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Aggiornato: 53 min 36 sec fa

Accoglienza, il Governo taglia i fondi? A Milano li mette la Caritas

1 ora 8 min fa

«Stimiamo di sostenere circa 200 persone per un totale di 900 mila euro», spiega il direttore Luciano Gualzetti

Per aiutare i migranti colpiti dal Decreto sicurezza voluto dal vicepremier Matteo Salvini, a Milano nasce il “Fondo di solidarietà per gli esclusi dall’accoglienza”. Il Fondo, aperto al contribuito dei cittadini, è un’iniziativa di Caritas Ambrosiana, nell’ambito dell’azione di disobbedienza civile lanciata quando il leader leghista ha annunciato che i richiedenti asilo con protezione umanitaria dovranno lasciare i centri d’accoglienza.

«Come avevamo affermato sin dal primo momento noi le persone che seguiamo non intendiamo abbandonarle», sottolinea il direttore Luciano Gualzetti. «Vogliamo concludere i percorsi che abbiamo avviato con i nostri ospiti. È chiaro che queste persone se vengono mandate per strada difficilmente riuscirà a convertire il permesso di soggiorno in un permesso di lavoro. Fallirebe tutto il nsotro intervento. Abbiamo quindi deciso di tenewrli per il tempo necessaria a finire gli interventi e arrivare a fargli avere un lavoro e camminare con le proprie gambe».

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Il Green New Deal sotto attacco. Per Trump ispira i terroristi

3 ore 18 min fa

Ci siamo già occupati di Alexandria Ocasio-Cortes e della sua proposta di Green New Deal, una proposta rivoluzionaria per cambiare l’assetto dell’economia statunitense e mondiale a tutela dell’ambiente.
L’efficacia della proposta di Green New Deal (GND) presentata solo un mese fa è confermata dall’accesissimo dibattito che sta provocando negli Usa mentre riceve un larghissimo consenso, secondo i sondaggi, soprattutto tra i giovani. Reazioni molto accese che confermano come il GND stia facendo breccia nel dibattito politico, anche in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno.

Secondo Trump ispira i terroristi.

Secondo il capo dello staff della Casa Bianca, Mick Mulvaney, per Brenton Tarrant, l’autore della strage nelle due moschee in Nuova Zelanda, “bisogna guardare ai passaggi eco-terroristici nel suo manifesto e allinearlo con Ocasio-Cortez”. “Tarrant, ha proseguito Mulvaney, non è un suprematista bianco. Non penso che sia corretto dipingerlo come un fan di Trump”. In realtà nel manifesto di Tarrant, Trump è invece indicato come “simbolo di una rinnovata identità bianca”.
Se il capo staff della Casa Bianca arriva a tentare di associare Tarrant a Alexandria Ocasio-Cortes vuol dire che il GND comincia a fare veramente paura all’establishment USA.

Alexandria Ocasio-Cortez, la stella nascente della politica USA.

Alexandria è una politica statunitense trentenne. È stata eletta al Congresso statunitense nel 2018 diventando, a 29 anni, la più giovane parlamentare nella storia statunitense.
Ocasio-Cortez è nata nel Bronx, da padre nato anche lui nel Bronx e madre nata a Porto Rico. Ocasio-Cortez sin dai tempi del liceo si è distinta, vincendo un premio nella Intel International Science and Engineering Fair con un progetto di microbiologia; a seguito di questo riconoscimento, le è stato dedicato un asteroide, 23238 Ocasio-Cortez.
Morto il padre, dopo la laurea Ocasio-Cortez è ritornata nel Bronx dove ha lavorato come cameriera in un negozio di tacos.
Nell’elezione presidenziale del 2016 Ocasio-Cortez ha fatto l’organizzatrice nella campagna Bernie Sanders. Nel 2018, incoraggiata dal gruppo di Sanders, Ocasio-Cortez ha deciso di sfidare il senatore uscente Joseph Crowley alle primarie democratiche. In totale, ha speso 194.000 dollari per la sua campagna mentre il suo avversario Crowley ha speso 3,4 milioni.
Crowley, senatore vicino a Hillary Clinton, era così potente nel Partito Democratico che nei 18 anni precedenti nessuno aveva osato sfidarlo alle primarie. La ventottenne Ocasio-Cortez alla fine ha prevalso con il 57% dei voti. Crowley si è congratulato con lei dedicandole la canzone di Bruce Springsteen Born to Run, Nata per Correre. Dopo Crowley, Ocasio-Cortez ha battuto il candidato repubblicano ed è stata eletta al Congresso.
Ocasio-Cortez è a favore di una sanità pubblica aperta a tutti, della gratuità dell’università pubblica, dell’aumento del salario minimo orario a 15 dollari, dell’eliminazione delle prigioni a gestione privata e della regolamentazione della detenzione di armi da fuoco. È per la semplificazione dell’iter che conduce alla cittadinanza per gli immigrati irregolari e ha proposto una tassa del 70% da applicare ai redditi superiori ai dieci milioni di dollari annui, sulla quota superiore ai dieci milioni, per finanziare politiche di riduzione dei  gas serra.

Il Green New Deal

Ma ciò per cui sentiremo spesso parlare di Ocasio-Cortez è una sua risoluzione rivoluzionaria, il cosiddetto “Green New Deal” (GND), presentato da lei ufficialmente il 7 febbraio, volto a stimolare lo sviluppo dell‘economia verde e blu,, la creazione di nuovi posti di lavoro e la riconversione dei lavoratori attualmente impiegati in settori non ecosostenibili.
Il GND è rapidamente decollato, ottenendo numeri enormi nei sondaggi USA e “costringendo” molti parlamentari democratici, anche quelli vicini alle lobby del carbone, a dirsi almeno formalmente d’accordo.
Il GND descrive in dettaglio la catastrofe climatica in arrivo, dall’esposizione di 350 milioni di persone a un aumento dello stress da calore alla perdita di quasi tutte le barriere coralline del mondo. Richiede di mantenere l’innalzamento della temperatura a 1,5 ° C – lo standard approvato dal rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) di ottobre- e di arrivare a zero emissioni globali nette entro il 2050.
Riconosce che gli Stati Uniti sono responsabili di una quantità sproporzionata di emissioni e chiede agli Stati Uniti di essere un leader mondiale nell’azione per il clima oltre che diventare il produttore numero uno della tecnologia verde.
Collega anche in modo esplicito le questioni climatiche a quelle economiche che spesso non entrano nella discussione sul clima: decenni di stagnazione salariale, mancanza di accesso all’assistenza sanitaria e assenza di acqua pulita per milioni di individui, stupefacenti livelli di disuguaglianza, decimazione del potere contrattuale dei lavoratori. Attraverso il Green New Deal disegna un prossimo futuro in cui tutti possano avere accesso a posti di lavoro buoni, salari ragionevoli, aria e acqua pulite, cibo sano e natura. Richiede investimenti in un sistema agricolo più sostenibile e un trasporto pubblico accessibile. Appoggia lo scambio internazionale di tecnologie e finanziamenti. Propone una visione rivoluzionaria dell’economia e del ruolo dello Stato in essa.
La risoluzione di Ocasio-Cortez sembra a molti l’unica proposta che si avvicini alla dimensione delle ambizioni di cui abbiamo bisogno per affrontare la realtà indicata dalla scienza. È chiaro dall’ultimo rapporto dell’IPCC che la migliore opportunità di mantenere il riscaldamento vicino a 1,5 C è di dare la priorità non solo allo sviluppo della tecnologia verde, ma anche a politiche sociali egualitarie e ad una crescente cooperazione globale.

