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Aggiornato: 10 min 17 sec fa

Riace, musicisti di tutta Italia con Lucano: nasce il manifesto “È stato il vento”

Mar, 04/16/2019 - 12:00

Da qualche ora sui profili social di diversi artisti si sta diffondendo il post «È stato il vento», un’iniziativa nata spontaneamente e condivisa da tanti per sostenere il modello di integrazione messo in atto dalla cittadina di Riace negli ultimi anni.

Afterhours, Brunori SAS, Levante, Giuliano Sangiorgi, Max Gazzè, Vinicio Capossela, Carmen Consoli, Vasco Brondi, Fiorella Mannoia, Daniele Silvestri, Manuel Agnelli, Negrita, Niccolò Fabi, Piero Pelù, Subsonica, Thegiornalisti, Samuele Bersani, Roy Paci, Bandabardò, Diodato, Luca Barbarossa, Roberto Vecchioni, sono alcuni dei firmatari del manifesto «È stato il vento – Artisti per Riace», che in poche ore ha registrato oltre mille sottoscrizioni, come si legge  sull’account Instagram ufficiale.

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Fonte immagine copertina TPI.IT

Cosa resta di Notre Dame? Dalla gaffe di Trump ai messaggi di solidarietà dal mondo

Mar, 04/16/2019 - 10:00

Solidarietà da tutto il mondo verso il popolo francese che, nella notte tra lunedì 15 aprile e martedì 16, ha visto inghiottire dalle fiamme il simbolo della Francia e patrimonio dell’Unesco. Divampato alle 18.50 nel solaio della cattedrale gotica, dove erano in corso lavori di ristrutturazione, l’incendio è stato domato solo in tarda notte; da ultime dichiarazioni di un portavoce dei vigili del fuoco la situazione sembrerebbe essere sotto controllo. La procura di Parigi ha aperto un’indagine per incendio colposo e la polizia sta concentrandosi sull’ipotesi che il fuoco sia cominciato per via dei lavori di restauro. Fortunatamente non tutto è andato perduto, salve e al sicuro le opere del Tesoro della cattedrale: la Sacra Corona di Spine, un pezzo della Croce e un chiodo della Passione di Cristo. 

In migliaia, turisti e cittadini, si sono uniti in preghiera e in canti appena fuori dalla “zona rossa” chiusa dalle forze dell’ordine. Da tutto il mondo i messaggi di solidarietà, le parole di Sergio Mattarella al presidente francese Emmanuel Macron: “Seguo con angoscia le notizie dell’incendio che sta devastando in queste ore la cattedrale di Notre Dame, tesoro storico che nei secoli ha custodito un eccezionale patrimonio artistico di immenso significato per la Francia, per l’Europa e per la cultura del mondo”. – continua – “In queste ore drammatiche l’Italia intera si stringe con sincera amicizia e vivissima partecipazione al popolo francese. Il nostro pensiero va a quanti in queste ore si stanno adoperando, a tutti i livelli, per domare le fiamme e preservare, nella misura del possibile, questo straordinario simbolo di Parigi. Le giungano, signor Presidente, le espressioni della solidarietà degli italiani tutti e mia personale”

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Notre Dame, cosa resta della Cattedrale dopo l’incendio. Il terribile incendio divampato nella Cattedrale di Notre Dame, a Parigi, lunedì 15 aprile, ha fatto crollare due terzi del tetto e la guglia di 45 metri. Una delle due torri è stata gravemente danneggiata e un vigile del fuoco è rimasto gravemente ferito. La struttura principale della Cattedrale, però, è stata salvata. Anche il rosone nord non è stato danneggiato in maniera significativa. Il rogo è stato domato attorno alle due di notte di martedì 16 aprile. Sedici statue sono scampate all’incendio poiché erano state rimosse dalla guglia l’11 aprile per lavori di ristrutturazione. Si trattava di statue che si trovavano nella guglia da 150 anni e che erano state temporaneamente trasferite. Continua a leggere…

Fonte: TPI.IT – Luca Serafini

La storia di Notre-Dame e perché è il simbolo della Francia. Notre-Dame de Paris, nostra signora di Parigi. La cattedrale parigina divorata dalle fiamme nella sera del 15 aprile non è soltanto un monumento simbolo della capitale francese, visitato solo nel 2017 da 12 milioni di turisti: quattro milioni in più del Louvre e quasi il doppio rispetto alla Torre Eiffel. È un capolavoro di fama globale che rappresenta la Francia e l’Europa del mondo, epicentro di suggestioni artistiche e letterarie che precedono la sua immagine. Eretta nel quarto arrondissementdella città, arriva a 69 metri d’altezza con le sue torri ed è lunga 128 metri. La sua costruzione è iniziata nel 1163 e terminata un secolo dopo, anche se sarebbero state apportate diverse modifiche almeno fino alla seconda metà dei XIV secolo. Ha una pianta a croce latina.  Continua a leggere…

Fonte: ILSOLE24ORE.COM – Alb.Ma.

Parigi, incendio a Notre Dame: ecco perché non sono stati usati i canadair. “È così orribile vedere l’enorme incendio nella cattedrale di Parigi”, scrive il presidente americano. “Forse per spegnerlo potrebbero essere usati degli aerei antincendio. Bisogna agire in fretta!”.  Il messaggio di solidarietà su Twitter del Presidente americano Donald Trump con un suggerimento, da non seguire!
[…] Lanciare bombe d’acqua dall’alto, infatti, avrebbe potuto causare danni se possibile peggiori. “Rilasciare acqua da un aereo su questo tipo di edificio avrebbe potuto causare il crollo dell’intera struttura, ha scritto in un tweet la Protezione Civile francese dopo che in molti, guardando le fiamme che stanno devastando la cattedrale di Notre Dame, si sono chiesti perché i pompieri non abbiano fatto uso di canadair o elicotteri. Continua a leggere…

Fonte: ILFAROONLINE.IT

Fonte immagine copertina: MILANOFINANZA.IT

Cuore ricreato con stampante 3D

Mar, 04/16/2019 - 09:35

Il team di scienziati israeliani è entusiasta: “Forse, tra 10 anni, ci saranno stampatori di organi nei migliori ospedali di tutto il mondo, e queste procedure saranno condotte regolarmente”

La scienza compie un altro passo avanti: un gruppo di studiosi dell’università di Tel Aviv (Israele) è riuscito a ricreare un mini-cuore, perfettamente strutturato e composto da tessuto umano, servendosi di una stampante 3D.

I risultati dell’incredibile lavoro sono stati pubblicati sulla rivista “Advanced Science”. Quello che, al momento, rimane comunque un protipo, potrebbe un giorno contribuire a salvare innumerevoli vite. Ecco perché nel mondo scientifico si è subito acceso un forte entusiasmo.

