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Aggiornato: 28 min 44 sec fa

Auto elettrica a energia solare: arriva davvero?

1 ora 13 min fa

Buona parte dell’energia per il fabbisogno quotidiano di una vettura elettrica si può recuperare direttamente dal sole. Almeno secondo qualcuno

La più grande fonte di energia che conosciamo deriva dal sole ed è una fonte indubbiamente pulita (in realtà brucia, ma a milioni di km di distanza, quindi niente CO2 di cui preoccuparsi). Purtroppo però, per ricavarne abbastanza a far muovere un veicolo per una distanza ragionevole occorrono, insieme a buone condizioni meteo, una superficie esposta molto superiore a quella dell’intero veicolo.

Ma se l’auto 100% solare non è realizzabile, almeno con la tecnologia odierna, non significa che questa preziosa fonte non possa essere sfruttata ugualmente per dare un contributo alla causa delle zero emissioni.

Sion, flessibile anche nella ricarica

Ordinabile da pochi giorni, con consegne dal 2020, e a quanto pare già con un boom di richieste (oltre 20.000): la Sion è una vettura realizzata dalla startup tedesca Sono Motors e presentata per le prima volta nel 2016 con una serie di tour promozionali tra cui uno in Italia.

Si tratta di un’elettrica plug-in con struttura in alluminio e una ”pelle” piena di celle solari, 248 in tutto, capaci secondo i produttori, di recuperare in condizioni ideali energia sufficiente ad aumentare l’autonomia giornaliera di ben 34 km. Non significa poter uscire con la batteria in riserva, specie se tocca fare affidamento sulla totale assenza di nuvole, ma è una delle applicazioni più concrete del fotovoltaico nel settore automotive.

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Fonte immagine copertina IT.MOTOR1.COM

Tim Cook parla di cambiamento climatico ai laureandi della Tulane

1 ora 20 min fa

Il CEO di Apple ha tenuto il discorso ai laureandi dell’Università Tulane in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi. Cook ha invitato i giovani a essere più aperti, a pensare in grande e a non dimenticare problematiche quali il cambiamento climatico.

Tim Cook ha tenuto oggi il discorso ai laureandi dell’Università Tulane, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi del 2019. L’evento si è svolto presso il Mercedes-Benz Superdome, uno stadio di New Orleans, Louisiana.

L’amministratore delegato di Apple ha parlato del suo arrivo in Apple, di cambiamento climatico e incoraggiato i laureandi della Tulane a rendere il mondo migliore.

Prima del discorso, riferisce 9to5Mac, Cook ha ricevuto una laurea honoris causa dall’Università. Il CEO della Mela è stato elogiato per avere trasformato “Apple nell’archetipo di azienda di successo e innovazione nell’ambito della tecnologia”.

Cook ha aperto il discorso invitando i laureand a essere più aperti verso gli altri e riconoscere altri aspetti dei problemi. “In un mondo nel quale documentiamo ossessivamente le nostre vite, non prestiamo attenzione a ciò che dobbiamo al prossimo”, ha detto Cook. “La civiltà umana sboccia quando capiamo di poter fare di più per gli altri, un approccio contro le minacce e i pericoli a quella tremolante luce del fuoco che diminuisce man mano che si cresce, qualcosa che, gendo insieme, permetterebbe di ottenere maggiore prosperità, bellezza e saggezza”.

Partendo da questo discorso, Cook ha narrato del suo arrivo in Apple, ricordando l’impegno di Steve Jobs nel voler portare potenti tecnologie a un numero più vasto di persone. L’attuale CEO di Apple ha spiegato che, all’epoca, aveva un lavoro stabile alla Compaq, azienda che sembrava dovesse rimanere sempre sulla cresta dell’onda, mentre Apple sembrava sull’orlo della bancarotta.

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Tumori, scoperto il perché dell’effetto dei broccoli

4 ore 43 min fa

La scienza dà ragione a mamme e nonne quando insistono a far mangiare broccoli e cavoli perché fanno bene alla salute. Questi vegetali della famiglia delle crucifere sono noti da tempo per le loro proprietà anti-cancro: un gruppo di ricercatori, guidati dallo scienziato italiano Pier Paolo Pandolfi, da tempo negli Usa, ha ora scoperto il perché di questo effetto protettivo, una molecola in grado di spegnere un gene, coinvolto nell’insorgenza di diversi tumori. Lo studio è pubblicato su ‘Science’ e dimostra che, colpendo questo gene con la molecola, estratta dai broccoli, si arresta la crescita tumorale in topi resi in laboratorio vulnerabili alla malattia.

Una scoperta che spiana la strada a una nuova strategia anti-cancro. “Abbiamo identificato – spiega Pandolfi, direttore del Cancer Center e del Cancer Research Institute al Beth Israel Deaconess Medical Centerun nuovo, importante protagonista, che innesca un meccanismo cruciale per lo sviluppo del cancro, un enzima che può essere inibito con un composto naturale presente nelle crucifere. Questo meccanismo – prosegue – non solo regola la crescita tumorale, ma è anche una sorta di ‘tallone d’Achille’ che potremo colpire con diverse opzioni terapeutiche”.

In pratica, la sostanza contenuta nei broccoli attiva un noto e potente gene oncosoppressore, Pten. Le cellule tumorali mostrano bassi livelli di questo gene: l’equipe ha dunque cercato di capire se, riportandolo a livelli normali, questo killer anti-cancro ritorna a svolgere la sua azione.

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L’Italia che ci piace e quella che ci piace molto meno

7 ore 43 min fa

Decido io: partiamo con quella cattiva perché preferisco che arrivati alla fine dell’articolo rimanga il ricordo di quella buona, come, dopo aver mangiato la pasta e la pietanza, ci concediamo un dessert perché ci rimanga in bocca il sapore dolce.

La mia amica Elena ha 23 anni e vive a Milano, frequenta l’Accademia di Brera e come tutti gli artisti che si rispettino ha un look alquanto particolare: capelli colorati, vestiti dark, rossetto e unghie nere ma per quanto ci provi non può nascondere un viso che ricorda certe dolcissime bambole di porcellana e soprattutto un cuore grande e un animo gentile.

L’8 maggio pubblica su Facebook questa storia:

“Vi racconto cosa che mi è successo oggi
Ero in metro, stavo andando verso casa dopo l’università. 
Un ragazzo di colore si siede accanto ad un uomo, il quale inizia a urlare che i neri sono degli stupratori di quindicenni.
Nessuno dice niente.
Il signore continua, girandosi verso il ragazzo.
Nessuno dice niente.
Così educatamente faccio notare al signore che il colore della pelle non determina lo stupratore e che ce ne sono anche di italiani.
Il signore inizia a urlare dicendo che gli italiani non sono stupratori ma solo i neri e che a Bolzano una quindicenne è stata violentata da uno di loro.
Insisto garbatamente.
Mi urla in faccia che sono una comunistella di merda e che sarei dovuta andare in Africa a farmi stuprare da tutti i neri che ci sono.
Non c’è una morale in questa storia, se non forse che i fascisti sono la feccia del mondo … .
Quando però vedete amici o sconosciuti che offendono le donne, i neri, i gay o le minoranze non giratevi dall’altra parte”

Elena ha davvero un animo gentile, come dicevo, e i toni che ha usato in quella metro, rispondendo alle urla del tipo, erano garbati e al massimo un po’ sfottenti… E l’unica reazione che ha provocato è che l’uomo è passato a insultare e offendere lei dopo aver insultato il ragazzo nero.

