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Chernobyl, la migliore serie di sempre che non piace alla Russia

People For Planet - Mar, 06/11/2019 - 15:39

Del disastro Chernobyl, il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare, la produzione HBO (USA) ha dedicato una miniserie di 5 episodi, già acclamata della stampa internazionale, che ha già speso ottime parole. La prima puntata è stata trasmessa in Italia il 10 giugno da Sky Atlantic con un indice di apprezzamento da parte del pubblico altissimo, con 550.00 spettatori, è la miglior serie di sempre di Sky. La storia è ambientata nei giorni immediatamente successivi al disastro e vede in scena tre persone, le quali, per motivi e con ruoli differenti, si sono trovate a dover fronteggiare l’incidente.

“Sono curioso di scoprire con quanta obiettività è stata realizzata. Ho paura che diventi uno strumento anti-russo. Che vogliano colpire Breznev per fottere Putin” aveva detto qualche giorno fa Carlo Rossella, nel 1986 inviato per Panorama (“facevo su e giù con Mosca”), oggi Presidente della casa di produzione cinematografica Medusa. E in effetti la risposta della Russia di Putin alla serie televisiva non si è fatta attendere. È polemica sul ritratto che il regista svedese Johan Renck dà dell’Unione Sovietica. Il governo sarebbe così seccato dal fatto che l’URSS appaia, a suo dire, inefficiente, arretrata tecnologicamente e anti democratica, da avere fatto in modo che nessuno in Russia abbia acquistato i diritti per trasmettere la serie. In compenso, l’emittente filogovernativa ha fatto sapere di stare per produrre una serie televisiva di risposta, con tanto di ingentilimento del regime di Gorbaciov e sabotaggio degli americani, occulti artefici del disatro di Chernobyl. 

In tutto ciò, Chernobyl è una serie con ascolti e apprezzamenti stellari, perché semplicemente è un piccolo capolavoro. Regia magistrale, ricostruzioni spettacolari, resa accuratissima dell’estetica Sovietica degli anni ’80, sia negli interni che negli esterni, riproduzione fedele dell’atmosfera politica, e del clima sociale e addirittura psicologico dell’Unione Sovietica, sceneggiatura poetica che non toglie un grammo di drammaticità all’accaduto e un “take-home message” su tutti: il mix di nazionalismo e incompetenza propri di tutti i regimi, sia di sinistra che di destra, rappresentato nel disastro di Chernobyl, deve servire come monito a imperitura memoria di cosa succede quando si spegne il cervello: i disastri epocali.

Quel famoso 26 aprile 1986 è cosa nota. Durante un test di sicurezza fallito, una serie di eventi dettati da incompetenza umana, errori strutturali e incapacità di fermare l’effetto domino, determinarono un’esplosione all’interno del reattore nucleare N°4, cui seguì la fuoriuscita di una nube radioattiva. Le morti accertate furono solo 66, più discusse furono invece le stime delle morti dovute alle malattie causate dalla nube, poche migliaia per l’ONU, fino a 6 milioni per Greenpeace. Parte dell’inquinamento radioattivo giunse anche in Italia (dove si decise in via referendiaria di chiudere le centrali nucleari) e le contaminazioni in Europa furono migliaia.  Passati 33 anni dal disastro, oggi Cernobyl è una città deserta.

In passato ci fu un altro rifacimento artistico del disastro nucleare a opera di Francisco Sanchez e Natacha Bustos, che fecero un graphic novel, Černobyl. La Zona, nel 2011 segnalato come miglior fumetto all’Imaginamálaga Festival e nel 2012 vincitore del Prix Tournesol. Lì i protagonisti erano i componenti di una delle tante famiglie fatte evacuare alle quali fu detto che la misura era “cautelare” e “provvisoria”. L’evacuazione di Chernobyl, Prypjat e dei villaggi limitrofi coinvolse circa centomila persone, alla popolazione venne detto che era necessario portare solo poche cose appresso e qualche genere alimentare fino al rientro. Nessuno, in realtà, tornò mai più a Prypjat, né a Chernobyl, né nei villaggi della zona per un raggio di circa 30 km intorno alla centrale. In compenso, dopo 30 anni di totale abbandono, la natura si sta prendendo gli spazi vuoti lasciati dall’uomo. Le strade di Prypjat sono così ingombre di alberi che è difficile anche solo camminare sull’asfalto, e i palazzi a malapena non si distinguono dal fogliame. A riprova che la bellezza è dura da estirpare.

Travel dating all’italiana: come viaggiare e risparmiare condividendo l’esperienza

People For Planet - Mar, 06/11/2019 - 15:30

Di travel dating si è iniziato a parlare qualche anno fa, riprendendo una moda nata negli Stati Uniti fra gli habitué dei siti di incontro: misstravel.com, lanciato nel 2010, è stato uno dei pionieri in questo settore offrendo un sistema semplice e veloce per andare in vacanza (anche gratis) accompagnati a sconosciuti. Oggi è uno dei portali online più frequentati nel suo genere, con oltre 200mila viaggi gestiti e oltre 680mila viaggiatori che hanno utilizzato la piattaforma. Si crea il proprio profilo, si caricano le proprie foto e in pochi minuti si è dentro una delle più grandi community del travel dating del pianeta, con la possibilità di fare amicizia con milioni di altri single (uomini e donne) e organizzare con il soggetto prescelto il proprio viaggio.

Ecco i siti più frequentati nel mondo 
Di siti simili, come si può facilmente intuire, ce ne sono parecchi e fra questi uno dei più noti è MillionaireMatch, che al suo attivo ha qualcosa come 3,7 milioni di membri registrati e il vanto di “offrire” come possibili compagni di viaggio veri milionari, fra medici, manager, avvocati, atleti professionisti, top model e celebrità varie. Altre piattaforme, nella maggior parte dei casi ad accesso completamente gratuito, accomunate dal fatto di operare da piazza virtuale per riunire persone amanti dei viaggi e in cerca di compagnia sono YourTravelMates.com e Girlstravelling.com, Travelfriendsdate.com e Travelhostdate.com (che permette di scegliere una destinazione sulla mappa interattiva e in funzione della località scelta si è consigliati circa la presenza di altri membri della community da poter incontrare). Meetattheairport.com, invece, è un sito di incontri unico nel suo genere, perché mette in connessione persone attraverso gli aeroporti, sfruttando cioè la possibilità di fissare gli appuntamenti in città diverse dalla propria, in tutto il mondo.

