggere

Procedimento
Preparare la pastella mischiando le farine, un pizzico di sale e mescolando aggiungendo l’acqua frizzante un po’ per volta. La pastella deve risultare morbida e vellutata.
Scaldare l’olio nella padella per friggere. Intingere i fiori nella pastella e immergeteli nell’olio fino a doratura. Servire su un letto di foglie ben lavate a decorare il piatto.

Ricetta Vegana: sì

Ph: Angela Prati

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Spendi 500 euro all’anno in bombe e armi. Lo sapevi?

People For Planet - Gio, 07/05/2018 - 02:01

Circa 500 euro a testa, questo è quanto spenderà nel 2018 ogni italiano, neonati e ultanovanovantenni compresi per gli armamenti. E’ quanto risulta dal bilancio della spesa militare italiana, 25 miliardi nel 2018, 3 milioni all’ora (1.4% del PIL). Una spesa in crescita costante, confermata dal Governo Gentiloni che rafforza la crescita del Governo Renzi e che continua la dinamica delle precedenti legislature, nonostante la crisi economica (+26% dal 2006 ad oggi).

A cosa servono tutti questi soldi? Anche per il riarmo: nuove navi da guerra, tra cui la portaerei Thaon De Revel, nuovi carri armati ed elicotteri da attacco, nuovi aerei da guerra Typhoon e F-35.

Particolarmente interessanti gli F-35, ampiamente noti per i loro difetti strutturali, il cui costo globale compresi i costi operativi si aggirerà sui 50 (sì, proprio così, cinquanta) miliardi. Gli F-35 secondo il Pentagono, rappresentano “un fondamentale contributo alla missione nucleare americana”.

E, visto che si parla di nucleare, ci sono costi che sosteniamo per lo stoccaggio e la sorveglianza delle testate atomiche (per esempio, 23 milioni per l’aggiornamento della sorveglianza agli hangar nucleari della base bresciana che contiene venti B-61, bombe nucleari all’idrogeno).

Il 60% della spesa complessiva comunque va al costo del personale militare, uno strano personale dove ci sono più comandanti (87.000 ufficiali e sottufficiali) che comandati (83.000 graduati e truppa). Nel personale militare abbiamo ancora anche 200 cappellani militari che costano 15 milioni all’anno.

Al finanziamento delle spese militari contribuisce sostanziosamente con il Ministero della Difesa il Ministero dello Sviluppo Economico che destina gran parte dei suoi sostegni economici alle imprese italiane dell’industria degli armamenti.

Così è ovunque? Non proprio. L’Italia è all’undicesimo posto al mondo per spese militari, spende di più per esempio di Stati “militarizzati” come Turchia e Israele, di più in rapporto al PIL rispetto a Germania, Spagna, Canada, Olanda, Belgio

L’Italia è nel mondo con le sue truppe: è presente in 21 Paesi, con un costo annuo di 1,3 miliardi, con 8.000 militari. Siamo in Iraq da 14 anni,  in Afghanistan da 16.

Sarà interessante vedere cosa farà il nuovo Governo. Un po’ di pressione per la riduzione delle spese militari da parte degli altri media e dell’opinione pubblica non guasterebbe.

Fonti:

www.sipri.org  (Stockholm International Peace Research Institute)

www.milex.org (Osservatorio sulla spesa militare in Italia)

 

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Fao, ulivi di Assisi e Spoleto patrimonio agricolo mondiale

People For Planet - Mer, 07/04/2018 - 09:43

Gli ulivi di Assisi e di Spoleto sono stati accolti nella lista Fao dei Sistemi del Patrimonio Agricolo di rilevanza mondiale (GIAHS), in riconoscimento dell’ingegnosità attraverso cui risorse naturali e necessità umane sono state combinate per creare mezzi di sostentamento ed ecosistemi mutualmente sostenibili.
Lo annuncia l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura

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La mia (straordinaria) casa ecologica

People For Planet - Mer, 07/04/2018 - 09:02

Michele Dotti, educatore, attore, ambientalista, ha da poco terminato i lavori della sua nuova casa ecologica in legno. Gli abbiamo chiesto di raccontarci come è nata l’idea (un giorno in aereo…), quali vantaggi sta scoprendo e quali dotazioni ecotecnologiche ha installato.