E, giustamente come dice lei, non c’è morale in questa storia. C’è però un silenzio assurdo: quello di chi era lì e ha girato la testa dall’altra parte, che non è intervenuto nemmeno con una parola di solidarietà o un sorriso verso una ragazza coraggiosa.

È di qualche mese fa la seconda storia che vado a raccontare.

Matteo è un dottorando di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano. A dicembre era a Torino e ha raccontato su Facebook la storia che leggete qui sotto. Gli abbiamo chiesto se potevamo pubblicarla e lui gentilmente ci ha accordato il permesso.

NOTIZIE DAL FRONTE

Sono in via Lagrange, pieno centro di Torino a due passi da Porta Nuova, che rientro da un pomeriggio in giro per il centro con mia madre; il clima è quello delle spese prenatalizie, un sacco di gente per strada, luci (d’artista, ovvio) nelle vetrine e sulle strade, artisti nelle piazze.

A un certo punto sento una serie di urla alla mia sinistra: un tizio sta sbraitando in mezzo alla strada (già uno che sbraita per strada a Torino ci sta malissimo, ma lasciamo correre), alcuni si fermano e iniziano a seguire la scena. In breve, sta urlando contro una “negra”, perché rea di avergli disturbato la comunicazione al cellulare con la moglie con la sua musica di strada.

Lui è il tipico tizio con cappottino squadrato chiaro, scarpa lucida elegante e cafona allo stesso tempo, e gli immancabili riccetti sulla sommità della testa con rasatura laterale, a sottolineare la testa di cazzo; lei… boh, non sono strati di stracci neri quelli che ha addosso, ma poco ci manca.

Il tizio continua a sbraitare, forte.
“Questa è l’Italia! Sono italiano e non posso parlare con mia moglie al telefono perché una negra fa casino a un metro! Ti rendi conto?!?!” Tenta di arringare la folla, convincerli che se non sentiva l’interlocutrice la colpa non è sua che non è in grado di spostarsi di tre metri, ma della “negra” che suonava per strada. Non ho neanche la tentazione di passare ed andarmene; mi fermo, mi avvicino alla signora mettendomi fra lei e l’agitatore e do le spalle a lui, ignorandolo.

Non ho un piano preciso né ho alcuna intenzione di interagire col tipo, ma mi sa che in questi casi la presenza di un alieno rasato di un metro e novanta può aiutare a prevenire il peggio. Più di tutto, però, temo che lei si ritrovi da sola, nell’indifferenza generale, e non ho alcuna intenzione di far sì che questo capiti.

Non so neanche bene cosa dirle, così le dico semplicemente che mi dispiace, ed è vero. Le poso una mano sulla spalla, voglio che non abbia l’impressione che la trovi repellente.

Ma rapidamente, accade qualcosa che mi rasserena. Quasi contemporaneamente a me accanto alla donna si ferma una coppia piuttosto anziana, sulla settantina; subito dopo due ragazze, giovanissime, si fermano a loro volta. Un altro uomo abbastanza giovane, le si avvicina, la conforta, la stringe, è davvero bravo. Poi appare un altro, quindi una donna. La donna aggredita adesso si ritrova vicino al muro, protetta da un semicerchio di umanità eterogenea che forma la linea di difesa più improbabile della storia, e però hai l’impressione che adesso sia incredibilmente solida.

E mi accorgo di un’altra cosa: nessuno presta orecchio ai proclami dell’agitato, in cui l’aggettivo “italiano” ricorre spessissimo, nessuno gli dà ragione: anzi, alcuni gli parlano, ma quasi a fargli notare l’imbarazzo che causa, una ragazza lo avvicina, la mette sul ridere, è incredibilmente abile a sdrammatizzare e alla fine com’è, come non è, il tipo smette di urlare e pian piano se ne va.

Ci giriamo verso la signora dalla pelle scura: ora che lo spavento è passato i nervi le cedono, urla, scaglia a terra i cd che vendeva, rompendone le custodie. Siamo tutti in silenzio e con la testa china mentre, un po’ in francese e un po’ in italiano, lei inizia sfogarsi, urla che non voleva nascere negra, dà voce a una storia terribile in cui parla della sua solitudine, della Costa d’Avorio, di colonialisti (dice proprio così: “colonialisti”), del soldato francese che le è entrato in casa e ha ucciso tutta la sua famiglia. Non c’è niente da dire, per noi più che frasi sono lapidi; mia madre mi riporta alla realtà, ha un leggero capogiro e vuole tornare a casa.

L’uomo che prima stava vicino alla donna adesso la abbraccia. Lascio dieci euro accanto ai cd con le custodie rotte, poi vado con mia madre alla fermata del nove, e la ascolto mentre aspettiamo il tram.
“Hai fatto benissimo a fermarti. E sono rimasta stupita da quello che è successo: non lo ha ascoltato nessuno! È stata una bellissima scena, non lo avrei mai detto.”
“Questa è Torino, e di qua non passano.”
“Come?”
“Niente. Guarda, arriva il nove, saliamo.”
Dal fronte Ovest è tutto.

Anche questa storia non ha una morale, e un bel gesto non fa il pari con uno brutto, ma ci piaceva raccontarle entrambe per narrare di un’Italia che fa un po’ di confusione, che è stanca e amareggiata, che se la prende con i più poveri e disperati per nascondere la propria di disperazione. E dove esistono Elena e Matteo. Buona domenica!

Celiachia, se stai avendo questi sintomi atipici potresti essere intollerante al glutine

Sab, 05/18/2019 - 21:30
LE DIAGNOSI DI CELIACHIA SONO TRIPLICATE IN ITALIA

In 40 anni in Italia le diagnosi di celiachia sono decisamente aumentate. Se prima veniva considerata come una malattia rara, oggi si tratta di una malattia cronica. Allo stato attuale – secondo quanto riportato da “Ok-salute.it” – si verifica un caso di celiachia ogni 286 persone. Se, invece, prendiamo in considerazione gli ultimi 4 decenni, allora sono circa 200.000 gli italiani che hanno ricevuto questa diagnosi, trovando una risposta ai sintomi – quali ad esempio diarrea o emicrania – che li stavano accompagnando e, soprattutto, una cura.

CELIACHIA, CIRCA 400.000 ITALIANI NON SANNO DI ESSERE INTOLLERANTI AL GLUTINE

Dunque, quando si parla di celiachia, un problema particolarmente rilevante è rappresentato dal numero di persone che risultano essere intolleranti al glutine, ma non lo sanno. Secondo i numeri resi noti dall’Associazione Italiana Celiachia (AIC), su 600.000 casi di persone che soffrono di celiachia, 400.000 sono costituti dai cosiddetti “celiaci attesi”, vale a dire quei pazienti che non sono a conoscenza della loro intolleranza. Questi soggetti vengono definiti anche “pazienti camaleonte”, nel senso che presentano dei sintomi piuttosto diversi rispetto a quelli classici gastrointestinali e per questo motivo realizzare una diagnosi di celiachia risulta essere più complicato.