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Leonardo DiCaprio ce l’ha fatta: ha salvato una foresta in Guatemala

People For Planet - Mar, 06/11/2019 - 11:03

Un attore dal cuore grande e verde. Leonardo DiCaprio da tempo impegnato nella salvaguardia del nostro Pianeta è riuscito in una “piccola” grande impresa, salvare una foresta in Guatemala.

A riferirlo la Rainforest Alliance che ha fatto sapere che per la prima volta dopo 20 anni la giungla guatemalteca sta crescendo.

Una notizia davvero importante se si pensa che negli ultimi anni si stanno perdendo giorno dopo giorno ettari di verde senza che nessuno alzi un dito, con enorme impatto sull’ambiente e l’uomo.

Su Instagram  la Rainforest Alliance ha comunicato così questo importante traguardo: “Questo risultato fondamentale è parte di una storia ancora più impressionante: nel mezzo della foresta, in condizioni estremamente difficili. Le comunità hanno creato fiorenti aziende forestali che creano posti di lavoro, combattono la povertà e consentono agli abitanti di proteggere e ripristinare le foreste”.

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Copertina: foto di David Mark da Pixabay

La geografia è la materia più sottovalutata a scuola

People For Planet - Mar, 06/11/2019 - 08:00

In occasione di uno dei Fridays for Future di febbraio, i docenti del Regno Unito si sono uniti agli studenti in sciopero per chiedere una riforma che dia più peso al tema del cambiamento climatico nei programmi scolastici. Mentre le linee guida del governo britannico affermano che gli studenti devono ricevere dallo studio delle scienze a scuola la nozione dell’“evidenza e dell’incertezza del contributo dell’uomo al cambiamento climatico”, queste affermazioni generiche si traducono nei fatti in qualche accenno veloce, stretto tra le scadenze dell’anno scolastico. Troppo poco per le generazioni di ragazzi che crescono nella consapevolezza dell’emergenza ambientale e dell’impatto che avrà sulla loro vita futura.

La geografia in quanto studio dei luoghi fisici e della relazione delle popolazioni con l’ambiente in cui abitano, potrebbe dare una grossa mano per sensibilizzare sulla minaccia del cambiamento climatico. Lo sottolinea Steve Brace, responsabile del settore Educazione della Royal Geographical Societyche ha scritto: “Combinando lo studio del mondo fisico e di quello umano, la geografia fornisce un contesto unico per studiare come il clima sta cambiando e come dobbiamo adattarci per mitigare i suoi effetti”.

Eppure in materia dilaga l’ignoranza a livello globale, se è vero che, come emerso da un’indagine delNational Geographic, ai tempi della seconda guerra del Golfo, il 63% degli americani tra i 18 e i 24 anni non sapeva collocare l’Iraq su un planisfero e il 50% nemmeno lo Stato di New York. Il 30% sovrastimava il peso demografico globale degli Stati Uniti e il 74% la diffusione della lingua inglese. John Fahey, Ceo di National Geographicha commentato i risultati: “Eppure la conoscenza geografica è ciò che ci permette di legare persone, luoghi ed eventi. È così che diamo senso al mondo”. 

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Vettel pensi più al suo errore che alla giuria

People For Planet - Mar, 06/11/2019 - 07:26

Ci hanno rubato la partita. Il senso è quello, calcistico. E’ il significato profondo della reazione di Sebastian Vettel al termine del Gran Premio di Montreal. Fino all’inversione dei cartelloni del primo e del secondo posto, un gesto plateale ovviamente figlio della rabbia.

Il pilota della Ferrari si è visto negare la prima vittoria stagionale da una squalifica di 5 secondi per aver ostacolato Lewis Hamilton. Se n’è discusso tanto, se ne discuterà ancora. In Formula Uno se ne discute da sempre. Uno sport il cui titolo mondiale è stato più di una volta assegnato da incidenti che definire involontari suona davvero come una barzelletta.

Basterebbe pensare alle scorrettezze che si scambiarono reciprocamente Prost e Senna, o anche al tentativo di Michael Schumacher di sbattere fuori pista Jacques Villeneuve che invece venne fuori vincitore da quel tentativo ai limiti del regolamento (e siamo buoni definendolo al limite) e conquistò il Mondiale.

Qualcuno ha ricordato lo storico duello di Digione tra Arnoux e Villeneuve (Gilles). In confronto a quel che storicamente abbiamo visto sui circuiti, l’episodio è effettivamente un’inezia. Vettel va leggermente fuori strada, rientra e nel farlo ostacola Hamilton che stava sopraggiungendo e che lo avrebbe certamente superato.

Compresa la rabbia del pilota tedesco, va però anche lasciato spazio a un altro tipo di ragionamento. C’è il tempo della rabbia e della contestazione, e sia. Ma dev’esserci, per Vettel e la Ferrari, anche il tempo della riflessione. In Canada, Vettel ha conquistato la pole position e ha condotto in testa tutta la gara riuscendo a tenere testa all’aggressività del britannico campione del mondo. Settanta giri davanti a tutti, con quella defaillance al giro numero 48.

Possiamo anche essere dalla parte di Vettel, probabilmente la decisione della giuria è eccessiva. Ma senza quell’errore, Vettel avrebbe vinto. Il tedesco non ha perso soltanto perché la giuria lo ha squalificato. Ha perso anche perché un suo errore ha messo Hamilton nelle condizioni di sorpassarlo. Se poi la sua manovra possa essere considerata regolare o meno, non lo sapremo mai.