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L’Ue detta legge, l’Italia non legge e Wikipedia si oscura

People For Planet - Mer, 07/04/2018 - 05:34

L’iniziativa della direttiva europea che mina la circolazione dell’informazione e che si discuterà domani pare sia stata promossa soprattutto dall’Italia. Che però non legge. Paradosso all’italiana.

Cosa si discute domani nel Parlamento europeo

Wikipedia Italia ha oscurato le proprie pagine per protestare contro la direttiva sul copyright che il Parlamento europeo metterà ai voti domani, 5 luglio 2018, in seduta plenaria.

Fra le novità previste dalla direttiva non piacciono soprattutto l’art. 11, che imporrebbe a qualsiasi piattaforma online (Facebook, Twitter, Google, Wikipedia, eccetera) di pagare per la pubblicazione di articoli e contenuti giornalistici, e l’art. 13, che negherebbe la pubblicazione di ogni contenuto protetto da copyright.

Sempre domani il Parlamento europeo esaminerà le richieste avanzate da Wikimedia, società responsabile dello sviluppo di Wikipedia, fra cui la libertà di panorama, che consentirebbe di fotografare e riprodurre fotografie di edifici, opere e luoghi pubblici senza ledere il diritto d’autore.  L’aria che tira sa di oscurantismo, ma è anche vero che internet e le nuove tecnologie impongono un rinnovo delle norme comunitarie sul diritto d’autore.

Cultura: da condizione per tutti a professione per pochi?

Dal comunicato di Wikipedia si legge:

Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere (…) Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo sui motori di ricerca.

Impossibile no, costoso, sì. E se per piattaforme che si autofinanziano come Wikipedia l’approvazione della direttiva significherebbe la chiusura per mancanza di fondi, per piattaforme come Facebook & Co, che di sponsorizzazioni e advertising si arricchiscono, significherebbe guadagnare meno. Oppure, significherebbe alzare i costi, e così sopravvivrebbero soltanto le grosse testate giornalistiche, con conseguente monopolizzazione dell’informazione, irrigidimento del pensiero unico e sclerotizzazione della cultura.

Vittorio Alfieri amava ripetere che «la cultura non è una professione per pochi: è una condizione per tutti». Oggi l’ideale che lui auspicava è contemporaneamente affermato e rovesciato. Nel bene o nel male, la direttiva dell’Unione europea mette luce su un paradosso con cui era inevitabile fare i conti prima o poi: il sapere di tutti è gestito da alcuni. Di più: la democratizzazione del sapere (che è un bene collettivo) è promossa dall’iniziativa di privati (che per quanto filantropi, rimangono privati) spesso a scapito di altri privati, per i quali il copyright dovrebbe rappresentare una tutela. Pensare a Facebook, Google e Wikipedia come a impersonali entità sospese nel web è pericoloso, oltre che sciocco. Nondimeno, la conoscenza è un bene che riguarda qualunque persona, sia intesa come componente sociale, e sia intesa come individuo.

La conoscenza riguarda tutti. Qualcuno lo dica all’Italia, fanalino di coda con Romania e Grecia

Stando all’ultimo rapporto della Commissione Ue sullo sviluppo digitale Desi, gli italiani non soltanto leggono pochi giornali cartacei, ma si informano poco, pochissimo, anche tramite internet. In tutti e 5 i parametri valutati dalla Commissione (connettività, capitale umano, uso dei servizi di internet, integrazione delle tecnologie digitali, servizi pubblici digitali), l’Italia si posiziona al 25° posto. 28 sono in totale gli Stati membri della Ue. Peggio di noi, soltanto la Romania e la Grecia.

