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Aggiornato: 1 ora 53 min fa

Brexit: più di metà dei cittadini è contro | No al taglio dei vitalizi | Aerei: vietato il bagaglio a mano

Ven, 06/26/2020 - 06:25

llsole24ore: Brexit, ora la maggioranza dei cittadini inglesi non la vuole più – Si avvicina l’uscita «hard»;

Il Mattino: Bonus vacanze, credito all’80% con Isee fino a 40 mila euro: via all’utilizzo dal primo luglio. Cassa integrazione estesa fino a fine anno ma solo a turismo e auto Bollette, dal primo luglio +3,3% luce e -6,7% gas ;

La Repubblica: Senato, annullata la delibera sul taglio dei vitalizi. I 5S: “La casta si tiene il malloppo”;

Tgcom24: Migranti, Ue: “L’Italia esce dai primi cinque Paesi per accoglienza“;

Il Fatto Quotidiano: Nuovi focolai Covid da Bologna a Mondragone. In Campania arriva l’esercito nella zona rossa. Scontri sotto i palazzi: lanci di pietre e sedie;

Corriere della Sera: Aerei, nuovi limiti «per motivi sanitari»: da domani è vietato il bagaglio a mano;

Leggo: Caos alla Camera, Sgarbi insulta Mara Carfagna e Giusi Bartolozzi: portato via di peso dall’Aula;

Il Manifesto: Lavoratrici di mense e pulizie: «Siamo figlie di un dio minore»;

Il Giornale: “Seconda ondata è ormai certa” Ecco dove colpirà di più il virus;

Il Messaggero: Linee guida scuola, alle elementari ipotesi mascherine tutta la giornata Azzolina chiede 1 miliardo in più. Bonaccini: «Dal governo 2 miliardi alle Regioni» Il preside Rusconi: «Il ministro scarica responsabilità»;

Tourists for Future: da Palermo a Bergamo per un turismo locale e sostenibile

Gio, 06/25/2020 - 17:08

Un gruppo di 5 amici, l’interesse per il turismo sostenibile, il rispetto per la natura, l’amore nei confronti dell’Italia, oggi più che mai ferita al cuore: nasce così il progetto Tourists for Future, un viaggio alla (ri)scoperta delle bellezze nascoste del nostro Paese, all’insegna del turismo lento, locale e sostenibile.

5 viaggiatori, 90 giorni di viaggio, 20 regioni: un gruppo di esploratori, antropologi, navigatori, fotografi, musicisti e guide ambientali partirà per un Traversata d’Italia il 1 luglio per toccare, durante 3 mesi, tutte le regioni della nostra penisola, con ultima destinazione Bergamo, la città più duramente colpita dal coronavirus e il simbolo di questo momento storico che ha dato vita all’ideazione di questo promettente progetto, che vuole essere un punto di (ri)partenza dal basso.

Gli obiettivi del viaggio

Per gli organizzatori di Tourists for Future il viaggio è una scelta di vita, il loro lavoro e la loro passione.

I volti del viaggio sono Valentina Miozzo, travel blogger e consulente per il turismo sostenibile, Mauro Cappelletti e Cristiano Pignatoro, guide ambientali escursionistiche, Stefania Gentili, fotografa, naturalista e guida ambientale, Francesco Quero, musicista e navigatore, i quali, prima dell’emergenza Covid-19, lavoravano all’estero come accompagnatori di turisti italiani in viaggi naturalistici. Ovviamente, a causa delle limitazioni imposte per arginare la diffusione del virus, questi giovani sono stati catapultati in una condizione lavorativa precaria ma hanno saputo trasformare questo “momento di crisi in un’opportunità di crescita e condivisione.”

L’obiettivo del progetto è andare alla riscoperta dei territori nascosti del nostro Paese, tra tradizioni enogastronomiche e realtà locali. Ovviamente il tutto sarà all’insegna della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente. Come si legge sul sito dedicato:

Tourists For Future è un progetto senza scopo di lucro, che nasce per mostravi l’Italia autentica, pronta ad uscire da un periodo di sofferenza più forte di prima, e pronta a ripartire dal turismo locale, ambientale e sostenibile. In tre mesi di viaggio visiteremo parchi naturali, borghi, agriturismi, paesini, ci faremo raccontare i luoghi dalla gente del posto, vi sveleremo le nostre conoscenze naturalistiche, scopriremo tradizioni, luoghi e persone.

Le 4 parole chiave di questo viaggio sono autenticità, umanità, condivisione e sostenibilità: la riscoperta di un’Italia autentica e resiliente, la solidarietà nei confronti degli operatori del settore turistico duramente colpito dall’emergenza sanitaria, la condivisione di esperienze con le persone incontrate durante il cammino e l’attenzione per l’ambiente.

Quest’ultimo punto è una delle peculiarità di questo viaggio, che sarà il più possibile ecologico, sostenibile e plastic-free. Quando gli organizzatori non potranno optare per la mobilità green, compenseranno le emissioni di C02 del viaggio sostenendo progetti di riforestazione in Trentino e in Sardegna.

L’itinerario del viaggio

La partenza per questo fantastico viaggio è prevista a Palermo i primi di luglio per terminare a Bergamo il 2 ottobre. L’itinerario verrà svelato giorno per giorno sulle pagine Facebook e Instagram del progetto.

Seguiamoli online per scoprire l’Italia e condividere quest’esperienza unica!

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Un peptide che neutralizza il Coronavirus

Gio, 06/25/2020 - 15:00

Viene dal prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), America, l’ultima scoperta scientifica che potrebbe risultare decisiva contro il Coronavirus. Grazie a un sofisticato modello computazionale, ricercatori del MIT hanno identificato un peptide che può legarsi alla proteina S del Coronavirus, degradandone le proteine, vale a dire impedendone il processo di replicazione e quindi distruggendolo. Un peptide, vale a dire un composto chimico, di soli 23 amminoacidi i cui dettagli sono stati pubblicati sul sito ufficiale del MIT e nel database online BiorXiv, in attesa della revisione tra pari e la pubblicazione su una rivista scientifica. Tra qualche settimana il peptite verrà testato in un laboratorio di massima biosicurezza in cellule umane infettate dal SARS-CoV-2, per verificare l’effettiva efficacia contro il patogeno. Qualora dovesse superare l’intera filiera sperimentale, potrebbe essere somministrato ai pazienti sia singolarmente che attraverso adenovirus inattivati, già ampiamente utilizzati nei vaccini. 

A giudicare dalle parole del team di ricercatori e scienziati del Media Lab e del Center for Bits and Atoms, due sezioni del Mit, che hanno lavorato al progetto, la fiducia, stavolta, è molta, e la curiosità non è da meno, visto chi c’è dietro la scoperta: uno studente di dottorato, Pranam Chatterjee, il quale, invece di concentrarsi sui cosiddetti anticorpi monoclonali come hanno fatto la maggior parte degli altri studiosi, ha preferito identificare piccoli frammenti proteici (i peptidi) in grado di interagire saldamente con la proteina S. 

