People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 59 min 51 sec fa

Caso camici, indagato il cognato di Fontana | Bergamo, terapia intensiva è Covid free | USA: al bando TikTok

Gio, 07/09/2020 - 06:25

Corriere della Sera:  Ponte Morandi, la Consulta: «Legittimo escludere Autostrade dalla ricostruzione» “Eccezionale gravità, giusta precauzione”;

Il Giornale: Quelle tre piaghe dalla Cina che ora spaventano il mondo. Prima il coronavirus, con il rischio di nuovi focolai. Poi sono arrivate peste suina e bubbonica. Pechino è in allarme;

Il Manifesto: MISSIONI MILITARI Libia, giallorossi divisi. Ma il sì è bipartisan;

Il Mattino: Coronavirus, il desiger industriale: «Mascherine realizzabili grazie alla tecnologia per le bottiglie di plastica»;

Il Messaggero: Terni, i due ragazzi morti nel sonno. Lo spacciatore: «Ho dato metadone» La preside: fatto di tutto per seguirli. Preso lo spacciatore Il procuratore: siamo responsabili;

llsole24ore: STATIUNITI E CINA Ecco perché dopo Huawei gli Stati Uniti mettono al bando il social TikTok – L’app di video se ne va da Hong Kong – Trump beffato dai giovanissimi ;

Il Fatto Quotidiano: Caso camici, indagato il cognato di Fontana. Finanza in Regione per acquisire documenti;

La Repubblica: La Consulta dà torto ad Autostrade: “Legittimo escludere Aspi dalla costruzione del nuovo ponte”;

Leggo: Decreto rilancio, le nuove misure: Cig anticipata, incentivi auto e superbonus per le seconde case;

Tgcom24: Bergamo, la terapia intensiva finalmente è Covid free | In Italia 193 nuovi casi, 15 morti | Mappa;

Te lo do io il complotto Coronavirus!

Mer, 07/08/2020 - 17:00

Svelati i magheggi a livello mondiale! Com’è possibile non vedere questo complotto? Abbiamo Putin, Trump, Boris l’inglese e quello brasiliano… quattro super nazioni, di cui tre potenze mondiali, che hanno cercato di negare in tutti i modi il Coronavirus.

Corruzione, negazionismo, dati alterati… è un complotto mondiale che cerca di minimizzare questo fenomeno attraverso un’operazione coordinata di disinformazione. E’ fondamentale ragionare.

Te lo do io il complotto Coronavirus! (Ma solo se ti va di riprendere a ragionare!)

Pubblicato da Jacopo Fo su Sabato 4 luglio 2020 Fonte: Jacopo Fo

Leggi anche:
Remdesivir, l’antivirale per il trattamento del Covid-19 avrà un costo di 2.000 euro
Covid-19, Bolsonaro ha i sintomi
Covid-19, “Il virus circola nell’aria più del previsto”, la lettera shock di 239 scienziati all’Oms

A Milano nasce la Food Forest, la foresta commestibile

Mer, 07/08/2020 - 15:00

A Milano sta per nascere un progetto molto promettente, che prevede la piantumazione di circa 2000 alberi da legno, piante da frutto, erbe medicinali e officinali, bacche, ortaggi.

Il concept alla base dell’iniziativa è all’insegna della sostenibilità e del zero waste: una foresta edibile, in cui ogni cittadino può adottare un albero, prendersene cura e raccoglierne i frutti.

La “Food Forest” sorgerà nell’autunno 2020 all’interno del Parco Nord di Milano, un’area molto estesa, con oltre 10mila mq messi a disposizione della natura e delle persone, in un rapporto di sinergia tra l’uomo e tutti gli abitanti dell’ecosistema, dagli animali alle piante.

L’iniziativa

L’iniziativa è nata grazie alla collaborazione tra la catena di ristoranti That’s Vapore, l’Università di Padova e WoW Nature, il portale di riforestazione che, attraverso un sistema di crowdfunding, permetterà di finanziare la piantumazione degli alberi che avverrà tra ottobre e novembre di quest’anno.

Inoltre, la catena di cucina sostenibile That’s Vapore, a partire dal prossimo 11 luglio ha organizzato degli eventi speciali chiamati Green Saturdays: ogni sabato, ordinando un prodotto a base vegetariana, si contribuisce alla piantumazione di un albero nella Food Forest. Il 50% dei ricavi della vendita sarà utilizzato per fare crescere un nuovo albero: ogni seme che verrà coltivato contribuirà a un’imponente riduzione di CO2 nell’aria.

WOW Nature nasce dall’impegno di Etifor, spin-off dell’Università di Padova impegnato nella ricerca e nello sviluppo di progetti sostenibili in grado ripristinare l’equilibrio fra uomo e sistemi naturali.

Lo scopo del progetto, oltre a mettere in moto i primi passi per restituire al Nord-Est e all’intero Paese il polmone verde che ha perso – spiega Lucio Brotto, socio fondatore di Etiforè di creare un rapporto di sostegno reciproco e di partecipazione attiva fra amministrazioni pubbliche, aziende e cittadini per prendersi cura di un bene comune dall’immenso valore, soprattutto alla luce delle problematiche ambientali che stiamo vivendo in questa epoca.

Il modello Food Forest

Food Forest significa, letteralmente, “foresta commestibile” e l’intento di questo progetto è quello di ristabilire l’equilibrio e tra l’uomo e i prodotti che Madre Natura gentilmente ci offre.

La foresta edibile è, quindi, un ecosistema in cui tutti gli organismi sono interconnessi:

“Una foresta commestibile potrebbe essere un ottimo sistema per produrre cibo utilizzando poca energia, contribuendo quindi ad armonizzare il rapporto uomo-natura ed il consumo delle nostre risorse. Da una foresta commestibile si può ottenere cibo per noi, per gli animali ma anche legna da ardere e da opera, piante officinali, piante tintoree, materiali per cesteria, fibre”.

Un percorso esperienziale

Ogni cittadino non contribuirà soltanto alla piantumazione e alla crescita delle piante, ma il progetto ha un chiaro intento conoscitivo ed esperienziale.

Nel parco verranno introdotti tre percorsi stagionali (primaverile, estivo e autunnale) per guidare il visitatore nella scoperta di storia, usi e ricette delle piante grazie ad un apposito QR code riportato sulla segnaletica.

Il progetto mira a creare un luogo dove le persone possano apprendere l’uso in cucina dei prodotti che derivano dalla nostra flora come foglie, bacche, semi, frutti, gemme e così via – afferma Lucio Brotto con l’intento, quando le piante saranno cresciute abbastanza, di rendere i loro prodotti di libera fruizione per tutti con percorsi esperienziali e didattici guidati.”

La recente diffusione della pandemia di Covid-19 ci ha fatto comprendere che tutti gli esseri vivono in sintonia e, oggi più che mai, è necessario considerare ogni singolo organismo esistente su questa Terra indispensabile al corretto funzionamento del mondo.