Naturalmente orgogliosi del proprio lavoro, gli scenziati che hanno lavorato al progetto parlano di una possibile svolta storica nella medicina. Il dottor Tal Dvir, che ha condotto il gruppo di lavoro, ha dichiarato che si tratta della prima volta che un intero cuore, completo di vasi sanguigni, cellule, camere e ventricoli viene riprodotto con la tecnologia 3D. “In passato le persone sono riuscite a stampare in 3D la struttura di un cuore, ma non con le cellule o con i vasi sanguigni” ha infatti spiegato, come riportato dal “DailyMail”.

Ma il team di scienziati non intende fermarsi qui, ed il progetto si fa sempre più ambizioso. Il prossimo passo, infatti, sarà creare un organo delle giuste dimensioni, capace di contrarsi e pompare sangue. Un organo, insomma, completamente funzionante, da impiegare nella chirurgia. Realizzato con tessuti personalizzati e compatibili con ciascun paziente, così da allontare una volta per tutte anche il timore del rigetto.

Ma come si è arrivati a questo cuore in miniatura? Gli studiosi sono partiti da un campione di cellule estratte dal tessuto adiposo umano. Queste sono state riprogrammate, tornando ad essere delle staminali pluripotenti, e poi convertite in cellule cardiache. I componenti acellulari del tessuto adiposo estratto in origine, invece, sono stati convertiti in un idrogel, utilizzato come una sorta di inchiostro per la stampante.

Come detto in precedenza, si tratta di un organo ancora molto piccolo (si parla delle dimensioni del cuore di un coniglio), ma gli studiosi sono ottimisti e sperano di iniziare le sperimentazioni entro un anno, cominciando con gli animali. Una volta ottenuto un cuore della grandezza giusta, sarà poi compito degli scienziati educarlo a compiere tutte quelle regolari funzioni svolte da una normale pompa cardiaca umana. “Forse, tra 10 anni, ci saranno stampatori di organi nei migliori ospedali di tutto il mondo, e queste procedure saranno condotte regolarmente”.

E non solo il cuore. Prima di partire con i trapianti cardiaci (una procedura rischiosa, che necessita tempo prima di poter essere definita sicura), il team di scienziati si augura di iniziare presto con i primi tentativi di trapianto di milza, appendice, cistifellea, reni e polmone, realizzati tramite stampante 3D.

FONTE E VIDEO: ILGIORNALE.IT

In Olanda i treni diventano biblioteche

Mar, 04/16/2019 - 08:00

Sui treni olandesi arriva il vagone biblioteca. Un luogo dove al posto delle cappelliere sono stati sistemati alcuni scaffali contenenti centinaia di libri. Lo scrive Italianradio.eu che racconta come la NS, la compagnia ferroviaria dell’Olanda, abbia deciso di spingersi verso una nuova e rivoluzionaria esperienza di viaggio per i propri clienti.

La biblioteca viene allestita nella parte superiore di alcuni treni Intercity che viaggiamo in tutto il Paese, con alcuni vani appositamente progettati per godersi la lettura di un buon libro durante un viaggio in treno.

Oltre ai libri, l’intero vagone è allestito come una vera e propria biblioteca mobile: tappeti sul pavimento, lampade da lettura, tavolini dove appoggiare i volumi presi in prestito ecc. Ogni tavolino è già fornito di un libro consigliato del personale ferroviario, ma naturalmente i viaggiatori potranno sentirsi liberi di selezionare un’altra lettura per allietare il viaggio.

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Rifiuti organici in (leggera) crescita ma mancano gli impianti

Mar, 04/16/2019 - 06:44

Ma cresce meno dell’anno precedente, mentre si mantiene cronica la mancanza di impianti, soprattutto al Centro e al Sud.

Sono 6,6 milioni le tonnellate di rifiuti organici (umido, verde e altre matrici organiche) provenienti dalla raccolta differenziata raccolti in Italia nel 2017. La raccolta dell’organico aumenta così dell’1,6%, che è però un incremento minore rispetto all’anno precedente. In ogni caso, quella dell’organico si conferma la frazione più importante per la Raccolta Differenziata del nostro Paese, rappresentando il 40,3% di tutte le raccolte. Lo calcola il CIC, Consorzio Italiano Compostatori, nell’annuale analisi sulla raccolta differenziata del rifiuto organico e degli impianti italiani, realizzata a partire dai dati del Rapporto Rifiuti ISPRA 2018. La buona notizia è che, in generale, «si è riscontrato un calo nella produzione dei rifiuti in Italia, scesi a 29,6 milioni di tonnellate (1,7% rispetto all’anno precedente) e la raccolta differenziata ha raggiunto una percentuale del 55,5%», spiega Massimo Centemero, direttore del CIC.

A livello nazionale il rifiuto organico pro capite intercettato si mantiene sopra i 100 kg, passando da 107 a 108: i quantitativi maggiori sono quelli delle regioni settentrionali (127 kg/abitante per anno), seguite dal Centro (114 kg/abitante per anno) e dal Sud (83 kg/abitante per anno).

«Bisogna continuare a lavorare soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud per raggiungere l’obiettivo di 9.150.000 tonnellate di rifiuto organico raccolte al 2025, ovvero 150 kg/ab/anno», ribadisce Alessandro Canovai, Presidente CIC. «Sicuramente una spinta arriverà grazie al recepimento del Pacchetto sull’Economia Circolare approvato dalla Unione Europea nel giugno 2018 e che ha imposto come obbligatoria la raccolta differenziata del rifiuto organico entro il 2023».

Tuttavia, come abbiamo spesso sottolineato, è inutile o dannoso spingere ad aumentare la raccolta differenziata di qualsiasi tipo se prima non vengono potenzianti gli impianti di trattamento, che infatti mancano anche per i rifiuti organici. 

Secondo il CIC, l’impiantistica in Italia è passata da 326 a 338 strutture, e ha consentito di trattare nel 2017 circa 7,4 milioni di tonnellate (+4%) considerando il trattamento, oltre all’umido e al verde, anche di altri materiali di scarto a matrice organica.

«L’impiantistica dedicata al trattamento del rifiuto organico al momento è in grado di soddisfare le esigenze di produzione nazionale, tuttavia emerge una concentrazione geografica degli impianti soprattutto nel Nord Italia», sottolinea Alessandro Canovai. «Questo squilibrio costringe il Centro e il Sud Italia a trasferire i propri rifiuti organici in altre regioni, con enorme dispendio di denaro e CO2. Per risolvere questo problema – aggiunge Canovai – stiamo lavorando insieme al Ministero dell’Ambiente per delineare un percorso strategico che definisca le aree in cui mancano gli impianti e su cui intervenire con tempestività».