Considerando anche i numeri di vendite dei libri e degli e-book, il riassunto è presto detto. In breve, gli italiani non leggono. C’è da dire però che, in quest’ottica, se il compito primario di un politico è rappresentare i suoi cittadini, il sottosegretario ai Beni Culturali Lucia Bergonzi, con la recente dichiarazione in cui ammette di non leggere un libro da 3 anni, ha iniziato alla grande.

Del resto la lettura è un esercizio per lo più privato o addirittura intimo, e uno studio sociologico serio, per calcolare non solo quanto, ma anche come, dove e con quali strumenti un popolo legge (se legge), dovrebbe valutare anche la presenza di immagini, stimoli e allusioni alla lettura che caratterizzano la società in cui vive. Chiediamoci per esempio: che percentuale hanno i libri nelle riviste di design e di architettura, nelle serie tv e negli spot pubblicitari? Quanti libri vediamo? A quanti stimoli alla lettura veniamo sottoposti? E nel privato, nostro e altrui, fra i 3000 oggetti stimati in ogni casa, quanti sono libri?

È dall’avvento del digitale che gli studiosi si dividono fra chi sostiene la pacifica convivenza tra libro cartaceo e libro digitale e chi invece identifica nell’e-book e nell’informazione on-line l’arma che presto deturperà irrimediabilmente  la “Cultura” – questa altera e bella matrona dotata di “Cul”, da scrivere rigorosamente in maiuscolo. Nel mezzo ci sono moderati, teologi che si chiedono se la Bibbia possa ridursi a un e-book (che non è nemmeno un libro, figuriamoci “Il libro dei libri”), studenti che copiano contenuti digitali per gli esami scritti, giornalisti con un piede sulla carta e uno su WordPress, e placidi indifferenti.

Noi di People for Planet, nella speranza di non dovere cambiare nome in People for a fews, attendiamo gli sviluppi di domani.

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Ludopatia e il Decreto Dignità, una bella notizia

People For Planet - Mar, 07/03/2018 - 11:23

Un risultato di civiltà
Nelle settimane scorse abbiamo pubblicato un’inchiesta sulla situazione della ludopatia in Italia che trovate qui e qui.
Una parte del nostro servizio riguardava proprio il giro d’affari della pubblicità televisiva e on line sul il gioco d’azzardo.
Siamo contenti di vedere che il problema è stato recepito anche dal nuovo governo.

E’ stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri il Decreto Dignità che si occupa anche del contrasto al gioco d’azzardo. In particolare citiamo dalla bozza del decreto attualmente in esame alla Presidenza della Repubblica e che poi andrà convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale:

“Titolo III
Articolo 8

1. Ai fini del rafforzamento della tutela del consumatore e per un più efficace contrasto alla ludopatia, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet. Dal 1° gennaio 2019 il divieto di cui al presente comma si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi del presente articolo, è vietata. Sono escluse dal divieto di cui al presente comma le lotterie nazionali a estrazione differita di cui all’articolo 21, comma 6, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102 e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.”

INCHIESTA LUDOPATIA

A che gioco stiamo giocando

Questo non è un gioco

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Diranno di noi ciò che diciamo dei nazisti

People For Planet - Mar, 07/03/2018 - 09:31

Il mondo non smette di produrre, finanziare, commerciare e utilizzare armi. Soltanto in Italia si spendono 70 milioni di euro ogni giorno. Questo tempo non sarà ricordato solo per il sostegno alle guerre e per le vittime delle armi, ma anche per le devastazioni ambientali e per il razzismo degli Stati che tentano di reprimere le migrazioni. L’Europa ha già sulla coscienza oltre 50.000 migranti sepolti nel Mediterraneo.
Da molti anni Alex Zanotelli non smette di gridare e di “ribellarsi facendo” negli slum africani come a Napoli e nei movimenti sociali. Qui lo fa scagliandosi contro coloro che lasciano ai giovani un mondo malato: “La mia generazione, quella nata dalla II Guerra Mondiale, sarà tra le generazioni più maledette della storia umana, perché nessuna altra ha talmente violentato il Pianeta Terra come l’abbiamo fatto noi…
I nostri nipoti diranno di noi quello che noi oggi diciamo dei nazisti…”

