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Alessio Figalli: così ha risolto l’equazione per prevedere il movimento delle nuvole

Sab, 08/04/2018 - 02:11

Mentre il mondo e l’Italia si congratula con lui per un risultato – la medaglia Fileds – che rende orgogliosi, degli studi di Alessio Figalli, 34 anni, e laureato a Rio anche con il premio considerato il “Nobel” della matematica, ora si sa qualcosa di più. Per esempio che è in un’equazione la chiave per prevedere il movimento delle nuvole, governato dagli spostamenti di miliardi di particelle di vapore.

È stato Figalli – come riporta l’Ansa – a risolverla: uno dei problemi ai quali ha dedicato la sua carriera scientifico parte da molto lontano, fin dai tempi della fondazione di Cartagine e poi dell’epoca napoleonica come ha ricordato anche nel discorso tenuto a Rio de Janeiro nella cerimonia di premiazione, in apertura del Congresso Mondiale dei Matematici.

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Le celle solari del futuro?

Ven, 08/03/2018 - 02:58

Uno studio – condotto dai fisici della Itmo University a San Pietroburgo e del Laser Zentrum di Hannover e pubblicato sul Journal of Applied Physics – mostra che la Grande piramide di Giza riesce a concentrare l’energia elettromagnetica, e precisamente le onde radio, sia nelle camere interne sia nella base.

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Dal verde al marrone: caldo record, emergenza siccità e incendi in Europa

Ven, 08/03/2018 - 02:43

A pochi giorni dalle drammatiche immagini degli incendi in Grecia, che hanno fatto quasi 100 morti e dove l’emergenza non è ancora finita, un satellite dell’Esa (l’Agenzia Spaziale Europea) ha mostrato come tutta l’Europa nel giro di un mese sia diventata color marrone a causa della siccità.

Le immagini riprese dai satelliti Sentinel-2 e Sentinel-3 elaborate dall’Esa mostrano un’Europa sempre meno verde e più secca, anche nelle regioni del Nord. Non per niente anche la Svezia è soggetta in queste ore ad incendi. Nell’impressionante video messo online dall’Agenzia Spaziale si vedono Danimarca e Regno Unito trasformarsi rapidamente in distese marroni.

La mancanza di pioggia ha trasformato il consueto paesaggio di questi Paesi, tanto che in Galles si stanno scoprendo siti archeologici e disegni di fondamenta di costruzioni antiche mai viste prima perché da sempre coperte dalla vegetazione.

Se in Italia finora il caldo non è stato insopportabile, nelle regioni del Nord Europa questo è stato un anno decisamente anomalo. In Norvegia qualche giorno fa si sono superati i 30 gradi centigradi e nell’Artico sono state registrate temperature di oltre 15 gradi sopra la norma.

Anche i satelliti della Nasa confermano l’espansione del “marrone” e i ricercatori hanno messo online una mappa da cui si vede come negli stessi mesi, dal 1980 a oggi, le temperature si siano alzate.

La World Weather Attribution, un consorzio di studiosi provenienti da Istituti e Università di tutto il mondo, ha da poco pubblicato uno studio in cui mostra come queste ondate di caldo si verifichino sempre più frequentemente ora anche in Nord Europa e, attraverso il confronto con alcuni modelli, correlano questa maggior incidenza all’effetto delle attività dell’uomo.

Diversi studi, ben riassunti da un articolo de l’Economist tradotto da Internazionale, evidenziano come la Terra oggi stia diventando sempre più calda e come queste ondate di calore siano sempre più frequenti e dalle conseguenze complesse.

Non sono pochi poi gli studiosi che correlano i cambiamenti climatici con le guerre e le migrazioni, come spiegano nel libro “Effetto Serra, effetto guerra” Grammenos Mastrojeni, analista diplomatico e Antonello Pasini, fisico del clima.

Sono questioni da analizzare seriamente, in tutte le loro conseguenze. Tra giochi delle correnti, umidità, caldo anomalo e fenomeni estremi, il rischio è perdere raccolti, avere città invivibili, perdere prodotto interno lordo, vedere sparire specie animali e vite umane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle foto: il castello di Malahide a Dublino, fotografato a pochi giorni di distanza (Ph.Courtesy of Joseph Smith)

 

 

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Vermi congelati si svegliano dopo 40.000 anni

Ven, 08/03/2018 - 02:04

C’è un nuovo incredibile record tra gli animali che tornano in vita dopo un periodo di ibernazione. Dopo ben 42 mila anni, infatti, alcuni vermi nematodi, rimasti intrappolati nei ghiacci siberiani durante il Pleistocene, sono stati da poco scongelati da un team di scienziati russi.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: ancora Teheran…

Ven, 08/03/2018 - 02:04

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Casa Surace e Greenpeace contro la plastica

Gio, 08/02/2018 - 11:58

Casa Surace, insieme a Greenpeace Italia, dice la sua su bicchieri, piatti, posate, cannucce per spiegare in modo originale come si possa fare a meno di oggetti in plastica.