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Il catamarano che ripulirà gli oceani (Video)

Sab, 05/18/2019 - 18:00

Vi ricordate di “Le Manta” il catamarano che salperà per ripulire l’oceano dalla plastica? Ebbene, conclusi gli studi sulla fattibilità, è stato creato un modello 1:33. Nouvo RSI ti porta oggi nel mondo di The SeaCleaners

La strage di Christchurch. Così Facebook punirà chi condivide video violenti

Sab, 05/18/2019 - 15:00

Dopo gli attacchi contro due moschee in Nuova Zelanda e per impedire la condivisione di video violenti trasmessi live, Facebook ha deciso di limitare l’uso dei video streaming per chi viola certe regole del social, compresa la policy sui gruppi e gli individui pericolosi. Come è accaduto a marzo quando un suprematista bianco ha ucciso 51 persone in due moschee di Christchurch trasmettendo live le immagini della violenza con una telecamera fissata sulla testa.

“A seguito del recente terribile attacco terroristico in Nuova Zelanda – ha spiegato Guy Rosen (VP, Integrity at Facebook) – stiamo vedendo che cosa possiamo fare di più per limitare l’uso dei nostri servizi per far del male o diffondere odio”. Plauso all’inizitiva è arrivato dalla premier neozelandese Jacinda Ardern che ha parlato di “primo passo positivo”. Ardern oggi incontrerà a Parigi altri leader mondiali per lanciare la Christchurch Call con cui contrastare l’estremismo online. Saranno presenti alti dirigenti di Amazon, Google, Microsoft, Facebook e Twitter.

Accordi con le università

Facebook ha anche annunciato di aver siglato una nuova partnership da 7,5 milioni di dollari con tre università degli Stati Uniti per migliorare la tecnologia che consente di individuare video e immagini manipolati per sfuggire ai controlli e venir poi postati di nuovo. 

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Necessaria una legge nazionale contro le capitozzature e le mutilazioni di alberi

Sab, 05/18/2019 - 12:00

Le segnalazioni sono continue, sui social, via mail, attraverso gli articoli di giornali. Ogni giorno è una galleria degli orrori che tantissimi cittadini da tutta Italia riversano sui canali mediatici nel tentativo di denunciare e di creare massima sensibilizzazione sul macabro tema della capitozzatura e mutilazione di alberi.

Gli studi autorevoli ci dicono che l’albero è un perfetto alleato, un prezioso baluardo, contro l’inquinamento delle polveri sottili. Gli alberi non dovrebbero mai essere potati drasticamente ma solo “accarezzati”, valorizzati, conservati, curati, così come si fa con un essere umano o un animale, proprio perchè sono gli unici esseri viventi in grado di produrre ossigeno ed eliminare anidride carbonica. Sono gli unici esseri viventi che hanno la capacità di abbassare la temperatura delle città di diversi gradi e quindi combattere efficacemente l’isola di calore. Insomma, l’albero è il migliore amico dell’uomo, il difensore della sua salute. Gli alberi ci allungano la vita, ci rendono più felici, ci permettono di migliorare la qualità della nostra esistenza. 

Quando ci ritroviamo davanti delle foto aberranti di alberi trucidati perchè danno fastidio, perchè sono troppo grandi, perchè sporcano ecc… sembra di assistere a una immane tragedia collettiva. Perchè, da persone intelligenti e informate, sappiamo che la distruzione di quegli alberi inevitabilmente si ripercuote sulla nostra salute e noi piccoli esseri umani saremo meno protetti contro le malattie, le polveri sottili, i gas inquinanti ecc… 

Fonte – www.conalpa.it

In Italia assistiamo a una sorta di blocco psicologico e sociale che impedisce una armonica crescita culturale sull’importanza delle infrastrutture verdi. Ci sono amministratori pubblici che non sanno neanche cosa sia una infrastruttura verde. Tante volte veniamo tacciati per estremisti o utopici sognatori di progetti impossibili. In realtà le foreste urbane sono veri e propri polmoni verdeggianti progettati per la salvezza delle città, luoghi di purificazione dell’aria interconnessi attraverso la rete dei corridoi ecologici. La città deve respirare e non si deve ammalare e per prevenire questo è necessario fornire più verde possibile in ogni angolo urbanizzato. Se la città si ammala automaticamente si ammalano anche i cittadini. Il verde urbano attraverso alberi, arbusti, viali alberati, tetti e pareti verdi, parchi urbani, oasi verdi, corridoi ecologici inseriti in una grande rete ha la capacità di proteggere e migliorare la vita dei cittadini. 

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Bye bye vecchia politica, con il videogame di Decaro e il Vinci Salvini diventa tutto un gioco

Sab, 05/18/2019 - 09:00

Quella in cui la comunicazione politica tradizionale lascia il posto al gioco, per guadagnarsi l’interazione e il coinvolgimento degli elettori.

Che cos’è la gamification?

Nel 2010 Jesse Schell, famoso game-designer americano, introdusse per la prima volta il termine gamification durante la Dice Conference di Las Vegas.

Ogni giorno facciamo delle azioni noiose e ripetitive. Queste azioni possono essere volute oppure, come capita molto spesso, richieste soprattutto dalla pubblicità: clicca qui, paga le tasse, compra questo, vota quest’altro, ecc.

C’è una cosa però che facciamo volentieri e che, anzi, ci fa divertire: giocare!

Videogame, gameboard, sport, ecc. sono tutte attività che scegliamo di fare attivamente. Non sarebbe, allora, bellissimo trasformare le attività noiose in giochi? Ecco la gamification.

Ovviamente il periodo d’oro della gamification coincide con lo sviluppo dei videogame (i favolosi anni ‘80) e la relativa nascita dell’in-game advertising.

Political Gamification

Con la gamification possiamo ingaggiare, fidelizzare e gratificare il target. Come attività può anche non essere dispendiosa a livello economico, l’importante è trovare il giusto equilibrio tra la sfida richiesta e il premio proposto.

Se si trova l’equilibrio perfetto ecco che la macchina si mette in moto trasformando la noia in puro divertimento. Ora fermiamoci un attimo a pensare: qual è una delle cose più noiose e meno ingaggianti che, però, necessita di una grande fidelizzazione? Esatto, la politica.

La comunicazione politica non resta a guardare e si getta a capofitto nella gamification con risultati vincenti. Ne riportiamo due interessanti per il panorama italiano. Il primo ha fatto molto discutere (e anche infuriare) e non poteva che essere colpa (o merito) di Salvini.

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Quanto è creativa la tua tribù?