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La barriera corallina del Belize è ufficialmente fuori pericolo

People For Planet - Mar, 07/03/2018 - 08:43

Dopo un decennio, la barriera corallina del Belize è stata tolta dalla lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo. La decisione ufficiale è stata presa il 26 giugno durante il meeting del comitato Unesco, che si è tenuto in Bahrain.
È una vittoria per gli ambientalisti che lottano in sua difesa da anni, per il governo che ha approvato una legge ad hoc, per chi in Belize vive di pesca e turismo e quindi alla salute del territorio lega la propria sussistenza. Ma soprattutto è una vittoria per il Pianeta, che vede finalmente tutelata una delle sue culle di biodiversità più preziose.

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Intelligenza Artificiale: i più bei film con robot della storia del cinema

People For Planet - Mar, 07/03/2018 - 02:45

Ecco una pagina web che fa per voi “Intelligenza Artificiale Film” dedicata ai film sull’Intelligenza Artificiale – iniziata con una prima attenta selezione di film, si sta costantemente arricchendo e allungando per scoprire cosa il cinema ci ha voluto raccontare fino ad oggi, cosa ha anticipato e cosa invece non è ancora accaduto nella realtà.
Al link ecco una selezione di 15 film: dal lontano film muto del 1927 “Metropolis”, capolavoro dal quale è poi derivata tutta la cinematografia di fantascienza moderna, al più recente “Ex Machina” che ha vinto nel 2016 il premio per i migliori effetti speciali e vanta anche a candidatura per la miglior sceneggiatura.
Tutti i film sono completi di contestualizzazione storica, trama e un approfondimento sull’Intelligenza Artificiale che si trova all’interno dello stesso film

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Elio e Le Storie Tese lanciano la Canzone Circolare

People For Planet - Mar, 07/03/2018 - 02:36

Con l’economia circolare niente si spreca e tutto torna in circolo. Persino un gruppo musicale famoso, che ha appena deciso di abbandonare le scene, può diventare compostabile e creare una canzone infinita. E’ quello che è accaduto oggi alla storica band di Elio e Le Storie Tese che hanno presentato insieme a Legambiente la Canzone Circolare, il primo brano senza fine nella storia della musica italiana, per spiegare in musica che cos’è l’economia circolare e dire basta al modello lineare, che spreca le risorse e distrugge il pianeta.

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Il ministro dell’Ambiente Costa: «Vietare bottiglie di plastica negli edifici pubblici»

People For Planet - Mar, 07/03/2018 - 02:30

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa lo ha proposto nell’ambito del dibattito sulla revisione della direttiva acque potabili al Consiglio ambiente Ue di Lussemburgo, responsabile della politica ambientale dell’Unione Europea, che comprende la protezione dell’ambiente, l’uso prudente delle risorse e la protezione della salute umana.

La proposta, di estrema attualità, si sposa perfettamente con le nuove politiche UE per ridurre, limitare, disincentivare l’uso e la produzione delle plastiche monouso. Recentemente lunedì 28 maggio 2018 abbiamo assistito a uno dei primi (ci auguriamo di una lunga serie) successi: è stata varata la proposta di direttiva che ha messo al bando la commercializzazione di 10 oggetti monouso in plastica.