L’importante è che la reazione calcistica duri lo spazio di un’oretta, del post-gara. Poi si ritorna a essere concentrati su sé stessi e a comprendere perché non si è riusciti a condurre in porto un week-end che sarebbe potuto essere trionfale. Siamo certi che Vettel e la Ferrari – al di là del ricorso presentato – lo stiano già facendo. Soltanto così la scuderia di Maranello può pensare che sia ancora possibile riaprire il Mondiale e può guardare con ottimismo alle tante gare (quattordici) ancora in programma.

Fvg pride, commovente elisa: «vengo da una famiglia che molti non hanno accettato»

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 21:30

«Grazie di tutti per essere qui, prima di tutto vorrei ringraziare la sindaca di Muggia per aver ospitato me ed il Pride qui. Il mio pensiero è un po’ lungo ma penso sia giusto così. Non volevo esprimere delle parole superficiali ed il risultato è il seguente che vi leggerò con il cuore». Sono le prime parole dette ieri sera, sabato 8 giugno 2019, da Elisa, la madrina di Fvg Pride sul palco di Muggia.

«Io vengo – continua la cantante – da una famiglia che molti non hanno accettato. Mia mamma a metà degli anni ’60 a Monfalcone si è innamorata di un uomo di 12 anni più grande di lei. sposato e con due figli. Mio padre non ha mai abitato con noi. I miei genitori sono rimasti assieme per 25 anni. So cosa significa essere invisibili e giudicati e discriminati. Uno dei miei più cari amici di mia madre durante la mia infanzia era un parrucchiere gay e spesso quando ero piccola uscivamo tutti assieme si travestiva ed era una bellissima ed elegante donna. Lui è stato vicino a mia madre nei momenti più difficili, senza giudicarla mai ,con una lealtà e delicatezza che poche altre volte ho visto. Siamo ancora molto legati».

«L’amore è amore, – ancora Elisa –  e non ci sarebbe neanche bisogno di un arcobaleno, di una musica o di un corteo che poi sorride e non si sa se ne esiste uno più bello. Non ci sarebbe bisogno di dire che amore e amore. Invece ancora oggi non siamo tutti uguali. Questi sono tempi in cui spesso l’umanità delle persone viene a mancare. Allora tocca sfilare, sorridere, amare, ballare, abbracciarci più forte. Tocca far vedere da che parte si sta, fino a quando non saremo tutti uniti davanti a questa vita, in cui veniamo e ce ne andiamo tutti nello stesso modo. Rispettosi ed anzi pieni di gratitudine semmai dovremmo essere davanti ai sentimenti.

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Amazon svela il nuovo drone ibrido per le consegne

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 18:45

Sono anni che Amazon sogna di poter sostituire i corrieri con i droni (un po’ come sembra voler fare con tutti i suoi dipendenti umani).

In tutto questo tempo s’è scontrata con difficoltà burocratichee normative, per non parlare di quelle tecniche e logistiche, fino a riuscire ad eseguire la prima consegna con un drone alla fine del 2016.

Da allora, anche se il servizionon ha mai debuttato, sono stati fatti ulteriori passi in avanti soprattutto per quanto riguarda la realizzazione di droni che siano sicuri, autonomi ed efficienti.

Il colosso dell’e-commerce è così arrivato a poter svelare l’ultimissima versione del drone Prime Air, un velivolo ibrido in grado di decollare in verticale come un elicottero per poi volare con un aereo.

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EcoFuturo Tv: sesta puntata

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 15:43

In questo episodio Licia Colò ci invita a riflettere sulle energie rinnovabili; scopriamo insieme ad Angelo Baronchelli i vantaggi del Biogas; il professor Valerio Rossi Albertini spiega con un esperimento le bioplastiche; un servizio sui fontanelli d’acqua, una strategia fondamentale per azzerare le bottiglie di plastica, con la tecnologia Sidea, e anche il mago Walter Klinkon con un prestigio e una riflessione su questo tema; Jacopo Fo ci parla, illustrandolo con la sua penna, di geotermia; un servizio sul teleriscaldamento con l’esperienza straordinaria di Legno Energia; Lucia Cuffaro ci spiega come autoprodurre un dentifricio naturale; Michele Dotti ci invita a riflettere sul consumismo con un curioso “elogio del vuoto”; Sergio Ferraris con una riflessione sui prosumer e Fabio Roggiolani analizza i vantaggi delle ecotecnologie presentate in questa puntata.

Quando è estinta una specie?

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 15:30

Animali e piante estinte localmente, funzionalmente, nel loro ambiente naturale: una guida per capire meglio alcuni termini e concetti usati dagli esperti quando parlano di estinzione

L’estinzione è un fenomeno naturale: dopotutto, oltre il 90% degli organismi che hanno abitato la Terra oggi non è più in vita. Ma noi abbiamo peggiorato le cose, accelerando l’estinzione naturale con il nostro ruolo nella perdita di habitat, nei cambiamenti climatici, nella diffusione di specie invasive e di patologie, ma anche con la pesca eccessiva e la caccia. “Stiamo perdendo interi gruppi di specie che hanno ruoli ecologici ben precisi da svolgere”, dice Stuart Pimm, professore di conservazione alla Duke University. I predatori apicali come le lontre marine e gli squali, ad esempio, sono in calo, il che mette a repentaglio tutti i loro ecosistemi.

Decine di specie si estinguono ogni giorno e secondo gli scienziati più di 20.000 specie tra piante e animali sono sul punto di sparire per sempre. Un quarto dei mammiferi noti è a rischio di estinzione.

L’ente principale che monitora il declino delle specie è l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, IUCN. Si occupa di valutare lo stato delle specie in natura e, combinando dati da diverse fonti, di attribuire loro un livello di vulnerabilità nella Lista Rossa delle Specie Minacciate. Di seguito, alcuni termini e concetti dei quali si servono i biologi quando parlano di estinzione.