La risposta della destra statunitense al Green New Deal.

La destra statunitense contrattacca bollando il GND come “socialista”, perché il Green New Deal sottolinea che il cambiamento climatico, l’inquinamento e altri danni ambientali sono stati scaricati innanzitutto su “popolazioni indigene, comunità di colore, comunità di migranti, comunità deindustrializzate, comunità rurali spopolate, poveri, lavoratori a basso reddito, donne, anziani, persone con disabilità e giovani.
In effetti gli oppositori al GND non la toccano leggera. Il presidente Trump ha affermato che il Green New Deal porterà via il suo “diritto di viaggiare in aereo“. Il senatore Tom Cotton, repubblicano dell’Arkansas, ha detto che la proposta porterebbe alla confisca delle auto e imposto agli americani di “cavalcare mezzi di locomozione presumibilmente alimentati da lacrime di unicorno.” E il senatore John Barrasso, repubblicano del Wyoming e presidente della commissione per l’ambiente e i lavori pubblici, ha avvertito che “gelato, cheeseburger e frappé sarebbero una cosa del passato perché sotto il Green New Deal il bestiame sarà bandito.

L’obiettivo del Green New Deal

L’obiettivo proclamato del Green New Deal, è portare “il mondo intero verso un’economia a zero emissioni carboniche nette entro il 2050” compensando le nuove emissioni con sistemi che le assorbono, per esempio le riforestazioni. Gli Stati Uniti “devono assumere un ruolo-guida” attraverso “misure drastiche per l’abbattimento dell’inquinamento in tutti i settori industriali, nei trasporti, nella produzione elettrica, nei riscaldamenti” e “favorire la creazione di posti di lavoro qualificati nella ricerca ambientalista e nelle energie rinnovabili” . Al centro del GND c’è la tutela dei “diritti umani fondamentali”: aria, acqua, cibo incontaminati. Un “piano di mobilitazione decennale” servirà a far sì che “il 100% dell’energia elettrica sia generata con fonti rinnovabili” anche attraverso il “rinnovamento completo della rete elettrica di distribuzione col passaggio alla tecnologia digitale”; “la ristrutturazione delle abitazioni per l’efficienza energetica”; “ammodernamento dei trasporti pubblici” come alternativa al trasporto privato.

La lunga marcia del Green New Deal

Nonostante il forte appoggio dell’opinione pubblica e il sostegno di buona parte dei democratici la vita della risoluzione GND non si prospetta facile a causa della forte opposizione della lobby del carbone, profondamente radicata negli Usa.
Del resto la risoluzione non dà risposte, né potrebbe dare, a tutte le domande: come dovrebbero essere istituite le istituzioni finanziarie pubbliche e in che modo lavoratori, movimenti e comunità potranno contribuire a guidare gli investimenti pubblici? Come faremo a garantire che la “tecnologia pulita” sia effettivamente pulita, che i pannelli solari non trasudino tossine nei fiumi che sfiorano le fabbriche in cui sono costruiti e non finiscano la loro vita trentennale in cumuli di rifiuti tossici nelle baraccopoli ghanesi? È necessario un forte coordinamento e cooperazione internazionale e aiuto ai Paesi che ne hanno bisogno, come richiesto dalla risoluzione GND, accordi di green fair trade con Paesi come la Bolivia, dove verrà estratto il litio per le batterie ricaricabili.
Il cambiamento radicale è una strada accidentata ma la visione del Green New Deal sembra un inizio necessario. Non si tratta solo di applicare un programma di giustizia sociale a un programma di energia pulita, indica anche che la disuguaglianza astronomica, il patriarcato duraturo e la supremazia bianca negli Usa, il caos climatico incombente, lo sbocco verso la domanda di “un uomo forte” fanno tutti parte dello stesso sistema a cui bisogna rispondere con un grande disegno che dia nuova energia e speranza.
Gli scienziati climatici prevedono che il 2020-2030 sarà un decennio cruciale, in cui occorreranno “sforzi erculei” per contenere l’aumento della temperatura del pianeta. Il GND dice che siamo già in ritardo. Dobbiamo muoverci.
Il nuovo stadio del negazionismo climatico non negherà che il cambiamento climatico stia accadendo, ma negherà l’urgenza di agire in fretta o ambiziosamente.

Alexandria Ocasio-Cortez ci dice che è troppo tardi per la moderazione. Essere seri sul clima significa essere seri nel trasformare questo “sogno verde” in realtà.

Fonti:
The New York Times
Jacobinmag.com
Foxnews.com
Wikipedia.org
Repubblica.it

Foto copertina: Grist.org

Glifosato, Miami vieta l’erbicida

6 ore 8 min fa

Miami non utilizzerà più erbicidi contenenti glifosato, una decisione presa per evitare eventuali danni alla salute dei giardinieri della città e dei suoi bacini idrici.

Il glifosato fa male agli esseri umani? La comunità scientifica non ha ancora risposto in maniera unanime a questa domanda, anche se molti studi associano l’uso di questo erbicida all’incidenza di tumori. La multinazionale Monsanto, di proprietà della Bayer, produce uno degli agenti chimici più usati in agricoltura a livello mondiale che contiene glifosato, ovvero l’erbicida Roundup, e continua a respingere le accuse. Intanto, però, alcune organizzazioni governative hanno iniziato ad avallare la sua abolizione: è notizia recente la decisione di Francis Suarez, sindaco della città statunitense di Miami, capoluogo dello stato della Florida, di vietare l’uso di Roundup e prodotti simili nei giardini e nei prati.

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“L’invasione di migranti è la più grande bugia, la povertà ci fa paura”

8 ore 34 min fa

“Spesso si sente parlare di invasione di migranti ma è la più grande bugia che viene raccontata. Non è vero e lo dicono i numeri, che io odio perché si parla di esseri umani”. Così il medico di Lampedusa Pietro Bartolo stronca le rappresentazioni con cui i media raccontano gli arrivi di migranti nel nostro Paese.