Sab, 05/18/2019 - 07:00

Tutto intorno a noi è vita.
All’inizio dei tempi il mondo era una palla di fuoco e per milioni di anni è stato un unico blocco di lava.
Solo grazie alle creature viventi si è formata l’aria che noi oggi respiriamo. Batteri, muffe, funghi e piante hanno scavato la roccia per nutrirsi e hanno formato la terra sulla quale camminiamo e l’hanno fatta crescere ammassando per milioni di anni i loro resti mortali. Persino buona parte delle rocce si sono formate con il compattarsi di immense quantità di corpi, conchiglie, foglie e fusti di piante, che si sono accumulati in strati di calcare spessi chilometri. La vita ha modellato questo mondo e lo ha reso vivibile per noi.
Se contempliamo questa realtà scientifica inoppugnabile possiamo sviluppare un senso di stupore e di gratitudine e sentirci parte di un colossale fenomeno che dura da miliardi di anni e che ci ha generati.
E possiamo sviluppare ancor di più questo senso di appartenenza se ci rendiamo conto che noi non siamo dei singoli individui solitari. Scientificamente noi siamo un sistema simbiotico: senza i miliardi di batteri che vivono intorno a noi, sopra di noi e dentro di noi non potremmo sopravvivere. Non saremmo capaci neppure di digerire i cibi senza i miliardi di esseri meravigliosi che costituiscono l’armata della flora batterica intestinale.
Nonostante queste e altre evidenze la maggioranza degli esseri umani ha difficoltà a sentirsi parte di una comunità.
Troppi si considerano esseri singoli, in competizione con il resto del mondo.
Come ho detto questa è la terza e ultima malattia che affligge la nostra mente.
Abbiamo uno spasmodico desiderio di aver sempre ragione noi e non abbiamo deciso coscientemente che meritiamo di vivere bene e di avere il meglio.
Queste due terribili idee generano disprezzo per il resto dell’umanità: se io ho sempre ragione è chiaro che gli altri hanno sempre torto. E se non ho lo scopo di stare bene su questo pianeta è probabile che io stia male e che da ciò nascano pessimismo e diffidenza.
E se tu sei convinto di essere una creatura solitaria e di non far parte di una comunità, la tua situazione si aggrava. Di fronte alle difficoltà della vita è essenziale essere parte di un gruppo solidale, ti dà fiducia e spesso fa la differenza tra farcela e non farcela.
La nostra cultura è competitiva e quindi abbiamo paura degli altri perché li vediamo come avversari. Altre popolazioni del mondo ci guardano perplesse e osservano che manchiamo del senso della collettività, dell’appartenenza, conosciamo bene la parola IO, poco la parola NOI (vedi racconto della Bandabardò sul Chapas).
La nostra cultura considera centrale per il benessere il capitale in termini di ricchezza, in secondo piano considera il capitale costituito delle nostre capacità, dalla nostra professionalità; molto poco è considerato il capitale umano, cioè la qualità delle relazioni che ho costruito. Certo sono considerate importanti le relazioni familiari. Ma l’insieme dei rapporti umani è un’entità alla quale non viene dato un valore.
Ma di fronte a un lutto, una malattia, un rovescio economico, un lavoro difficile da fare è il capitale umano che fa la differenza: cioè la quantità e qualità di aiuto che posso ricevere dalla mia cerchia di amicizie e conoscenze.
Esistono parecchi studi che dimostrano che le persone che hanno una migliore posizione sociale e una migliore situazione familiare sono anche persone che conoscono molta gente, coltivano molte relazioni.
Poco ci si rende conto che le persone rissose, disoneste, che non rispettano la parola data, che non sono affidabili sul lavoro, pagano profumatamente i vantaggi immediati che ottengono comportandosi male con un costo spaventoso sul lungo periodo: essi distruggono il proprio capitale umano.
Potremmo inventarci un nuovo indicatore di serenità esistenziale basato su un’unica domanda: quante persone sono disposte ad alzarsi in piena notte (gratis) per venirti a soccorrere se stai male?
Chiaramente una persona che possa sperare nell’aiuto di 20 persone avrà una visione del mondo più positiva delle persone che a stento riescono a immaginare 4 persone disposte ad aiutarle.
Inoltre coltivare una visione della vita che mette al centro il senso di appartenenza alla comunità dei viventi dà fiducia e la possibilità di immaginare grandi imprese. E ti viene anche da pensare che questo universo abbia un senso e ci siano all’opera forze positive con le quali ti puoi alleare e che ti sosterranno se ti appassioni a progetti belli e giusti.
Cioè, è ben diverso vivere pensando che esista una positività scritta nei geni dell’universo piuttosto che vivere pensando che tutto è una merda secca e puzzolente.
So che molti sobbalzeranno leggendo questa frase.
Uno degli effetti collaterali dell’idea di essere soli contro tutti è quella che il mondo vada sempre peggio.
Teorema e corollario sono strettamente interdipendenti: sono solo, nessuno mi capisce, tutti sono stupidi, solo io ho ragione e prova ne è il fatto che tutto va a rotoli.
In effetti se tutto va bene, il mondo progredisce e tu pensi che solo tu hai sempre ragione ti trovi in una situazione imbarazzante perché è evidente che sei tu ad avere un problema, non il resto dell’umanità (visto che progredisce).
Si tratta di due modi di vedere che si sostengono reciprocamente.
È vero che succedono troppe cose orribili in questo mondo ma è anche vero che da 100mila anni il mondo migliora costantemente e che negli ultimi 50 anni questa accelerazione ha avuto un’impennata pazzesca.
Sei disponibile a discutere con attenzione questa idea così dissidente rispetto a quella pessimista dominante?
Le prove di questo miglioramento sono in tutte le statistiche: se prendiamo qualunque dato sulla condizione umana scopriamo che ci sono stati cambiamenti immensi. È diminuito, nonostante la popolazione sia raddoppiata, il numero degli affamati, sono diminuiti i morti ammazzati in guerre e violenze private, il numero degli stupri, la diffusione della pedofilia, sono diminuite le dittature e la schiavitù. Sono aumentate in modo straordinario le persone che sanno leggere e scrivere, che hanno accesso all’acqua potabile, a cure mediche e ai diritti civili.
La diminuzione del potere d’acquisto dei lavoratori è diminuito negli ultimi anni in Italia e in altri paesi gravemente in crisi, ma si tratta di un peggioramento relativo rispetto a cento anni di aumenti salariali notevoli. Contemporaneamente sono aumentati di molto i diritti e i redditi dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo, più persone che hanno una pensione, le ferie pagate, la cassa mutua, le otto ore. Ed è migliorata la giustizia e, incredibile ma vero, stanno diminuendo anche la deforestazione e l’inquinamento. Inoltre sono aumentati esponenzialmente gli esseri umani che sono impegnati nel volontariato solidale: un esercito ormai immenso fatto da più di 500mila associazioni: un fenomeno che non ha precedenti nella storia umana (vedi Paul Hawken, Moltitudine Inarrestabile vedi qui un mio articolo e qui un’anticipazione del libro e un video).
Vedi anche il libro che ho scritto con Michele Dotti: Non è vero che tutto va peggio.
E se ancora non ti sei convinto vedi anche Matt Ridley: Un ottimista Razionale.
E internet e le nuove tecnologie digitali hanno dato ai popoli un’enorme ricchezza sul piano della cultura e della possibilità di comunicazione.
Visto che so che molti continueranno a dire che vedono tutto peggio e che il mondo fa schifo, ripeto che è evidente che questo mondo va di molto migliorato perché arrivi a essere un luogo decente, ma lo stiamo facendo.