Inoltre, emerge in particolare l’andamento della digestione anaerobica, che nel 2017 ha trattato più del 50% dell’umido raccolto in forma differenziata. «Il trattamento delle frazioni organiche selezionate con la digestione anaerobica permette non soltanto di recuperare materia ma anche energia: oltre al compost che si utilizza come fertilizzante naturale si ottiene infatti anche il biogas, che può essere trasformato in biometano per l’immissione in rete», sottolinea Massimo Centemero. «Recentemente il CIC si è fatto promotore di un’altra filiera di potenziale sviluppo per il settore: la produzione di Biometano. I risultati non hanno tardato ad arrivare, tra il 2017 e il 2018 sono entrati in funzione, primi in Italia, 8 impianti consorziati CIC (di cui 2 sperimentali) in grado di produrre biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana e di immettere il biometano nella rete di nazionale o di impiegarlo per l’autotrazione».

Al primo posto per quantità di frazione organica raccolta si conferma la Lombardiacon 1,2 milioni di tonnellate annue, nonostante una leggera flessione rispetto all’anno precedente quando la raccolta si attestava su 1,3 milioni. In calo, ma stabile al secondo posto, anche il Veneto con 764.000 tonnellate. Al terzo posto l’Emilia Romagna (708.000 t), seguita a breve distanza dalla Campania (678.000 t). Interessanti i dati registrati nel Lazio (532.000 t) e in Sicilia (208.000 t), dove la raccolta della frazione organica è aumentata rispettivamente di 27.000 t e 67.000 t. 

Secondo le stime del CIC, dai rifiuti organici raccolti nel corso del 2017 sono stati prodotte quasi 2 milioni di tonnellate di compost, il 64% da compostaggio e il restante 36% da digestione anaerobica e successivo compostaggio, che hanno contribuito a stoccare nel terreno 600mila tonnellate di sostanza organica e risparmiare 3,8 milioni di tonnellate di CO2 equivalente/anno rispetto all’avvio in discarica. «Il compost è uno strumento efficace contro erosione, impermeabilizzazione, perdita di materia organica, perdita di biodiversità e contaminazione», sottolinea Massimo Centemero. «Promuovere le buone pratiche per la raccolta dei rifiuti organici significa anche difendere il suolo: entro il 2025 si produrrà 1 milione di tonnellate di compost in più all’anno».

Il Biometano si sta affermando come un altro prodotto della filiera del riciclo organico. I biodigestori possono produrre oltre al compost anche biometano, che rappresenta una fonte di combustibile naturale e chiaramente una preziosa e innovativa fonte di energia rinnovabile. Si prevedono sviluppi ulteriori per questo prodotto che potrebbe, entro il 2019, raggiungere una produzione nazionale 200 milioni di metri cubi.

Il settore biowaste ha infine importanti ricadute economiche e occupazionali: nel 2016, secondo le proiezioni del Consorzio Italiano Compostatori, il volume d’affari generato dal biowaste è stato pari a 1.8 Mld di euro di fatturato, mentre i posti di lavoro generati sono stati 9.800 (+9% rispetto all’anno precedente): in pratica 1,5 posti di lavoro ogni 1.000 t di rifiuto organico. «La filiera del rifiuto organico coinvolge numerose attività, dai servizi di raccolta e trasporto, ai servizi di studio, ricerca e progettazione e delle tecnologie per il trattamento del rifiuto organico. Con una raccolta differenziata a regime in tutta Italia si potrebbe arrivare a 13.000 addetti e 2,56 Mld di euro, comprensivi dell’indotto generato», conclude Centemero.

In copertina: immagine di Armando Tondo

“Noi” di fronte alla crudeltà del mondo. Le foto di Uğur Gallenkuş

Lun, 04/15/2019 - 19:00

Vedi tutte le immagini sul profilo Instagram di Uğur Gallenkuş 

A 12 anni inventa robot che ci salverà dalle microplastiche in mare

Lun, 04/15/2019 - 16:00

Le microplastiche in mare stanno distruggendo silenziosamente l’ecosistema del pianeta terra. Una speranza di salvezza arriva dall’idea di una dodicenne.

Tracciare la posizione delle microplastiche in mare per salvare l’ecosistema. È l’obiettivo di una dodicenne, Anna Du, che ha progettato un dispositivo volto a liberare gli oceani da uno dei più terribili flagelli che stanno uccidendo flora e fauna marine.

Ecco di che cosa si tratta.

Microplastiche in mare: il killer silenzioso che distrugge l’ecosistema

Sono milioni le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono in mare. Di queste, la maggior parte non si sa esattamente che fine faccia. Una porzione si trasforma in ammassi galleggianti, come il Great Pacific Garbage Patch. Un’altra parte viene mangiata da piccoli uccelli marini, pesci, tartarughe o balene, per poi entrare nella catena alimentare ed essere ingerita dall’uomo. Possiamo dire, però, che non si conosce la posizione di almeno il 99% dei rifiuti gettati in mare.

Combattere un mostro invisibile è pressoché impossibile. A questa problematica ha cercato di dare una risposta una ragazzina di 12 anni. La sua invenzione, una sorta di robot capace di spostarsi attraverso l’oceano per identificare le microplastiche in mare, si è posizionata tra i dieci finalisti della 3M Young Scientist Challenge.

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Habemus commissione! Il Presidente ha firmato

Lun, 04/15/2019 - 15:00

La commissione bicamerale d’inchiesta sugli istituti di credito è realtà. Il Paese si munisce di un organo, regolato dall’articolo 82 della Costituzione italiana, che svolgerà le stesse funzioni della magistratura (indagare su argomenti di interesse pubblico) non potendo, però, sentenziare. L’output finale, infatti, consisterà in una relazione conclusiva da presentare al parlamento, il quale a sua volta potrà approvare o meno gli atti necessari a riparare possibili questioni d’emergenza.

Ma c’è un però. Che la commissione “non sconfini dai suoi compiti e rispetti l’autonomia delle authority”, è stato l’avvertimento, alquanto irrituale di Mattarella. Irrituale tanto quanto il monito della Casellati – “i componenti della commissione siano scelti tra gli esperti del settore” – che manda la Costituzione al bar.

Il documento è firmato. Il Presidente ha firmato ma c’è preoccupazione. C’è la preoccupazione di BankItalia (organo di vigilanza, il quale si ritroverà esso stesso vigilato), c’è la preoccupazione della casta, che ha paura di ritrovarsi uomini del governo gialloverde (su tutti Gianluigi Paragone, possibile Presidente della futura commissione) a intralciare le proprie sacrosante attività di lobbying.