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Brignano è cliente della Banca Popolare di Bari

15 ore 42 min fa

Non è l’ultima confessione giuntami da una gola profonda, bensì una frase recitata da Enrico Brignano che, nel suo pezzo Per essere credibile in banca i soldi si devono chiedere, si mette sarcasticamente nei panni di un direttore di banca.

Potreste chiedervi cosa c’entra un comico (un grande artista) in un mio editoriale. Ci arrivo per gradi.

Qualche settimana fa, meravigliato dalla meraviglia, vi dicevo “non smettete di sorprendervi”.

Era la truffa dei diamanti a lasciare basiti. Oggi a stupirmi ci pensa la Banca Popolare di Bari, che fa affari come se gestisse una combriccola dedita al gioco delle tre carte, invece che un grosso istituto di credito.

Lasciatemi raccontare.

È delle ultime ore l’inchiesta della Procura di Bari, che accusa di truffa alcuni funzionari e dirigenti della Banca Popolare in questione. Marco Jacobini, presidente del CDA, e Vincenzo De Bustis, AD, avrebbero già ricevuto un avviso di conclusione delle indagini, le quali hanno rilevato un numero indefinito di risparmiatori che hanno visto le proprie azioni, quelle della suddetta banca, svalutarsi.

La prassi è più o meno simile a quanto di già visto, già detto. Il primo passo era spingere i clienti con “artifizi e raggiri ad acquistare prodotti finanziari illiquidi e ad elevata rischiosità”. Successivamente si agiva sulle carte, manipolando i questionari di profilatura del rischio. In pratica si rendeva giustificabile “la collocazione di strumenti finanziari evidentemente inadeguati alle caratteristiche personali della persona offesa”, come si evince dai documenti firmati dal procuratore Roberto Rossi.

Per farla facile, se il Cliente X nel 2010 aveva dichiarato di essere favorevole a investimenti per proteggere il capitale e ricevere flussi di cassa moderati ma costanti e a basso rischio, si interveniva sulle volontà scritte, dello stesso cliente, per renderle compatibili a collocamenti possibili di “forti oscillazioni di valore”.

Ma c’è di più. Stiamo per arrivare a Brignano.

Per chi non fosse del settore, quando compro delle azioni di una banca che non sono quotate, quelle azioni posso rivenderle solo alla stessa banca che organizza un “mercatino” interno.

Questa questione ruota intorno ad azioni comprate (!!!), dai risparmiatori, a 9,53 € e che ora girano a 2,38 € e che sono difficili da vendere.

È tutta qui che starebbe la truffa.

Paradossale, però, non il tranello in sé. Ripeto, ne abbiamo visti tanti siffatti che ci abbiamo fatto il callo. È plausibile sia andata come immagina la procura, come lasciano capire le carte.

Non c’è meraviglia per ciò che avrebbe fatto la Banca, non è altro che un’ennesima prova di un sistema bancario malato e uguale a sé stesso un po’ dappertutto.

La meraviglia nasce da ciò che la banca sta facendo adesso. Volete sapere come corre ai ripari?

Ha annunciato, per tutti coloro che hanno acquistato quelle azioni e che ora, naturalmente, sono delusi, un tetto di 350 milioni per finanziare prestiti personali a tassi vantaggiosi o mutui fino a 40 anni, con polizze vita a carico della banca, per un massimo di 300 mila euro.

Ovvero, io mica ti restituisco i soldi che ti ho fregato, mica ti chiedo scusa per averti truffato o ti restituisco i TUOI di soldi; no, io ti lascio i miei di soldi, in prestito però, così mi paghi pure gli interessi.

“Quanto vuole prelevare Signor Brignano?”

“1000 euro!”

“Ma Signor Brignano, perché deve intaccare il suo capitale. Lei ha un 4,1 su Nasdaq, che uno Swap. Dpw Jones. È chiaro che su base mensile al 0,5% con i tassi d’interessi che vanno oggi, lo capisce da per sé che sul movimento interbancario lei ci perde. Lo dico per lei. Non prenda i suoi soldi, prenda i nostri”.

Vorrei chiedere ad Enrico se è un cliente BPB.

William Kamkwamba, il ragazzo che intrappolò il vento per produrre energia e salvare il suo villaggio dalla carestia

Dom, 03/17/2019 - 09:00

Aveva solo 15 anni quando costruì il primo aerogeneratore per dare energia elettrica alla sua casa in Malawi. Il suo nome è William Kamkwamba, nato a Wimbe nel distretto di Dowa il 5 agosto del 1987 da una famiglia relativamente povera il cui sostentamento era basato esclusivamente sull’agricoltura. Fin da bambino ha sempre amato giocare con i suoi amici, Gilbert e Geoffrey, con i quali si divertiva a cercare e usare materiali riciclati per costruire e riparare oggetti. William presto iniziò a riparare radio a pagamento per gli abitanti del villaggio, ma senza molto successo.

William Kamkwamba scopre il potenziale del vento

Secondo la sua autobiografia, intitolata “The boy who harnessed the wind” (Il ragazzo che ha imbrigliato il vento), la carestia che colpì il Malawi nel 2002, generata da periodi di grandi siccità e inondazioni provocate dalla deforestazione, costrinse William a lasciare la scuola perché la famiglia non era in grado di permettersi la retta scolastica. Nel tentativo di mantenere la sua educazione, William iniziò a frequentare di nascosto la biblioteca del villaggio. Suo padre, che era diventato un combattente in lotta per ribellarsi contro il governo di allora che lasciava il popolo nella fame, inizialmente ostacolò duramente il figlio nella sua passione e gli impose di lavorare nei campi per aiutare la famiglia.

William, dopo aver letto in biblioteca il libro “Using Energy”, decise di creare una turbina eolica con pezzi di recupero per dimostrare che con il vento si poteva produrre energia. Inizialmente, con i componenti trovati, sperimentò un piccolo modello che realizzò grazie a una piccola dinamo di recupero.

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Basta catastrofismi: il cambiamento climatico va affrontato per quello che è

Dom, 03/17/2019 - 09:00

Siamo reduci dallo sciopero mondiale degli studenti di venerdì scorso. Impressionante come una ragazzina svedese sia riuscita in pochi mesi a coinvolgere così tante persone nella sua indignazione.

Greta e i ragazzi cambieranno il mondo? Certamente, anche perché non ci sono grandi alternative. I giovani di oggi potranno mettere un freno alla follia di chi non pensa al futuro del pianeta.

Basterà? Forse no, forse è già troppo tardi. Ma niente paura. L’essere umano è un animale adattabile. Ed è proprio così che si chiama la nuova frontiera dell’ambientalismo: Climate change adaptation è un progetto del divulgatore e giornalista scientifico Marco Merola e di Lorenzo Colantoni, giornalista anch’egli e ricercatore IAI (Istituto Affari Internazionali)

Se i cambiamenti climatici non possono essere evitati, forse è il caso di affrontarli con raziocinio, cercando di “adattarsi” nel miglior modo possibile.