 

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Gli ultimi paradisi dell’oceano incontaminato

Gio, 08/02/2018 - 05:00

Ormai solo il 13% dei mari non è segnato dalle attività umane, fatta eccezione per la Polinesia, vicino alle coste restano poche aree incontaminate al largo di Cile, Australa e Nuova Zelanda. Le aree protette non bastano e, se si calcolano gli effetti del climate change, le oasi spariranno.

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Sicilia, scoperte spettacolari foreste di coralli vicino a vulcani sottomarini

Gio, 08/02/2018 - 04:41

I nostri mari non raggiungono le abissali profondità oceaniche ma, nonostante l’assenza di depressioni significative, il Mare nostrum continua a lasciarci a bocca aperta. Le ultime sorprese, in ordine di tempo, arrivano dalle acque al largo delle coste delle isole Eolie, nelle quali i ricercatori di Oceana, organizzazione dedicata alla conservazione degli oceani, hanno scoperto la presenza di straordinarie foreste di coralli a rischio di estinzione e di un’incredibile varietà di specie.

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Spaghetti con crema di peperoni e semi di papavero

Gio, 08/02/2018 - 02:40

Ingredienti per 4 persone

Spaghetti 400 gr
Peperoni 400 gr
Olio 50 gr
Aglio 1 spicchio
Scalogno 1 piccolo
Semi di papavero 1 cucchiaio
Panna 4 cucchiai
Pecorino 1 cucchiaio
Sale q.b

Preparazione
Lavare i peperoni, metterli in una teglia e cuocerli in forno per 15 minuti circa a 220 gradi.
Spellare i peperoni, togliere i semi e frullare con un frullatore a immersione, ottenendo così una crema. In una padella con olio rosolare aglio e lo scalogno tritati, poi aggiungere la crema di peperoni, la panna e salare. La salsa è pronta.
Cuocere gli spaghetti al dente e saltarli nella padella con la crema di peperoni. Servire caldi con una spolverata di pecorino e semi di papavero.

Tempo di preparazione: 30 minuti

Ph. Angela Prati

 

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Arriva il monopolio della ricarica a 45 cent al kwh?

Gio, 08/02/2018 - 02:20

Riporto per intero una nota di stampa (così non devo rispiegare tutto daccapo).
Una notizia che ha riempito tutti i quotidiani di infinito giubilo e che a vista sembra finalmente la svolta per le auto elettriche. Temo invece che sia l’inizio dell’ennesima posizione dominante e condizionante il mercato. Da tempo si sa che Enel vuol vendere energia per le auto elettriche e che il prezzo potrebbe essere di circa mezzo euro a kw dalle colonnine di ricarica rapida e normale.

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Gli italiani sono razzisti

Gio, 08/02/2018 - 02:19

“In Gran Bretagna, prima dell’arrivo di pakistani e indiani, il pregiudizio della razza – xenofobia razziale – veniva considerata una malattia americana. E nel Nord degli Stati Uniti lo si era considerato a lungo un malanno tipico del Sud. In seguito alle grandi migrazioni si scoprì che il male era endemico. Infuriava anche in Svizzera contro gli italiani, in Germania contro i turchi. Questa tensione, e il pensiero e l’azione che essa provoca, sono lo sviluppo più drammatico e discusso dei tempi moderni.” (da J. K. Galbraith – L’età dell’incertezza – Mondadori – 1977)

Nella mia esperienza di lavoro in Mozambico ho potuto registrare come il Sud Africa, Paese reduce dall’apartheid, esercitasse politiche di respingimento molto violente contro i tentativi di emigrazione dal Mozambico. Del resto se i mozambicani al sud subivano i respingimenti dei sudafricani, a loro volta al nord li esercitavano contro i migranti dalla Tanzania. E, saltando dall’Africa all’Italia, tutti ricordiamo le tensioni “razziali” provocate a cavallo tra gli anni 50 e 60 dall’emigrazione dal Sud verso il Nord.

“Negli anni Trenta, il movimento di una poverissima popolazione contadina dal sud delle grandi pianure verso la California – gli Okies e gli Arkies del grande romanzo di John Steinbeck – fu causa di una enorme tensione sociale. Okies e Arkies erano, una volta lavati e ripuliti, indubbiamente bianchi.