Dopodiché se ancora non ti basta non so che dirti… Non è che per caso sei un po’ pessimista con sindrome depressiva?
Come ho detto il primo passo per uscire da uno stato mentale autolesionista e per scoprire la propria mente creativa è quello di iniziare a provare gusto nel mettere in dubbio le proprie idee.
Tu mi dirai: ma tu non metti in dubbio le tue idee…
Io ti dirò; sto fornendoti i link a tonnellate di dati… Hai motivo per credere che siano sbagliati?
Comunque oltre questo limite la discussione si interrompe.
Non si può essere tutti d’accordo e sicuramente ci sono milioni di persone che nessuna potenza logica e documentale potrà mai convincere. Così come ci sono milioni di persone che non crederanno mai di avere il diritto al piacere e di far parte di una comunità dei viventi.
Per adesso mi impegno a cercare di fornire strumenti di riflessione a chi ha voglia di star meglio… Per i miracoli mi sto attrezzando.
Siamo a questo punto arrivati alla conclusione della parte “teorica” di quest’ardua descrizione dei meccanismi negativi (degli errori di pensiero) tramite i quali stiamo cercando di tracciare i confini del pensiero creativo.
E vorrei sottolineare il pregio di questa mappa: ammetterai che sintetizzare in soli tre punti le cause del disagio umano è stata impresa eroica e meritevole.
Dopo questo ciclopico sforzo iniziale arriva il bello, perché nel momento nel quale tu ti trovassi a far tuo questo modello, questa mappa, praticamente hai già fatto tutto.
Si tratta semplicemente di perdere un po’ di tempo a rifletterci.
Nel momento in cui decido che voglio mettere al centro della mia vita il mio diritto al piacere e che posso sbagliarmi e quindi devo fare attenzione ed è il caso che mi ricordi che l’aspetto comunitario della mia vita è essenziale, ho elaborato un giudizio che determina istantaneamente un radicale e gradevole cambiamento nella mia vita.
Questo è secondo me particolarmente grazioso: il cambiamento è istantaneo e irreversibile.
Lo so che negli ultimi decenni molte scuole di psicologia (dalla Pnl in poi) teorizzano le terapie istantanee.
Ma in effetti i risultati sono sotto gli occhi di tutti, istantanee un cazzo. Le terapie istantanee in realtà le devi rifare continuamente… E hai bisogno di uno psicologo bravissimo per ottenere il minimo miglioramento…
Quello che ti sto proponendo io è qualche cosa di completamente diverso. Non c’è nessuno psicologo, maestro, guru
Ci sei solo tu e una semplice decisione da prendere fino in fondo.
Poi non ci sono esercizi, meditazioni, autoanalisi.
Se hai capito veramente il discorso, poi non puoi fare a meno di seguirlo semplicemente perché è logico.
E inoltre (meraviglia!) aver deciso come stanno le cose, non comporta necessariamente cambiamenti colossali. La partita essenziale si gioca su questioni quotidiane microscopiche sulle quali hai pieno potere.
Perché è nei micro comportamenti che si annidano i semi del disastro esistenziale.

Che strada scegli per andare da qualche parte? La più breve?
Se decidi che il tuo scopo essenziale è stare bene potresti cambiare idea e, quando hai un po’ di tempo, decidere di non percorrere la strada più breve ma quella più soleggiata.
E cosa mangi al bar? Quello che desideri o qualche cosa che hai deciso che devi mangiare sulla base di qualche teoria che ti ha convinto?
E resti a sentire un imbecille che odia il mondo e ti annoia, per buona educazione, oppure pensi di avere il diritto di andartene perché non hai voglia di ascoltare?
Chiedersi: faccio quel che faccio perché lo desidero o perché sono condizionato a farlo è un’azione che se inizi a farla un giorno poi non smetti più perché lo vedi che ti fornisce un immediato salto di qualità esistenziale.

Ottenere questo cambiamento cellulare delle tue giornate richiede, come abbiamo detto, solo di deciderlo; ma forse su questo è meglio spendere qualche parola: come si fa a decidere il cambiamento?
Magari decido di cambiare ma poi mi ritrovo da capo a 15 a ripetere gli stessi comportamenti non positivi…
Ma di questo parleremo la prossima settimana…
Buona settimana a te! (Che sei sicuramente un essere meraviglioso e straordinario visto che hai letto fino a qui questo articolo di somma saggezza! Ma che bella persona che sei!)

Bayer e glifosato: ancora un risarcimento miliardario

Ven, 05/17/2019 - 21:30
La multinazionale è stata condannata a pagare ben 2,4 miliardi di dollari a una coppia Usa che avrebbe contratto il cancro per l’esposizione all’erbicida Roundup. Un prodotto che Gaetano Pecoraro vi aveva fatto conoscere con la drammatica storia di Fabian Tomasi

Terza sconfitta consecutiva per la Bayer e il “suo” glifosato. La multinazionale è stata condannata da un tribunale della California a risarcire quasi 2,4 miliardi di dollari a una coppia, che si sarebbe ammalata di cancro dopo l’esposizione all’erbicida Roundup (prodotto dalla Monsanto, azienda acquistata poi dalla Bayer).

Solo poche settimane fa vi avevamo raccontato in un articolo di un altro risarcimento pagato da Bayer, di ben 80 milioni di dollari, sempre a un californiano che diceva di essersi ammalato di cancro per la sua esposizione al Roundup.

I giudici avevano stabilito che l’esposizione al diserbante Roundup era “fattore sostanziale” per il linfoma non-Hodgkin contratto da Edwin Hardeman. La Monsanto, si è sostenuto, non avrebbe testato correttamente il prodotto né avvertito dei rischi i consumatori.

In corso poi c’è ancora una class action da parte di oltre 11mila agricoltori e giardinieri. Sotto accusa è sempre il componente principale di quel diserbante, il famigerato “glifosato”.

Un nome già tristemente noto al pubblico de Le Iene quello dell’erbicida perché vi avevamo raccontato con Gaetano Pecoraro, nell’intervista che vi riproponiamo qui sopra, la drammatica battaglia di Fabian Tomasi, che era stato a contatto con la sostanza durante gli anni di lavoro in una fattoria argentina.

Fabian, che è morto a 53 anni poco tempo fa, ci aveva raccontato: “Tutto è iniziato con questo problema alle dita: le mani sono diventate viola e ho iniziato ad avere deformazioni alla schiena e alle ossa. Adesso ho dolori insopportabili agli organi interni. Quando mangio il cibo mi esce dal naso. Ho dolori ai muscoli, il cuore lo è, e la deduzione è semplice da fare. Mi davano poco tempo di vita: sei o sette mesi, non di più. Invece sono già passati dieci anni”.

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Rinnovabili: in Italia il 34,4% dell’elettricità consumata è verde

Ven, 05/17/2019 - 19:00

Quali sono le attuali performance delle rinnovabili italiane su produzione e consumi di energia? La risposta è contenuta nel Rapporto Attività 2018 del Gestore dei Servizi Energetici, presentato stamane a Roma alla presenza del Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Davide Crippa. Il documento rende disponibili dati e analisi sulle attività del GSE, restituendo una vivida fotografia dell’evoluzione del sistema energetico nazionale verso gli obiettivi UE e di sviluppo sostenibile.

L’ultima edizione sottolinea ancora una volta come l’Italia abbia raggiunto e superato con anni di anticipo il target energetico imposto da Bruxelles per il 2020. Oggi le fonti rinnovabili nazionali coprono il 18,1% del fabbisogno energetico totale, ossia consumi elettrici, termici e dei trasporti sommati assieme. Ottimo dato ma in calo di 0.2 punti percentuali rispetto al 2017.