E lo possiamo fare iniziando a raccontare il cambiamento, soprattutto narrando le iniziative che favoriscono questo adattamento, atteggiamento molto più utile del catastrofismo imperante.

Merola e Colantoni stanno preparando un docuweb per mostrare come l’uomo possa convivere con i cambiamenti climatici partendo dalla domanda principale: cosa significa adattarsi?

In un’intervista a Mentiinfuga.it Merola afferma: «Più che convivere coi cambiamenti climatici, direi come sopravvivere nel miglior modo possibile, ossia come continuare ad abitare il pianeta con dignità. La letteratura fantascientifica ci ha offerto spessissimo modelli di vita in un futuro caratterizzato da scenari post-atomici o post disastri climatici in cui, a causa del terribile innalzamento delle temperature e di tutti i disastri che da questo poi derivano, l’uomo viene costretto solitamente in condizioni animalesche. Climate change adaptation significa invece agire prima per evitare che questi scenari possano accadere realmente e possano portare l’umanità in una situazione in cui non è più possibile vivere il pianeta come siamo abituati a farlo ormai da un milione di anni.»

E continua:
«Guardando in faccia alla realtà, potremmo dire che gli accordi di Parigi hanno prefigurato il miglior scenario possibile per il pianeta, ma non è detto che esso si verificherà.
In questa ottica, è ovvio che la parola chiave può solo essere adattamento.
Attraverso il nostro approccio, cerchiamo di fare un’operazione di constructive journalism, cambiando il modo e la forma con cui il pubblico viene solitamente informato su questi temi. La maggior parte della stampa mondiale adotta uno stile sensazionalistico, terrorizzando lo spettatore e offrendogli un messaggio privo di speranza. Noi vogliamo invece fornire esempi positivi che mostrino come, a fronte di un cambiamento forte che si sta già verificando, in diverse parti del mondo si stanno già trovando molte soluzioni per affrontare i mutamenti in atto».

Un esempio molto interessante riguarda la gestione delle acque e in particolare l’esempio dell’Olanda. Non a caso parliamo di Paesi Bassi e quindi di Stati che stanno sotto il livello del mare. L’inabissamento delle città sembrerebbe inevitabile se non fosse che gli scienziati olandesi ormai da anni stanno riducendo il pericolo con sistemi innovativi ed ecologici che “rubano” terra al mare. La stessa soluzione potrebbe essere adottata anche in molte regioni d’Italia, come ad esempio a Venezia per contrastare l’alta marea, o nel Delta del Po, a Comacchio e in tutti quei luoghi che hanno l’acqua alle porte.
E dove non c’è il problema dell’acqua c’è quello della siccità, il deserto avanza nel nostro Sud, in questo caso si potrebbe imitare l’esempio di Israele che sta attuando un progetto per rendere abitabile il deserto del Negev con un sistema di irrigazione goccia a goccia.

Oggi è domenica, se volete prendervi un’oretta per ringalluzzire l’ottimismo guardate questo video tratto dal Meeting di Rimini dell’agosto dell’anno scorso intitolato “Adaptation. Adaptation. La risposta del mondo al cambiamento climatico”.

Foto di copertina: Pixabay

Salva un delfino dalle microplastiche del tuo calzino

Dom, 03/17/2019 - 02:18

Siamo in guerra, contro plastica e microplastiche. Abbiamo iniziato con una proposta, un manifesto (clicca qui https://www.peopleforplanet.it/manifesto-people-for-planet/) e alla fine siamo arrivati a chi un filtro per le lavatrici in grado di bloccare le microplastiche che altrimenti finirebbero in mare lo sta studiando veramente, l’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR di Pozzuoli. Intervista alla Dottoressa Mariacristina Cocca.

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#trashchallenge: la nuova sfida social a pulire il Mondo

Sab, 03/16/2019 - 14:18

Trovare una zona piena di rifiuti abbandonati, ripulirla, scattare una foto prima e dopo aver pulito e pubblicarla sui social. È il “Trash Challenge”, la “gara della spazzatura”, una nuova sfida, un gioco nato in questi giorni tra i più giovani e che sta spopolando soprattutto su Instagram, spinto anche dall’onda green di questi giorni.

Salvare la Terra è una gara

Il Climate Strike, lo sciopero per il clima,  e le manifestazioni collegate, venerdì 15 marzo hanno riempito le piazze e le strade di 1700 città in tutto il Mondo, con 100 nazioni coinvolte, come riporta Repubblica, che spiega che solo in Italia erano oltre un milione le persone mobilitate, secondo gli organizzatori.

Un’onda verde che ha unito persone di ogni tipo, come abbiamo raccontato su People For Planet, ma che ha anche portato in piazza tanti giovani e giovanissimi, alla loro prima mobilitazione, con cartelli bellissimi, slogan e giochi di parole in inglese, in tante lingue, divertenti e internazionali.

È su di loro che ricadranno le conseguenze dei danni fatti dalle generazioni precedenti, ma la forza della loro giovinezza ci trasmette un messaggio positivo, come in questo gioco sui social: basta lamentarsi, è ora di agire, di cambiare stili di vita e di non viverlo come una rinuncia, ma come un “challenge”: una parola inglese che vuol dire “gara”, viene usata spesso nello sport, e che quindi porta con sé sia il concetto di sfida che quello di gioco.

Le sfide social: una carrellata

E sui social non c’è solo il #trashchallenge, c’è anche il #beachcleanup, la “pulizia della spiaggia”. Anche qui, il gioco è semplice: se siete al mare, dedicate pochi minuti alla pulizia della spiaggia. Troverete di tutto: cotton-fioc, vetri, tappi di bottiglia, mozziconi di sigarette, plastica, plastica, plastica: fotografate il risultato della pulizia e postatelo sui social. Grazie alla foto ci si rende anche conto di quante cose buttiamo via senza pensarci.

Per chi ama correre ricordiamo anche il Plogging, la raccolta dei rifiuti che si incontrano sulla strada del proprio allenamento di running quotidiano. Una foto delle schifezze trovate da diffondere sui social non fa male a nessuno.

Ci vorrebbero statistiche precise ma se ognuno di noi partecipasse a queste gare social è abbastanza sicuro che in poco tempo il mondo sarebbe più pulito.

Avete visto l’immagine di copertina? Bene, questa è la foto dopo il lavoro dei ragazzi: “Before” e “After”, prima e dopo…

Bocciature da Nobel: quando l’editoria scientifica è miope

Sab, 03/16/2019 - 09:00

Tra questi ritroviamo anche alcuni premi Nobel e scienziati illustri, oggi divenuti il simbolo leggendario degli effetti collaterali della revisione tra pari. Cosa può dirci l’inventario dei casi di rifiuto più clamorosi sui protagonisti e i processi della ricerca scientifica?