“Dobbiamo liberarci del monouso e dell’usa e getta e credo che le istituzioni siano le prime a dover dare il buon esempio” spiega Costa nel suo dibattito dove il ministro ha riportato l’attenzione anche sul tema “acqua potabile” sottolineando che è “Essenziale che l’Ue garantisca il diritto all’acqua potabile e l’accesso all’acqua a tutti”. Partendo dal presupposto che l’acqua sia un bene comune e in quanto tale non oggetto di mercificazione, secondo il ministro, la fornitura e la gestione delle risorse idriche non devono essere soggette alle logiche del mercato unico e i servizi idrici devono essere esclusi da qualsiasi liberalizzazione. La bozza della proposta presentata alla Commissione UE lo scorso febbraio ha l’obiettivo di rendere l’acqua dal rubinetto più sicura e accessibile, informare e sensibilizzare i cittadini in modo da renderli più consapevoli e attenti a risparmiare su bollette e bottiglie di plastica, inoltre prevede modifiche delle regole per i materiali da costruzione a contatto con l’acqua potabile che la Commissione suggerisce di modificare per motivi di mercato interno.

(Video intervista Costa)

Migliorando la qualità dell’acqua del rubinetto si potrebbe incentivarne l’uso riducendo conseguentemente i consumi dell’acqua in bottiglia e i rifiuti in plastica che ne derivano. Questa combinazione però non è per nulla scontata, purtroppo i dati sono tutt’altro che positivi: secondo l’Istituto Superiore della Sanità il 99% degli italiani ha accesso all’acqua potabile, eppure siamo il terzo Paese al mondo nel consumo di acque minerali.

 

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C’era una volta la Rivoluzione

People For Planet - Lun, 07/02/2018 - 11:19

La testimonianza di due protagonisti di una stagione irripetibile. Un racconto sincero, autocritico, ironico.

Jacopo Fo è stato tra i fondatori della rivista satirica “Il Male” e di “Cacao”.
Cura un blog per ilfattoquotidiano.it e fa teatro. Dal 1981 gestisce la Libera Università di Alcatraz, sulle colline sopra Perugia, dove si insegna arte, yoga demenziale, public speaking e difesa della pace e dell’ambiente.

Sergio Parini ha fatto l’organizzatore di concerti e il rocchettaro. È stato caporedattore centrale di “Donna Moderna” e ha lavorato per “Epoca”, “Linus”, “Lotta continua”, “il manifesto”, “Panorama”, Radio Popolare. Ha un bambino, Giorgio, per il quale ha scritto Le fatiche di Ercole (Gallucci).

Qui un estratto del libro che comincia così:
Noi vecchi reduci di tutte le battaglie ogni tanto ci troviamo intorno al fuoco e ci raccontiamo di quelle notti e quei giorni in cui tentammo di fare la rivoluzione in Italia. Abbiamo raccolto queste storie. Gli episodi e i personaggi qui descritti e raccontati sono puramente frutto di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale. Si dice così di solito no? Ad esempio, quei due che ogni tanto compaiono nelle pagine seguenti e che si chiamano Jacopo e Sergio (a volte parla in prima persona uno, a volte l’altro, oppure tutti e due insieme, a seconda di chi ha vissuto o si è ricordato, pardon, si è inventato quel singolo fatto) è solo un caso se hanno il nostro stesso nome. Noi non c’entriamo niente, siamo falsi e bugiardi come tutti i sessantottini. Ma sì, i sessantottini, o per meglio dire quelli del Movimento, cioè quelli brutti-sporchi-cattivi che hanno messo a ferro e fuoco l’Italia per un decennio dal ’68 al ’78, i truci protagonisti degli anni di piombo (il periodo precedente i mitici anni di merda, gli Ottanta).
Quelli del Movimento per fortuna non ci sono più, o se ci sono adesso sono pentitissimi del loro passato. Quanto eravamo cattivi! Ma cattivi proprio, eh! Senza nessun’altra qualità, come oggi quasi tutti ci ricordano continuamente. Se vi interessa la verità, non leggete le prossime pagine. Quella sta sui volumi di storia scritti dai vincitori. Noi vi raccontiamo un’altra verità, quella di chi ha fatto il Sessantotto e anche il Sessantanove (e il Settanta, il Settantuno, il Settantadue…).