Quale miglior esperienza, dunque, per ristabilire il contatto primordiale con la natura e i suoi frutti?

Leggi anche:
Foreste urbane, l’importanza degli alberi in città
Clima: piantare alberi è veramente la risposta?
Contro il cambiamento climatico piantiamo 60 milioni di alberi

L’ultimo show di Ibrahimovic l’anti-Totti:

Mer, 07/08/2020 - 15:00

Ha regalato al Milan un po’ della sua autosufficienza, e si avvia a chiudere una carriera da rockstar nel pieno di una superiorità ormai quasi mistica

Lui era Zlatan ancor prima di esserlo, e non per altro la successiva domanda (“e voi chi cazzo siete?”) avrebbe attanagliato un ventennio di avversari. Chi siamo noi mentre lui, Ibrahimovic, sa perfettamente di essere Zlatan? Nel 2020 in molti hanno accettato la risposta: siamo i suoi spettatori paganti. E non solo chi davvero paga per assistere ai suoi “live” – la definizione è sua -, ma anche i compagni e chi gli gioca contro. Fa tutto parte del suo spettacolo. Ibrahimovic è una rockstar al suo ultimo tour mondiale.

Con la Juve sopra 2-0, e lui pronto dal dischetto, Ronaldo va da Szczęsny e gli dice: “Lo conosci, sai dove tira”. Ibrahimovic segna, ovviamente, tirando dove gli pare. Poi cerca lo sguardo di Ronaldo. Serio, poi gli ride in faccia. Nessuno conosce Zlatan. E se prima ti colpiva con l’espressione incazzata, ora – sarà la saggezza, la vecchiaia – è come se avesse perso il rancore per la via. Ora sorride, ti sfotte, è un gioco. E’ imperturbabile come il rigore che tira alla JuveLo avvolge una superiorità ormai mistica, totalmente autoriferita.

“Sono presidente, allenatore e giocatore. Faccio tutto insieme, però mi pagano solo come calciatore”.

D’altra parte, Pioli, il suo vice-allenatore, e Maldini, il suo vice-presidente, sono già fuori dal prossimo Milan. Lui si accoda, non gli piace questa aria che tira, non lo hanno considerato come avrebbe meritato. “Fossi venuto prima avremmo vinto lo scudetto”, dice. Ma andrà via come al solito. C’è un motivo se Ibrahimovic non è mai piaciuto a grandi allenatori come Sacchi, Cruyff o Guardiola: Ibra non aveva bisogno di loro. Né di una casa, di una famiglia, figurarsi di un padre, o un mentore. Basta un palco.

E infatti poi, dopo aver innescato il rimontone storico del Milan, va al microfono e annuncia:

“Sono contento di giocare, mi dispiace per i tifosi che può essere che è l’ultima volta che mi vedono live. Non voglio fare la mascotte”

Che nella versione in prosa significa che si avvia a chiudere, e lo farà senza psicodrammi, nostalgie, un pubblico a cui dettare un addio. Ibra sa che dovrebbe fare un giro del pianeta intero, il suo campo da gioco. Ci metterebbe un mese. E’ l’anti-Totti: s’è costruito una carriera fieramente apolide, con pochi legami facili da slacciare, ne ha fatto una ragione di vita.

E’ un paradosso, lo è sempre stato. Ha mandato tre o quattro generazioni di adolescenti su Youtube a collezionare i suoi gol assurdi, gli scorpioni, quei calci disarticolati, i disarcionamenti di intere difese, i voli, le rovesciate, e tutto il campionario. Invecchiando come Mick Jagger, mentre altri finivano al pianobar. Ha piazzato svariate madeleine nel passato dei tifosi di un’infinità di squadre in giro per il mondo. Riuscendo ad accentrare tutto su di sé, per farsi indimenticabile. Un enorme buco nero che ha inghiottito le attenzioni del contesto. Esotico e indecifrabile.

Ha fatto un miracolo: uno così odioso – volontariamente antipatico e appuntito – non può farsi amare a questi livelli. E’ una perversione. E’ l’esatto opposto di Totti, appunto: non c’è amore della maglia, della città, dei colori; non c’è appartenenza, ma nemmeno gratitudine. Eppure.

L’Ibrahimovic del Milan, la sua ultima versione, è quello più maturo. E’ un accentratore diverso: prima calamitava l’agonismo della partita, ora lo fa da gestore emozionale. Corre la metà, ma si fa trovare in mezzo al campo per fare la sponda, dare spallate nella difesa delle palle lunghe, riciclando palloni sporchi per servirli infiocchettati ai compagni.

Come contro la Juve: segna un rigore danzando sulla personalità di un tipetto come Ronaldo, poi si siede in panchina e libera i suoi ragazzi: Rebic, Leao… Loro affondano i campioni d’Italia, e lui in panchina dirige l’orchestra. Richiama, istiga, sfotte, o semplicemente punta lo sguardo su chi merita o demerita. Ibra ha regalato al Milan la sua autosufficienza. Ne ha per tutti.

Nel 2020 siamo ancora qui a scriverne, volontariamente senza riportare alla memoria l’enciclopedia di aneddoti che ha piazzato in carriera. Il folklore a volte svia, e svilisce. Ibra s’è più volte posizionato appena sotto dio. Uno così, arrivati alle ultime tappe del tour, va solo vissuto.

Articolo di Mario Piccirillo tratto da www.ilnapolista.it

Covid-19, secondo uno studio l’immunità di gregge è irrealizzabile

Mer, 07/08/2020 - 14:00

Ne abbiamo sentito parlare in questi mesi, l’immunità di gregge sarebbe infatti la strategia anti Covid-19 preferita dai negazionisti in prima linea come Boris Johnson e Jair Bolsonaro, entrambi tuttavia contagiati. Attraverso di essa si vorrebbero contenere i contagi non contrastando la diffusione del virus, ma facendo leva sull’immunità che gradualmente la popolazione dovrebbe acquisire con il tempo, senza vaccini nè misure di prevenzione come il distanziamento sociale.

Il caso Spagna

Uno studio recentemente pubblicato su The Lancet dimostra che con il Covid-19 questa via non sia affatto percorribile. Condotta in Spagna, la ricerca scatta una fotografia impietosa del paese iberico e dell’immunizzazione della sua popolazione: il 95% degli spagnoli non ha sviluppato gli anticorpi al SARS-CoV-2. Eppure si parla di uno stato fortemente colpito dall’epidemia, con oltre 250 mila casi confermati di Covid-19 e circa 28 mila vittime. I dati sono stati raccolti da aprile a giugno e mostrano come solo nell’area metropolitana di Madrid, colpita più delle altre, si sia arrivati a una percentuale di immunità del 10%, mentre nel resto della Spagna ci si ferma al 5%.