Ci sono libri splendidi che sono stati rifiutati più volte dalle case editrici prima di appassionare i lettori di tutto il mondo[1]. Potrebbe sorprendere scoprire che questo è quanto accaduto a George Orwell con “La fattoria degli animali”, prima di vendere 20 milioni di copie: quest’opera venne rifiutata almeno quattro volte, persino dalla casa editrice Faber & Faber a seguito del volere di Thomas Stearns Eliot (il quale pochi anni dopo vinse il premio Nobel per la letteratura [1]). Anche Primo Levi faticò a trovare una casa editrice disposta a pubblicare “Se questo è un uomo”, e vide il suo libro rifiutato persino da Natalia Ginzburg e Cesare Pavese [2].

Ma quando non si tratta di narrativa, ma di dati e risultati ottenuti tramite metodo scientifico? Non dovrebbe sorprendere sapere che anche nell’editoria scientifica – e soprattutto nei processi di peer review – nulla  è da dare per scontato: la pubblicazione di una ricerca non sempre è garanzia sufficiente del rispetto di tutti i crismi del metodo scientifico (ne è un clamoroso esempio il famoso caso dell’articolo di Andrew Wakefield pubblicato su Lancet nel 1998: il vaccino MMR veniva indicato, ingiustamente, come possibile causa dell’autismo [3]); allo stesso modo non è possibile escludere che una ricerca rifiutata per la pubblicazione non contenga in realtà delle intuizioni e dei dati innovativi.

Verranno di seguito riproposti tre articoli nel campo della ricerca biologica passati alla storia per dei clamorosi casi di rifiuto.

1. Il Ciclo di Krebs, 1937

L’esperimento che permise al biochimico Hans Krebs di dimostrare il meccanismo del famoso Ciclo che prese il suo nome fu inizialmente rifiutato dalla prestigiosa rivista inglese Nature.

A onor del vero, va specificato che quello di Nature non fu un rifiuto categorico: la risposta [4] che Krebs ricevette fu infatti la seguente:

“ll Direttore di NATURE presenta i suoi complimenti al signor H. A. Krebs e si rammarica di avere già sufficienti lettere per riempire la rubrica delle corrispondenze di NATURE per sette o otto settimane, il che rende sgradevole accettare ulteriori lettere al momento a causa del ritardo che dovrebbe presentarsi per la loro pubblicazione.

Se al signor Krebs non importa di questi ritardi, il Direttore è pronto a conservare la lettera finché questo blocco non si mitigherà, nella speranza di poterla usare.

Per ora, in ogni caso, la restituisce nel caso il signor Krebs preferisca sottoporla ad un altro periodico per una pubblicazione più rapida.

Nature, 14 Giugno 1937”

Krebs trovò un’altra rivista pronta a pubblicare le ricerche che gli valsero l’assegnazione di un Nobel nel 1953.

Con un editoriale del 2003 [5], la rivista scientifica Nature rispose all’accusa di aver più volte rifiutato la pubblicazione di articoli pregevoli e visionari per via di un “tradizionalismo scientifico” di fondo, riconoscendo al contempo che la redazione, in alcune occasioni, non si era dimostrata all’altezza di apprezzare l’importanza del lavoro che allora stava analizzando. Nonostante ciò, è importante sottolineare come, talvolta, non sia affatto semplice valutare sin da principio l’importanza di una scoperta: scienziati e ricercatori si misurano costantemente con questa realtà, sia quando inviano un articolo per la pubblicazione, sia quando ricercano i fondi per i propri studi. Alcune idee posso risultare talmente visionarie per il proprio tempo che solo le generazioni future saranno in grado di valutarle ed integrarle nel patrimonio di conoscenze scientifiche condivise. Con questo, Nature da un lato ha riconosciuto le proprie sviste incontestabili, dall’altro ha ricordato quei (rari) casi in cui ha pubblicato paper pionieristici nonostante le resistenze dei revisori. Tutto questo, rileva la rivista, dovrebbe sottolineare la necessità di garantire un ampio spettro di buone piattaforme editoriali in modo tale che gli articoli rifiutati possano essere pubblicati su altre testate di tutto rispetto: le riviste non dovrebbero opporsi alle nuove idee, proprio come i ricercatori non dovrebbero arrendersi di fronte al rifiuto. Chiunque sia convinto della validità delle proprie prove, anche se le conclusioni possono essere controverse, non dovrebbe rinunciare a vederle riconosciute.

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‘Incontro ancora donne che dicono grazie a mia madre per la denuncia di stupro’

Sab, 03/16/2019 - 08:05

Jacopo Fo ricorda l’importanza della denuncia di stupro di Franca Rame nel 1973, nel corso del dibattito sulle due recenti sentenze choc per casi di femminicidio: «Gli stupratori sono morti dentro»

Turbina record da 2 MW, un gioiello tecnologico che produce energia dalle maree

Sab, 03/16/2019 - 02:09
AR2000: la mega-turbina

L’ultimo progetto di turbina della SIMEC Atlantis Energy, produttore britannico di turbine di maree, si chiama AR2000 e ha 2 MW (megawatt) di potenza: è la più grande turbina a singolo rotore mai messa in produzione. L’eolico off shore, si sa, sceglie taglie giganti, ma oggi anche gli impianti che sfruttano correnti e onde sono progettati in grande.

La Simec Atlantis Energy (Australiana di nascita e poi trasferita a Singapore) ha da poco annunciato il progetto: «L’AR2000 segna il culmine di 15 anni di investimenti, incessante sperimentazione, test rigorosi e operazioni sottomarine», ha detto Drew Blaxland, direttore dei servizi di ingegneria e turbine dell’azienda che vanta oltre i 1.000 MW di progetti energetici da fonti rinnovabili in varie fasi di sviluppo – compresi i progetti che utilizzano il flusso di marea.

L’AR2000 sarà montato in opera come parte di un sistema di generazione delle maree da rotore più grande e consentirà la connessione multi-turbina su un unico cavo elettrico «con un’architettura che consente di collegare più turbine in parallelo, riducendo i costi e l’impatto dell’infrastruttura sottomarina». SIMEC Atlantis prevede che la turbina fornirà 25 anni di funzionamento.

La sperimentazione dell’AR2000 è stata effettuata durante più di 13.000 ore di funzionamento della turbina Marine Current Turbines SeaGen situata in Irlanda del Nord e di 4.000 ore di funzionamento dell’AR1500 (modello di potenza minore) effettuate in Scozia.

Lo sfruttamento delle maree

Fino a un terzo del fabbisogno elettrico mondiale potrebbe essere soddisfatto grazie allo sfruttamento delle maree. Ma la strada per raggiungere questo obiettivo è ancora tutta da percorrere perché se è vero che ci sono grosse potenzialità dall’energia marina, queste convergono per lo più in 5 Paesi al mondo.