Ciò che traspare, infatti, dalla lettera inviata da Mattarella ai Presidenti delle Camere è che l’appoggio del Capo dello Stato sia solo apparente, formale. In sostanza ci si nasconde dietro il pericolo dell’antieuropeismo, suscitato dalle intemperanze populiste del nuovo governo, per non essere gli artefici della fine dell’età d’innocenza.

In pratica la gestione ordinaria degli istituti di credito non va influenzata, così come la Ue e la Bce vanno trattate con serenità e moderazione.  Sembrerebbe quasi un premio di consolazione per il M5S, però con la promessa, da mantenere, di fare “i bravi”.

Promesse tuttavia che il Paragone di cui sopra, senatore, esponente del M5S e uomo scelto da Di Maio per la presidenza della commissione, non sembra voler mantenere, tanto da urtare anche la Lega che vorrebbe trattare ancora sulla nomina.

Paragone non può mantenere questa promessa, perché è uno dei pochi che conosce il sistema bancario da sempre, anche da giornalista, e ne combatte, e ne ha combattuto, le storture con competenza e coraggio.

Non può perché “la sovranità appartiene al popolo”, ha scritto egli stesso su Facebook e ancora “la commissione d’inchiesta serve per capire le dinamiche di alcune crisi bancarie”; e punire, aggiungiamo, chi ha fatto finta di non vedere, chi non ha vigilato, chi le ha causate. Punire molti dei preoccupati, quelli chiusi nelle segrete stanze dove nessuno è mai potuto entrare (o non ha mai voluto) e dove ora dalle finestre della commissione potrà entrare l’aria del cambiamento.

Aria che dovrà dare respiro a una commissione che non dovrà essere inutile come quella presieduta da Casini e che potrà farlo lavorando sui successivi aspetti.

Limitare l’autoreferenzialità delle governance bancarie, introducendo magari un limite ai mandati dei consiglieri. Una regola semplice che sola potrebbe ridurre i rischi degli organismi chiamati alle scelte di governo di un’azienda, come quelli della creazione di vincoli e legami, tra nominante e nominati, difficili da sciogliere. Mettiamo il caso di un gruppo dirigente che mostra tolleranza verso prassi negative, il membro del cda può essere indotto ad accettarle perché scelto o semplicemente perché può essere difficile nel breve, se non dotati di attitudini investigative, rendersi conto di cosa stia succedendo davvero. Alcuni documenti possono essere di un elevato formalismo e di difficile lettura, possono essere resi opachi.

Rendere le scelte strategiche trasparenti. La reputazione si costruisce attraverso un processo collettivo a cui partecipano soci, clienti, opinione pubblica. Ecco perché le scelte strategiche in materia di operazioni finanziarie, di tesoreria e di credito vanno rese trasparenti. Vogliamo valutare l’etica di una banca, bene, deve poterci dire su quale progetti sta investendo i propri fondi, che fine hanno fatto i soldi depositati, il risparmiatore ha il diritto di sapere se i suoi risparmi sono stati impiegati per finanziare l’economia reale o per fare speculazione finanziaria.

Tetto agli stipendi dei top manager. Gli stipendi dovrebbero sempre essere proporzionali alle responsabilità, agli obiettivi da assolvere e anche alle skill e alle competenze oggettive. Nel nostro sistema bancario tra lo stipendio più alto e quello più basso c’è il rapporto di 1 a 50. L’equità, care banche, non si raggiunge scrivendo una mission ma attraverso policy dei compensi, fissando limiti alle remunerazioni e stabilendo che lo stipendio del direttore generale (ad esempio), non possa essere superiore a sei volte quello del collaboratore con inquadramento più basso.

Controllo dei sistemi d’incentivazione. Gli incentivi non devono essere il fine ultimo dei collaboratori. La storia ci insegna che sono stati i benefit a favorire la vendita al pubblico di prodotti finanziari sporchi. Che la commissione indaghi anche sulla corretta applicazione della Mfid nella disciplina dei benefit al management. Consob e Bankitalia non l’hanno mai fatto.

Certificazione dell’etica del venditore/consulente. Si è sempre premiato chi vendeva di più, mai che vendeva meglio. Basterebbe un esame basato sulla qualità della vendita attraverso una indagine di customer satisfaction fatta da un organismo terzo per risolvere la questione.

Pluralismo professionale nei Cda. L’Eba sta andando verso il criterio che imporrà a tutti gli amministratori di banca di essere esperti di finanza. Peccato, però, che in certi casi siano anche quelli che hanno maggiori abilità e chance per potere ingarbugliare meglio la finanza. La soluzione è stabilire nei consigli di amministrazione un buon mix di professionalità e competenze. Un consiglio con una buona biodiversità senza dubbio è maggiormente in grado di garantire un buon governo dell’azienda attraverso una sana dialettica. La seconda barriera riguarda l’onorabilità, un passo in più rispetto al casellario giudiziale si può fare. Una buona reputazione può essere evidenziata dal curriculum o da soggetti terzi, si potrebbe valutare se questa persona ha manifestato in passato attitudini che la rendano degna del compito, se ha esperienze nel no-profit, nel volontariato o in iniziative filantropiche oppure se ha un consenso popolare positivo.

Habemus commissione e habemus uomini (tipo Paragone) capaci. Se i paletti non andranno di traverso alle ruote del cambiamento potremmo assistere a una nuova stagione del sistema bancario italiano, fresca per risparmiatori e le persone oneste; calda, quasi infernale, per quelli delle lobby, i tiratori delle fila.

Celiachia, triplicate le diagnosi in 40 anni

Lun, 04/15/2019 - 15:00

Da malattia rara a malattia cronica: quarant’anni fa la celiachia era sconosciuta, poteva passare molto tempo prima di arrivare alla diagnosi e veniva riconosciuto appena un caso su mille. Ora le diagnosi sono triplicate, si identifica un caso ogni 286 e in questi quattro decenni 200.000 italiani hanno potuto dare un nome a dolori quotidiani trovando finalmente una cura per la loro malattia. Ma c’è ancora molto da fare: sono infatti 400mila gli italiani celiaci che non sanno ancora di esserlo.

A puntare i riflettori su questi pazienti “sommersì” è l’Associazione Italiana Celiachia (Aic), che celebra il suo quarantesimo compleanno con l’Assemblea annuale. «Negli ultimi quarant’anni le storie dei celiaci sono per fortuna molto cambiate. Quattro decenni fa erano storie di persone che lottavano per anni con sintomi che nessuno sapeva riconoscere: bambini che non crescevano, donne che non riuscivano ad avere figli senza un perché, persone in costante lotta con il sottopeso – spiega Giuseppe Di Fabio, presidente Aic -. Oggi, invece, i pazienti con i sintomi classici vengono riconosciuti molto velocemente, nei bambini a volte si pone la diagnosi anche prima di un anno di vita. Ciò significa poter vivere in modo normale e senza disturbi con la dieta di esclusione, ovvero con prodotti senza glutine presenti non più solo in farmacia ma in abbondanza in tutti i supermercati e nei negozi specializzati».