Immunità di gregge bocciata dagli scienziati

La ricerca è stata condotta dall’European Center for Disease Control (ECDC) su un campione di 61mila partecipanti. “Alla luce di questi risultati, qualsiasi approccio proposto per ottenere l’immunità di gregge attraverso l’infezione naturale non è solo altamente immorale, ma anche irrealizzabile”, hanno affermato le autrici dei commenti allo studio, Isabella Eckerle, capo del Centro di malattie virali emergenti di Ginevra e Benjamin Meyer, virologo all’Università di Ginevra.

Come aveva affermato il professor Alberto Mantovani, Direttore scientifico di Humanitas e professore emerito di Humanitas University “In questo momento non siamo abbastanza preparati sul COVID-19, perché è un virus che ci è praticamente ignoto e in generale i virus tendono a cambiare a ogni stagione. Per questo è una pratica sconsigliata e da irresponsabili: l’immunità sarà raggiungibile con il vaccino“.

Il vaccino

Nonostante sia improbabile avere il vaccino per l’autunno, sappiamo che l’Italia, insieme a Francia, Germania e Olanda, ha una opzione su quello studiato dall’Università di Oxford e al vaglio dei primi test. Nonostante i 100 progetti avviati in tutto il globo, parliamo di un progetto che vale dai 30 e ai 50 miliardi di euro. Pochi giorni fa il Ministro della Salute Roberto Speranza ha dichiarato a La7 “Il vaccino deve essere gratuito e pagato dallo Stato e partiremo dai soggetti più a rischio, il personale sanitario, chi è più in là negli anni e chi ha altre patologie”.

Leggi anche:
Covid-19, appello del Premio Nobel Yunus per il vaccino gratuito: 101 firmatari da tutto il mondo
Vaccino, Ue punta 4,7 miliardi per non dipendere da Usa e Cina: ecco il piano
Vaccino anti-Covid: dall’Italia 287 milioni alla Gavi (finanziata anche da Bill Gates)

Cinque sfide per l’umanità (Video 3)

Mer, 07/08/2020 - 12:00

Un “Megatrend” è una “tendenza a livello planetario”: non stiamo parlando di moda ma di come evolverà la società nel futuro. Roberto Paura, presidente dell’Italian Institute For the Future spiega di che cosa si tratta.

L’Italian Institute For the Future è un’organizzazione no – profit nata a Napoli nel 2013 che si occupa di anticipare il futuro. Abbiamo raccontato cos’è in questo video.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_437"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/437/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/437/output/03-cinque-sfide-umanita.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/437/03-cinque-sfide-umanita.mp4' } ] } })

Leggi anche:
Stefano Mancuso: “Ci stiamo giocando il futuro: la deforestazione è un crimine contro l’umanità”
Mobilità elettrica, energia pulita e “Internet delle cose”: il futuro è adesso
Abitare il futuro: Homekit e Woodhouse

Usa, fuori dall’Oms nel 2021

Mer, 07/08/2020 - 11:27

Detto fatto, dato l’obbligo di preavviso di un anno, dal 6 luglio 2021 gli Stati Uniti saranno fuori dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo ha deciso Donald Trump, nonostante le critiche di Anthony Fauci e dei funzionari Onu. Anche le formalità sono state espletate, la lettera di notifica è stata inviata dall’amministrazione Trump al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.

David Nabarro, inviato speciale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’emergenza Covid-19, ha commentato la notizia alla BBC “Tutti i leader mondiali, tutte le nazioni devono lavorare insieme per far fronte a questo virus. Avere gli Stati Uniti in fuga non è ciò di cui le persone hanno bisogno.”

Tuttavia, le elezioni USA si avvicinano e dal prossimo 3 novembre Donald Trump potrebbe non essere più il presidente degli Stati Uniti. Il candidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden, ha condannato la decisione dell’amministrazione Trump e ha subito fatto sapere che “gli Stati Uniti si uniranno di nuovo all’OMS” nel primo giorno della sua presidenza.

In ogni caso gli Stati Uniti dovranno adempiere per l’anno in corso agli obblighi finanziari nei confronti dell’Oms. Nel 2019 gli Usa hanno contribuito con più di 400 milioni di dollari, circa il 10 per cento dei finanziamenti totali.

Foto: Gage Skidmore/Flickr

Leggi anche:
Criticato per la risposta alla pandemia, Trump prova a spostare la colpa sull’OMS
Elezioni Usa, Mr Kardashian tira l’assist a Trump
Covid-19, OMS: il tampone non serve più per dirsi guariti

Anguria: come tagliarla?

Mer, 07/08/2020 - 10:00

L’anguria (o cocomero) è uno dei frutti più dissetanti, rinfrescanti e ricchi d’acqua che possiamo trovare in questo periodo dell’anno! Amata sia dai grandi che dai più piccoli, non manca sulle tavole in questo periodo di caldo.

Se hai voglia di stupire i tuoi ospiti o, più semplicemente, sei alla ricerca di metodi pratici e originali per tagliare questo frutto, allora sei sulla pagina giusta!

Dal canale YouTube GialloZafferano la regina dell’estate non avrà più segreti!

Fonte: GialloZafferano

Leggi anche:
Ricetta: ghiaccioli 100% frutta fatti in casa
Il cibo? Gli italiani lo vogliono bio e sostenibile
Estate 2020: ecco quali sono le spiagge più belle e più pulite d’Italia

Mobilità: studio, «I ciclisti sono considerati subumani»

Mer, 07/08/2020 - 08:00

Un recente studio australiano sulla percezione dei ciclisti li categorizza come non-umani o più precisamente, meno che umani. Lo studio, condotto con un sondaggio tra circa 500 australiani dal dipartimento di Ingegneria civile del Monash Institute of Transport Studies della Monash University di Victoria, sottolinea che, nonostante i numerosi e ben documentati vantaggi che i ciclisti apportano alla comunità, in molti paesi del mondo si mantiene e cresce un atteggiamento estremamente negativo nei loro confronti, che spesso sfocia in violenza verbale o fisica.

Perché?

Prima di tutto perché sono una minoranza, dice lo studio. In altre parole, è questo il motivo per cui se un’auto parcheggia sul marciapiede o in seconda fila è tollerata, mentre se un ciclista non ha strutture adeguate come una ciclabile, e approfitta di un marciapiede per brevi tratti, viene facilmente insultato dagli stessi pedoni. Accettiamo il noto, mentre non accettiamo il nuovo, anche se il primo partecipa attivamente e notoriamente a farci ammalare e a vivere meno (qui i dati Who ), in ambiente meno bello e sicuro (qui le statistiche sugli incidenti stradali ).

Ora, la bici non è propriamente il nuovo. È casomai il vecchio. Ma negli ultimi anni tutti i Paesi sviluppati e non solo hanno rilanciato e promosso l’utilizzo delle bici proprio per ridurre le perdite umane ed economiche che l’utilizzo diffuso dei mezzi a motore privati ha causato nel mondo. La bici oggi è emblema di una rivoluzione dal basso che non accetta più il rischio di morire precocemente, per sé o i propri figli, che chiede strade e piazze più piacevoli e vivibili, e apprezza ed enfatizza i benefici fisici e psicologici che l’attività fisica regala (qui una review scientifica).