Anche se la prima centrale elettrica mareomotrice è stata realizzata già nel 1966 – la bretone Rance, sull’estuario dell’omonimo fiume – a oggi esistono nel mondo solo 5 impianti in funzione: oltre a quello francese, uno in Canada, uno in Russia, in Corea del Sud (il più grande al mondo per capacità installata) e uno in Cina. Se a queste strutture si aggiunge una serie di aree identificate come idonee per lo sfruttamento dell’energia marina, tra cui il Golfo del Mezen’ nel mar Bianco e il Golfo del Tugur nel mare di Ochotsk, per i quali il governo russo ha calcolato una potenza sfruttabile di, rispettivamente, 15 e 6,8 GW, gli esperti sono arrivati a stimare che le centrali mareomotrici potrebbero generare teoricamente fino a 5792 Twh (terawatt ora) l’anno. Ma, resta il fatto che, il 90% della risorsa è distribuito in Australia, Canada, Regno Unito, Francia, Russia e Stati Uniti (Alaska).

Nel rapporto “Energia dalle correnti” marine edito da ricercatori CNR ENEA e RSE è stato calcolato che entro il 2050 la produzione Europea dall’insieme di onde e correnti potrebbe arrivare a circa 100 GW (pari a circa il 10% del consumo elettrico dell’UE), la maggior parte proveniente dalle correnti marine. L’energia da correnti marine presenta il vantaggio di essere prevedibile anche a lungo termine con estrema precisione, con evidenti benefici pratici in termini di pianicazione dell’approvigionamento energetico e dei flussi di rete.

Nonostante il Mediterraneo sia un bacino quasi chiuso e quindi con scarso sviluppo di correnti, esiste un numero limitato di siti che hanno un notevole potenziale energetico, primo tra tutti lo Stretto di Messina.

Fonti:

http://www.rinnovabili.it/energia/moto-marino/energia-dalle-maree-arriva-la-turbina-record-da-2-mw/

https://renewablesnow.com/news/simec-atlantis-introduces-new-2-mw-tidal-power-turbine-system-626541/  (foto turbina)

AR2000 di SIMEC Atlantis Energy, per sfruttare l’energia delle maree http://www.rinnovabili.it/energia/moto-marino/energia-marina-maree/

Clima: oggi si fa la storia

Ven, 03/15/2019 - 12:04

Nessuno entri a scuola oggi. Sono i giovani, i giovanissimi, gli studenti di tutto il mondo a fare di questa giornata la giornata della ribellione ai “grandi”, agli adulti incapaci di comprende e dare valore al tema del secolo, che però è tale ad oggi ancora e solo per la scienza.

La stampa mainstream, e tutta la politica, ancora oggi considerano un tema secondario i cambiamenti climatici e la rivoluzione – energetica, economica e sociale – che richiederebbero. Oggi 15 marzo scioperano quindi e scendono in piazza, senza bandiere, le fasce di popolazione “minori”, quelle senza voto e dunque storicamente deboli, eppure proprio quelle per le quali si gioca oggi il futuro, le più interessate dalle azioni che gli adulti faranno o non faranno.

Il ‘Global Strike For Future‘ si rivolge soprattutto ai capi di stato e di governo, «a cui chiediamo di fare qualcosa di vero contro i cambiamenti climatici»: mi dice Alessandro, 9 anni, che viaggia spedito in corteo assieme alla mamma e ai tre fratellini. La sfilata a Milano è lunga, colorata e determinata, piena di giovanissimi e bambini, piena di genitori, enorme, infinita. «Considerando che circa il 70% delle emissioni globali viene prodotto dalle città, Milano potrebbe fungere da leader in Italia dimostrando come la mobilitazione degli studenti e dei cittadini può spronare l’intera cittadinanza a lottare insieme contro i cambiamenti climatici», spiega Sarah Marder, nata e cresciuta in una fattoria del Kansas, vive in Italia dal 1988. Dirigente di banca trasformata in filmmaker sui temi che ruotano attorno alla sostenibilità, Sarah Marder è tra gli organizzatori della manifestazione e una delle prime a protestare, a volte anche da sola, davanti a Palazzo Marino contro i cambiamenti climatici. E Milano contro le emissioni potrebbe fare moltissimo, a partire dagli sprechi energetici dei suoi uffici pubblici – le scuole in primis – per arrivare a una maggior dedizione verso la mobilità sostenibile. Più di lei potrebbero fare città in questo senso arretrate, come Roma o Torino.

Con l’adesione di circa 112 Paesi e oltre 1769 città, quello che si muove oggi è un movimento studentesco mondiale, che si è creato dopo mesi di manifestazioni organizzate ogni venerdì in diverse città di ogni continente, i ‘Fridays for Future‘ lanciati dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, ormai simbolo internazionale di questa protesta. «Nel caso non vengano prese in considerazione le nostre richieste, continueremo gli scioperi settimanali davanti a Palazzo Marino anche nei venerdì successivi al 15», mi dice Marder. Tra i “grandi”, aderiscono al movimento oltre 12mila scienziati.

Ma ci sono anche i piccolissimi: tutta una rete di scuole materne che non poteva sfilare vista l’età dei partecipanti (3-5 anni) si è organizzata per dire la propria nelle piazze vicino alle scuole.

La giovane Greta, 16enne svedese, raccoglie su Twitter oltre 235mila follower, mentre la sua pagina Facebook è seguita da oltre 270mila, lì dove aggiorna la mappa Google che indica le città del mondo che si stanno preparando per la grande manifestazione.

«Questi tre mesi mi hanno fatto capire che i cambiamenti climatici interessano a molte più persone di quanto pensassimo – continua Marder con un grande sorriso – siamo tantissimi, mi viene da piangere! Questo era un tema invisibile, ma sentito. Non si parlava. C’era una forma di omertà collettiva a cui partecipavano i media, che trattavano il tema soprattutto sulla scia di un catastrofe ma non in modo continuativo, non per sensibilizzare o informare veramente il pubblico”.

«In questi tre mesi, ho percepito un aumento della quantità e della qualità della copertura mediatica sul tema e poi non esistono solo i media. In questo momento Milano ospita la mostra National GeographicCapire Il Cambiamento Climatico“, curato da Luca Mercalli, al Museo di Storia Naturale, e anche “Broken Nature” alla Triennale: iniziative di grandi rilievo e spessore. Abbiamo visto il Presidente Mattarella dichiarare pochi giorni fa che siamo sull’orlo di una crisi globale climatica. Insomma, non ho visto i dati, ma guardando tutto ciò che sta succedendo, scommetterei che a fine 2019 la percentuale di italiani preoccupati per i cambiamenti climatici sarà sensibilmente più alta rispetto alla fine del 2018».