Ciò nonostante essi furono rappresentati come una razza a parte. Oggi i loro figli sono indistinguibili dagli altri cittadini della California. E così sarà dei figli, al massimo dei nipoti, degli immigrati recenti, i quali avranno aspirazioni educativo-professionali più alte di quelle dei loro genitori o nonni e potranno appagarle in misura più o meno grande. Quando ciò accadrà i problemi di colore e di razza si attenueranno fino ad apparire senz’altro arcaici. Ricchi e poveri anche se della stessa lingua, colore e razza, non vivono facilmente fianco a fianco. Gli agiati di razze diverse solitamente vivono insieme molto pacificamente”. (Galbraith, op. cit.)

L’Italia, come gli altri Paesi, messa di fronte a un importante fenomeno migratorio,  non è immune dal razzismo, anche se a noi italiani piace crederlo, secondo la vulgata nazionale di “italiani brava gente”.  La crescente e allarmante diffusione xenofoba è dimostrata da quanto è accaduto tra giugno e luglio. In due mesi, secondo quanto raccolto dal giornalista Luigi Mastrodonato, si sono avuti 35 casi di violenze contro extraeuropei: 22 casi di aggressioni fisiche, 9 casi di spari con pistola ad aria compressa e 3 morti (Gioia Tauro, 3 giugno; Genova, 12 giugno; Aprilia, 29 luglio)

In Italia, come negli altri Paesi, la funzione della politica di fronte alla xenofobia razziale è fondamentale. In realtà l’Italia ha un calo demografico progressivo. Nonostante il flusso (peraltro ridotto negli ultimi anni) di migranti la popolazione totale residente si va contraendo, sia per il gap negativo tra nascite e decessi sia per l’emigrazione di italiani all’estero. I migranti servono.

Sta alla politica governare questo fenomeno, “educando” tutti, residenti e nuovi arrivati, alla convivenza e alla cooperazione, nel comune interesse, cosa che la politica oggi in Italia non sta facendo, anzi…

Nei Promessi Sposi Renzo, molto agitato, si reca da un avvocato e, per farsi benvolere, gli porta in dono quattro capponi vivi.

Manzoni scrive così:

“Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente…  In tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

Nella metafora, Manzoni indica in Renzo il potere e nei capponi gli amministrati che credono che i loro guai derivino dagli altri capponi, non da Renzo che li agita. Evitiamo di fare la fine dei capponi di Renzo.

 

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: a spasso per Teheran

Gio, 08/02/2018 - 02:04

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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NASA compie 60 anni e svela come sarà la casa su Marte

Mer, 08/01/2018 - 09:58

Portare l’uomo su Marte resta una grande ambizione della NASA, che giusto ieri ha compiuto 60 anni.
Per l’occasione, l’Agenzia Spaziale Americana ha annunciato i vincitori del 3D-Printed Habitat Centennial Challenge, concorso nato per ipotizzare rappresentazioni digitali di un’ipotetica casa su Marte. Ma attenzione, non una casa qualsiasi di chiara derivazione cinematografica, bensì un progetto vero, fondato su basi scientifiche e capace di essere riprodotto in loco (se mai ce la faremo) considerando tutti i limiti del caso, in particolare l’impossibilità di trasportare materiale in quantità e la conseguente necessità di utilizzo di risorse trovate sul posto. Non si tratta quindi di disegnare “una casa”, ma un habitat accogliente per la vita su Marte e per le altre missioni, che tenga conto delle differenze di atmosfera e, più in generale, di “ambiente” tra la terra e il pianeta ospite.

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Da oggi siamo ufficialmente in debito ecologico con la Terra

Mer, 08/01/2018 - 06:41

Nulla di complicato, niente parole difficili, poche variabili, solo un fatto: oggi è l’Earth Overshoot Day. Oggi, 1 agosto 2018, la popolazione mondiale ha consumato tutte le risorse che la Terra ha prodotto nell’intero anno. Più concretamente: la carne, il pesce, l’acqua, la legna, la frutta e la verdura prodotti nel corso dell’anno sono stati consumati. Domani, 2 agosto, iniziano i giorni in overshoot, i giorni letteralmente “andati oltre”, in eccesso.

I consumi delle risorse naturali sono maggiori e corrono più velocemente rispetto alla capacità degli ecosistemi di rigenerarsi. Così ogni anno, con cadenze sempre più ristrette, sempre più drammatiche, ormai dagli anni Settanta, da quando cioè il Global Footprint Network ha iniziato a calcolare il numero dei giorni che la biocapacità terrestre è in grado di fornire all’impronta ecologica umana, ossia alla porzione di terra fertile destinata ai consumi dell’uomo. Nel 1971 l’Earth Overshoot cadeva il 21 dicembre e i giorni in overshoot erano 10. Oggi cade l’1 agosto e i giorni in overshoot sono 151.