Ecco cosa hanno fatto i ricercatori

Per ottenere il peptide i ricercatori hanno scomposto il recettore ACE2 in tanti piccoli frammenti, isolando quelli che si legano alla proteina S (le strutture a ombrellino che fuoriescono dal “guscio esterno” del Coronavirus, il pericapside). Di questi peptidi, ne sono stati scelti poi 25, tutti rispondenti a 3 criteri: 

  • Si legano in modo saldo alla proteina S; 
  • Si legano anche ad altre proteine S di vari ceppi; 
  • Non si legano alle proteine umane chiamate integrine, le proteine che interagiscono normalmente con l’ACE2.

Una volta identificati, questi 25 peptidi sono stati uniti con un’altra proteina, chiamata “ubiquitina ligasi E3” e così Chatterjee e colleghi li hanno testati in cellule umane, caratterizzate da un frammento della proteina S chiamato dominio di legame del recettore (RBD), il punto specifico in cui avviene l’unione tra Coronavirus e cellula umana. Studiando le reazioni, hanno quindi individuato il peptide più promettente, perfezionandolo con l’ingegneria genetica, e ottenendone un risultato non da poco: con i suoi soli 23 amminoacidi, il peptide è in grado di abbattere il virus oltre il 50%

Caso Wwf, Congo: “Razzismo e colonialismo tra chi protegge la natura”

Gio, 06/25/2020 - 12:00

“Stiamo soffrendo. Loro arrivano e ci picchiano, prendono la nostra carne e vanno a venderla in città, se facciamo degli accampamenti nella foresta i guardaparchi ce li bruciano. Abbiamo provato a spiegare al Wwf le nostre difficoltà, ma non le accetta. Vengono solo a dirci che non possiamo restare qui ancora a lungo”. Così scrivevano gli indigeni nelle denunce contro l’organizzazione internazionale a sostegno della Natura, già nel 2018. “Molti Baka sono morti oggi. I bambini stanno dimagrendo. Stiamo soffrendo la malnutrizione e la mancanza delle erbe medicinali della foresta. Molti di noi sono stati percossi con i machete e i guardaparchi ci sparano addosso. Hanno distrutto le cose che usiamo per lavorare, per mangiare. Hanno cercato l’avorio nelle nostre case, ma non hanno trovato nulla. Dicono che siamo bracconieri. Ma non è vero. Vogliamo essere liberi e in pace nel nostro villaggio. Non vogliamo essere picchiati ogni giorno”.

Un’amara vittoria

Dopo oltre un anno di indagine e dopo tanti anni di sfruttamento e violenze, finalmente la Comunità europea ha posto fine al progetto di una riserva naturale in Congo che doveva essere gestita da Wwf in questi termini, grazie a finanziamenti che superavano il milione di euro. Sulla più grande organizzazione per la conservazione della natura sono state confermate accuse quali violazione dei diritti umani, percosse, torture, abusi sessuali, incarcerazioni ai danni degli indigeni Pigmei Baka che vivono nei territori convertiti in parco.  L’inchiesta di Bruxelles riguarda il nord del Congo, il parco Messok Dja, e quanto è emerso ha convinto l’Unione Europea a sospendere i finanziamenti destinati al Wwf per la creazione del parco naturale.

Bisogna “decolonizzare”

“È stato perpetrato un sistema coloniale e razzista, questi progetti vengono finanziati senza alcuna verifica”, ha commentato Fiore Longo, l’antropologa di Survival International che ha raccolto la documentazione per convincere Bruxelles ad approfondire, per arrivare poi a vincere la sua battaglia. “Bisogna decolonizzare la protezione della natura – spiega – perché la creazione di aree protette è legata al colonialismo”.

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Lavoro e neogenitori, 51 mila dimissioni nel 2019. In 7 casi su 10 lasciano le donne

Gio, 06/25/2020 - 11:03

L’Italia non è un Paese per mamme che, oltre al nobile intento di generare, accudire e crescere la prole, desiderano anche lavorare. Nel nostro Paese le donne che vogliono portare avanti famiglia e carriera non trovano posto. Che il nostro non sia un Paese a misura di donna lo si sente ripetere, purtroppo, spesso. Per diversi motivi. E, per quanto riguarda il fronte lavorativo, una conferma arriva dai nuovi dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), secondo cui nel 2019 sono stati 51 mila i genitori a rinunciare al lavoro per dedicarsi alla famiglia, e in 7 casi su 10 a lasciare sono state le madri.

L’Inl è l’istituto che ogni anno aggiorna le informazioni sulle convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali dal lavoro verificando che non ci siano irregolarità, ad esempio che la presunta volontarietà del lavoratore mascheri in realtà un obbligo imposto dal datore di lavoro. Ebbene, si legge nel rapporto dell’Inl, nel corso del 2019 sono stati emessi 51.558 provvedimenti (con un incremento rispetto al 2018 del 4%) che nel 73% dei casi riguardano le donne: a dimettersi sono state infatti 37.611 lavoratrici neomamme a fronte di 13.947 neopapà.

Dimissioni volontarie: 49 mila

Nelle quasi totalità dei casi si tratta di dimissioni volontarie (49 mila). Di queste, 21 mila indicano tra le motivazioni la difficoltà di “conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze di cura della prole” che si verifica quando non si hanno nonni e altri parenti a supporto o viene giudicato troppo elevato il costo di asili nido e baby sitter, o ancora quando ci si ritrova davanti al mancato accoglimento del bambino al nido.

Per altri 20 mila casi l’addio al lavoro legato alla difficoltà di conciliare la vita lavorativa con quella familiare è legato al “passaggio ad altra azienda“, che potrebbe suggerire un cambio verso realtà lavorative che offrono condizioni più favorevoli rispetto a quelle dalle quali si chiedono le dimissioni.

Oltre alle dimissioni volontarie gli altri provvedimenti hanno riguardato le dimissioni per giusta causa (1.666) che avvengono quando, ad esempio, il lavoratore recede anticipatamente dal rapporto a fronte di un inadempimento del datore di lavoro, e le risoluzioni consensuali (884 casi in tutto) quando datore di lavoro e lavoratore decidono insieme di interrompere il contratto.

Situazione grave che con il Covid-19 rischia di peggiorare

“I dati diffusi dall’Ispettorato del lavoro sulle madri che devono lasciare il lavoro a causa dell’impossibilità di conciliare la necessità di accudimento dei figli con l’attività lavorativa sono purtroppo l’ennesima preoccupante conferma del forte gap che, nel nostro Paese, le donne continuano a scontare nel mondo professionale rispetto agli uomini”, ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. “Un gap che costringe molte di loro a una scelta drastica tra attività lavorativa e vita familiare e che in molti casi si traduce nella rinuncia alla possibilità di lavorare. La situazione fotografata dai dati odierni era già grave nel 2019 e ora, con le conseguenze dell’emergenza Covid-19, rischia di diventare ancora più critica”.

Poco sostegno dalla rete per la prima infanzia

Della difficoltà delle donne di riuscire a tenere insieme lavoro e famiglia si è occupata anche Save the Children, l’Organizzazione internazionale da 100 anni in prima linea per garantire un futuro a tutti i bambini: secondo il rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020” nel nostro Paese solo il 57% delle madri tra i 25 e i 54 anni risulta occupata rispetto all’89,3% dei padri. Sul fronte occupazionale il nostro rimane tra i Paesi in Europa con il divario di genere più consistente (18 punti di distanza tra donne e uomini rispetto alla media europea di 10 punti a vantaggio maschile) e, inoltre, le madri in Italia non ricevono il necessario sostegno da una rete per la prima infanzia (solo un bambino su 4 frequenta un servizio socio-educativo per la prima infanzia). 