Lo studio australiano include tra le possibili spiegazioni del fatto che i ciclisti siano considerati sub-umani la circostanza che difficilmente si vede la loro faccia e che si muovono meccanicamente. Ora, questa sembra proprio una considerazione eccessiva, ma potrebbe bastare il dubbio a promuovere manifestazioni come ad esempio la celebre Milano Fancy Bike Ryde che punta proprio a umanizzare al massimo la bellezza della bici, o i progetti come il Bike to School promossi in molte città d’Italia per sollecitare il buono spirito e l’indipendenza dei bambini, oltre che salvaguardare la loro salute e il futuro del loro pianeta.

In conclusione, è così: la gente non pensa a dedicare monumenti ai ciclisti, come dovrebbe, ma li odia. Come ricorda Paolo Pinzuti, del resto, solo recentemente Il Giornale e Il Corriere della Sera si sono apertamente schierati contro la categoria. Sappiamo anche che l’Italia sembra proprio un Paese inadatto all’utilizzo della ragione, quando si parla di mobilità (qui un buon parallelo, un confronto tra noi e il resto d’Europa). Tuttavia restiamo convinti che tra le meraviglie che solo un ciclista conosce – la velocità, il tempo, l’equilibrio, gli odori e la luce – ci sia in un angolo nascosto anche l’orgoglio di remare controcorrente. Siamo contro il sistema, siamo contro di voi: sentirci esclusi ci rafforza.

“Al via 130 opere per rilancio Paese” | Stop a matrimoni: buco da 15 miliardi| I Comuni non possono bloccare il 5G

Mer, 07/08/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Scuola, il commissario Arcuri gestirà la ripartenza I neo presidi in fuga dal Nord: «Temono un altro lockdown» ;

Il Giornale: Conte fa un regalo alla Merkel Ecco perché ora va in Europa. Il dl Semplificazioni serviva alla Merkel per placare i “frugali”. Conte va in Portogallo e Spagna: finirà il tour a Berlino;

Il Manifesto: Talia, Malta autorizza sbarco. Il manager della compagnia: «Umanità è salvare le persone»;

Il Mattino: Dl Semplificazioni, Conte: «Via libera a 130 opere, trampolino per il Paese» Dl semplificazioni, via libera del governo: accordo su abuso d’ufficio «salvo intese» Ed ecco i 50 cantieri da commissariare subito: Gronda, Tav e Anello ferroviario di Roma;

Il Messaggero: Bolsonaro: «Sono positivo al Covid» Ma poi si toglie la mascherina. Coronavirus, in Australia 6,6 milioni di persone in lockdown per la prima volta. In Europa 200mila morti Virus, in Italia 138 nuovi casi e 30 morti. Calano i ricoverati Foto ;

llsole24ore: Ponte o tunnel, ora il governo riparte sullo Stretto di Messina – Iter veloce per le grandi opere – Dl semplificazioni, ok «salvo intese» – Sud, solo uno su 5 ha la rete ultra veloce;

Il Fatto Quotidiano:Piazzati sul mercato bond legati alle ‘ndrine”: l’inchiesta del Financial Times. I crediti provenienti da sanità e gestione dei migranti;

La Repubblica: “I Comuni non hanno diritto a bloccare il 5G”. Esperti contro la battaglia dei sindaci anti-antenne;

Leggo: Superenalotto, centrato un “sei” vincente da quasi 60 milioni a Sassari: schedina da tre euro. La sestina vincente;

Tgcom24: Covid, Coldiretti: senza matrimoni un buco da 15 miliardi di euro;

Islam e Cristianesimo: chi è più cattivo?

Mar, 07/07/2020 - 19:00

Vedi la pagliuzza nell’occhi dell’altro e non la trave nel tuo…

Islam e Cristianesimo: chi è più cattivo? Vedi la pagliuzza nell’occhi dell’altro e non la trave nel tuo…

Pubblicato da Jacopo Fo su Giovedì 2 luglio 2020 Fonte: Jacopo Fo

Leggi anche:
Le regole di comportamento del Buddhismo
Gli antichi cristiani si godevano l’hashish in preghiera
Oriana Fallaci ha ragione? L’islam può conquistarci?

Elezioni Usa, Mr Kardashian tira l’assist a Trump

Mar, 07/07/2020 - 17:00

Non è uno scherzo dunque, Kanye West vuole candidarsi alle elezioni presidenziali del prossimo autunno, concorrendo con Donald Trump e Joe Biden. L’annuncio è arrivato con un tweet “Ora dobbiamo realizzare la promessa dell’America fidandoci di Dio, unificando la nostra visione e costruendo il nostro futuro. Corro per la presidenza degli Stati Uniti”, ricondiviso subito dalla regina dei reality ovvero sua moglie Kim Kardashian, che parrebbe già pronta a diventare First Lady. Non mancano i sostenitori tra le celebrity a stelle e strisce: il miliardario fondatore della Tesla Elon Musk l’ha già annunciato, così come Ty Dolla Sign, altro rapper amico di West, e Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks.

L’amicone di Trump

È nota l’amicizia che lega Kanye West al “vero” candidato repubblicano alla Casa Bianca, la sua mossa infatti non ha scosso più di tanto Trump che dai suoi campi di golf domenica ha twittato: “Siamo in testa nei sondaggi veri perché la gente è stanca di guardare i democratici alla guida di città che affondano. Inoltre, ho il 96% dei consensi del partito repubblicano. Un altro 2016″. I sondaggi direbbero il contrario, ma si sa il tycoon non ama mostrarsi debole, specialmente in campagna elettorale. Tuttavia alcuni rumors fanno riflettere sulla possibilità che la mossa del rapper sia stata dettata dalla volontà di fare un assist a Trump, ovvero di rendersi il “terzo candidato” ideale per battere Biden, sottraendogli parte dell’elettorato afroamericano, orientato sul versante democratico dopo le proteste del movimento Black Lives Matter.

La strategia del “terzo candidato”

Il “terzo candidato” minore rispetto ai due principali è sempre stata un’incognita, talvolta decisiva, nella corsa alla Casa Bianca. Proprio nel 2016 Trump vinse la partita presidenziale grazie ai “terzi candidati” verde e libertario su cui confluirono i voti, poi divenuti determinanti, in Pennsylvania, Michigan e Wisconsin provenienti da elettori sostenitori di Bernie Sanders che avevano rifiutato di votare Hillary Clinton. Ancora non è chiaro se Kanye West presenterà davvero tutte le carte necessarie alla sua candidatura, in ogni caso potrebbe essere un candidato write-in: il suo nome potrebbe essere scritto manualmente sulla scheda, come successe con John Fitzgerald Kennedy, Richard Nixon e Franklin Delano Roosevelt.