Già, perché l’Earth Overshoot Day non è una data simbolo, una ricorrenza o “la giornata mondiale del”, ma il risultato matematico del rapporto fra due grandezze (la biocapacità annuale della Terra e l’impronta ecologica annuale dell’umanità) moltiplicato per il numero dei giorni dell’anno.

Un sistema economico i cui andamenti finanziari mirano esclusivamente alla crescita mal si sposa con un Pianeta dove nulla è per sempre. Si pensi all’anidride carbonica, elemento che riguarda tutti, carnivori, vegani, miliardari, clochards. Le foreste,  tramite la fotosintesi clorofilliana, meccanismo tanto magico quanto semplice, che solitamente si impara a scuola fin dalle elementari, insieme agli oceani sono in grado di smaltire non più di 20 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno. L’uomo ne produce 36 miliardi. I 16 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in eccesso si accumulano nell’atmosfera, con effetti climatici disastrosi che si ripercuotono su ogni singola risorsa naturale, al punto che il 61% della attuale impronta ecologica dell’umanità serve soltanto a smaltire l’anidride carbonica.

Le risorse consumate sono maggiori rispetto alla capacità rigenerativa del Pianeta, è un concetto semplice. E tuttavia c’è ancora chi pensa che la ricchezza espressa dalle borse mondiali sia completamente slegata dalle risorse naturali; chi vive come se il mercato delle risorse del futuro si potesse autoregolare attraverso risorse invisibili e misteriose. C’è addirittura il Presidente della nazione più influente del mondo che non crede nel cambiamento climatico. Tutte posizioni che ben si sposano con un dato assai comodo e però incontestabile: sul lungo termine saranno, saremo tutti morti, e le generazioni future non potranno esercitare rappresaglie sulle mute spoglie di chi se l’è goduta egoisticamente, nonostante la corsa all’accumulo compulsivo abbia lasciato intendere che si avesse a cuore gli eredi.

La salvaguardia del Pianeta non riguarda soltanto i piani alti della società, lo ha capito bene la Cina, il Paese più popolato del mondo. Dando una scorta alle misure immediate e agli obiettivi con scadenza 2050 annunciati nell’ultimo plenum del Partito Comunista in carica, impressiona constatare che la salvaguardia dell’ambiente è motivo di impegno collettivo, senza esclusioni. Entro il 2050 la Cina si slegherà da qualsiasi combustibile fossile, e molto è stato già fatto a favore delle realtà locali in difesa dell’ambiente, come ad esempio l’avere ridotto del 50% la produzione industriale di alcuni materiali particolarmente pesanti in termini di impatto ambientale, sopra tutti l’acciaio. Un impegno, quello deciso dal Partito Comunista cinese e promosso dal suo Ministero dell’Ambiente, che ha coinvolto l’intera cittadinanza, non soltanto imprenditori e industrie: basti pensare che per passare dalle caldaie a carbone alle caldaie meno inquinanti, lo scorso inverno migliaia di case sono rimaste senza riscaldamento per via della scarsità di gas naturale. Un sacrificio del genere in Italia sarebbe impensabile.

L’azione di un cinese ha ripercussioni sulla vita di un bengalese, così come quella di un bengalese si ripercuote su quella di un russo, eccetera. Come ribadito in occasione degli accordi sui 17 Sustainable Development Goals, i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile approvati nel 2015 da tutti i Paesi del mondo e con scadenza 2030, il sovrasfruttamento delle risorse naturali, il degrado del suolo, la perdita delle biodiversità e il cambiamento climatico sono facce della stessa medaglia: la nostra. Niente affatto d’onore.

 

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: da Gubbio all’antica Persia

Mer, 08/01/2018 - 02:36
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Gli oranghi a rischio riportano l’attenzione sull’olio di palma

Mer, 08/01/2018 - 02:33

Che la cura del corpo abbia un costo (salato) per l’ambiente lo hanno già confermato diversi studi. Un esempio: shampoo e cosmetici rilasciano nell’aria composti chimici della classe dei silossani, che inquinano quasi come il benzene.
Adesso un rapporto pubblicato dall’IUCN (IUCN, Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), Oil palm and biodiversity, lancia un nuovo allarme: le coltivazioni di palma da olio per l’industria di trucchi e make up hanno anche loro un impatto sensibile sull’ambiente.
Nei prodotti di bellezza, la richiesta di grassi vegetali fa la sua parte nel contribuire ai rischi di estinzione di alcune specie animali, come gli oranghi (primati del genere Pongo), chiamati così dalla parola malese orangutan, che significa uomo della foresta.
Ma il lavoro dell’IUCN è impietoso: coltivare olii alternativi può diventare un rischio ambientale ancora maggiore.
Che fare?

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