Per approfondire:
leggi il report di Save the children Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020

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Guarda il nostro video:
Donne, mamme, lavoro: adottiamo il Piano C!

Cannabis: 16 parlamentari si autodenunciano

Gio, 06/25/2020 - 10:13

Legalizzare la cannabis servirebbe anche all’economia del Paese: secondo uno studio dell’Università La Sapienza si potrebbero creare 350mila nuovi posti di lavoro per un incasso dell’erario di 3 miliardi di euro e un risparmio di 10 miliardi.

Per non parlare del resto: sul sito di MeglioLegale, promotore della campagna #iocoltivo si legge:

[legalizzare] Per aumentare la ricerca scientifica sui possibili usi e rendere più semplice curarsi ai pazienti che ne hanno diritto.

Per liberare i tribunali e impegnare le forze dell’ordine nella lotta al narcotraffico invece che in quella ai consumatori. E anche per avere maggiore sicurezza sulla qualità della sostanza.

In Italia – si legge dal sito – ci sono 6 milioni di persone che consumano regolarmente cannabis, un mercato enorme che alimenta le mafie e la criminalità in genere.

E tra questi 6 milioni sono almeno 16 i parlamentari che la coltivano nelle proprie abitazioni. Fanno parte di Pd, M5S e +Europa: Riccardo Magi, Matteo Mantero, Aldo Penna, Michele Sodano, Conny Giordano, Doriana Sarli, Caterina Licatini, Carmen Di Lauro, Chiara Gribaudo, Andrea Romano, Enza Bruno Bossio, Teresa Manzo, Elisa Tripodi, Michele Usuelli, Carmen Di Lauro e Luigi Sunseri.

Di questi 16, quattro si sono autodenunciati in un video: Mantero, Magi, Penna e Sodano.

E questa mattina 25 giugno, 26 parlamentari della maggioranza, insieme a esponenti della società civile, sono davanti a Montecitorio per una manifestazione.

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Foto di 7raysmarketing da Pixabay

Sistemare l’armadio con il metodo Konmari

Gio, 06/25/2020 - 10:00

Ordinare e riorganizzare il nostro armadio spesso richiede del tempo e non sempre riusciamo ad avere il risultato sperato. Avete mai sentito di parlare del metodo Konmari?

Il sistema studiato per riordinare al meglio gli spazi abitativi con lo scopo di migliorare la qualità della propria vita inventato dalla guru del cleaning Marie Kondo e spiegato bene nel suo best-seller “The Life-Changing Magic of Tidying Up: The Japanese Art of Decluttering and Organizing” (in Italia: “Il magico potere del riordino: Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita”).

Dal canale YouTube Annalisa Stories alcune nozioni base e consigli preziosi per rimettere in ordine uno degli spazi personali di moltissime donne e sentirsi meglio senza troppo sforzo.

Fonte: Annalisa Stories

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Superstizioni e scaramanzie a tavola (Infografica)

Gio, 06/25/2020 - 09:18

Il cibo ha un altissimo valore simbolico, sia nella preparazione che nel consumo, e a esso sono legate tradizioni e credenze. Scopriamone alcune in questa infografica.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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“Voglio giustizia per mio padre”: intervista al figlio del primo detenuto morto di Covid

Gio, 06/25/2020 - 08:17
“Una mattina si è alzato con un occhio pieno di sangue, nessuno lo ha visitato”.

È da 15 giorni che sto male e nessuno mi vuole visitare”. Antonio Ribecco ha contratto il Coronavirus mentre era detenuto in custodia cautelare nel carcere di Voghera. È morto il 9 aprile. Il primo detenuto a morire di Coronavirus, stando ai dati ufficiali. “Una mattina mi sono alzato con un occhio pieno di sangue, nessuno mi ha visitato” denuncia Antonio Ribecco mentre è ancora in vita. Una storia con molti, troppi nodi, che la Procura dovrà sciogliere: dal mancato soccorso medico in carcere alla mancata comunicazione con i parenti. Antonio Ribecco si è ammalato ed è morto senza che la famiglia fosse avvisata. Abbiamo intervistato il figlio, Domenico Ribecco, che con voce calma racconta e vuole giustizia.

Iniziamo dai primi sintomi

“Parto dicendo che mio padre non aveva nessuna patologia, era sanissimo, correva più veloce di me, che ho 28 anni. Intorno ai primi di marzo ci ha comunicato di accusare malori e febbre, ma né lui né io e la mamma abbiamo pensato al Covid, sebbene l’epidemia fosse già scoppiata. Poi, nei giorni successivi, ci disse che nonostante la febbre il medico si era rifiutato di visitarlo, nonostante ripetute richieste. La guardia penitenziaria che ha assistito al rifiuto ha scritto una lettera di richiamo segnalando il medico”.

I vostri legali dispongono della lettera?

“Quella lettera è sparita”.

Come e quando venite a sapere che Antonio Ribecco è ricoverato in ospedale?

“Intorno alla metà di marzo mia madre legge la notizia di un detenuto di Voghera trasferito perché positivo al virus, mi chiama allarmata, nell’articolo si diceva che aveva contratto il virus durante un colloquio con i parenti il 27 febbraio, ma siccome il nostro colloquio era avvenuto in un’altra data, il 15 febbraio, ho escluso che fosse lui. Invece era mio padre. Lo veniamo a sapere l’indomani, grazie alla soffiata riportataci dai parenti di un altro detenuto di Voghera”.

Dal carcere non le hanno fatto sapere nulla di suo padre?

“Non solo non ci hanno avvisati, ma inizialmente hanno negato. Solo alla fine hanno ceduto e mi hanno che papà era stato trasferito al San Paolo di Milano. Non dandoci comunicazione di papà, hanno fatto un danno a noi, e non solo sul piano etico e morale. Dovevano avvisarci di papà, anche per mettere al sicuro noi, e le persone che frequentiamo. Potevamo essere stati contagiati e a nostra volta contagiare senza nemmeno saperlo”.

Qualcuno di voi familiari è risultato positivo al virus?

“Grazie a Dio no”.

Ma saputo del ricovero di suo padre, avete potuto mettervi in contatto con lui?

“No, l’ultima volta che ho parlato con mio padre è stata il 15 febbraio, a colloquio in carcere”.

E con i medici che lo avevano in cura almeno ha parlato?

“Solo dopo che è entrato in terapia intensiva, il 21 marzo. Lo stesso giorno il Gip di Catanzaro si è riservato di concedere i domiciliari al momento della guarigione”.

Come avete fatto allora a sapere del suo ricovero in terapia intensiva?

“Tramite le reti di comunicazioni e di solidarietà che si instaurano tra familiari, detenuti, e qualche guardia. Non so nemmeno quali erano realmente le sue condizioni prima che arrivassero i giorni di intubazione”.

Alla fine si è saputo come ha contratto il virus Antonio Ribecco?

“Non so chi sia stato a contagiare mio padre, certo non noi, non abbiamo contratto il virus. Anzi, ma so per certo che il Cappellano è stato ricoverato e non ha frequentato il carcere dal 7 Marzo in poi. Nel mentre ho saputo che è stato ricoverato e dimesso il 23 marzo”.