Nel dubbio trollare

Mentre tutti gli scenari pian piano si svelano lo star system si è scatenato sui social: da Paris Hilton con il suo “Paris for president” a Hilary Duff che in un messaggio per ricordare le misure per contenere l’emergenza sanitaria e ha concluso dicendo: “Oh, correrò per diventare presidente” fino all’attrice afroamericana Tiffany Haddish.

“Io sono un Dio”

West è sempre stato un personaggio eccentrico, il suo recente annuncio si posiziona a metà strada tra il “cos’altro ha in serbo per noi il 2020?” e il “eccolo con un’altra delle sue”.  Per esempio solo nello scorso anno celebrò una messa al famoso festival musicale Coachella, passione che poi ha coltivato con l’acquisto di un ranch nel Wyoming da 14 milioni di dollari per dare sfogo ai suoi “servizi spirituali”. O quando ha scritto un brano nel 2013 dal titolo “I am God” (e l’ha anche ribadito in alcune interviste a ridosso dell’uscita). Insomma, che altro aspettarci in fondo dal marito della numero uno delle influencer (e del trash) Kim Kardashian?

Foto: Kanye West e Donald Trump di Tessy Infohub/Flickr

Leggi anche:
So’ ragazzi, Donald Trump!
Muriel Bowser, sindaco di Washington, la donna che osa opporsi a Trump
L’omicidio di Floyd farà perdere le elezioni a Trump?

Covid-19: il falso mito della “seconda ondata”

Mar, 07/07/2020 - 16:00

La scienza applicata allo studio del Covid-19 fa i suoi progressi, anche se più lentamente di quanto vorremmo e i mezzi di protezione individuale hanno dimostrato il loro valore, ma la prima ondata della pandemia non è passata mentre i media aspettano la seconda.

“Seconda ondata”

“Seconda ondata” riferita al Covid-19 è una delle espressioni più gettonate del momento. Se ne parla in riferimento alla Cina o alla Corea del Sud, la si teme qui in Europa. Alcuni commentatori si chiedono quale sarà il momento in cui la seconda ondata spazzerà l’Europa …

“Ma il concetto stesso di seconda ondata è traballante e alimenta pericolose idee sbagliate sulla pandemia “ afferma il virologo Jeremy Rossman sul sito TheConversation.com, un sito britannico no proft su cui scrivono accademici e ricercatori. C’è qualcosa di implacabile in questa nozione di “seconda ondata”, come se fosse intrinsecamente legata al comportamento del virus che ci lascerebbe in pace per un po’ e tornerebbe a vendicarsi”.

 D’altra parte secondo il settimanale progressista inglese  New Statesman “l’idea della seconda ondata suggerisce l’idea di un ciclo destinato a ripetersi più volte fino a quando non viene sviluppato un trattamento o un vaccino”.

Rimanda ad un’idea di ineluttabilità rispetto alla quale nulla si può tranne attendere il vaccino salvifico.

La prima ondata non è mai finita

In effetti, la prima ondata dell’epidemia di Covid-19 che colpisce quasi tutti i paesi del mondo non è mai finita.

Basti pensare al dramma attualissimo degli Usa, del Sud America, dell’India, come ricordano i dati raccolti da Jhons Hopkins University e che noi pubblichiamo settimanalmente.

E se c’è un aumento del numero di casi qua e là, come ad esempio in questi giorni in Catalogna dove 200.000 persone sono tornate in lockdown. quando la diffusione del virus è aumentata dopo che le misure di contenimento sono state ridotte o revocate, è di “rimbalzo” che si dovrebbe parlare anziché di seconda ondata.

Continua il virologo Rossman su The Conversation, l’idea della seconda ondata “non tiene conto dell’importanza delle azioni preventive che possiamo attuare e ci descrive come impotenti sotto il potere di questo patogeno”.

Responsabilità individuali e dei governanti

Ci sono buone notizie, afferma The Economist. “Gli epidemiologi hanno capito come fermare il Covid-19”. I famosi gesti di protezione e distanziamento, in particolare, hanno un ruolo fondamentale da svolgere perché sappiamo che prendiamo la malattia in mezzo alla folla, in luoghi chiusi, in stretto contatto con persone infette.

“Esistono delle tattiche per contenere il virus:

-da parte dei cittadini tenere comportamenti consapevoli e responsabili;

– da parte delle autorità testare, tracciare e isolare;

– e, se l’una o l’altra o tutte e due falliscono, confinare, lockdown”,

elenca il settimanale.

 “Non siamo in balia del virus,” insiste Jeremy Rossman . Questa è una buona notizia ma pone l’onere della responsabilità su tutti noi e sui governanti “

E’ richiesto ai cittadini l’adattamento a questa nuova normalità senza abbassare la guardia: lavarsi le mani accuratamente e molto regolarmente, indossare mascherine nei luoghi pubblici, evitare feste con molti ospiti, essere testati, isolarsi se si è malati …

E ai governanti la capacità di mettere in primo piano la salute e il benessere dei cittadini prima ancora che il totem dell’economia e del lavoro. Perché è bene ricordare che per lavorare bisogna essere vivi.

Una nuova fase

Per il New Statesman:

Per “seconda ondata” non dovremmo intendere un nuovo scoppio di casi seguito poi da un declino, secondo la famosa curva a campana, ma piuttosto l’ingresso delle popolazioni in una nuova fase psicologica per quanto riguarda il rapporto con la pandemia.”

Una fase guidata dal senso di consapevolezza e dal senso di misura. Una fase in cui i cittadini sappiano chiamare i loro amministratori a svolgere correttamente ed efficacemente la loro funzione.

Foto di Holger Link

Leggi anche:
Covid-19, Bolsonaro ha i sintomi
Covid-19, “Il virus circola nell’aria più del previsto”, la lettera shock di 239 scienziati all’Oms
Remdesivir, l’antivirale per il trattamento del Covid-19 avrà un costo di 2.000 euro

Covid-19, Bolsonaro ha i sintomi

Mar, 07/07/2020 - 12:49

Sinora ha ostentato sicurezza e perché no anche una buona dose di menefreghismo Jair Bolsonaro, presidente di un Brasile al collasso da mesi per l’emergenza sanitaria, con i contagi saliti a 1,5 milioni e 65 mila morti accertate per Covid-19. Ma si sa il virus non discrimina, e come accaduto a marzo per Boris Johnson, anche per Bolsonaro è tempo di fare i conti a tu per tu con il Covid.

Il capo di Stato, che ha compiuto 65 anni a marzo, ha dichiarato a Cnn Brasil: “Ho i sintomi del Covid”.  Al momento ha 38 di febbre e una saturazione di ossigeno nel sangue pari al 96%. Dopo essersi sottoposto già tre volte al tampone durante questi mesi – sempre con esito negativo – il presidente l’ha dovuto ripetere (e lo farà ancora) e il risultato è atteso in giornata.  