Tuttavia non mancano le ombre: la diagnosi non è ancora un nodo risolto e solo il 30% dei pazienti risulta diagnosticato rispetto a una popolazione attesa di 600.000 celiaci. La diagnosi precoce di celiachia «è una forma indispensabile di prevenzione ed è perciò fondamentale: il celiaco inconsapevole che assume glutine si espone a complicanze anche gravi, spesso irreversibili, che ne compromettono la salute e gravano sull’intera collettività per i costi sanitari e sociali che ne derivano – precisa Marco Silano, Coordinatore del Comitato Scientifico di Aic -. Purtroppo oggi esiste il fenomeno dei ‘pazienti camaleontè e sono quelli che dobbiamo scovare: si tratta di persone con sintomi non classici della celiachia e inizialmente non riconducibili a questa patologia, dall’osteoporosi all’infertilità, e i medici devono essere ‘allenatì a sospettare la celiachia di fronte a questi sintomi».

Anche per questo Aic sta promuovendo un ambizioso progetto di formazione e aggiornamento in tutta Italia che coinvolge circa 2000 medici di famiglia, pediatri, specialisti e dietisti. Come ogni anno, inoltre, Aic sarà impegnata nella Settimana della Celiachia, in programma dall’11 al 19 Maggio, per informare e sensibilizzare i cittadini sulla malattia. «Le tante iniziative di informazione non ci distraggono però da un altro obiettivo fondamentale di Aic, ovvero far sì che i pazienti vedano garantito il loro diritto alla diagnosi precoce ma anche alla terapia dietetica – conclude Di Fabio -. È necessario per questo garantire la sostenibilità dell’assistenza, creando un modello digitale con buoni elettronici in tutta Italia (sistema già attivo in 7 regioni), più razionale e più economico, verificando ogni possibilità di riduzione del costo dei prodotti, già in calo negli ultimi anni».

FONTE: ILMESSAGGERO.IT

Cani fiutano tumori nel sangue dell’uomo

Lun, 04/15/2019 - 12:00

I cani hanno recettori olfattivi 10.000 volte più accurati rispetto a quelli umani e per questo sono altamente più sensibili nei confronti di odori che noi non possiamo nemmeno percepire. Un nuovo studio dimostra ora che i nostri amici a quattro zampe possono usare il loro ‘super-naso’ per individuare la presenza di tumori nei campioni di sangue umano con un’accuratezza del 97% circa. I risultati potrebbero portare ad approcci di screening del cancro davvero innovativi, poco costosi, precisi e non invasivi, sono convinti gli esperti di BioScentDx guidati da Heather Junqueira, che presenterà questa ricerca alla riunione annuale dell’American Society for Biochemistry and Molecular Biology in corso a Orlando, in Florida (Usa).

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Calolziocorte in “zone rosse” e “zone blu”: no migranti vicino a scuole, stazioni e biblioteche

Lun, 04/15/2019 - 10:19

Non si arresta la polemica sul nuovo regolamento del Comune Calolziocorte (Lecco), approvato dall’attuale maggioranza guidata dal sindaco leghista Marco Ghezzi, che prevede una regolamentazione delle strutture di accoglienza dei migranti in zone rosse e zone blu.

L’opposizione scende in piazza: “Stabilire che i centri d’accoglienza non possano sorgere a meno di 150 metri dai luoghi sensibili come le scuole significa di fatto equiparare i migranti alle slot machine ed etichettarli come minaccia sociale” dichiara Diego Colosimo, consigliere comunale del gruppo Cambia Calolzio “Quello adottato dall’amministrazione è un provvedimento discriminatorio ed escludente.”

Il Senatore Paolo Arrigoni: “Dove amministra la Lega c’è piena integrazione con le comunità straniere, perché questa si fonda sulle regole e sul rispetto reciproco. Il regolamento approvato lunedì sera dal Consiglio comunale di Calolziocorte altro non fa che prevedere norme che tutelano gli stessi richiedenti asilo, dando disposizioni sulla conformità delle strutture di accoglienza”

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Calolziocorte, no ai migranti vicino alle scuole: è bufera sul provvedimento. Migranti tenuti lontani da scuole e biblioteche. Fa già discutere il regolamento che sarà presto operativo a Calolziocorte dove la città verrà divisa in zone: quelle rosse dove sarà vietata l’apertura di centri di accoglienza e quelle blu dove sarà necessario il nullaosta da parte dell’amministrazione comunale. Un po’ come succede con il gioco d’azzardo e i mini casinò che vengono combattuti da alcuni comuni a suon di ordinanze come queste. Questa volta però ad essere ritenuti pericolosi per la popolazione sono i centri di accoglienza che non potranno essere vicini a luoghi pubblici frequentati dai residenti. Le opposizioni sono già sul piede di guerra e intendono appellarsi alla prefettura per chiedere se sia legittimo o meno un provvedimento del genere. Continua a leggere…

Fonte: ILGIORNO.IT

Razzismo: ritorno al passato. […] La delibera sulla zona rossa e zona blu di Calolziocorte ci riporta drammaticamente indietro nel tempo, all’apartheid sudafricana dove i neri e i bianchi erano divisi in ogni attività quotidiana della società civile: i neri non potevano salire sull’autobus dei bianchi; i supermercati erano distinti tra quelli per bianchi e quelli per i neri, le scuole diverse, gli hotel pure, si mangiava in ristoranti separati. La segregazione razziale praticata in Sudafrica e negli Stati Uniti fu poi sconfitta grazie alla lotta di intere generazioni impegnate contro la mancanza di diritti nei riguardi dei neri. Una lotta cui hanno partecipato politici, scrittori, giornalisti, attori e milioni di semplici cittadini americani.  Continua a leggere…

Fonte: ULTIMAEDIZIONE.EU – Giuseppe Careri  

Calolzio, le zone rosse «anti-migranti». Il sindaco Ghezzi: nessuna limitazione. […] Dopo la manifestazione di sabato 13 aprile contro il provvedimento, che ha visto partecipare circa 200 persone al presidio silenzioso organizzato dal gruppo di opposizione «Cittadini uniti per Calolziocorte», interviene il sindaco Marco Ghezzi. Il primo cittadino risponde al presidio organizzato dall’opposizione: «Meglio consentire di posizionare la struttura dei richiedenti asilo presso la stazione ferroviaria, rischiando che le forme di degrado già presenti siano attribuite dai cittadini a questi ultimi, oppure collocarla in un luogo diverso, meno problematico? Si favorisce l’integrazione nel primo caso o nel secondo?»Continua a leggere…

Fonte: ECODIBERGAMO.IT

Fonte immagine copertina Sky Tg24

“Può esserci vita su Proxima b, il pianeta fuori dal Sistema solare”

Lun, 04/15/2019 - 09:47

Potrebbe avere le condizioni per ospitare la vita il pianeta roccioso Proxima b, che ruota intorno alla stella più vicina a noi, Proxima Centauri, distante solo 4,5 anni luce dal Sistema Solare. La pioggia di raggi ultravioletti (Uv) alla quale è esposto è infatti inferiore a quella subita dalla Terra primitiva nel periodo in cui la vita cominciava a evolversi, quasi 4 miliardi di anni fa. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society dal gruppo della Cornell University americana.