In pericolo critico – Questi animali hanno un’alta probabilità di estinguersi. Si tratta di specie che includono il rinoceronte di Sumatra e l’orango di Sumatra, perché stiamo distruggendo il loro habitat con la deforestazione e la conversione in terreni agricoli.

Estinta in ambiente selvatico – Queste specie non vivono più nel loro areale nativo e sopravvivono solamente in cattività, ad esempio negli zoo o nei centri che si occupano di farle riprodurre. Nel 1987 i 27 condor della California superstiti sono stati trasferiti in cattività, rendendoli estinti in ambiente selvatico. Il rallo di Guam, un piccolo uccello non volatore, è stato condotto sull’orlo dell’estinzione dal serpente bruno arboricolo, importato accidentalmente sull’isola dalle forze armate americane. I ralli oggi sopravvivono solo in cattività, ad esempio al National Aviary di Pittsburgh.

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«L’autorevolezza di un governo si basa su competenze ed esperienza politica»

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 15:00

Non sto lanciando una notizia, né, tantomeno, una provocazione. Il mio è un invito. Di Maio, nel momento peggiore del suo partito, dimostri di conoscere quantomeno la metodologia del problem solving.
Da quando ho abbandonato le banche, mi occupo di consulenza aziendale e posso assicurarvi che un capo deve avere consapevolezza dei problemi, la sua stessa vita è caratterizzata dalla costante soluzione di questi.

Bene, i pentastellati sono pieni zeppi di problemi e o fanno finta di non vederli o, ancora peggio, davvero non se ne rendono conto.

Il partito del cambiamento ha perso sei milioni di voti, solo meno della metà di chi aveva votato nel 2018 i pentastellati ha confermato il proprio consenso, un voto su quattro di quegli elettori è andato a Salvini.
Tutto questo perché il leghista ha giurato su Maria? Non cadiamo nel ridicolo.
Di Maio dice di essere stato penalizzato dall’astensionismo. Per favore.
È così difficile rendersene conto? E’ cosi difficile capire perché i comunisti sono diventati fascisti? Si, perché tra i milioni di persone che hanno votato Lega c’è sicuramente chi in passato ha votato PCI, PD, PSI.

I comunisti sono diventati fascisti perché hanno capito il vero punto di forza (in questo caso punto debole) del movimento: una grande abilità nel dichiarare i problemi, non seguita da quella di risolvere gli stessi.
I problemi si risolvono con competenza ed esperienza. Il Movimento 5 Stelle non è scolarizzato, è inesperto, non ha la struttura per mantenere ciò che promette, la tempra e la personalità per opporsi ai coinquilini di legislatura.

Tra i sei milioni di elettori persi ci sono i truffati dalle banche, ci sono quelli che credevano finalmente di vedere facce pulite negli organi di controllo, c’è chi ci aveva sperato.
Queste erano le premesse e le promesse. Ma i risultati sono deludenti.

I proclami del contratto di governo sono scomparsi dai radar mediatici.

Tema malafinanza: l’unico strumento utilizzato per calmierare la delusione dei cittadini in merito è stata la dilazione.
La tutela dei risparmiatori è stata rafforzata? Chiedetelo ai rappresentati delle associazioni dei truffati dalle banche fallite, hanno ricevuto tanti inviti a sedersi ai tavoli e hanno ricevuto tante e grosse rassicurazioni.
Riforma delle banche di credito cooperativo, cosa è cambiato? Nulla.
Per quanto riguarda una maggiore responsabilizzazione del management bancario e delle autorità di controllo? Niente, anzi a Natale le banche hanno ricevuto due regali: deroga del rispetto dei principi contabili internazionali Ifrs 9 e sterilizzazione dell’effetto spread, che (in pratica) legittimano il falso in bilancio.

Nulla di fatto anche per i parametri dei protocolli di rating di Basilea, così come non è mai nata la Banca per gli investimenti e lo sviluppo economico delle imprese italiane, che tra l’altro avrebbe dovuto essere cardine per la lotta al sacco bancario. Nessuno inasprimento delle pene per i fallimenti dolosi, nessuna revisione della normativa antiriciclaggio e ai processi interni della banche che occultano ingenti patrimoni derivanti dall’evasione fiscale del clero, dei commercianti cinesi e degli speculatori immobiliari.
Tutti questi punti non sono stati trattati a caso. Non sono stati trattati da loro, quelli che li avevano inseriti nel programma finanziario.

Non hanno rispettato le premesse e le promesse. Non hanno rispettato gli italiani.

Lo si era capito da subito, quando quanto ritenuto d’importanza vitale in tema di economia e di banche fu destinato nelle mani del Professor Savona. Rappresentante di tutto ciò che volevano combattere.
Chiudiamo il cerchio. Vadano a lezione, mascherino l’inesperienza con la competenza.

Se posso, caro Di Maio, le indico un percorso a tappe tipico del problem solving:
– Identificare e capire i problemi (non è difficile, alcuni li abbiamo già e lencati);
– Analizzare i problemi;
– Generare soluzioni (molte!), meglio fare che non fare nulla!
– Valutare la alternative con una analisi costi-benefici (i pro e i contro);
– Scegliere la soluzione migliore, quella che fa la differenza;
– FARE, FARE, FARE ;
– ascoltare i feedback per capire se “quella” era la soluzione migliore

P.s. ho visto fior d’aziende chiudere i battenti per non aver affrontato, seppur consapevoli dell’esistenza, i problemi perché avrebbero dovuto lavorare sulle proprie competenze. Non fate lo stesso errore.

Fonte immagine: Cisiamo.info

Disturbi del sonno, un rimedio naturale

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 13:00

Svegliarsi più stanchi di quando ci si è coricati. Avere l’impressione di non aver dormito affatto. Iniziare la giornata scarichi, tutt’altro che pronti per affrontare gli impegni quotidiani. Sarà capitato a tutti almeno una volta nella vita. E c’è a chi succede continuamente. Una sensazione logorante. La causa? Potrebbe essere un’alterazione del ritmo circadiano, il naturale ciclo sonno-veglia che regola l’organismo nell’arco delle 24 ore, legato all’alternanza luce-buio, ovvero giorno-notte.