Ma i dati più interessanti riguardano le performance nei singoli settori. Sul fronte fer elettriche l’Italia ha chiuso l’anno con oltre 1 GW potenza aggiuntiva rispetto al 2017, in gran parte merito dell’eolico. La capacità installata totale raggiunge così i 54,4 GW per una produzione annua di 114,7 TWh di energia elettrica e una copertura del 34,4% dei consumi elettrici. Cresce dunque la produzione delle fer elettriche ma il merito non è tutto delle nuove installazioni: buona parte degli 11 TWh generati in più sono frutto dell’idroelettrico, ripresosi dalla siccità che aveva colpito il settore nel 2017.

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Taiwan, legalizzate le nozze gay

Ven, 05/17/2019 - 16:00

Il Parlamento di Taiwan diventa il primo in Asia a legalizzare i matrimoni tra individui dello stesso sesso. La svolta, giunta con l’atteso voto odierno, è stata festeggiata da centinaia di sostenitori dei diritti gay, riunitisi fuori dalla sede dell’assemblea. Nel 2017, la Corte costituzionale aveva stabilito che le coppie omosessuali hanno il diritto a contrarre un matrimonio legale.

Erano state presentate tre diverse bozze di legge. Due, volute dai conservatori, puntavano a limitare il nuovo diritto a un’“unione civile” o a una “relazione familiare“. Queste sono state bocciate, mentre è passata la bozza governativa, che parla apertamente di “matrimonio” e fornisce alcuni, limitati diritti d’adozione.

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La paura della nostra origine

Ven, 05/17/2019 - 14:45

Quando vivevo in Svezia, un amico e collega di colore, inglese, mi raccontava spesso di alcuni suoi incontri sugli autobus di Stoccolma: bianchi scandinavi si sedevano di fronte a lui e a volte, quando la folla non era troppa e l’occasione lo consentiva, gli chiedevano di dove fosse. Alla risposta: “Sono inglese” corrispondeva quasi sempre la contro-domanda: “No, intendo, di dove sei originariamente?”.

Esistono tratti distintivi, in taluni uomini e donne, che fanno di questi ultimi degli spiantati congeniti, dall’accento del sud malcelato al colore della pelle, passando per il suono del proprio cognome o il luogo di nascita. Anche Mihajlovic, ex celebre calciatore ed allenatore, prende non di buon grado il modo in cui qualcuno – forse un addetto alla sicurezza – lo apostrofa “zingaro”. Il tempo poi ci insegna che questo disprezzo, evidente o latente, nei confronti di qualsivoglia forma di nomadismo, reale o figurato, dei luoghi o dei costumi, proviene dal rapporto problematico che chiunque nasca sotto questo cielo ha con la propria origine. Il termine origine, infatti, derivando dal latino orior – dal quale prendono forma parole come oriente – indica il sorgere e contiene la meraviglia e l’inesplicabilità di quanto ha inizio senza alcuna reale spiegazione, in un gioco sul quale il caso ha totale dominio. Ancora oggi ci si spreca in edotte elucubrazioni circa l’orgoglio dell’appartenenza ad un luogo, come se nascere a Città del Capo o a Varese fosse merito di qualcuno, mentre l’origine ha proprio nella sua casualità l’arcano – la vita infatti si orienta (altro termine con la medesima radice) senza alcun apparente disegno intelligente.

Il problema dell’origine è un vulnus cui nessuno riesce davvero a sottrarsi, perché la nostra alba è anche la singolarità nella nostra storia, un nodo unico e lontano della nostra esistenza. Molto del nostro tempo, in modo più o meno cosciente, lo dedichiamo a rapportarci a questo enigma. I più inesperti, non venendone a capo, cercano un rifugio dalle proprie paure; i meno sprovveduti vi convivono, a volte si stordiscono solo per allontanarne il pensiero; poi ci sono quelli che interrogano. Il cantante italiano Mahmood, ad esempio, si è trovato a rispondere a domande solo apparentemente bizzarre – come facesse ad affrontare il Ramadan, come si sentisse ad essere un egiziano a Tel Aviv o se avesse o meno vissuto in un ghetto. Non servirà a molto rispondere, come ha fatto, di essere italiano e cristiano. Gli interroganti non temono lui, hanno piuttosto terrore di chi possa trovarsi tutto sommato a proprio agio in questo caos. Il mondo non teme il diverso. Teme di più chi, nel rodeo, riesce a stare in groppa al toro bizzoso che tutti abbiamo sotto al sedere.

L’amico inglese, nero, che vive a Stoccolma, chiosava il suo racconto dicendo che, quando arrivava il periodo dell’anno in cui in Svezia venivano resi pubblici i redditi dei singoli cittadini, lui risultava quasi sempre il più ricco del circondario. Nei giorni successivi alla pubblicazione, notava che i vicini si accorgevano di lui con maggiore frequenza o meno imbarazzo. Il problema dell’origine, infatti, si dissolve quasi sempre, temporaneamente, tra le corone, gli euro o i dollari. Il mio amico, a questo punto del racconto, di solito rideva. “In quei giorni sono un cosiddetto ‘migrante economico’ – che, nella scala dei terrorizzati cronici, è un gradino sopra lo ‘zingaro’ ma ancora molto distante da bianco vichingo figlio di sei generazioni di vichinghi”.

Foto copertina: Mihajlovic, fonte LazioChannel

Via Lattea: una ladra di materia oscura che spezza le altre galassie

Ven, 05/17/2019 - 13:15

La nostra galassia avrebbe quindi distrutto queste galassie nane e ne avrebbe “rubato” tutta la materia oscura

Dal suo lancio nello spazio nel 2013, il satellite GAIA, ci ha regalato molte importanti scoperte, effettuate grazie ai suoi preziosi dati. In uno studio recente, grazie alle misurazioni di GAIA, gli astronomi hanno potuto stabilire che nella Via Lattea si è verificato un picco di formazione stellare circa 2/3 miliardi di anni fa, a seguito della collisione con un’altra galassia.

Le correnti stellari: nastri di stelle attorno alla Via Lattea

Roger Mor dell’Università di Barcellona ed uno degli autori della ricerca, ha affermato che grazie alle misurazioni di più di 3 milioni di stelle vicine al Sole, il team ha scoperto che la Via Lattea si è evoluta diversamente da quanto immaginavamo. Sembra infatti che circa 5 miliardi di anni fa, si sia verificata la collisione tra la Via Lattea ed un’altra galassia, che la espose ad una perturbazione esterna.

Attorno alla nostra galassia si trovano numerose altre galassie nane, che come ancelle fanno parte del suo stuolo. Molte di esse sono estremamente difficili da individuare per la loro debole luminosità. I ricercatori ritengono che di tanto in tanto queste galassie si avvicinino alla Via Lattea, un fenomeno che lascia la sua traccia nelle correnti stellari. Si tratta di strisce di stelle che non sono legate da forze gravitazionali e che ruotano attorno al centro della nostra galassia, sopra e sotto al suo disco a spirale.

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Soldi Gratis

Ven, 05/17/2019 - 12:13

Il manuale di autodifesa finanziaria che vi aiuterà a salvare i vostri soldi e il vostro futuro.