Bolsonaro da domenica lamentando i sintomi ha iniziato ad assumere idrossiclorichina. Per i medici potrebbe essersi contagiato dopo una festa a casa dell’ambasciatore americano, durante la quale pare che nessuno portasse la mascherina.

Il presidente, che non molto tempo fa rilasciava dichiarazioni di questo tipo: “Il 70% della popolazione prenderà il virus, non ci sono altre possibilità” o che “Il Covid-19 è una nevrosi”, ha firmato proprio ieri un decreto che ha posto il veto all’uso obbligatorio delle mascherine di protezione nelle carceri, scatenando le critiche dei rappresentanti sindacali delle guardie penitenziarie.

Leggi anche:
Covid-19. I dati nel mondo. Rallenta in Europa ma non in Italia, cresce in Usa, genocidio in Brasile
Brasile, forse 125.000 morti per covid-19 entro agosto

Ricette fai da te per bevande estive, sane e rinfrescanti

Mar, 07/07/2020 - 10:00

Nel video Natural Remedies 3 idee alternative per preparare delle bevande estive sane e super dissetanti. Ecco le ricette stuzzicanti e piene di freschezza oltre che di sali minerali, vitamine ed antiossidanti. Davvero l’ideale nelle calde giornate estive!

Fonte: Natural Remedies

Tè marocchino:

  • Una manciata di menta;
  • 6 cucchiaini di tè verde;
  • 1 litro di acqua.

Piña Colada

  • 150 ml di succo di ananas senza zuccheri aggiuntivi;
  • 50 ml di latte di cocco;
  • ghiacchio (facoltativo).

Acqua aromatizzata al cetriolo

  • 3-4 fettine di limone;
  • 2 cm di radice di zenzero fresco ;
  • 1/4 cetriolo;
  • Una manciata di menta piperito;
  • a litro di acqua.

Leggi anche:
I 7 alimenti che non possono mancare sulla nostra tavola in Estate
Ricetta: ghiaccioli 100% frutta fatti in casa
Ricetta fai da te: spray per il corpo super rinfrescante

L’immagine del giorno: Distesa gialla

Mar, 07/07/2020 - 09:44
Distesa gialla

Una distesa di girasoli a Szigetmonostor, nel nord dell’Ungheria. Un paesaggio giallo che sembra un quadro.

Fonte: Epa / Balazs Mohai

Di seguito la gallery delle immagini dei giorni precedenti

Leggi anche:
Ecco il trucco per imparare la tabellina del 9
Fammi crescere i denti davanti! Cantiamo insieme!
ChatQuarantine, chiacchiere artistiche per gli isolati

Migranti e rifugiati: curarli conviene

Mar, 07/07/2020 - 08:00

Se non si vuole farlo per ragioni umanitarie, si potrebbe pensare al risvolto meramente utilitaristico: curare i rifugiati e i migranti conviene ai Paesi che li ospitano in termini di salute pubblica e di prosperità economica. A sostenere questa tesi sono due grandi studi: uno realizzato dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms (l’Organizzazione mondiale dalla sanità), e l’altro condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, che riporta la più completa rassegna dei dati disponibili su migrazione e salute a livello mondiale.

Tempo di migrazioni

“La migrazione è il problema che definisce il nostro tempo – spiega Ibrahim Abubakar dell’UCL Institute for Global Health, primo autore dello studio condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, di cui è presidente -. Il modo in cui il mondo affronta gli spostamenti degli esseri umani da un Paese all’altro avrà conseguenze sulla salute pubblica e sulla coesione sociale per decenni a venire”.

Miti da sfatare

Abubakar spiega che, oggi, i discorsi populisti divulgati in diversi Paesi demonizzano gli individui che reputano che rifugiati e migranti debbano beneficiare di assistenza sociale e sanitaria. Lo fanno attraverso la diffusione di falsi miti, pervasivi e dannosi tanto per i singoli individui quanto per tutta la società, primi tra tutti quelli secondo cui i migranti sono portatori di chissà quali malattie e rappresentano un eccessivo onere per i servizi sanitari dei Paesi che li ospitano. “Interrogarsi se i migranti ‘meritino’ oppure no di ricevere assistenza alla salute sulla base di credenze inaccurate supporta pratiche di esclusione che danneggiano prima di tutto la salute delle singole persone, in seconda battuta il benessere di intere società e, di conseguenza, le loro economie“, afferma lo studioso.

L’integrazione sanitaria conviene

Al contrario, i sistemi sanitari nazionali dovrebbero prevedere l’integrazione al loro interno delle popolazioni migranti: “La creazione di sistemi sanitari che integrino le popolazioni migranti avvantaggerà intere comunità, con un migliore accesso alla salute per tutti e vantaggi positivi per le popolazioni locali. Non farlo potrebbe essere più costoso per le economie nazionali, la sicurezza sanitaria e la salute globale rispetto ai modesti investimenti richiesti per proteggere il diritto alla salute dei migranti e garantire che possano essere membri produttivi della società”, conclude lo studioso.

Lo studio dell’Oms

Dal canto suo il report dell’Oms, che interessa i 53 Paesi dell’area europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, parla chiaro a partire dal titolo: “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health (2018)”, ovvero: non può esserci salute pubblica se non viene garantita la salute ai rifugiati e ai migranti.

Istat: test sierologici rischio flop | Veneto: 1000 euro di multa se rifiuti l’isolamento | Morricone, l’ultima confessione

Mar, 07/07/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Usa, la Florida in allarme richiude (tardi) le spiagge Europa, l’estate isolata della Svezia «in castigo»;

Il Giornale: Scaricato da Trump e Merkel. Ora Conte è appeso a un filo. I due leader possono salvare il premier. Ma questo governo è riuscito nel “miracolo” di irritare sia Usa che Germania;

Il Manifesto: Gli Stati popolari irrompono sulla scena politica italiana;

Il Mattino: Covid, l’India supera la Russia: in Australia nuovo lockdown, l’Austria sopra i mille contagi. Emirati Arabi e Israele, storico accordo E adesso bruciano anche i Balcani;

Il Messaggero: Bonus 600 euro per i lavoratori dello spettacolo, ma è polemica: «Non bastano»;

llsole24ore: Le città non saranno più come prima: così cambierà il nostro modo di vivere;

Il Fatto Quotidiano: I test sierologici dell’Istat sono a rischio flop. Tra 10 giorni scadono i reagenti ma solo 70mila persone su 150mila hanno detto “sì”;

La Repubblica: Covid, Veneto: 1000 euro di multa per chi rifiuta l’isolamento;

Leggo: Alex Zanardi, nuovo intervento chirurgico dopo l’incidente: come sta;

Tgcom24: Ennio Morricone, l’ultima confessione: “Ho pianto solo due volte nella mia vita, per ‘Mission’ e per Papa Francesco”;

Israele ha bombardato un sito nucleare iraniano?