Ma cosa può fare ognuno di noi per aderire, in concreto? «Stiamo cercando di cambiare il destino dell’umanità, e ognuno di noi, innanzitutto, può dedicare del tempo ogni venerdì a protestare per chiedere azioni concrete alla politica. Venire in piazza ogni venerdì davanti al proprio comune o governo, portando il proprio cartello, è proprio il senso di #FridaysForFuture. Inoltre, ognuno di noi può cercare di aumentare sempre un pochino di più la propria consapevolezza per fare scelte sempre più sostenibili. Infine, forse la cosa più utile che uno può fare è parlare con altri delle proprie preoccupazioni ambientali, in modo pacato. Possiamo unirci ad altri che hanno le nostre stesse istanze. Singolarmente siamo deboli. Insieme, no.»

A Milano la marcia si ripete questa sera dalle 18.00. Cerca online come aderire nella tua città. Usa i social e mostra al mondo che ci sei usando l’hashtag #FridaysForFuture. 

Di seguito una Gallery con immagini della manifestazione da Bologna, Firenze, Milano, Pavia e Vicenza

Assistenza sessuale ai disabili, in Italia ancora un tabù

Ven, 03/15/2019 - 11:27

Stiamo parlando dell’assistente sessuale, l’operatore professionale che accompagna il disabile attraverso una terapia che comprende supporto psicologico, emotivo e sessuale. Da trent’anni tale figura professionale gode di riconoscimento legale in Germania, Olanda e Danimarca e più di recente in Svizzera.

La questione, tutt’altro che pruriginosa, è al centro di dibattiti in vari Paesi del mondo, inclusa l’Italia, dove la tendenza è confondere l’assistenza sessuale con la prostituzione, complici un assistenzialismo e una sessualità mai del tutto pacificati e le tante organizzazioni cattoliche e femministe che cercano di impedire la legittimazione di una figura professionale ritenuta ambigua, finanche lesiva, in ogni caso da mantenere così com’è: esistente, ma non legale.

Il disegno di legge fortemente voluto dal parlamentare Pd Sergio Lo Giudice e dalla parlamentare Monica Cirinnà rimane fermo dal 2014, nonostante il proposito più volte ribadito di regolamentare la figura dell’operatore sessuale secondo norme ancora più rigide rispetto a quelle dei sex workers del Nord Europa. Il rifiuto sessuale fra coniugi sposati è considerato alla stregua di un inadempimento coniugale e rappresenta un motivo bastante per procedere con l’annullamento del matrimonio. La procreazione rimane l’aspetto fondante di ogni collettività a partire dall’istituzione del matrimonio. Ciò nonostante, l’opinione comune è che la sessualità in fondo non sia un bisogno primario dell’uomo. Non la pensava così Abraham Maslow, che dedicò gran parte dei suoi studi a stabilire una gerarchia fra i bisogni comuni a qualsiasi essere umano. Alla base della sua celebre piramide, che ordina i bisogni umani a seconda del senso di mancanza totale o parziale che provoca l’assenza di quegli elementi responsabili del benessere di ogni persona, c’è infatti la sessualità. La “piramide di Maslow” risale al 1954 e buona parte della psicologia contemporanea ne fa ancora uso.

Diversamente da un prete, o da chi nel pieno delle proprie facoltà sceglie di rinunciare al bisogno sessuale, per una persona con disabilità la sessualità è il più delle volte preclusa ma la sua mancanza non è una scelta, e ciò ha ripercussioni psicologiche anche gravi. Esistono disabilità che non permettono l’autonomo soddisfacimento dei bisogni fisici e talvolta nemmeno la comprensione dell’erotismo e della sessualità. In presenza di alcune disabilità, specie psichiche, il problema sta nell’incapacità di comprendere e di gestire le pulsioni stesse: dunque servono figure specializzate che aiutino il paziente a capire cosa gli succede e come agire all’interno di una sfera che sia privata, sua e basta. È evidente (ma non impossibile) che una prostituta non possa insegnare il sesso a un ragazzo autistico. Come è altrettanto evidente che la disabilità non riguarda soltanto gli uomini, e basterebbe riconoscere che l’assistente sessuale non si riduce a una professione per sole donne eterosessuali al servizio di soli uomini eterosessuali per chiudere ogni discorso intorno alla mercificazione della donna.

Stando alla definizione che ne dà l’associazione italiana Lovegiver presieduta da Maximiliano Uliveri, che dal 2014 opera affinché una pratica diffusissima e illegale venga promossa e sorvegliata per legge, l’assistente sessuale:

«Attraverso la sua professionalità, supporta le persone diversamente abili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psico-corporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica”.

Dimensione ludica, relazionale ed etica dunque, niente di più difficile da conciliare in una legge. E niente di più difficile da conciliare in una società come quella italiana, dove il sistema sanitario nazionale destina mensilmente alle famiglie con a carico una persona disabile 43 euro di accessori medicali a fronte dei 14 euro che in media costa un pacco di pannoloni a mutanda da 10 pezzi. È necessario garantire ai disabili la possibilità di cambiarsi i pannoloni, dice qualcuno dall’alto del benaltrismo in voga da qualche tempo a questa parte. Osservazione corretta, che non diminuisce però l’importanza del bisogno sessuale, esattamente come la necessità di respirare non diminuisce quella del bere.

Petrini: “I giovani contro l’emergenza climatica? È un nuovo Sessantotto”

Ven, 03/15/2019 - 09:00

Il fondatore di Slow Food aderisce allo sciopero per il clima lanciato dai giovani di Fridays for Future: “Non stiamo parlando di un nuovo movimento ecologista: questa è la politica del futuro rispetto al genere umano”. E ritiene che i partiti, tutti, non siano in grado di recepire questo messaggio di cambiamento radicale: “Questi ragazzi reclamano un nuovo paradigma rispetto al modello economico-finanziario incentrato su un tipo di sviluppo che distrugge il pianeta” | La pagina Facebook di Fridays For Future Italia
intervista a Carlo Petrini di Giacomo Russo Spena 

“Non siamo parlando di un nuovo movimento ecologista o ambientalista: questa è la politica del futuro rispetto al genere umano. Suona strano constatare come il mondo progressista non intercetti il grido di questi giovani”. Carlo Petrini, storico fondatore di Slow Food, aderisce a Fridays For Future, la mobilitazione globale contro l’emergenza climatica indetta per venerdì 15 marzo e lanciata dalla sedicenne svedese Greta Thunberg. Una protesta nuova irrompe nello scenario internazionale. E Petrini – che da anni assegna un ruolo strategico al suolo e alla sua funzione fondamentale per la produzione di cibo, per il paesaggio, per l’assetto idrogeologico del territorio, per l’economia, per le comunità, per la bellezza e la cultura del nostro Paese – intravede in questa mobilitazione un enorme potenziale. Da non sottovalutare. 