Un libro di Vincenzo Imperatore

Per acquistare il libro online clicca qui

In Italia l’educazione (o meglio la diseducazione) finanziaria è affidata alla sola informazione fornita dalle istituzioni finanziarie (un po’ come far tenere un corso di sana alimentazione da un pasticciere). La lobby finanziaria induce quindi la classe politica a mantenere nell’assoluta ignoranza il consumatore.
In Soldi gratis, edito da Sperling & Kupfer, Vincenzo Imperatore spiega quali sono le cose da sapere per non farsi imbrogliare, per fare le scelte giuste, per risparmiare, investire e guadagnare a dispetto di trappole e disinformazione. Dai prestiti ai mutui, dalle criptovalute alle assicurazioni, una guida in cui troverete consigli atipici, talvolta non tecnici, che sicuramente nessun illustre professore di finanza si permetterebbe di fornire, ma che vi salveranno soldi e futuro.
Soldi gratis è dunque il primo manuale che permette a tutti di acquisire consapevolezza finanziaria, fornendo gli strumenti fondamentali per orientarsi in un mondo da tanti visto come troppo complesso.

«Dopo oltre vent’anni come manager bancario, ho pensato di scrivere un manuale che non esisteva sul mercato e che rispondesse alle domande più diffuse: come scegliere una banca sicura, il conto corrente più vantaggioso, il mutuo migliore, come far fruttare i risparmi, come individuare il consulente finanziario di cui fidarsi, come costruirsi la pensione, come non indebitarsi. In un percorso facile e coinvolgente vi mostrerò le cose da fare e quelle da evitare se volete gestire, salvaguardare, investire e aumentare i vostri soldi. Questo libro è una guida step-by-step alle principali tappe della vostra vita finanziaria con molti esempi pratici, avvertenze, test e soluzioni che nessun illustre professore si curerebbe di fornirvi perché troppo ‘semplici’.
A me, invece, piace l’idea di dotarvi di un kit semplice ed efficace che solleciti e sviluppi la vostra intelligenza finanziaria, cioè la capacità di affrontare e risolvere con successo situazioni e problemi nuovi o sconosciuti e rendervi più autonomi e consapevoli.»

Per acquistare il libro online clicca qui

INDICE

Introduzione
Nota sui test di consapevolezza finanziaria

I passi chiave del rapporto con la banca
Scegliere la banca giusta
Come aprire il conto corrente Scegliere il consulente bancario Fare il test per il profilo di rischio

Investire i risparmi
Un piccolo vademecum
Come funzionano i mercati
Le logiche d’investimento dei risparmi Come diventare un investitore Costruire una pensione
Cosa evitare in finanza

Il credito, o chiedere finanziamenti
Il credito alle famiglie
Scoperto di conto corrente
La carta di credito
Il prestito personale
Il mutuo per l’acquisto della casa

L’economia per tutti
Economia famigliare ed economia di Stato Gli effetti del debito pubblico
Lo spread non è un aperitivo
I tassi d’interesse

Soluzioni dei test di consapevolezza finanziaria
Ringraziamenti

Il finocchio: le sue proprietà, le controindicazioni e gli usi in cucina

Ven, 05/17/2019 - 12:00

Il finocchio (nome scientifico Foeniculum vulgare) è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Ombrellifere, probabilmente originaria dell’Asia Minore, ma diffusa praticamente da sempre in tutta l’area che affaccia sul Mediterraneo. Se ne conoscono due speciequello coltivato, detto anche dulce o romano, dal sapore dolce e meno pungente rispetto invece al finocchio selvatico (capillaceum), che cresce in maniera spontanea e i cui semi vengono utilizzati per aromatizzare salumi, liquori e tisane.

Il suo sapore particolare, molto simile all’anice, è dovuto alla presenza piuttosto consistente di anetolo (circa l’80%). Ricco di vitamine A, B e C e di minerali, oltre che per le proprietà aromatiche, il finocchio è conosciuto per le sue capacità sgonfianti, digestive e depurative, che lo rendono un alimento irrinunciabile da inserire nella nostra dieta. È un ortaggio molto prezioso sia per la nostra salute sia per chi voglia mantenere la linea: ha infatti davvero pochissime calorie ed è povero di grassi, ma ricco di fibre.

Proprietà e benefici del finocchio
  • I semi di finocchio sono un ottimo digestivo, facilitano l’assimilazione dei grassi e combattono le fermentazioni intestinali. Il finocchio è ricco di fibre e, grazie all’anetolo che gli conferisce proprietà carminative, contrasta la formazione di gas intestinali, aiutando a sgonfiare la pancia. Dopo un pranzo pesante, una tazza di tisana al finocchio o un centrifugato con finocchi e mele verdi sarà un toccasana per digerire! 
  • Attraverso l’azione dei suoi principi aromatici, stimola le secrezioni salivare, gastrica e biliare: è quindi un ottimo rimedio in caso di cattiva digestione e nausea, stimola l’appetito e aiuta il fegato a lavorare meglio.
  • È depurativo e aiuta a dimagrire: il finocchio è composto per la sua quasi totalità da acqua (90% circa), per cui può considerarsi un eccellente diuretico e digestivo, perfetto per eliminare tossine e liquidi in eccesso. Ha un forte potere saziante, contiene solamente 31 calorie per 100 grammi di prodotto e non ha né amidi né lipidi: è quindi un alimento a bassissimo contenuto calorico, di ottimo supporto nelle diete dimagranti. Si può mangiare sia durante i pasti che come spuntino, ma si può anche assumere attraverso tisane sgonfianti e infusi.

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Tampon Tax: una tassa per la tutela dell’ambiente?

Ven, 05/17/2019 - 11:28

Il tema, che sta facendo molto (ri)discutere in questi giorni in Italia è controverso e delicato. Da un lato abbiamo le donne e un appuntamento mensile dal quale, per circa quarant’anni della nostra vita, non possiamo sfuggire: le mestruazioni, un appuntamento che ci costringe a ricorrere ai ripari con soluzioni più o meno ecologiche. Dall’altro abbiamo l’ambiente, e il nostro dovere a tutelarlo in tutte le sue forme e con tutte le nostre possibilità.

Vi starete forse domandando, cos’hanno in comune le mestruazioni e l’ambiente? Molto. Nei giorno scorsi è stato respinto l’emendamento proposto dal Pd che intendeva abbassare la “Tampon Tax” dal 22 al 5%. Questa decisione sembra avere due motivi principali: il primo è che verrebbero meno milioni alle casse dello stato, il secondo è che gli assorbenti (così come i pannolini per neonati e anziani) inquinano.

Ma se da una parte non si può certo far finta che ogni donna nel corso della propria vita contribuisca a creare rifiuti (evitabili secondo alcune osservazioni con l’uso di assorbenti e/o coppette ecologiche e riutilizzabili), dall’altra questa decisione sembrerebbe non tenere conto delle pari opportunità e dell’equità sociale. Considerare infatti la necessità fisiologica dell’uso degli assorbenti un bene di lusso non piace al mondo femminile, soprattutto se, dati alla mano, nel panorama europeo ci accorgiamo che altri stati hanno fatto passi avanti in questa direzione, per citarne alcuni: l’Inghilterra ha diminuito la tampon tax dal 17,5% al 5%, in Francia è stata portata al 5,5%, in Portogallo, Olanda e Belgio è al 6%, in Spagna al 10%, in Irlanda e in Canada è stata abolita.