Lo studio effettuato da tre ricercatori, Hall, Rosbash e Young, che gli è valso il Nobel per la Medicina, ne ha svelato il meccanismo e ha dimostrato che la circadianità è soggetta sia a fattori esterni, come appunto luce-buio, sia al bagaglio genetico proprio degli esseri umani. In pratica, siamo tutti “geneticamente programmati” su un certo ciclo. Sono tre le tipologie di persone individuate dagli scienziati: i cosiddetti “normali”, che rappresentano circa il 60% degli esseri umani, sincronizzati sull’alternanza naturale luce-buio che va circa dalle 23 alle 7 del mattino, i “gufi”, ovvero coloro che hanno un orologio interno spostato leggermente in avanti rispetto allo standard, e rappresentano circa il 30% della popolazione, e le “allodole” che, al contrario, hanno un ritmo anticipato, e si attestano sul 10% circa della popolazione.

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L’epidemia di Ebola in Congo: oltre 2000 casi, tra sfiducia e violenze

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 12:30

La popolazione di un territorio da tempo teatro di conflitti diffida del personale sanitario, che è spesso sotto attacco e non riesce a operare in sicurezza.

Gli sforzi messi in campo per contenere la nuova epidemia di Ebola che da luglio 2018 interessa la Repubblica Democratica del Congo non stanno andando nella direzione sperata. Al 3 giugno 2019 erano 2.020 i casi accertati, 1.354 i decessi: numeri che segnano una rapida avanzata del virus, dato che la soglia dei 1.000 contagi era stata raggiunta poco più di due mesi fa, il 24 marzo.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si è detto “profondamente preoccupato” e ha attribuito il fallimento dei tentativi di gestione dell’emergenza alla sfiducia della popolazione nei confronti degli operatori sanitari, che faticano a entrare in sintonia con le comunità locali e sono spesso vittime di episodi di violenza.

DIFFIDENZA. Il fattore culturale era stato determinante durante la precedente epidemia di Ebola in Africa orientale, ma questa volta, in questo territorio ferito dalla guerra, la situazione è ancora più complessa. La provincia di North , dove si trova un focolaio del virus, è teatro di conflitti da decenni e il divieto di voto imposto dall’ex Presidente nell’ultimo anno, per impedire che un milione di persone convergessero nei seggi, ufficialmente per contenere i casi di contagio, è stato visto come una manovra politica.

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Onda Pride 2019: i gay sfilano e i cattolici pregano

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 12:03

ROMA PRIDE, ORGANIZZATORI: “SIAMO 700MILA”. FAMIGLIE ARCOBALENO: “PER NOI GENITORI CHIEDIAMO DOVERI, NON DIRITTI”

Settecentomila. Per gli organizzatori sono questi i partecipanti del Roma Pride, che oggi (8 giugno ndr) ha inondato le strade della Capitale. Quello di oggi è stato “il 25° Pride in Italia dal primo pride lanciato da Arcigay nel 1994 ed il 50° Pride dal primo di New York del 1968. In Italia quest’anno ci saranno oltre 40 Pride, ha detto Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center e portavoce Lazio Pride, che ricorda come “ogni anno oltre 20mila persone che chiamano il servizio di Gay Help Line sono vittime di omofobia“. Presente al corteo anche il presidente delle Famiglie arcobaleno Gianfranco Goretti, che ha detto: “Noi non chiediamo diritti ma doveri. I nostri bambini non hanno riconoscimento, noi invece vogliamo essere inchiodati alle nostre responsabilità genitoriali”. Poi ha sottolineato la “volontà di cancellarci di questo governo“, dove “l’attacco alle famiglie arcobaleno è stato fin da subito, con il ministro Fontana, con il decreto sul ripristino di ‘mamma e papà’ sui documenti”. E anche Marrazzo ha sollecitato l’esecutivo di “portare in aula al più presto almeno la proposta di legge contro l’omofobia presentata dalla stessa maggioranza”[Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT]

Il panorama in Italia

“PRIDE BLASFEMI”: I CATTOLICI FANNO LE MESSE DI RIPARAZIONE. Mentre sabato 8 giugno erano in corso i Pride 2019 in diverse città (Roma, a 25 anni dalla prima manifestazione dell’”orgoglio gay”, Trieste, Ancona, Messina e Pavia) i cattolici che non si sono piegati all’agenda gay mondiale hanno pregato (e lo faranno anche nei prossimi giorni) per “riparare lo scandalo pubblico”, che i Pride sono accusati di creare, a “danno dell’Ordine naturale.

Basandosi sull’inequivocabile Dottrina della Chiesa Cattolica, compendiata nel Catechismo, ricordando che la Preghiera di Riparazione è un atto di culto e non una manifestazione politica (vietando, quindi, l’esibizione di bandiere di partiti o movimenti politici), ed è anche la partecipazione “all’atto espiatore di Cristo da parte dei cristiani, i quali, mentre si uniscono al suo sacrificio redentore, chiedono anzitutto il perdono per le proprie colpe e poi per quelle degli altri, specialmente di coloro che la redenzione la rifiutano o la combattono”, nella capitale il Comitato San Filippo Neri è sceso in piazza nella tarda mattinata di Sabato 8 giugno, presso Porta Pia, per pregare nel corso di una Processione di Riparazione. “Nonostante gli insulti, le minacce, le intimidazioni e l’odio da parte di una moltitudine di persone sostenitrici dell’ideologia Lgbt, il Comitato San Filippo Neri è determinato a portare comunque avanti la sua iniziativa di preghiera pubblica in riparazione del Roma Pride”, avevano fatto sapere attraverso un comunicato gli organizzatori. Il Comitato San Filippo Neri ha voluto “pregare pubblicamente nel luogo per antonomasia che simboleggia la laicità dello stato in tutta la sua decadenza, quella politica che governa come se Dio non esistesse e di cui manifestazioni blasfeme e anticristiane come il Roma Pride non sono che la logica conseguenza”. Continua a leggere [ILGIORNALE.IT – Matteo Orlando]