Lun, 07/06/2020 - 17:30

Come riferisce il francese Courrier International Teheran ha dato notizia giovedì 2 luglio di un “incidente” nel centro nucleare di Natanz, un complesso che ospita un importante impianto di arricchimento dell’uranio ma i giornali iraniani in genere non hanno dato rilievo alla notizia.

Per trovare traccia dell’accaduto bisogna far riferimento al giornale iraniano di ispirazione riformista Etemaadche ha dedicato la sua prima pagina alla foto dell’edificio bruciato presentato dalle autorità iraniane come il complesso nucleare danneggiato a Natanz,

Centrifughe per la produzione di uranio arricchito

Il complesso nucleare, secondo quanto riferiscono le autorità iraniane, era destinato all’assemblaggio di centrifughe avanzate per la produzione di uranio arricchito.

Consiglio di sicurezza iraniano: conosciamo le cause ma non possiamo divulgarle

“Le cause dell’incidente sono informazioni segrete riservate fino a nuovo avviso”, scrive Etemaad, citando la dichiarazione del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniana.

Il consiglio supremo di sicurezza ha diramato infatti un comunicato in cui afferma di aver trovato le vere ragioni dell’esplosione a Natanz dopo “indagini approfondite” ma che per “ragioni di sicurezza” non è possibile divulgarle.

Sabotaggio o bombardamento israeliano?

Nel suo articolo per Etemaad, la giornalista Sara Masoumi parla di teorie sollevate dai corrispondenti stranieri nel paese sull’origine di questa esplosione, incluso un possibile atto di sabotaggio israeliano o persino di “bombardamenti israeliani”, “senza poter affermare o negare “ nessuna di queste possibilità, sottolinea nel suo articolo.

“L’ultima goccia che farà traboccare il vaso”

La giornalista riepiloga anche la storia dell’accordo nucleare di Teheran raggiunto nel 2015 con gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Russia, la Cina e la Germania e il ritiro unilaterale dall’accordo del presidente americano Donald Trump nel maggio 2018. “Mentre per un anno da quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo nucleare, l’Iran ha continuato a onorare tutti i suoi impegni, nonostante la passività degli europei, questi ultimi eventi potrebbero essere l’ultima goccia che farà traboccare il vaso” scrive Sara Masoumi alludendo a una possibile uscita di Teheran dall’accordo.

“Se l’attacco alle strutture di Natanz si rivelerà vero, dobbiamo aspettarci che l’Iran reagisca e che nuove carte vengano messe sul tavolo da gioco del dossier nucleare iraniano”, scrive ancora, senza dare altri dettagli.

La foto dell’edificio bruciato a Natanz (Isfahan), documento del 5 luglio. FOTO / Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran / WANA (Agenzia di stampa dell’Asia occidentale)

I fantomatici “ghepardi delle patria”

Il 2 luglio, poche ore dopo la conferma da parte di Teheran dell ‘”incidente” sul sito nucleare di Natanz,il canale televisivo della BBC dedicato all’Iran, trasmesso da Londra in persiano, ha pubblicato una dichiarazione di un fantomatico gruppo, ghepardi della patria, che ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione. La dichiarazione è stata inviata ai giornalisti poche ore prima che Teheran confermasse l’incidente.

I membri di questo gruppo completamente sconosciuto si presentano come elementi “attivi all’interno delle autorità di sicurezza iraniane” con l’obiettivo di “liberare” il popolo iraniano.

Altri venti di guerra?

Questo 5 luglio, il portavoce dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica (OIEA), Behrouz Kamalvandi, ha confermato che nel centro di Natanz “il danno subito è significativo sul piano finanziario” ma confermando che un nuovo sito “più grande e meglio attrezzato” lo sostituirà presto. “Si sta valutando quale sarà il luogo di costruzione del nuovo sito. Potrebbe essere situato nello stesso posto o, tenendo conto delle considerazioni relative al controllo antiaereo, potrebbe essere costruito altrove” ha detto Behrouz Kamalvandi.

Le sue dichiarazioni, e in particolare l’allusione a “considerazioni relative alla difesa aerea”, sembrano sostenere ulteriormente le voci che l’incidente di Natanz sia stato causato da un attacco aereo israeliano.

Leggi anche:
Alla ricerca delle nostre radici persiane: il racconto
Alla ricerca delle nostre radici persiane: da Gubbio all’antica Persia
La vergogna dell’Uranio Impoverito. Qualcuno pagherà?

Omaggio a Morricone: i 10 migliori western all’italiana

Lun, 07/06/2020 - 16:00

Il cinema western apparteneva agli americani fin dagli esordi del 1903. Negli anni Sessanta il Western in America viveva una profonda crisi d’identità. Forse fu il caso, certo ci fu genio,  ma tutto si deve a Sergio Leone, figlio di un regista del muto che firma con pseudonimo inglese un film che cambierà assetti produttivi italiani e immaginari collettivi dei ragazzi degli anni Sessanta. In tre lustri il cinema tricolore sforna almeno quattrocento titoli (stima per difetto, c’è chi sostiene che furono seicento) che formeranno maestranze, arricchiranno esercenti e distributori, lanceranno un nuovo star system conquistando i mercati di mezzo mondo. Snobbato dalla critica oggi il genere è rivalutato. Molti film erano brutti , alcuni decisamente cattivi, non mancarono i film buoni. Ho scelto i miei migliori dieci

PER UN PUGNO DI DOLLARI di Sergio Leone, 1964 

Un pomeriggio del 1963 il direttore della fotografia Enzo Barboni e il suo collega Stelvio Massi uscendo dal cinema Arlecchino a Roma incontrano Sergio Leone al caffè Rosati. Sono entusiasti della visione del film “L’ultimo samurai” di Akira Kurosawa. Perché non ne facciamo un western? Quasi una sorta di pazzia. Il maestro giapponese l’ha modellato da un romanzo di Dashiell Hammett (quello del Falcone Maltese). Leone sceneggia con Duccio Tessari e Fernando Di Leo. Imbroglio della produzione che non ha pagato i diritti. Si gira in Spagna. Il pistolero solitario che arriva in paese a dorso di un mulo è stato scelto in modo rocambolesco in America. Girava telefilm ed è lo sconosciuto Clint Eastwood, unico vero americano in una locandina che propone pseudonimi ad inganno compreso Ennio Morricone ribattezzato Don Savio. Lo straniero è un Arlecchino servitore di due bande. Il cattivo Ramon è un poco celebre Gianmaria Volontè. Il film rischia di essere vietato ai minori di 18 anni. Revisionato arriva quasi per miracolo in una sala di Firenze. Nasce un passaparola gigantesco che attrae masse spettatori. Un film costato 120 milioni incassa oltre due miliardi di lire dell’epoca e viene venduto in tutto il mondo. Una leggenda metropolitana sostiene che John Ford abbia coniugato il termine “Spaghetti western”. Certo il western era rinato tra Cinecittà e l’Almeria.   

IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO di Sergio Leone, 1966 

Chiusura della trilogia del Dollaro. Il primo trattamento scritto da Age e Scarpelli prevedeva solo due protagonisti che cercano un tesoro in mezzo alla Guerra di Secessione. Leone comprende che “i due magnifici straccioni”  non bastano e riscrive adattando per tre. Ennio Morricone che sta già nei juke box grazie alle colonne sonore precedenti compone un capolavoro. Altrettanto il regista che con il montatore Nino Baragli inventano un duello finale a tre ribattezzato “triello” che entra nella storia del cinema per intensità emotiva e perfezione tecnica.  Da vedere a corollario il bellissimo documentario Netflix “Salvate Sad hill” in cui i fan del film recuperano dall’oblio il ricostruito cimitero in Spagna adoperato per il finale. 

GIÙ LA TESTA di Sergio Leone, 1971 

Il Sessantotto lungo italiano si era impossessato del Western spaghetti. Per idee egemoni e per il pubblico pagante che ogni sera andava a cinema dopo la riunione in sezione. Il film si apre con un citazione di Mao che inneggia alla violenza rivoluzionaria. Messico 1913. Fanno coppia antagonista un bandito messicano interpretato da Rod Steiger e un ex militante dell’Ira, grande esperto di esplosivi, magnificamente e con romanticismo decadente portato addosso da James Coburn. C’è anche un ottimo Romolo Valli. Leone era diventato una garanzia di successo e qualità. Giovani di sinistra che passeranno alla lotta armata prenderanno a riferimento del loro agire Sean Mallory. Nuova strepitosa colonna sonora di Morricone

DJANGO di Sergio Corbucci,1966 

Western che fa aumentare a dismisura il tasso di violenza e sadismo, primo vietato ai minori di 18 anni. Stravolgimento dei canoni di Leone. Secondo la definizione del regista il protagonista “non va a cavallo ma a piedi, si muove al freddo e non al caldo, combatte con la neve invece che con il sudore e con la polvere”. Trascina una bara in cui custodisce una micidiale mitragliatrice. Grande successo internazionale anche negli Stati Uniti e lancia Franco Nero come star internazionale. Ancora oggi in Africa chiamano gl’italiani Django. Idolatrato da Quentin Tarantino che cita ne “Le iene” la cruentissima scena del taglio dell’orecchio e ne fa un remake di grande successo con Di Caprio e cameo per Franco Nero. Un seguito ufficiale e un pugno di titoli che per motivi commerciali richiamano il personaggio nato per omaggiare la figura del musicista jazz Django Reinhardt. 

LO CHIAMAVANO TRINITÀ di E. B. Clucher, 1970 

Nessuno lo voleva produrre perché è un western senza morti ammazzati. Invece tutti vogliono vedere le gesta di Terence Hill e Bud Spencer che modulandosi sulle movenze da Stanlio e Ollio danno vita ad una delle più celebri coppie cinematografiche. Pseudonimo per il regista Barboni che dirige alla grande enormi scazzottature e schiaffoni in un film che cerca il comico invece della violenza e che trova grande identificazione del pubblico con le gesta di Trinità e Bambino ed incassa tre miliardi di lire. Tutti ricordano Trinità che si fa trasportare da una slitta con il suo cavallo. Ancora le suonerie telefoniche hanno il suadente tema di Pino Micalizzi. Nella trama ci sono anche i Mormoni da difendere dall’allevatore affarista interpretato da una star internazionale come Farley Granger. 

WEST AND SODA di Bruno Bozzetto, 1965 

Sconosciuto e dimenticato il primo film di Bozzetto è uno straordinario lavoro d’animazione quasi coevo di “Per un pugno di dollari”: senza violenza, con ecologismo ante litteram, dotato d’ironia malinconica muove l’eroe solitario, una fanciulla del West e gl’immancabili cattivi. Secondo Mereghetti: “È contemporaneamente parodia, omaggio e rilettura con squarci surreali del western più classico (da “Ombre rosse” a “Sfida infernale”)”. Bellissime le voci di Nando Gazzolo e Carletto Romano. Purtroppo non ha avuto epigoni. Da recuperare.

TEPEPA di Giulio Petroni, 1969 

Sottotitolo “Viva la Revolucion” a segnalare che durante l’Autunno caldo in Italia si stava dalle parti di Zapata. Scritto da Ivan Della Mea (cantautore militante di Lotta Continua) e supervisionato dal mestiere di Franco Salinas. Tepepa è il rivoluzionario che prosegue la rivoluzione di Francisco Madero. Fantastico Tomas Milian che si doppia in un particolarissimo italocubano che aggiunge freschezza all’antieroe sottoproletario figlio del tempo. Nei panni del cattivo colonnello una meraviglioso Orson Welles

VAMOS A MATAR COMPAÑEROS di Sergio Corbucci, 1970 

Franco Nero questa volta è uno svedese, Tomas Milian acconciato alla Guevara. Ancora una volta ci si arruola per la rivoluzione messicana guidata dall’incorruttibile professore interpretato da Fernando Rey, attore feticcio di Buñuel. Per il cattivo un vero americano affidato al cruento Jack Palance. Corbucci calca la sceneggiatura contro l’imperialismo americano molto alla sbarra per le vicende del Vietnam e dell’America latina. Anche qui ottima colonna sonora di Morricone. Unico film western sequestrato dalla magistratura per il profluvio di parolacce, subito dissequestrato. Le parolacce diventeranno una costante del successivo cinema popolare degli anni Settanta.

CORRI, UOMO CORRI di Sergio Sollima, 1969 

Secondo titolo di una trilogia di western politico che si deve ad uno dei migliori registi artigiani del cinema italiani.  Il personaggio di Tomas Milian è il peone “Cuchillo” già apparso ne “La resa dei conti” e che deve molte suggestioni ai successi di Sergio Leone. Qui il peone prende coscienza  politica contro l’occupante Asburgo grazie alla conoscenza in galera di un poeta idealista. Cuchillo diventerà un mito di riferimento per molti giovani di Lotta Continua che metteranno in pratica la politicizzazione dei detenuti nelle carceri italiane. 

I GIORNI DELL’IRA di Tonino Valeri, 1967 

Una trama classica che si deve al talento di Tonino Valeri. Psicologico e violento mette nei titoli due star del genere come Lee Van Cleef e Giuliano Gemma. Tratto da un romanzo americano mette a confronto lo spietato pistolero che entra in contatto con uno spazzino emarginato da tutti. Ma nella piccola città il pistolero di professione si dovrà molto pentire di aver insegnato a sparare al giovane Scott. Indimenticabile colonna sonora di Riz Ortolani, citata come omaggio di Tarantino in Kill Bill