La domanda dal mondo femminile è chiara: consapevoli di molteplici alternative al monouso, è corretto che sia la decisione di uno Stato a indirizzare gli acquisti di un bene primario? E poi, sempre consapevoli delle alternative ecologiche per il periodo del ciclo mestruale, questa tassa tiene in considerazione le diverse esigenze delle singole donne?

D’Uva (M5S): ‘IVA sugli assorbenti? Non abbassata per l’ambiente. Ci sono anche coppette e pannolini lavabili’. [Fonte video: LA7.IT]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

> Ciclo mestruale e impatto ambientale: ecodisastri e altri danni. Le mestruazioni sono un appuntamento talmente cadenzato che molte di noi non si sono mai soffermate a pensare che anche le scelte dei prodotti da usare durante il ciclo possono avere un impatto – tutt’altro che indifferente –  sia sull’ambiente sia sulla salute.

[…] Ciclo mestruale e impatto ambientale (1) : la Salute. Sapete di cosa sono fatti assorbenti e tamponi? No, perché non c’è ad oggi alcuna legge che obblighi le aziende a scriverlo sulle scatole.

Eppure, la maggior parte degli assorbenti e tamponi usa e getta sono realizzati in cotone (solitamente sbiancato con il cloro ) e materiale sintetico tra cui le polveri super assorbenti (SAP), dei derivati chimici del petrolio che trasformano i liquidi in gel aumentando l’assorbenza.

Come ha rilevato, nella sua petizione, Alida Mazzaro, da ricerche non ufficializzate, risulta inoltre che negli assorbenti ci siano rayon, residui di pesticidi, diossina, tossine chimiche, derivati dal petrolio, tutte sostanze che a contatto con le mucose genitali possono creare gravi problematiche. Tamponi e assorbenti che contengono profumazioni artificiali hanno inoltre concentrati di sostanze chimiche e coloranti artificiali, poliestere, polietilene, polipropilene e glicole propilenico. 

[…] Ciclo mestruale e impatto ambientale (2) : il Mondo fuori. Come se non bastasse, gli effetti negativi di questa scelta non riguardano solo noi e la nostra salute ma anche quella dell’ambiente che ci circonda.  Numeri alla mano, si fa in fretta a fare qualche calcolo: l’età media del menarca è circa 12 anni e quella della menopausa circa 52, il che si traduce in quasi 40 anni di fertilità, giorno più, giorno meno, con una media di 460 cicli mestruali a testa. Sempre andando per stime, possiamo calcolare che ogni ciclo duri 5 giorni, che vanno poi moltiplicati per il numero di assorbenti usati  al giorno e il numero di cicli totali.

La cifra finale è spaventosa: 11.500 assorbenti per donna! E sapete quante donne ci sono, anche solo nell’Occidente industrializzato, cioè il maggiore consumatore di questi prodotti? Tante, tantissime: solo in Italia si parla di 16.012.000 donne in età fertile (Istat): riuscite a fare il calcolo di quanti rifiuti vengono prodotti ogni anno?: Leggi l’articolo completo… [Fonte: LETWOMEN.ORG]

> Donne, la lotta per l’emancipazione si misura anche con gli assorbenti. […]Nei segmenti di popolazione più ricchi del mondo si discute di gender pay gap, di fare in modo che l’uguaglianza statistica raggiunta in termini di accesso all’istruzione si traduca in una reale parità di diritti sul luogo di lavoro. Ma nel frattempo in uno dei tanti villaggi dell’India solo una ragazza su dieci, secondo quanto racconta il documentario, ambientato appena fuori Delhi, ha modo di utilizzare gli assorbenti. Le altre nove non sanno nemmeno che cos’è, un assorbente. E si finisce per lasciare la scuola a 12 anni solo perché non si hanno panni puliti.
Il segnale meno positivo è che anche cercando online, di dati su questo fenomeno se ne trovano ancora molto pochi. […]

Un sondaggio del Plan International UK ha rilevato che una ragazza inglese su 20 fra i 14 e i 21 non può permettersi asciugamani o assorbenti igienici. Non si tratta qui di un tabù culturale, ma di un problema economico. Gli assorbenti costano. Non a caso in anni recenti si è parlato molto in tutta Europa di “tampon tax”, cioè di ridurre l’impatto delle imposte sul costo finale del prodotto. Alcuni paesi come il Regno Unito lo hanno messo in pratica, mentre in Italia non si è fatto nessun passo in avanti.

[…] Infine, non dimentichiamo che gli assorbenti inquinano, specie in aree rurali e povere dove mancano infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti. Esistono delle alternative più sostenibili, come la coppetta mestruale, che però è ancora poco diffusa, anche perché richiede un lavaggio con acqua calda ogni 4-8 ore, non sempre semplice sul luogo di lavoro. Secondo un’indagine online quali-quantitativa condotta nel 2012 da eMMMe Case Study e Università degli Studi di Catania, la regione dove la coppetta mestruale è più diffusa è la Lombardia (16% di donne che la usano), seguita da Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna (10%). Nel resto d’Italia non si supera il 10%. Leggi l’articolo completo… [Fonte: INFODATA.ILSOLE24ORE.COM – Cristina Da Rold]

Fonte immagine copertina: Cliomakeup

Aifa ritira antibiotico Amoxicillina Sandoz

Ven, 05/17/2019 - 09:15

L’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha disposto il ritiro dalle farmacie di 2 lotti dell’antibiotico Amoxicillina Acido Clavulanico della Sandoz impiegato per la terapia e cura di varie malattie e patologie come endocardite e otite.

Nello specifico si tratta del lotto n. HT6108 OS35ML – AIC 036980148 con scadenza 02-2020 e lotto n. JA9085 OS70ML – AIC 036980175 con scadenza 06-2020.

Il provvedimento, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, si è reso necessario a seguito della comunicazione da parte della società Sandoz e successiva notifica di allerta rapidapervenuta dall’agenzia dei medicinali tedesca, concernenti segnalazioni dall’Egitto per la presenza di grumi di polvere nel suddetto farmaco.

FONTE: ILSALVAGENTE.IT

Venerdì 17: le origini e le credenze di un giorno sfortunato

Ven, 05/17/2019 - 08:00

Ai superstiziosi il numero 17 non piace nemmeno singolarmente, figuriamoci quando accanto ad esso compare sul calendario il giorno “venerdì”.
Il venerdì 17 è considerata una data particolarmente sfortunata, ma non tutti sanno il perché di questa credenza.

I pregiudizi che nascono legati ad esso riguardano la cultura popolare e la superstizione individuale o, talvolta, l’influenza collettiva.
C’è chi di venerdì 17 non vorrebbe nemmeno uscire di casa per recarsi al lavoro, ma ovviamente in questo caso si parla di superstizione estrema, che è comunque molto diffusa. Alcuni tentano di scacciare la negatività con amuleti e altri stratagemmi; mentre c’è anche chi a questa data non presta attenzione.

Il giorno venerdì 17 è ritenuto sfortunato in Italia e in altri paesi di origine greco-latina. L’origine di questo preconcetto si riconduce all’unione di due elementi estremamente negativi, ovvero il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù, e il numero 17; che come il 13 è considerato sfortunato anche nei paesi anglosassoni.

Ma cos’è successo di così negativamente eclatante nel corso dei secoli da far diventare il venerdì 17 una data così temuta?

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Fonte immagine copertina L’ora d’italiano