Antonio Ribecco nel carcere di Voghera era in attesa di giudizio con un capo d’accusa gravissimo, estorsione con aggravante mafiosa

“Mio padre era imbianchino. Non c’è mai stato un reato provato da un fatto concreto ma solo “la presunzione di”. L’accusa si basava su un’intercettazione, dove mio padre scherzava al telefono. Venne presa una battuta per vera. Noi viviamo in Umbria. Quando finì in custodia cautelare, gli fecero scegliere tra Trani e Spoleto, scelse Spoleto, perché i colloqui non ci pesassero. Io lavoro, mamma bada a mia sorella che è cieca, non è facile. Alla fine lo hanno mandato a Voghera, a più di 800 km da noi. Ciò nonostante eravamo tranquilli, sapevamo che, magari con fatica, la verità sarebbe emersa e la sua estraneità ai capi di accusa provati. Ma sa qual è la verità adesso? Che mio padre poteva anche venire giudicato con cento anni carcere, ma il diritto alla salute non doveva toglierlo nessuno. Invece lo hanno messo in isolamento, senza dargli né da mangiare né da bere. Tutte cose che stiamo ricostruendo attraverso le lettere, le testimonianze in cella, e il lavoro degli avvocati a cui ci siamo rivolti per restituirgli dignità almeno da morto. Mentre l’ambulanza lo portava in ospedale, ha chiesto due volte un bicchiere d’acqua. Gli è stato negato anche quello”.

Dal carcere di Voghera assicurano che sono intervenuti interventi prontamente, nel rispetto dei tempi e delle modalità giudiziarie e amministrative.

“Non potrebbero dire altrimenti. La realtà però è un’altra, e non mi darò pace finché non emergerà”.

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Italia Sicilia Gela, seconda stagione, episodio 6: Nuccia

Gio, 06/25/2020 - 07:13

Vi siete lasciati uno spazio per i dolci? Entriamo nella pasticceria di Nuccia Di Liberto, una pasticceria tutta al femminile!

“All’inizio mi è stato detto che questa attività non poteva essere gestita da una donna ma io ho dismostrato che siamo in grado di farlo e anche bene.”

Prossimo episodio: 28 giugno! Clicca qui per vedere tutti gli episodi della webserie

Trentino: cercate l’orso e abbattetelo | Glifosato, Bayer: accordo da 8-10 mld | Ricciardi: no viaggi in aereo

Gio, 06/25/2020 - 06:25

llsole24ore: Bayer paga 10 miliardi per chiudere 100mila cause sul diserbante al glifosato Roundup;

Il Mattino: Dl ​Giustizia, la Camera conferma la fiducia al governo Conte con 305 sì. E Fmi taglia le stime del Pil dell’Italia. Elezioni amministrative il 20 e 21 settembre, il ministro firmerà il decreto M5S, post choc contro la senatrice Riccardi passata alla Lega: «Riuscirà a guardarsi allo specchio?» E Salvini nomina il no-euro Bagnai: responsabile del dipartimento Economia della Lega;

La Repubblica: “Cercate l’orso e abbattetelo“: la Provincia firma l’ordinanza dopo l’aggressione ai due escursionisti;

Tgcom24: Fmi pessimista, tagliate le stime del Pil: per l’Italia -12,8% nel 2020 | L’unica a crescere in tutto il mondo sarà la Cina;

Il Fatto Quotidiano: Invalidi civili, la Consulta: “Assegno di 285,66 euro non è sufficiente a soddisfare i bisogni primari”. Ora lo Stato dovrà adeguare importi;

Corriere della Sera: Calcetto e sport di contatto, sì di Spadafora. Ma il Comitato scientifico è contrario. Cancellata la maratona 2020 a New York;

Leggo: Crolla un cornicione, morti una mamma e i due figli piccoli. Illeso ma sotto choc il terzo fratellino di 9 anni VIDEO. «Boato assurdo, il bambino piangeva». La tragedia in un ex capannone FOTO;

Il Manifesto: A Lisbona il virus fa inversione e riparte dai quartieri poveri;

Il Giornale: L'”interrogatorio” con il Fisco: che cosa cambia dall’1 luglio. Da luglio, prima degli accertamenti, i contribuenti saranno chiamati a “contraddittorio preventivo obbligatorio”;

Il Messaggero: Ricciardi: prendere l’aereo? È una cosa ancora da non fare. Il virus tornerà in autunno, portato dai giovani;

Rimini non vuole il parco eolico offshore

Mer, 06/24/2020 - 18:01

No all’energia pulita, sì al turismo: come se le due cose dovessero per forza alternarsi. Rimini ha paura del parco eolico offshore, ovvero al largo delle sue coste, che dovrebbe sorgere con un progetto di Energia Wind 2020 e che è stato definito di “devastante impatto paesaggistico” da Michele Barcaiuolo, Fratelli d’Italia. Il fronte unito del no comprende anche Lega e l’associazione Italia Nostra. Si tratta di 59 pale eoliche alte 125 metri a poche miglia dalla costa e “perfettamente visibili all’orizzonte, su due piattaforme marine in acciaio di 40 metri di diametro”, ha spiegato Barcaiuolo.

Anche la Toscana è in fermento

Nel frattempo, qualche giorno fa, Vicchio, vicino Firenze, è scesa in piazza contro il suo impianto eolico. Sono intervenuti i carabinieri. Tutti identificati i partecipanti al flashmob, e sequestrati i cartelli che per il sindaco: “contenevano frasi irriguardose. Molte offese sono arrivate anche sui social”. Anche qui animi caldi dunque, per un progetto eolico di AGSM denominato “Monte Giogo di Villore”. Qui a tenere banco è il M5S, che precisa: “Non siamo contrari all’eolico, ma lo siamo a questo progetto che presenta innumerevoli criticità”, sostanzialmente paesaggistiche. Lo chiamano per questo “eolico selvaggio”.

Si allontana l’obiettivo energia pulita

Eppure il Renewable Energy Report 2020 presentato dal Politecnico di Milano questa mattina mostra bene che il settore ha già di suo enormi difficoltà, senza bisogno dell’effetto Ninby. L’epidemia da Covid-19 ha impattato pesantemente sul settore delle energie rinnovabili, che già era cresciuto in modo modesto nel 2019. Questo costringerà a un vero tour de force dal 2021 se si vorrà tentare di centrare comunque gli obiettivi 2025: 1,48 GW/anno, in media, per il solare e 1 GW/anno per l’eolico. La nuova potenza installata in Italia lo scorso anno è stata infatti di circa 1.210 MW, oltre 50 MW in più (+4%) rispetto al 2018 e tuttavia decisamente limitata, trainata principalmente dai comparti di eolico e fotovoltaico soprattutto nell’ultimo trimestre dell’anno. A dicembre 2019, complessivamente la potenza installata da rinnovabili superava i 55 GW (37 GW se si esclude l’idroelettrico “storico”), circa il 45% del parco di generazione italiano che non ha visto nessun incremento da fonti tradizionali.

W le pale eoliche

Tornando a Rimini, sul fronte del sì c’è solo il Partito democratico. Il presidente della provincia di Rimini, Riziero Santi, sottolinea come “non si possa restare ancorati al petrolio”. “Non si può parlare di inquinamento acustico”, aggiunge il consulente energetico internazionale Alex Sorokin: le pale sorgeranno a molte centinaia di metri dalla costa. E aggiunge: “Nel mare del Nord hanno constatato che col passare del tempo le fondazioni delle turbine diventano oasi ricche di flora e fauna, proprio come avviene sui relitti, per cui l’effetto sull’ecosistema è positivo”. Resta la questione dell’impatto visivo.