Clicca qui per continua a leggerne un estratto e acquistare il libro direttamente online

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Le piante assorbono metalli pesanti (però poi magari te li fumi)

People For Planet - Lun, 07/02/2018 - 03:13

Una recente indagine ha messo in luce, grazie alla genetica, il meccanismo usato dalle piante per pulire il suolo dagli inquinanti, grazie all’interazione tra radici, funghi e batteri.

In sostanza il salice, noto purificatore del terreno, fornisce zuccheri ai funghi che vivono intorno alle sue radici. I funghi, in cambio, forniscono nutrienti ai batteri, che sono così in grado di abbattere gli idrocarburi. Lo ha mostrato uno studio di genetica, che ha osservato queste complesse interazioni in alcune specie arboree da un punto di vista finora inesplorato. La ricerca è firmata da due università canadesi ed è stata pubblicata da Microbiome.

E’ noto da tempo che le piante, specie quelle a crescita veloce, come i salici, riescono non solo a sopravvivere in terreni inquinati da derivati del petrolio e metalli pesanti, ma riescono addirittura a eliminare queste sostanze tossiche. Il processo è noto come phitoremediation, e finora era stato genericamente attribuito a un metabolismo secondario delle piante, cioè alla produzione di composti specializzati a questo scopo. Adesso questi nuovi studi hanno mostrato che il meccanismo, particolarmente complesso, coinvolge un’intricata interazione e simbiosi tra elementi microbici.

Sabrina Saponaro, docente di Ingegneria Civile e Ambientale al Politecnico di Milano, esperta di bonifica dei terreni inquinati, ci spiega però che questa possibilità è ancora in fase sperimentale, e alcuni tentativi si stanno portando avanti anche in Italia, ad esempio in Toscana. “E’ però un ambito lento da esplorare, perché le piante assorbono inquinanti mentre crescono e dunque molto lentamente. Sapremo di più nei prossimi decenni, diciamo che, in generale, questa lentezza resta comunque un limite, assieme alla considerazione che le piante possono trovare applicazioni di questo tipo solo in terreno non troppo inquinati, con concentrazioni vicine ai limiti ammessi: altrimenti ne soffrono troppo e non sopravvivono”. Inoltre, non tutte le piante sono adatte a tutti i climi o a tutti i tipi di suolo, mentre la loro efficacia – proprio per il meccanismo appena studiato dalla genetica – arriva fin dove arrivano le radici, quindi intono al metro, metro e mezzo, di profondità.

Girasoli, tabacco, brassica, salice, alfa alfa (l’erba medica), pioppi. Queste le specie più conosciute e usate fino a oggi. Ma anche canapa e vetiver, che assorbono i metalli pesanti, la senape indiana, che assorbe piombo, cesio, cadmio, nichel, zinco e selenio, mentre il girasole elimina nichel e cromo. Ma concentriamoci su tabacco e canapa. Questo significa che i metalli assorbiti finiscono nelle foglie? “Sì, che non dovrebbe essere il principale incentivo per smettere di fumare ma sicuramente è un incentivo in più. Anche se bisogna dire che queste piccole piante assorbono una concentrazione bassa di inquinanti: purificano poco il suolo, e trattengono quindi piccole concentrazioni di inquinanti”, mi spiega Saponaro.

“In questo senso è bene chiarire che neppure le piante grandi ‘cancellano’ ciò che hanno assorbito”, e se dunque io ardo la legna di una pianta usata per bonificare un terreno, reimmetto in atmosfera quanto avevo sottratto dal suolo. La phytoremediation più valida, al momento, è quella che semplicemente cambia forme agli inquinanti che trova, li rende più stabili nel terreno impedendo che scolino nelle falde acquifere in caso di piogge abbondanti, per esempio. Fino ad oggi, a rispondere meglio a questi trattamenti sono stati gli inquinanti organici, come i derivati del petrolio: quelli sì in grado di sparire e trasformarsi – grazie alle piante – in sola acqua e anidride carbonica.

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