GAY PRIDE IN ITALIA: TUTTE LE DATE DELL’ONDA PRIDE 2019.Tutti gli anni in Italia vengono organizzati circa 30 gay pride e se ne aggiungono sempre di nuovi, soprattutto in piccole città e nel sud Italia. Per questo motivo, e per le tantissime manifestazioni, l’insieme di tutti i Pride si chiama “Onda Pride 2019”, e si aggiungono a tutti i gay pride organizzati in giro per il mondo non solo in estate ma anche in inverno. Spesso si organizzano viaggi in base alle principali Pride Week nel mondo, e ce ne sono alcune che consigliamo di viversi

Date Pride 2019 Italia: Tutte le date aggiornate in tempo reale. L’Onda Pride 2019 è qui ed è pronta a invadere tantissime città in tutta Italia con Gay Pride ed eventi. Parate, tantissime feste riempiranno d’orgoglio l’Italia intera, dalle città più grandi a quelle più piccole, con tantissime date e una lista in continuo aggiornamento. Pronti per la prossima stagione dell’orgoglio? Quando e dove vengono organizzati i Gay Pride? Continua a leggere [WEAREGAYLYPLANET.COM]

A SCUOLA DI GAY.  Capire è bene, comprendere è meglio

Vedi l’articolo [PEOPLEFORPLANET.IT – Valerio Friello]

Salute: sotto accusa i cibi spazzatura in età infantile

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 09:50

Uno studio che ha coinvolto bambini da 6 a 12 anni ha delineato l’impatto negativo dei cibi spazzatura: favoriscono la risposta allergica e l’insorgenza di allergie alimentari

Occhi puntati sul cibo spazzatura, dagli improbabili snack ai prodotti confezionati agli alimenti dei fast food frutto della produzione industriale, infatti potrebbero contribuire e non poco al dilagare delle allergie alimentari nei bambini. E’ quanto suggerisce uno studio italiano che sarà presentato oggi al 52esimo Meeting Annuale della European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) a Glasgow.

Lo studio ha preso in osservazione un campione di bambini tra 6-12 anni ed è stato condotto All’Università Federico II di Napoli da Roberto Berni Canani, direttore del Centro di Allergologia Pediatrica del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università partenopea. Sotto accusa ci sarebbero i cosiddetti – prodotti avanzati della glicosilazione cioè della reazione tra uno zucchero, come il fruttosio o il glucosio, e una proteina – o AGEs di cui è, appunto, carico il cibo industriale, già riconosciuti in precedenti lavori come potenzialmente nociviper lasalute.

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Combatto per combattere il cancro

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 08:31

Ultimo video della serie dedicata alle arti marziali terapeutiche e questa volta parliamo di giovani che combattono con i tumori.
Dagli esercizi di respirazione alle parate, a seconda della patologia e dello stato del paziente, si intraprende con il Maestro un percorso che porta benessere e distrazione dalla malattia.
Il progetto si ispira all’associazione americana Kids Kicking Cancer. https://www.kkcitalia.it/

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Cosa sono i Migrantour, alla scoperta dei quartieri multiculturali accompagnati da chi li abita

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 08:00

Visitare zone delle città popolate da “nuovi italiani” guidati da accompagnatrici (spesso sono donne) che le vivono ogni giorno. Una forma di turismo responsabile, Migrantour, per comprendere il valore del multiculturalismo.

Si chiamano Migrantour e sono diffusi in Italia e in Europa ormai da 10 anni: non si tratta delle solite visite guidate nelle nostre belle città d’arte ma di brevi tour in zone mirate dalle caratteristiche uniche. Si va infatti alla scoperta di quartieri conosciuti per l’importante presenza di cittadini stranieri e lo si fa guidati da un’accompagnatrice interculturale che è essa stessa parte della comunità ed è quindi in grado di facilitare la comprensione e la relazione con questi “nuovi italiani”. Un’esperienza arricchente che stupisce e regala la bellezza di un nuovo sguardo.

Cosa sono i Migrantour, alla scoperta dei quartieri multiculturali accompagnati da chi li abita

Visitare zone delle città popolate da “nuovi italiani” guidati da accompagnatrici (spesso sono donne) che le vivono ogni giorno. Una forma di turismo responsabile, Migrantour, per comprendere il valore del multiculturalismo.

Si chiamano Migrantour e sono diffusi in Italia e in Europa ormai da 10 anni: non si tratta delle solite visite guidate nelle nostre belle città d’arte ma di brevi tour in zone mirate dalle caratteristiche uniche. Si va infatti alla scoperta di quartieri conosciuti per l’importante presenza di cittadini stranieri e lo si fa guidati da un’accompagnatrice interculturale che è essa stessa parte della comunità ed è quindi in grado di facilitare la comprensione e la relazione con questi “nuovi italiani”. Un’esperienza arricchente che stupisce e regala la bellezza di un nuovo sguardo.