Una manna anche per l’occupazione

Poche cose, personalmente, mi affascinano come le pale eoliche. Il loro movimento lento e costante, la sostanziale assenza di rumore, la loro finalità sostenibile: tutto concorre a renderle piacevoli alla mia vista. Ma ammesso che così possa non essere per tutti, sia chiaro che il parco eolico pensato per Rimini non occuperà una zona turistica. Nascerà in mezzo alle esistenti piattaforme metanifere, a nord del gruppo Azalea e a sud del gruppo Regina. Si tratta di un investimento di un miliardo di euro, con un indotto di 100mila lavoratori. Creerà 200 posti di lavoro permanenti tra dipendenti diretti e indotto. Ma a parte questo, è chiaro a tutti che non possiamo intensamente volere un futuro diverso, se non siamo disposti a un minimo di elasticità e apertura al cambiamento.

Estate, la matematica sotto l’ombrellone grazie a PoliMi

Mer, 06/24/2020 - 16:36

Nasce all’interno di un programma molto interessante e ben fatto, Polisocial, la nuova app del Politecnico di Milano che punta a un obiettivo ambizioso ma difficile: rendere amata la matematica.

StreetMath: dalla strada alla vacanza

Si chiama StreetMath ed è l’applicazione sviluppata e lanciata dai ricercatori del progetto TEEN del Politecnico di Milano, vincitore del Polisocial Award 2017. L’obiettivo appunto è insegnare la matematica a (tutti) i ragazzi, in modo facile, immediato e partendo dalla soluzione di problemi reali e quotidiani. E farlo là dove i ragazzi trascorrono molto tempo: al telefono.

(L’app è scaricabile qui www.teen.polimi.it/sm/)

Pensata inizialmente per i minori stranieri delle comunità di accoglienza, si è rivelata in tempi di didattica a distanza e di scuole chiuse uno strumento utile per i ragazzi di tutte le scuole italiane. La matematica esce dai libri e dalle aule scolastiche e diventa simulazione pratica di problemi da risolvere, vicina all’esperienza.

Bella? Pratica!

Parte da situazioni reali (tempo libero, lavoro, viaggi) per educare la capacità logica e di risoluzione di sfide quotidiane. Come dividersi le spese di una cena? Come leggere lo sconto su un prodotto? Quale contratto scegliere per il proprio cellulare? Del resto si sa: è solo quando si capisce la sua utilità che la matematica diventa affascinante.

E la matematica è ovunque. Si nasconde dietro tantissime azioni che gli adulti compiono senza difficoltà, ma che raramente vengono spiegate ai ragazzi.

Il progetto Teen

Il progetto TEEN è stato ideato da un team multidisciplinare di ricercatori, matematici, ingegneri, fisici, pedagogisti e urbanisti che hanno inizialmente focalizzato l’attenzione sullo sviluppo delle competenze logico-matematiche di ragazzi di diversi contesti culturali, allo scopo di coinvolgere nello studio comunità di minori stranieri. Il percorso è stato usato in via sperimentale anche all’interno di progetti educativi e formativi di Croce Rossa Italiana e Save The Children Italia. In prospettiva potrà coinvolgere altre ONG all’estero favorendo alfabetizzazioni di massa anche in condizioni estreme.

La “Teen Immigration“, una generazione costantemente connessa, vive le relazioni più sul web o nelle chat che negli scambi face-to-face. Ragazzi molto giovani, migrati da soli, che vivono, studiano e lavorano in Italia ma stanno al telefono anche un’intera serata col fratello minore rimasto in Africa o con l’amico del cuore emigrato in un altro Paese europeo. È la prima generazione emigrata ai tempi di whatsapp e dello smartphone sempre connesso.

Ma l’app è uno strumento che ha valenza universale, è utilizzabile dai ragazzi “senza scuola” dei campi profughi o nei progetti di anti-dispersione scolastica, perché divertente e motivante, così come nella didattica di tutti i ragazzi delle scuole secondarie.

Questo tipo di pratica molto flessibile permette di ridurre quel digital-divide che questa emergenza sanitaria ha fortemente evidenziato, e che spesso sta alla base delle disuguaglianze sociali.

Perfetto sotto l’ombrellone

Ma StreetMath nasce e si sviluppa per tutti. Può essere adottato dagli insegnanti di scuola secondaria di secondo grado come strumento per la formazione in contesti informali, grazie ai problemi realistici presenti che necessitano l’attivazione di processi logico-matematici.

Nel tempo della scuola senza scuola, o della vacanza, veicolare contenuti didattici in modo nuovo e appassionante è la sfida di questa app. E posso dire? Fa bene anche alla maggior parte dei genitori, che potranno dare il buon esempio e allo stesso tempo rinverdire lontani ricordi.

Due tipi di attività

La app si divide in due parti. La prima, “Sfide“, riguarda la vita lavorativa, gli aspetti sociali, la gestione della casa, problemi amministrativi o burocratici. Le attività sono in lingua italiana accompagnate da immagini che agevolano la comprensione del testo. La seconda “Richiami di Matematica” ha l’obiettivo di richiamare o presentare concetti e strumenti matematici (operazioni, percentuali, aree, volumi…).

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Estate Italiana all’insegna del Made in Italy sostenibile

Mer, 06/24/2020 - 15:00

L’estate 2020 è un’estate speciale, è la prima dopo il lockdown e le conseguenze economiche dei mesi di chiusura forzata sono evidenti. Per rispondere a questo momento di difficoltà, economica e sociale, e incentivare l’acquisto di prodotti italiani, Reborn Ideas, la social commerce community di prodotti belli e sostenibili, ha lanciato un’interessante iniziativa.

Estate Italiana, questo il nome scelto per la campagna promozionale iniziata il solstizio d’estate e che andrà avanti per tutta la stagione. L’obiettivo è sostenere la nostra economia ed offrire una valida offerta a quei consumatori consapevoli alla ricerca di prodotti belli e sostenibili.

Ogni settimana si alterneranno tre diverse tipologie di prodotti, per donna, uomo, bambino e casa, selezionati tra le tante referenze acquistabili su www.rebornideas.com. La collezione è costituita da prodotti che cromaticamente vogliono rappresentare il Tricolore, per sottolineare in un momento come questo l’importanza di optare per  l’eccellenza del Made in Italy ed evidenziare la centralità di prodotti slow, creati con cura e passione dai molteplici maker, artigiani e designer che hanno scelto Reborn Ideas per far conoscere la loro offerta ad un numero sempre crescente di clienti.

Ogni settimana 3 prodotti comporranno la bandiera italiana e saranno acquistabili a un prezzo ridotto del 30%. L’iniziativa che andrà avanti per tutto il periodo estivo, vuole porre l’accento sullo straordinario valore aggiunto dell’artigianato nostrano, su un approccio all’acquisto, lento e ponderato. “Abbiamo scelto di aggregare il meglio del Made in Italy sostenibile – dichiara Maurizio Mazzanti, founder di Reborn Ideas – e farlo all’insegna dei colori della bandiera italiana è un modo per confermare questo nostro posizionamento”

La pagina di riferimento è https://www.rebornideas.com/pages/made-in-italy e per restare aggiornati sui prodotti che saranno in offerta nelle prossime settimane, è sufficiente iscriversi alla newsletter dedicata all’iniziativa.