Questi giovani chiedono ai governanti di abbattere del 50 per cento le emissioni di gas serra rispetto allepoca preindustriale del 2030 e raggiungere poi lo zero di emissioni nel 2050. Cosa ne pensa?

Siamo davanti a un fenomeno storico di grande rilevanza: parliamo di un movimento di proporzioni inimmaginabili che è destinato a lasciare un forte segno sia, appunto, per le dimensioni che per i contenuti unificanti. Molti anni fa, nel 1968, i giovani scelsero di lottare contro l’autoritarismo e al fianco della classe operaia. Questo fenomeno, invece, è partito in maniera autonoma grazie alla testimonianza di una giovane svedese ma ha avuto la capacità di diffondersi repentinamente. È figlio dei nostri tempi e di una comunicazione digitale che amplifica i messaggi e li diffonde. 

Mi sta dicendo che, secondo lei, siamo di fronte ad un nuovo Sessantotto che si focalizza, in primis, sulle questioni ambientali e climatiche? 

È proprio così, la sensibilità di questi giovani è strettamente collegata al loro futuro e alla loro esistenza. Alcuni studiosi ritengono che siamo entrati nella nuova era dell’antropocene dove i comportamenti del genere umano incidono fortemente sul clima, sull’ecosistema e sulla fertilità dei suoli. Stiamo distruggendo il pianeta. Poche settimane fa, la FAO ha dichiarato che la perdita della biodiversità rischia di compromettere le esigenze alimentari dei viventi. Ecco allora che i giovani fanno sentire la propria voce. 

Quando nel mondo avvengono alluvioni, nubifragi o monsoni si parla dell’eccezionalità dell’evento e dell’impotenza dell’uomo rispetto a questi fattori, quasi come fossero ineluttabili. I cittadini vedono l’emergenza climatica – a differenza del lavoro, ad esempio – come una questione lontana da loro, non trova?

Ed invece è una cosa vicinissima che coinvolge tutti. La questione del cambiamento climatico è determinata da scelte politiche nefaste e da un modello di sviluppo autodistruttivo che ha generato fenomeni come l’effetto serra e il conseguente surriscaldamento del pianeta. Per ogni grado di temperatura che aumenta sulla Terra, le coltivazioni si spostano di 150 km a nord e di 200 metri di altitudine. Questo cambio di coltivazioni genera degli sconquassi di tipo paesaggistico e produttivo. 

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Speciale ricette da Gela: i Sfingi

Ven, 03/15/2019 - 02:41

Ingredienti:

500 gr. farina 00
350-400 gr. acqua
15 gr. lievito
sale
zucchero o miele

Procedimento:
Fare sciogliere in poca acqua tiepida il lievito.

Aggiungere al lievito e acqua un cucchiaio di zucchero.

Setacciare la farina in una ciotola capiente.

Praticate al centro della farina una “fontanella”, versate il lievito preparato precedentemente, e mescolate accuratamente.

Continuate ad aggiungere, a poco a poco, acqua tiepida, il pizzico di sale e impastare in modo da ottenere un impasto fluido.

Coprire il recipiente e lasciare lievitare per circa 3 ore.
Trascorso il tempo necessario, l’impasto risulterà quasi raddoppiato e quindi pronto per la frittura.

Formate delle palline con un cucchiaio e versatele in un tegame con olio bollente.

Farle cuocere per circa 3-4 minuti, rigirandole, per farle dorare meglio.

Non appena pronte, estraetele dal tegame e disponetele in un piatto con carta assorbente, in modo da eliminare l’olio in eccesso.

Passarli, infine, ancora caldi, in un contenitore con zucchero o miele.

Altre foto su GelaLeRadiciDelFuturo https://www.gelaleradicidelfuturo.com/ricette-tipiche/i-sfingi/

In palestra senza pesi: il Calisthenics

Ven, 03/15/2019 - 02:10

La parola Calisthenics deriva dal greco Kalos, bello, e Sthenos, forte. E’ una tecnica di allenamento full body (per tutto il corpo) che si può fare ovunque senza l’uso dei pesi tipici delle palestre.
Esistono due diversi tipi di Calisthenics: il fitness e lo sportivo, il primo tonifica e aumenta l’elasticità corporea, il secondo fortifica ed è più impegnativo.
Siamo andati a intervistare Giampaolo Sauchella. Istruttore di Calistenics a Perugia.

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Il popolo delle Ong, chi sono e quanti sono

Gio, 03/14/2019 - 16:48

Carlo, Gabriella, Matteo, Paolo, Maria Pilar, Virginia, Rosemary, Sebastiano, i nostri connazionali morti nel disatro aereo in Etiopia, rappresentano un pezzo d’Italia, quella capace di globalizzare la solidarietà invece dell’indifferenza. Oltre 20 mila occupati, più di 80 mila volontari attivi, 1,1 milione di individui donatori

Inutile cercare nelle parole dei messaggi che il nostro premier e i suoi due viceministri hanno rilasciato dopo la tragedia aerea dell’Ethiopian Airlines ad Addis Abeba un accenno a cosa facessero da quelle parti i nostri 8 connazionali, Carlo, Gabriella, Matteo, Paolo, Maria Pilar, Virginia, Rosemary, Sebastiano. Solo parole di cordoglio e di circostanza per l’evento luttoso. Peccato, un’occasione persa per sottolineare che c’è una parte d’Italia di cui andare orgogliosi, fieri.

Per fortuna ci ha pensato, una volta di più, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a ricordare che “Il Paese guarda con riconoscenza al loro impegno professionale e di vita, speso sul terreno della cultura e dell’archeologia, della cooperazione, di organizzazioni internazionali a servizio dello sviluppo umano”.

Il profeta dell’“aiutiamoli a casa loro”, il nostro ministro dell’Interno Matteo Salvini anche oggi ha pubblicato una ventina di tweet (e sicuramente non ha finito): 3 su sgomberi/ruspe, 2 da Bergamo, 5 repliche insulti, 6 dalla Basilicata di cui uno dedicato al peperone crusco, 1 su legittima difesa, 1 dove manda un bacione a tutti. Non una parola su 8 italiani che lavorando per un mondo migliore, sono morti su un aereo in Etiopia.

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Greta, la 15enne seduta davanti al Parlamento svedese

Gio, 03/14/2019 - 15:26

Non può rimanere a guardare, non riesce a far finta di niente ed è certa che la sua protesta potrà cambiare le cose. Si chiama Greta Thunberg, è svedese e ha soltanto 15 anni ma le idee chiare, chiarissime. Dal 20 Agosto è seduta a terra, davanti al Parlamento di Stoccolma per protestare contro i cambiamenti climatici.
Niente scuola per lei, che non vede il futuro se i “grandi” della Terra non riusciranno a fare qualcosa per contrastare il riscaldamento globale.
La storia di Greta sta facendo il giro del mondo…

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