10 anni di Migrantour, la storia di un progetto di civiltà e comprensione

Migrantour è un modo autentico e solidale per conoscere la propria o un’altra città attraverso gli occhi di chi abita e conosce quei quartieri che spesso vengono considerati “difficili” e, proprio per questo, sono poco frequentati e realmente vissuti dal resto dei cittadini. Per parlarci di questo consolidato progetto, abbiamo incontrato Rosina Chiurazzi Morales, responsabile per Migrantour dei Progetti di Torino, alla quale abbiamo chiesto come siano nati i Migrantour. “Il progetto è nato a Torino nel 2009 grazie a una cooperativa sociale, Viaggi solidali, che si occupa di turismo responsabile – aderisce infatti ad Aitr, associazione italiana turismo responsabile – insieme a due ong Acra e Oxfam Italia. Il primo itinerario che a quei giorni viene pensato è quello di Porta Palazzo a Torino, una zona dove era ed è tutt’oggi evidente la componente multiculturale. Tutto è scaturito pensando a ciò che accade comunemente: infatti in genere quando si viaggia lontano, per esempio in Asia o in America latina, si ha voglia di conoscere altre persone e nuove culture. Poi invece, quando si incontrano in Italia altre etnie, cittadini di diverse nazionalità, che sono magari i nostri vicini di casa o i proprietari dei negozi dei nostri stessi quartieri, raramente si ha la stessa curiosità di interagirvi, di conoscerli. È quindi davvero un concetto molto semplice quello da cui siamo partiti per il nostro progetto: le persone migrano da sempre e continueranno a farlo. Per quanto ci riguarda la migrazione è arricchente a livello culturale, sociale e anche economico e la componente multiculturale in una società, sempre più frequentemente e numericamente presente, è un vantaggio e Migrantour è il nostro modo per farlo comprendere.

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Zanzare: l’Italia a rischio dengue e febbre gialla. Che fare?

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 05:34

Le zanzare sono il vero killer dell’uomo: uccidono circa 725.000 persone all’anno, contro le 10 vittime per anno attribuite, per esempio, agli squali. Lo ha stabilito uno studio commissionato da Bill Gates qualche anno fa, allo scopo di renderci consapevoli e responsabili, e dunque di diffondere accorgimenti banali ma difficilmente attuati. Ad esempio eliminare i ristagni d’acqua, trattare con larvicidi quelli non eliminabili, ma anche agire con lungimiranza e impegnarci a vivere in modo più sostenibile, mitigando così il fenomeno dei cambiamenti climatici. Questi infatti hanno ormai modificato gli inverni europei, permettendo la sopravvivenza di specie un tempo del tutto assenti e portatrici di malattie – anche gravissime – in arrivo in Italia e in tutta Europa.

Gli scienziati avvertono di un imminente pericolo dengue, leishmaniosi ed encefalite che arriva con zanzare giunte a noi in gran parte grazie ai crescenti viaggi intercontinentali, e accolte poi da un clima tutto sommato ormai sopportabile, anche in inverno, come ha recentemente sottolineato ad Amsterdam l’ultimo Congresso Europeo di microbiologia clinica e malattie infettive.

«Questi sono allarmi che noi studiosi teniamo in grande considerazione, per il semplice fatto che l’innalzamento delle temperature medie degli ultimi anni ha avuto un impatto favorevole alla sopravvivenza di specie che fino a pochi anni fa erano relegate nella fascia tropicale. In effetti si è allungato il periodo “caldo” e questo ha sicuramente favorito alcune specie, come ad esempio Zanzara Tigre (Aedes albopictus) nella sua colonizzazione del territorio italiano e la sua espansione anche in molti Paesi confinanti», ci spiega Claudio Venturelli, entomologo ed esperto internazionale di zanzare.

Altre specie si stanno affacciando mettendo ancora più in allerta gli scienziati: «Una zanzara che non aveva mai superato la barriera climatica è la Aedes aegypti, una delle più temute in quanto è la zanzara che trasmette la febbre gialla e molte altre arbovirosi (arthropod borne viruses), come Chikungunya, Dengue, Zika. In Italia è stata segnalata molte volte in passato ma non è mai riuscita a superare l’inverno essendo sensibile al freddo sia come larva sia come adulto ma anche come uovo. Quest’ultima fase, cioè quella di uovo – continua Venturelli – la differenzia dalla sua cugina Aedes albopictus che ha uova “diapausanti”, cioè che vanno in una sorta di letargo invernale. Aedes aegypti, invece, con il freddo muore. Ma se il freddo non è più così “freddo”… beh, allora dobbiamo prepararci a contrastarla in tutti i modi e per questo il sistema di sorveglianza sanitaria è sempre più attivo in tal senso. Basti pensare che la sorveglianza delle Arbovirosi è rientrata nei nuovi LEA (livelli di assistenza essenziale) in uno dei primi punti di tutto il documento».

Tornando ai modi per difenderci, Venturelli prima di tutto scomunica le disinfestazioni preventive: inutili, e dannose perché agiscono in un momento, la primavera, in cui le api stanno succhiando polline dai fiori, e possono dunque facilmente avvelenarsi: «Non sprecate le vostre cartucce visto che ne abbiamo tutti sempre meno! Risparmiatele per quando ce ne fosse una reale necessità. La prevenzione richiede azioni che riguardano tutti. Infatti ognuno di noi nel proprio giardino o cortile deve far attenzione a non lasciare i ristagni d’acqua inutili, coprendo o trattando con prodotti larvicidi quelli che non si possono eliminare. Purtroppo sempre più spesso si vedono ditte chiamate per fare disinfestazioni contro gli adulti in periodi in cui questi non sono presenti o ce ne sono davvero pochi. Spargere insetticidi ad ampio spettro d’azione danneggia molte altre specie e soprattutto le api che andando a bottinare sui fiori, potrebbero portare molecole dannose all’interno dell’alveare decimando le famiglie di questi preziosi imenotteri».

Una cosa sensata, invece, sarebbe quella di preparare delle belle trappole fatte in casa: «Per il balcone di casa si possono costruire vere trappole da cui le zanzare non possono uscire una volta che vi penetrano all’interno. Ricetta semplice: 25 gr di lievito di birra, un cucchiaio di zucchero e 200 cc di acqua. Una bottiglia di plastica tagliata a 20 centimetri dal collo è quello che ci vuole. Naturalmente la parte superiore della bottiglia, una volta tagliata andrà inserita capovolta all’interno della sua parte inferiore come fosse un imbuto e poi l’oggetto andrà sigillato e posizionato in un posto ombreggiato dove le zanzare lo intercetteranno grazie alla CO2 che si sprigiona dal lievito di birra in fermentazione, finendo in trappola. Oggi ne esistono in commercio già pronte, basta cercare in internet».