La prima settimana di Estate Italiana vede come protagonisti prodotti di uso quotidiano, come il set all’americana in cotone biologico di Mymami, la maxi borsa  Cabine Bag #17 di RiVelami, realizzata recuperando vele dismesse e il costume boxer da uomo Kahala fish di Seay, un capo composto al 100% da poliestere riciclato.

Da lunedì 29 giugno sarà possibile acquistare, sempre con un risparmio del 30%, il tavolino Tappo di Lessmore, realizzabile in cartone, legno certificato FSC o bamboo e disponibile anche con top di licheni, in bioplastica e in tessuto Ecoalf, la lampada LadyLight di Krill Design prodotta in bioplastica PLA e la collana Double Reddish di Peekaboo!, il brand torinese che realizza gioielli eco-sostenibili dal recupero di alluminio riciclato lavorato a crochet e tramite l’upcycling delle linguette delle lattine.

Per info: Maurizio Mazzanti – maurizio@rebornideas.com |328486631

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Foreste urbane, l’importanza degli alberi in città

Mer, 06/24/2020 - 15:00
Perché dovremmo piantare più alberi in città

Gli alberi svolgono un ruolo fondamentale nelle foreste, ma anche negli ambienti urbani. Se pensiamo a un viale alberato cittadino, la prima cosa che possiamo apprezzare è l’ombra prodotta dalle piante, ma i benefici del verde in città non si limitano certo a questo.

Sappiamo ad esempio che, oltre a creare ombra e a diminuire la temperatura media di 3,5°C, gli alberi sono in grado di ridurre la CO2 e sequestrare carbonio e di assorbire inquinanti atmosferici.

Non solo: le piante possono anche aiutarci a contenere gli allagamenti e sono fondamentali per la tutela della biodiversità.

Pochi giorni fa si è svolto su questo tema il webinar Progettare foreste urbane per la mitigazione degli allagamenti, il benessere e la biodiversità organizzato dall’Università di Milano e Unimont. Durante l’incontro si è parlato dell’importanza del verde in città, della presenza di isole e corridoi verdi e dei loro vantaggi.

Il ruolo delle piante nella prevenzione degli allagamenti

Diverse città italiane, tra cui Milano, sono spesso oggetto di allagamenti dovuti alle piogge intense. Negli ultimi anni, infatti, si è registrato un cambiamento delle precipitazioni: dall’inizio del secolo scorso sono aumentati i giorni in cui non piove ma non la quantità di pioggia, determinando precipitazioni più brevi e intense. Questo, unito al sempre crescente consumo di suolo nelle metropoli favorisce gli allagamenti nelle aree urbane.

Piantare alberi in città potrebbe aiutarci a prevenire questi fenomeni, che provocano danni e disagi a tutta la popolazione.

Le piante sono infatti in grado di ridurre di circa il 15% la quantità di pioggia che raggiunge il suolo, trattenuta dalla chioma, mentre le aiuole in cui crescono convogliano l’acqua che scende dal tronco e che viene assorbita dal suolo anziché riversata sulle strade.

L’importanza di isole e corridoi verdi per la biodiversità urbana

Il verde in città, come abbiamo visto, è fondamentale per diversi motivi. Uno di questi è la tutela della biodiversità, poiché nelle isole verdi urbane si creano habitat per insetti, mammiferi, uccelli.

Proteggere e favorire la biodiversità ha ovviamente ripercussioni positive anche sulla nostra vita, poiché tutte le specie sono interconnesse tra loro e dipendono le une dalle altre: si pensi solo all’importanza degli insetti impollinatori per l’agricoltura.

Le isole urbane da sole però non sono sufficienti se queste non sono collegate tra loro. Dunque se è fondamentale piantare alberi e creare nodi verdi all’interno delle città, è anche cruciale che il verde urbano non sia frammentato, ma che le isole siano collegate tra loro da corridoi verdi.

I corridoi verdi a terra o sulle chiome degli alberi consentono agli animali di muoversi all’interno del verde urbano, permettendo loro di avere a disposizione risorse maggiori e favorendo la biodiversità. 

Tutti gli alberi sono uguali?

La tutela delle foreste urbane e la piantumazione di nuovi alberi in città potrebbe migliorare sensibilmente la qualità della vita per tutti noi, ma è importante scegliere le specie giuste.

La capacità degli alberi di fare ombra, mitigare le piogge, assorbire CO2 e inquinanti è infatti molto variabile da una specie all’altra.

Inoltre, non tutte le piante si adattano allo stesso modo all’ambiente urbano, ben diverso da quello naturale.

Gli alberi cittadini devono convivere con differenti condizioni di luce, con terreni spesso poveri di ossigeno e di sostanze organiche, con il pH alcalino del suolo e con patogeni diversi.

Occorre poi scegliere specie capaci di tollerare le potature e tenere conto di altri numerosi altri fattori, tra cui ad esempio il potenziale di alcune piante di provocare allergie.

Insomma, non tutti gli alberi sono uguali e mettere a dimora una specie sbagliata può trasformarsi solo in un costo per le amministrazioni, apportando benefici minimi alla popolazione.

Per questo motivo stanno nascendo diversi comitati tecnico-scientifici in cui gruppi di esperti mettono a disposizione le loro competenze per aiutare le comunità a raggiungere l’obiettivo di mettere a dimora 60 milioni di alberi, iniziativa lanciata pochi mesi fa dal professor Stefano Mancuso in collaborazione con Carlo Petrini, Presidente di Slow Food e Domenico Pompili, Vescovo di Rieti.

Pochi giorni fa è stato inaugurato il Comitato Alberitalia che ha lo scopo di promuovere la piantagione di alberi e di fornire indicazioni scientifiche e tecniche a tutti i soggetti coinvolti in progetti di riforestazione urbana, così da rendere le foreste efficaci, efficienti e sostenibili.

Piantare 60 milioni di alberi, uno per ogni italiano, è un progetto ambizioso che forse non sarà sufficiente a contrastare da solo i cambiamenti climatici ma che, come abbiamo visto, potrebbe migliorare il benessere di tutti noi, anche nelle nostre trafficate e calde città.

Fonti di riferimento:
Unimont
Comitato Alberitalia

I pannelli a metano: la nuova frontiera della tecnologia

Mer, 06/24/2020 - 11:00

Qualcuno fermi Salvini che non ne dice una giusta.
«Questo ponte, grazie ai pannelli di metano, si autoalimenterà» ha esclamato l’ex ministro dell’Interno in diretta su Facebook dal cantiere di Genova.

Rinunciando al look da nerd e indossando gilet giallo e caschetto rosso come un ingegnere, il nostro ha dichiarato che il nuovo ponte è un “orgoglio italiano”, e ci chiediamo se lo era anche quando è crollato.

Poi, per non farsi scappare l’ennesima gaffe ha anche dichiarato: «Si autoalimenterà grazie a pannelli di metano». Fotovoltaici, Matteo, fotovoltaici.

Non osiamo immaginare quanti leghisti stiano chiedendo di comperare i pannelli a metano, come scrive ironicamente Tiberio Centi su Twitter:

Salvini dove si possono ordinare questi pannelli di metano che ho un ordine da confermare, stanno avendo un successo strepitoso, c’è una domanda di mercato pazzesca, tutti li vogliono!”