Il nuovo risultato arriva dopo l’ipotesi che inizialmente aveva escluso la possibilità di vita su Proxima b a causa di una gigantesca eruzione solare avvenuta sulla sua stellae, in seguito rivista dopo che la Nasa aveva scoperto acqua nell’atmosfera del pianeta.

Utilizzando modelli al computer, il gruppo guidato da Lisa Kaltenegger e Jack O’Malley-James ha ricostruito il bombardamento di raggi Uv che subiscono Proxima b e altri pianeti esterni al Sistema Solare. “Si tratta di pianeti che orbitano intorno alle cosiddette nane rosse, stelle piccole e relativamente fredde, le più diffuse dell’universo. Queste stelle – spiegano i ricercatori – bombardano continuamente i pianeti vicini con radiazioni ultraviolette, più di quanto non faccia il nostro Sole con la Terra”.

I ricercatori hanno analizzato il tasso di sopravvivenza a dosi crescenti di raggi Uv di batteri terrestri, i cosiddetti estremofili, in grado cioè di sopravvivere in condizioni estreme, come in presenza di radiazioni. Hanno poi confrontato i loro dati con le condizioni presenti sulla Terra circa 4 miliardi di anni fa, quando ancora la sua atmosfera era priva di ossigeno e ozono, e quindi più esposta ai raggi Uv. La conclusione è che “questo bombardamento di raggi Uv non dovrebbe essere un fattore limitante per l’abitabilità di pianeti che orbitano intorno a stelle come le nane rosse”.

FONTE: HUFFINGTONPOST.IT

Quanto saranno sostenibili le auto volanti del futuro?

Lun, 04/15/2019 - 08:00

Secondo una ricerca americana, le auto volanti, chiamate Vtol, potrebbero svolgere un ruolo importante per una mobilità più sostenibile nei viaggi più lunghi e non per brevi tragitti. Lo studio su Nature Communications.

Chi si ricorda i Jetsons (in italiano “I pronipoti”), quel simpatico cartone animato degli anni ’60 in cui il padre di famiglia, George Jetsons, saliva ogni giorno su un auto volante per andare a lavorare? Per chi fin da piccino desiderava salirci sopra e sfrecciare tra gli edifici di una grande città, ci sarà, purtroppo, ancora da aspettare. Tuttavia, sempre più aziende stanno mettendo a punto alcuni prototipi delle macchine volanti del futuro, e ora un nuovo studio del team di ricercatori dell’Università del Michigan, appena pubblicato su Nature Communications, ha per la prima volta valutato la fattibilità e la sostenibilità ambientale di queste auto volanti, conosciute anche come Vtol (Vertical Take-Off and Landing).

Secondo le loro analisi, le auto volanti non sarebbero adatte a piccoli spostamenti e brevi tragitti, proprio come quelli tra casa e lavoro che vedevamo nel cartone animato. Piuttosto i Vtol potrebbero svolgere un ruolo importante per una mobilità più sostenibile nei viaggi più lunghi, o in città particolarmente trafficate, come servizio di taxi volanti per viaggi condivisi. “È stato molto sorprendente constatare che in determinate situazioni i Vtol sono efficienti in termini di utilizzo di energia e di emissioni di gas serra, ha spiegato Gregory Keoleian, co-autore dello studio. “I Vtol, per esempio, potrebbero superare le nostre automobili per i viaggi da San Francisco a San Jose o da Detroit a Cleveland”.

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Fonte immagine copertina: Dave Brenner/University of Michigan School for Environment and Sustainability

Biometano su strada

Lun, 04/15/2019 - 07:00

Ora ci si può muovere sul serio a zero emissioni.

E senza aspettare le, per ora, costose auto elettriche: queste infatti, a meno che non si riforniscano dal pannello solare sopra il tetto di casa, funzionano a rinnovabili per il 36% – che è la percentuale di fonti verdi presenti nell’elettricità italiana -; oppure l’idrogeno da rinnovabili, che è una chimera attesa da quasi venti anni.

Anzi, si può fare usando anche autovetture datate, come le euro 2 e 3 a benzina purché modificate a metano. Già, perché è iniziata la distribuzione nei fatti del biometano per l’autotrazione.

È stata inaugurata di recente, a Rapolano Terme, in Toscana, infatti, la prima stazione di servizio che distribuisce biometano al 100% alle autovetture e ai mezzi pesanti. Il distributore, realizzato da Snam e Ip, distribuisce esclusivamente biometano prodotto dagli scarti organici.

«Siamo arrivati a un momento storico – afferma Andrea Ricci, Vice Presidente di Snam4Mobility – Il metano bio, completamente rinnovabile, sta cominciando ad arrivare sul mercato. A Rapolano eroghiamo per la prima volta biometano su veicoli convenzionali. Le prestazioni delle vetture sono le stesse di quelle alimentate a combustibili fossili, ma con consumi e costi ridotti, andando ad abbattere completamente le emissioni di gas serra. Siamo all’inizio di una nuova era, in futuro potremmo far circolare a metano un terzo del parco veicolare italiano. Entro il 2025 vogliamo realizzare circa 300 stazioni di servizio, portando il numero totale, sul territorio nazionale, oltre le 2.000 unità».

L’utilizzo del biometano è rinnovabile perché la singola molecola di carbonio contenuta nella molecola del gas – la cui formula è CH4, identica a quella del metano d’origine fossile – emessa dopo la combustione nel motore endotermico, è stata, in precedenza, “sequestrata” dall’atmosfera dai vegetali che costituiscono la base dei rifiuti organici utilizzati dalla produzione del biometano.

Uno studio commissionato a Ecofys dal consorzio europeo Gas for Climate, ha stimato che la produzione e l’utilizzo di biometano e altri gas rinnovabili nelle infrastrutture gas esistenti, consentirebbe all’Europa di centrare gli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi, risparmiando circa 140 miliardi di euro l’anno entro il 2050.