Tra le altre cose, Claudio Venturelli ha scritto un giallo sulle zanzare – “L’innocenza della zanzara”, edizioni inEdit, scritto a quattro mani con lo psicologo, Raniero Bastianelli – dunque non c’è solo odio, verso questi piccoli mostri succhia-sangue? «Per chi studia gli insetti da anni, scoprire i loro piccoli o grandi segreti crea un rapporto che nel tempo può essere definito passione, più che lavoro. Certo, quando dico che studio le zanzare ritenendole animali affascinanti mi capita di trovarmi di fronte sguardi increduli…, ma io sono convinto che ogni essere vivente debba avere il rispetto che merita, per il ruolo che svolge. Nel nostro libro giallo, addirittura la zanzara diventa un animale importantissimo, capace di svelare il segreto della morte di una giovane ricercatrice. Non spoilero se dico che il sangue trovato nell’addome della zanzara schiacciata tra le dita della vittima è l’elemento di prova utile agli investigatori per risalire all’assassino. Infatti il sangue che mamma zanzara ha nel suo addome e che ha assunto a rischio della propria vita, contiene un DNA utile alle indagini. Insomma, anche nell’entomologia forense, la zanzara, come molti altri insetti, può essere davvero utile».

Foto di WikiImages da Pixabay

Pasta ‘ncasciata

People For Planet - Dom, 06/09/2019 - 19:00

Propongo un primo piatto, facile da realizzare e a basso costo, con ingredienti genuini, il cui connubio crea una pietanza gustosa ed appetitosa, da “leccarsi i baffi”

Fonte: Gela le radici del futuro

ngredienti per 4 persone:

  • 400g di Penne rigate
  • 1 cavolfiore di almeno 500g
  • 2 cipolle
  • 3 o 4 filetti di acciughe
  • 4 cucchiai di pangrattato
  • 2 cucchiai di pecorino grattugiato (facoltativo)
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale e pepe q.b.

Iniziamo facendo soffriggere la cipolla tagliata sottile, e aggiungendo in seguito i filetti di acciuga, che andranno amalgamati nel soffritto.

Nel frattempo, lavate bene il cavolfiore e dividetelo in piccole cimette. In una pentola, portare ad ebollizione l’acqua e versarvi il cavolfiore ridotto a cimette, salare e lasciare in cottura per circa 15minuti al massimo.

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Bologna, mezzo milione di euro in eredità ai gatti

People For Planet - Dom, 06/09/2019 - 15:30

Un’eredità da mezzo milione di euro ai gatti di San Lazzaro (Bologna). A lasciarla sarà Lina Venturi, una pensionata di 78 anni che ha già fatto una donazione al cimitero degli animali e nel testamento cita il gattile comunale. La signora Venturi infatti non ha figli e ha deciso di donare tutti i suoi averi a questa struttura.

Sembra la storia di un film, invece è tutto vero: l’eredità andrà ai gatti di San Lazzaro.

La premura per gli animali randagi – Come scrive il Resto del Carlino, la mamma di Lisa Venturi lavorava in una mensa e distribuiva sempre il cibo avanzato ai poveri e agli animali randagi. La figlia ha seguito l’esempio e ha deciso di dedicarsi al prossimo, portando la spesa nelle case di anziani e disabili. Lisa Venturi inoltre ha fondato l’associazione “La compagnia degli animali” per accudire gli ospiti del gattile comunale. Cioè i gatti che riceveranno la sua eredità.

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Come vestirsi per fare yoga o pilates?

People For Planet - Dom, 06/09/2019 - 12:30

Quando pratichi yoga e pilates, hai bisogno di un abbigliamento adeguato. Si tratta di procurarsi alcuni pezzi indispensabili, perché asana ed esercizi possano essere eseguiti in tutta comodità.

Infatti, hai presente quando ti metti nella posizione del loto e già senti che i pantaloni stringono, il cavallo scende e la canotta si incastra nel reggiseno? Per evitare questi inconvenienti, che infastidiscono e compromettono la riuscita del tuo training, cerca e componi il tuo abbigliamento da fitness perfetto. Inizia con i pantaloni, scegliendo lo stile che più ti si addice.

E per quanto riguarda top, canotte e t-shirt, fai solo attenzione ai materiali. L’ideale è puntare su indumenti pensati e realizzati appositamente per lo sport, dunque in tessuti traspiranti ed elasticizzati. Da considerare anche la forma della tua silhouette: se hai il seno abbondante, per esempio, evita magliette e canotte che costringono eccessivamente.

I leggings

I pants perfetti per praticare yoga e pilates devono essere elasticizzati ma pensati per eseguire le asana e gli esercizi di allungamento in totale comfort. Dal materiale alle cuciture, nulla deve essere lasciato al caso. I leggings sono sempre un’ottima idea, soprattutto se di elevata qualità. Acquista solo quelli pensati per il fitness, curati in ogni dettaglio. 

In palestra o a casa, per eseguire i tuoi esercizi, hai bisogno di un abbigliamento comodo e che vesta come una seconda pelle. Questi leggings sono perfetti, elasticizzati e a vita alta. La particolare vestibilità sul punto vita, permette anche un maggior controllo della zona addominale.

Il tessuto comprime leggermente sulla pancia, con un risultato estetico davvero molto piacevole mentre ti alleni. Puoi usarli anche fuori dalla palestra, per esempio se sei di fretta e ti cambi solo la t-shirt o il tank top alla fine dell’allenamento.

Il materiale è traspirante, resistente e molto elastico: caratteristiche fondamentali per chi pratica yoga e pilates. Inoltre, le cuciture a incastro fanno in modo che non si creino irritazioni da sfregamento.

Pants larghi

Se preferisci, puoi invece puntare su pantaloni più ampi e confortevoli. Soprattutto per lo yoga più rilassante come l’Hatha Yoga, lo Yoga Nidra o il Restorative Yoga. In questi casi, è anzi più indicato indossare un abbigliamento che non si senta sulla pelle. 

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