Al peggio pare non ci sia mai fine, avevamo pensato di aver raggiunto il fondo con Toninelli e invece abbiamo iniziato a scavare.

Intanto facciamo due risate con Fabio De Luigi, il video non è perfetto ma dà decisamente l’idea.

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Covid-19: in Italia numero vittime ai minimi. Galli: “ Ma il virus non si è rabbonito”

Mer, 06/24/2020 - 10:00

Il numero delle vittime da Covid-19 è ai minimi storici: solo 18 nelle ultime 24 ore, il nuovo minimo da inizio epidemia. I decessi sono 6 in Lombardia, 4 in Piemonte, 2 in Lazio e Puglia e 1 in Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Liguria. Pochi anche i nuovi casi – solo 122 tamponi positivi – e soprattutto risulta basso il rapporto tra nuovi positivi individuati e test effettuati (sia a livello nazionale che nella regione Lombardia).

I dati – sicuramente rincuoranti – aggiornati a ieri nel tardo pomeriggio arrivano dal ministero della Salute. Ma Massimo Galli, direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, invita a non abbassare la guardia: “Il virus non si è affatto rabbonito – ha affermato l’esperto durante la trasmissione Agorà su Rai 3 – come vediamo in Germania”, dove è stato ripristinato il lockdown in due quartieri in cui sono stati trovati rispettivamente 44 e 100 positivi al nuovo coronavirus, tra cui anche bambini.

A fine infezione si è meno contagiosi

Quanto alle molto discusse nuove linee guida provvisorie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di non rendere più necessario il doppio tampone negativo per certificare la guarigione da Covid-19, ma di guardare solo all’assenza dei sintomi per tre giorni consecutivi – revisione dovuta al fatto che in Paesi con alta circolazione del virus diversi soggetti sono stati costretti a lunghi periodi di isolamento, anche dopo la fine dei sintomi, a causa delle difficoltà di essere sottoposti a tampone -, Galli ha affermato che la spiegazione all’origine della revisione delle linee guida Oms potrebbe risiedere nel fatto che “se una persona convive con il virus per lungo tempo, verso la fine dell’infezione le particelle che trasmette sono poche“.

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4 lavoretti da fare con la pasta cruda

Mer, 06/24/2020 - 10:00

Diamo spazio alla nostra creatività con dei lavoretti semplici da fare con i nostri bambini!

Dal canale YouTube Vivi con Letizia alcuni spunti su come passare del tempo utilizzando diversi formati di pasta cruda che possiamo facilmente trovare nella nostra cucina!

Fonte: Vivi con Letizia

Cosa serve

Per il primo lavoretto:

  • Cartoncino;
  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Spugnetta;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli;
  • Pennarello colore a scelta
  • Spago;

Per il secondo lavoretto:

  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli
  • Timbro in silicone o una buona mano nel disegno!
  • Pennarello colore a scelta;
  • Spago;

Per il terzo lavoretto:

  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli
  • Cartoncino;
  • Righello;
  • Pennarello colore a scelta;

Per il quarto lavoretto:

  • Barattolo metallo;
  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli.

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Ma chi l’ha detto che non si può sfamare il mondo rispettando l’ambiente?

Mer, 06/24/2020 - 08:00

Farm to Fork”. Lo scopo dichiarato nel documento preliminare a quest’ultima, presentato a fine maggio, è di avviare la transizione verso un sistema agro-alimentare più sostenibile.

Biodiversità e fertilità: la rigenerazione dei suoli e l’agricoltura biologica

In particolare tra gli obiettivi c’è il ruolo positivo attribuito all’agricoltura biologica con l’impegno al raggiungimento del 25% della superficie agricola europea (SAU) in biologico e il 10% delle aree agricole destinate a infrastrutture verdi per la conservazione della natura, in coerenza con l’altra importante Strategia 2030 per la Biodiversità e sottolineando la dipendenza dell’agricoltura dalla tutela della biodiversità.

La biodiversità e la fertilità dei suoli, come il ruolo dell’agricoltura biologica, avranno quindi attraverso questi documenti e i conseguenti investimenti e norme, anche da parte dell’Unione, il riconoscimento di obiettivo primario per lo sviluppo socioeconomico, per il contrasto al crescente inquinamento diffuso di molte aree agricole e anche al rischio desertificazione che è ormai una minaccia in tutti i continenti, non solo in quelli dal clima arido e secco.

La desertificazione minaccia anche l’Italia

In Italia è a rischio desertificazione oltre il 20% del territorio nazionale, il 40% di questo è nel Sud del Paese, ma anche la pianura padana è tra questi territori. La desertificazione di origine umana deriva da più attività e comportamenti: da un lato lo sfruttamento agricolo intensivo, l’urbanizzazione, l’allevamento intensivo ed estensivo; dall’altro la deforestazione, gli incendi, e soprattutto l’inquinamento, anche derivanti dai pesticidi. I suoli diventano poveri di sostanze fertili, di tutto quell’ecosistema di organismi e microorganismi (batteri, lombrichi, funghi, ecc.) necessari a fissare l’azoto atmosferico e di formare la simbiosi con le piante che la biodiversità garantisce.

Oggi l’agricoltura solo estrattiva che non si basa su un approccio anche rigenerativo, non produce qualità e valore, ma lo toglie solo all’ambiente. Inquinamento e perdita di fertilità del terreno, oltre ad essere improduttivi, possono farci ammalare e creare un clima più favorevole allo sviluppo di virus.

Rigenerare i suoli, primo passo per la sostenibilità

Sono le parole anche dell’amministratore delegato di Novamont e Presidente del Kyoto Club, Catia Bastioli: “La cura della Terra è il primo passo essenziale della svolta nello sviluppo, non solo tecnologico, del mondo moderno”. E la rigenerazione dei suoli, con filiere tecnologiche e integrate in grado di rigenerare continuamente il capitale naturale in maniera circolare, è alla base di questo necessario modello.

E dunque largo ai progetti di recupero dell’organico come compost di qualità, progetti di “biogas farms” con recupero del biogas dalle colture e uso di digestato come fertilizzante (il cosiddetto “Biogas fatto bene”), spazio ai bioerbicidi o alle tecniche meccaniche o bioplastiche per togliere gli infestanti, rotazioni colturali più lunghe, pascolamento animale controllato anche all’interno delle colture di pieno campo, agricoltura di precisione per la riduzione degli sprechi (monitoraggi, sensori, telerilevamento, metodi satellitari), fino al semplice riuso interno all’azienda delle deiezioni di allevamento, come principio base della circolarità. Questi punti hanno come conseguenza un aumento della biodiversità microbica del suolo e il progressivo consolidamento della sua struttura, aumentandone la capacità di infiltrazione e ritenzione di acqua e la stabilità della sostanza organica oltre ai molteplici ecoservizi simbiotici alle piante. Ovvero rigenerano un terreno mentre esso, coi suoi cicli di fermo e ripartenza, produce.

Ma il biologico e queste tecniche possono davvero sfamare il mondo?

Un tema molto usato dai detrattori dell’agricoltura biologica è quello dell’impossibilità di riuscire a produrre cibo per tutta la popolazione mondiale, in continua crescita, con sistemi rispettosi dell’ambiente e in totale assenza di pesticidi sintetici.