«Una giornata importante che aspettiamo da tempo – ha detto Marco Piccini, gestore della stazione di servizio – Vogliamo dimostrare che un ciclo virtuoso è possibile da realizzare. Questo per noi è il futuro, sviluppando la filiera corta di produttori locali potremo presto sganciarci dai grandi distributori di metano internazionale, abbattendo costi ed emissioni».

Il piano strategico al 2022 di Snam, con il progetto Snamtec, prevede investimenti per 850 milioni di euro in innovazione tecnologica e nuove linee di business legate alla transizione energetica, e circa 100 milioni di euro per la realizzazione di infrastrutture per la produzione di biometano.

Ricordiamo che il biometano ha anche altre caratteristiche di pregio. Per prima cosa si tratta di un combustibile che, oltre a essere rinnovabile, è a filiera corta, visto che può essere prodotto da impianti a biometano realizzati dove si producono gli scarti organici, come città, aziende di trasformazione agroalimentare e agricole, valorizzando scarti, producendo biometano e compost che altrimenti dovrebbero essere smaltiti in discarica.

Il secondo vantaggio è quello di allungare il ciclo di vita di automezzi endotermici, rendendoli rinnovabili, evitando esborsi eccessivi ai cittadini. E anche i vecchi diesel, in attesa di andare in pensione, possono essere parzialmente migliorati con il biometano. L’alimentazione dual fuel, ossia con una miscela di gasolio e biometano, se utilizzata dai motori diesel consente un abbattimento dl 35% delle emissioni inquinanti e dei consumi. E sulle tecnologie di conversione dei motori endotermici a metano, anzi a questo punto a biometano, siamo tra i primi al mondo.

In copertina: immagine di Rapolano Terme (Fonte Sienanews.it)

Emilia Romagna e mobilità pubblica

Lun, 04/15/2019 - 02:14

Sai che in Emilia Romagna chi ha l’abbonamento del treno viaggia gratis in autobus?
I bolognesi conoscono gli incentivi che il Comune ha stanziato in favore della mobilità urbana sostenibile?
E cosa pensano della mobilità nella loro città? Cosa migliorerebbero?

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

“La nazionale italiana sembra africana”

Dom, 04/14/2019 - 15:00

Si chiama “No hate speech” la campagna realizzata da Astoria Wines con la collaborazione di Ciai e il patrocinio del Coni, per accendere i riflettori sul linguaggio d’odio che si veicola attraverso i social network e che prende di mira anche gli atleti della nazionale di origine straniera. E sono proprio loro i protagonisti del video “Speak out against hate speech – atleti contro il razzismo”: partendo dagli insulti ricevuti rispondono raccontando in modo positivo il loro essere italiani e la loro passione per lo sport e la maglia azzurra. Gli atleti sono Eyob Faniel, Najla Aqdeir, Yohanes Chiappinelli, Yassin Bouih, Eusebio Haliti della nazionale di atletica leggera  e la tuffatrice Noemi Batki.

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Il Consorzio del prosecco Conegliano Valdobbiadene vieta l’uso del glifosato

Dom, 04/14/2019 - 11:00

Tutto ciò è riportato (e imposto alle aziende aderenti) all’interno di un nuovo Protocollo Viticolo, il documento che propone e promuove un sistema virtuoso di difesa integrata della vite e che è giunto a questo importante traguardo. Verrà messo in atto quest’anno da tutti i produttori il divieto di uso del glifosato, sebbene le normative italiane ed europee ne consentano ancora l’impiego.

Il glifosato è il nome del principio attivo contenuto nei più diffusi erbicidi al mondo: la sostanza, nel 2015, è stata inserita nell’elenco di quelle “probabilmente cancerogene” dall’Organizzazione mondiale della sanità. Più recentemente la Corte di giustizia dell’Unione europea ha riconosciuto legittimo “l’interesse pubblico ad accedere alle informazioni” in materia di ambiente e chi produce questi diserbanti dovrà mettere a disposizione delle autorità le informazioni e gli studi fatti.

Nello scorso mese di febbraio, un gruppo di ricercatori delle Università di Berkeley e Seattle, assieme alla Icahn School of Medicine di New York, ha pubblicato un’analisi sulla rivista scientifica ScienceDirect. Secondo questa il rischio di linfomi cresce del 41% tra i lavoratori più esposti al glifosato. La materia è dunque molto dibattuta, alcune città come Miami hanno recentemente bandito l’uso del glifosato dai propri terreni, in altre parti del mondo alcune sentenze hanno disposto – in specie per colture molto vaste – la sospensione dell’uso in attesa di prove di innocuità, seguendo il principio della precauzione, ma in Europa e in Italia la sostanza può essere utilizzata.

Il risultato nel nostro territorio è importante perché il territorio Conegliano Valdobbiadene è la più estesa zona in Europa che ha vietato l’uso della sostanza chimica più discussa degli ultimi anni.

A Treviso durante la presentazione del nuovo Protocollo, il Presidente del Consorzio di Tutela, Innocente Nardi, ha affermato: «Questa edizione del Protocollo Viticolo riveste per noi una grande importanza. Innanzitutto perché il divieto dell’uso del glifosato rende sempre più necessarie le nostre indicazioni alle aziende circa la gestione alternativa del vigneto, come ad esempio lo sfalcio meccanico. Ma soprattutto consideriamo il no al glifosato, imposto dalle amministrazioni della Denominazione, un traguardo raggiunto grazie al dialogo costante tra il Consorzio e queste ultime».

Fonti:
https://www.trevisotoday.it/green/prosecco-glifosate-consorzio-2-aprile-2019.html
https://www.lifegate.it/persone/news/brasile-stop-glifosato
https://www.lifegate.it/persone/news/miami-vieta-glifosato

Fonte immagine: Prosecco.it

Il Comune intitola una via a Dario Fo e una a Rita Levi Montalcini

Dom, 04/14/2019 - 10:00

Domenica 14 aprile, alle ore 10, verrà inaugurata la mostra “Un Pittore Recitante” di Dario Fo presso la Galleria Meeting Art in corso D’Adda 7, realizzata in collaborazione con l’Archivio Rame Fo e con il patrocinio del Comune di Vercelli.