Ma è vero che non esistono alternative da offrire al mondo intero se si vuole supportare la crescente domanda di alimenti, mangimi e fibre? Possibile che le strategie europee si muovano in queste direzioni senza essere supportate da dati concreti? Possibile che non si possa pensare a modelli agricoli più vasti che, come il biologico, non depredino la terra delle sue risorse lasciandola povera e inquinata? Che per mangiare tutti non ci sia alternativa ad una alimentazione con cibo di minore qualità o spazzatura?

Dati che provengono dagli ultimi studi di modellistica a livello planetario pubblicati nel Dicembre 2017 su Nature dicono che i valori di diminuzione delle produttività ad ettaro in seguito all’adozione dell’agricoltura biologica sono stimabili in una misura compresa tra l’8 e il 25% (Muller et al., 2017).

È comunque necessario riflettere su un aspetto più generale. Si tende a considerare la questione sotto il profilo dell’uso degli spazi senza guardare alla dimensione del tempo. Comparare le diverse gestioni, convenzionale e biologica, in termini di produttività o di resa economica e stilare giudizi sulla base di un bilancio contabile “per ettaro e per anno” significa perdere di vista uno dei motivi di fondo che giustificano oggi la scelta di pratiche conservative: evitare all’ambiente impatti di sempre più difficile reversibilità nella prospettiva di lungo periodo. In questo senso, il solo confronto in redditività del prodotto o in superficie necessaria resta un esercizio parziale poiché si tralascia di mettere a bilancio la possibilità di sostenere le produzioni nel tempo, diminuendo progressivamente l’input di risorse o i danni ambientali e sociali. Per questo, anche se l’agricoltura biologica non dovesse mai riuscire a equiparare i ricavi su base annua di quella convenzionale e se la qualità dei prodotti non risultasse migliore, la sua attuazione resterebbe un compromesso che ha una contropartita di natura ecologica il cui valore va misurato con ben altro metro e giudicato, a livello scientifico e politico, con i modelli predittivi opportuni.

L’agricoltura integrata non è un’alternativa al biologico

Parlando di alternative possibili al biologico, i suoi detrattori sostengono che “l’alternativa c’è ed è già in campo: è l’agricoltura integrata, degli imprenditori che innovano, che integrano tutti gli strumenti di protezione delle colture (agronomici, fisici, biologici, chimici) secondo uno schema razionale per produrre quanto più possibile con le risorse disponibili usate nel modo più efficiente possibile”.

Il metodo di produzione integrata non è però un metodo particolare adottato da un gruppo di agricoltori innovatori. La produzione integrata, in vigore dal 1 gennaio 2014, è il metodo di riferimento scelto dall’Unione Europea come standard per realizzare il livello minimo di sicurezza di utilizzo dei pesticidi in agricoltura, in seguito ai numerosi problemi causati dal loro uso eccessivo e irrazionale nell’agricoltura convenzionale. Ogni anno il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo pubblica “Linee guida nazionali per la produzione integrata delle colture” in applicazione della Direttiva n. 128/09/UE relativa all’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Sulla base di queste linee tutti gli agricoltori, quelli più innovatori e quelli meno innovatori, sono obbligati ad adottare il metodo di produzione integrata.

Il biologico tiene conto dei costi non conteggiati (ambientali, sociali) ed è più produttivo in condizioni estreme

La lunga sperimentazione di enti di ricerca come quella dei Farming System Trials (FST) in corso da oltre 40 anni da parte del Rodale Institute negli USA ha evidenziato un netto incremento del carbonio organico nei terreni e un forte incremento della capacità del suolo di infiltrare acqua e mantenerla disponibile alla crescita delle piante nei periodi di siccità climatica. Oltre a mostrare come in confronti diretti non si riscontrino differenze significative di rese tra le gestioni convenzionali e quelle biologiche, si evidenzia che le seconde possano produrre addirittura rese maggiori (fino al 40 % in più) nelle annate in cui lo stress idrico in difetto e in eccesso (siccità o inondazioni) presenta i maggiori impatti e, quindi, come mostrino maggiore resistenza agli eventi estremi causati dai cambiamenti climatici. Le presunte maggiori emissioni dovute ad una più ampia superficie necessaria all’agricoltura biologica per la stessa quantità di prodotto della convenzionale, ottenute anche con deforestazione non tengono conto del calo di fertilità dei suoli coltivati con tecniche convenzionali, già pericolosamente in atto oggi. Nello stesso studio gli autori ammettono infatti che in suoli convenzionali intensivamente fertilizzati con concimi minerali le emissioni per ettaro sono comunque maggiori che in suoli condotti con regime biologico e che il loro rapporto non prende in considerazione tutti gli altri servizi ecosistemici il cui beneficio andrebbe calcolato separatamente.

Altri studi confermano che l’attuazione delle buone pratiche legate al biologico o biodinamico ha portato, in 18 anni, all’aumento della sostanza organica dall’1,7 al 6,1% fino alla profondità di 35 cm dei terreni considerati. Il risultato è stato ottenuto partendo da suoli prima gestiti in maniera convenzionale. In altre parole, se gli stessi termini di agricoltura conservativa, agricoltura biologica ecc. hanno il proprio significato, è perché rappresentano un itinerario di tipo rigenerativo che porta alla correzione di una situazione di partenza che, per definizione, è identificata come compromessa. Per questo, confrontare le gestioni convenzionale e biologica per verificare quale delle due sia migliore sotto il profilo ambientale e della rigenerazione dei suoli è come aver scambiato due corridori in una gara, mentre è certamente più corretto un approccio diverso, che veda i due sistemi non confrontabili sotto questi aspetti ma invece come un punto di partenza e quello di arrivo.

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Ue: verso stop per arrivi da USA |Alberto Stasi chiede revisione del processo | Facebook: stop a pubblicità per protesta

Mer, 06/24/2020 - 06:25

llsole24ore: Cosa succede se tutti i virus spariscono? Moriamo in un giorno e mezzo;

Il Mattino: M5S perde due parlamentari: Riccardi alla Lega, Ermellino al Misto;

La Repubblica: Ripartenza, Molinari: “L’aumento delle transazioni online può favorire la rivoluzione digitale in Italia”;

Tgcom24: Nuovi guai per Facebook: alcuni marchi sospendono le pubblicità per protesta;

Il Fatto Quotidiano: Scuola – Turni e lezioni al sabato: linee guida. Presidi: “Distanze impossibili nelle classi pollaio. Il 40% delle aule inadatte e pochi prof”;

Corriere della Sera: Ancora troppi i casi di Covid, la Ue valuta lo stop per chi proviene dagli Stati Uniti;

Leggo: Garlasco, Alberto Stasi chiede la revisione del processo: «È innocente, ci sono elementi nuovi»;

Il Manifesto: Fisco, coro di no alla proposta Conte ;

Il Giornale: Gli olandesi sbarcano a Roma e dettano condizioni all’Italia. Il ministro Stef Blok parla chiaro. I Paesi Bassi non credono nel Recovery e, se l’Italia ha bisogno di soldi, c’è il Mes;

Il Messaggero: Germania, lockdown per il mattatoio Focolaio in un condominio di Berlino. Brasile, a San Paolo 1,2 milioni di casi Bollettino Roma e Lazio del 23 giugno;