Così il critico Cesare Lisandria: “Se Dario Fo è universalmente conosciuto come uomo di teatro e Premio Nobel per la letteratura nel 1997, non altrettanto nota è la sua appartenenza al mondo della pittura. Eppure Dario Fo nasce artisticamente come pittore, ha sempre fatto il pittore: ha realizzato scenografie, bozzetti di costumi, ma anche opere pittoriche dotate di una loro autonomia espressiva. Nascere pittore vuol dire vedere la realtà attraverso le immagini, con la matita fissare le idee, catturare l’ispirazione e, infine, trasportare sul foglio di carta un preciso momento di pensiero. In questa mostra è evidente quanto i lavori di Dario Fo, essendo uno sperimentatore di forme, linguaggi e colori, oscillino tra un recupero delle tradizioni artistiche italiane ed europee e un’arte che si ispira alla ricerca, sia ideologica che spirituale.”

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12 minuti di gentilezza al giorno e il mondo ti sorride

Dom, 04/14/2019 - 07:01

Più di 30 anni fa (era il 1985) in Rai andò in onda una serie di Renzo Arbore dal titolo “Quelli della notte”: divenne un programma “cult”, nel quale partecipava – tra gli altri altrettanto esilaranti – un personaggio interpretato da Massimo Catalano che diceva ovvietà imbarazzanti, tanto che quando tra amici qualcuno diceva una banalità si rispondeva che era una “catalanata”.

Famosa rimase la frase:  «E’ meglio sposare una donna bella, ricca, simpatica e intelligente invece di una brutta, povera, antipatica e stupida». Monsieur Lapalisse sarebbe stato orgoglioso di lui.

E sembra una banalità anche il risultato a cui è giunto lo studio della Iowa State University e pubblicato sul Journal of Happiness Studies che dimostra che qualche minuto di gentilezza migliora l’umore di chi la pratica.

Come è stato condotto l’esperimento? I ricercatori hanno chiesto a circa 500 studenti di fare una passeggiata di 12 minuti nel campus universitario, suddividendosi in quattro gruppi.

Scrive Repubblica: «Al primo gruppo è stato chiesto di concentrarsi su pensieri gentili e amorevoli: guardando le persone che incontravano durante la passeggiata, dovevano pensare “desidero che questa persona sia felice”. Al secondo gruppo, invece, è stato chiesto di pensare a cosa potevano condividere con le persone che incontravano, come gusti, sentimenti e paure. Il terzo gruppo era, invece, basato sul “confronto sociale verso il basso”: incontrando altri studenti dovevano pensare al modo in cui potevano essere migliori di loro. Infine, il quarto e ultimo gruppo era quello di controllo. In questo caso, agli studenti è stato chiesto di pensare solamente ai dettagli estetici, come ai vestiti o altri accessori, senza giudicare chi incontravano.”

Sia prima che dopo la passeggiata i ragazzi hanno compilato dei questionari che misuravano lo stato di ansia, felicità, empatia, ecc.

Bene, gli studiosi hanno constatato così che gli studenti del primo gruppo, quello dei “pensieri gentili”, erano più felici e meno ansiosi di prima del test. In compenso il gruppo che si paragonava agli altri era meno empatico e premuroso in quanto la competitività è collegata a maggior stress e ansia.

Ma quanto poi incide in tutto questo il carattere di una persona? I ricercatori dicono che non ha importanza la personalità dello studente. In tutti, i pensieri gentili hanno provocato maggior buonumore, indipendentemente dal carattere. Gli studiosi di aspettavano, per esempio, che le persone narcisiste avrebbero avuto difficoltà a desiderare che gli altri fossero felici. Differentemente da quanto previsto, hanno scoperto che la personalità degli studenti non ha giocato alcun ruolo nel trarre beneficio dai diversi comportamenti. «Questa semplice pratica è valida indipendentemente dal tipo di personalità», scrivono i ricercatori. «Avere pensieri gentili nei confronti degli altri ha ridotto l’ansia e aumentato la felicità e l’empatia in tutti i partecipanti».

Una “catalanata”? Mica tanto, a ben pensarci. Siamo più propensi a ritenere che le persone contente siano più gentili e non che sia la gentilezza stessa a migliorare l’umore.

Poi si tratta di 12 minuti al giorno, per gli 1428 della giornata potrete pure ingrugnirvi come vi pare.

Questo non significa che per quei 12 minuti dovete andare in giro saltellando e abbracciando tutti, atteggiamento questo che in me, per esempio, stimola istinti omicidi anche se di solito sono un persona pacifica. No, si tratta solo di dire “grazie”, “prego”, sorridere alla commessa che ci passa la spesa alla cassa e trattare gli altri con simpatia.

Hai visto mai…

Vitamina D, il segreto del benessere

Dom, 04/14/2019 - 02:52

La vitamina D è una vitamina molto particolare, che a differenza delle altre funziona come un ormone, e ogni singola cellula del nostro corpo ha dei recettori dedicati. Questa preziosa vitamina tra l’altro regola la quantità di calcio nel sangue, e migliora il suo assorbimento. È dunque vitale per rinforzare le ossa a ogni età, e specialmente nei bambini e negli anziani. Un recente studio ha inoltre verificato che aiuta anche a prevenire l’asma causata dall’inquinamento atmosferico, mentre sono noti i suoi influssi sull’umore. La vitamina D si trova in pochissimi alimenti, ma è prodotta naturalmente dal corpo, che estrae la vitamina D dal colesterolo se la luce colpisce direttamente la pelle almeno mezz’ora al giorno. La luce che filtra attraverso le finestre è invece inutile allo scopo. 

A causa di uno stile di vita sedentario o comunque sempre circoscritto al chiuso di casa, scuola, auto o palestra, si stima che circa la metà della popolazione mondiale ne assuma o ne produca troppo poca, mentre un miliardo di persone ne è gravemente carente. 

I sintomi più comuni sono stanchezza, malattie frequenti, dolori agli arti e alla schiena, depressione, perdita di capelli.

Se dell’assunzione di integratori non è bene fare un’abitudine, visti gli effetti collaterali anche molto gravi a cui sono associati (ne abbiamo parlato anche su People For Planet), si può tener conto di alcuni fattori. Prima di tutto il tempo di esposizione minimo di mezz’ora varia a seconda dell’inquinamento dell’aria, naturalmente dalla latitudine in cui viviamo e dunque dalla media di giornate soleggiate, e anche dalla quantità di melanina nel nostro corpo: più siamo scuri di carnagione e meno vitamina D assorbiamo. Allo stesso modo lavorano le creme solari, bloccando i raggi solari e dunque anche questo effetto positivo sul nostro organismo (comunque è giusto usarle in estate, oppure dopo una mezz’ora di esposizione diretta negli altri periodi dell’anno). 

Se siamo costretti a uscire poco, possiamo aiutarci con l’alimentazione: il pesce grasso come il salmone e il tonno, l’uovo e l’olio di fegato di merluzzo sono tutti ricchi di questa vitamina. Tra le alternative vegetariane ci sono i funghi, gli spinaci, la soia.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo