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Aggiornato: 1 ora 50 min fa

Stivali, foto e una piuma: quello che la Nasa ha lasciato sulla Luna

5 ore 19 min fa

Numerosi anche gli oggetti andati persi una volta terminate le missioni: dai pezzi di veicoli ai joystick sottratti alla Nasa e rivenduti all’asta

Palline da golf, stivali, foto e persino un ramoscello d’ulivo. Sono alcuni degli oggetti che gli astronauti hanno lasciato sulla Luna. Spesso, al termine delle missioni spaziali, gli astronauti erano soliti lasciare sul satellite alcuni cimeli.

Gli oggetti lasciati sulla Luna

Già a partire dalla fine della prima missione lunare nel 1969, con Apollo 11, Neil Armstrong e Buzz Aldrin lasciarono sul suolo del corpo celeste un disco in silicio con messaggi di pace firmati da 73 Capi di Stato. Ma anche le sei visite successive hanno lasciato dei souvenir: l’Apollo 12, lasciò una spilla d’argento, l’Apollo 15 una piuma del falco dell’Accademia di aviazione militare degli Usa e una statuina di alluminio, in ricordo degli astronauti morti durante le prime missioni. Particolare anche la fotografia della famiglia di Charle Duke, a bordo dell’Apollo 16.

Non solo. Sulla Luna ci sono anche 5 bandiere americane, oltre 70 veicoli spaziali “dimenticati”, comprendenti moduli, sonde e rover, macchine fotografiche, cineprese, stivali, due palline da golf (una di queste usata da Alan Shepard, il primo a giocare a golf sulla Luna) e persino strumenti da lavoro. Ma, come ricordava il Giornale, sul satellite della Terra sono stati abbandonati anche numerosi rifiuti, tra cui 96 sacche per raccogliere le urine e le feci degli astronauti.

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Il bene che veste bene (Photogallery)

8 ore 46 min fa

Capi di abbigliamento realizzati in botteghe solidali e cooperative sociali, parte dei profitti devoluti in beneficenza. Questo, in breve, Ape Social Wear.

Foto di Angela Prati, Fa’ la cosa giusta, Milano, 8-10 marzo 2019

Le isole Marshall sono più radioattive di Chernobyl

11 ore 20 min fa

Secondo uno studio i test atomici condotti dagli Stati Uniti nell’Oceano Pacifico hanno avuto un impatto ambientale spesso superiore al disastro di Chernobyl 

Isole radioattive – In 38 campioni di suolo prelevati da 11 isole diverse, il gruppo della Columbia University ha rilevato la massiccia presenza di elementi radioattivi, tra cui due tipi di plutonio, il cesio e l’americio. In diversi luoghi, proprio l’isotopo americio-241abbonda più di quanto riscontrato a Chernobyl tramite le misurazioni del 2009.

Com’era facile attendersi, la più alta dose di radiazioni riguarda specificamente l’atollo Bikini, dove sono emerse contaminazioni da plutonio fino 1000 volte superiori rispetto a Chernobyl o Fukushima.

Peggio di Chernobyl – I ricercatori hanno inoltre scoperto che diversi frutti contengono una quantità di cesio-137 che sfora gli standard di sicurezza imposti dalla comunità internazionale. Per rendere l’idea, in alcune isole i livelli di questo isotopo sono maggiori di quelli trovati a Chernobyl a 10 anni dall’incidente.

Nel complesso, i dati raccolti documentano che quattro isole settentrionali, ossia Runit, Enjebi, Bikini e Naen, sono più contaminate delle aree limitrofe alla centrale di Chernobyl. Per fortuna, le località in questione sono per la maggior parte disabitate: gli scienziati avvertono tuttavia che gli abitanti delle altre isole dovrebbero evitare di passare tempo in quei siti.

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quando una donna dice no, in realtà vuole dire…”

12 ore 27 min fa

Mettiamola così: è un colorito residuo del passato. Di quando a casa, la mattina, restavano effettivamente solo donne e bambini; e si arrotavano davvero “forbici, forbici da seta e coltelli da prosiuttooo”. Vogliamo dare in mano ai bambini forbici, forbici da seta e coltelli da prosiutto? Arrotàti, per giunta? Appunto. E quindi: “Donne!”.

Ma oggi è tutto diverso. “Oggi le donne sanno quello che vogliono!” recita infatti un adagio di moda. Come se prima fossero degli inconsapevoli oggetti di arredo, estensione di elettrodomestici e poi – con un salto darwiniano inimmaginabile – avessero improvvisamente posato l’aspirapolvere e conquistato la posizione eretta, diventando esseri senzienti.

Ma l’evoluzione culturale, si sa, ha i suoi tempi: opera tra mille resistenze, facendo la gimcana tra una serie di “simpatici” luoghi comuni e vuote espressioni semantiche.
La più in voga, sia nella collezione Primavera-Estate che in quella Autunno-Inverno, oggi sembra essere: “Io non sono maschilista, anzi: per me il mondo è delle donne”. A cui si abbina, come uno spolverino leggero, da indossare o portare con due dita, in spalla, “ma non levateci il piacere di pagare il conto a cena”.

Ok. E’ il momento di parlar del conto a cena.
Diciamolo subito: in sé non c’è nulla di spiacevole. E’ una cura, ok.
Ma c’è un ma. Un ma figlio dei tempi, che si può essere liberi di bypassare, ma non si può non considerare.

Un tempo, gli uomini pagavano il conto a cena anche per le signore, perché quest’ultime erano quelle di cui sopra: destinatarie dei richiami di arrotini e ombrellai, tra le mura domestiche. Le donne non lavoravano.
Oggi le donne lavorano – se Dio e una sensata politica per l’occupazione vogliono – dunque la donna oggi sarebbe in grado di pagare il conto essa stessa. Se non fosse, certo, che per il medesimo lavoro, magari, una donna guadagna la metà di un uomo.

Insomma, perdonate l’espressione tagliata con l’accetta (affilata in una cucina a gas senza fumo, peraltro, donne): noi non vogliamo che ci si paghi la cena, vogliamo che ci si paghi il lavoro.
Poi, solo poi, si può parlare della cena.
Pago io, paghi tu, pari, patta e tutti a casa. Da me… da te. O anche da entrambi: io da me e tu da te.
Ma comunque senza troppi debiti di riconoscenza.

A tale proposito – già che ci troviamo – ci sarebbe da sfatare anche un ultimo mito: quello della donna che dice no, ma che invece alluderebbe a un sì.
Bambine, non provate a rifarlo a casa: no è no. Sì è sì.
Già gli uomini ci capiscono poco, di noi, già noi siamo complesse di nostro, se ci mettiamo anche a fare i giochetti è la fine.

Se io dico no, vorrei che il sottotesto inteso fosse “no”.
Non “dai, lanciati nel meraviglioso teatrino del corteggiamento”. Che non è meraviglioso per niente, se una davvero con no voleva intendere no.
Risposte tipo “ma io non mi arrendo”, quindi, non sono romantiche. Sono un grande rompimento di balle.
Arrendetevi! Anzi, meno: rispettate ciò che abbiamo detto. Nessuna resa. Nessuna ritirata disonorevole. Nessuna cena pagata inutilmente. Nessun “…e le ho anche pagato la cena!!!” condiviso con gli amici.

Da evitare anche questa conversazione tipo:
“Usciamo?”
“Preferirei di no, guarda, per me non è davvero il momento”
“Ma è solo una cena, magari un aperitivo”
“Davvero, no, ti ringrazio”
“Vabbeh, ma almeno un caffè? Mica te la tirerai così tanto?”
“Preferirei di no, veramente”
“Ma sei fidanzata?”
“Sì”
[Donne! – ora ci vuole – dite sì pure se non è vero, in quei casi]
“Ah, ok”… [Sottotesto: “Se sei di un altro”, ok]
“E’ per rispetto”, aggiungono, allora.

Se non vi scoccia, magari, oltre a “rispettarvi tra voi”, vorremmo essere rispettate anche noi. #PureSeViScoccia

Coppie più felici tendono a ingrassare dopo il matrimonio

Sab, 07/20/2019 - 19:00

Ricerca USA, le coppie più felici tendono a ingrassare dopo il matrimonio: la ricerca del “National Biotechnology Center” è del 2016, quindi vecchia di un paio d’anni eppure merita di essere ripresa ancora una volta, perché ci insegna ad essere più felici ed accondiscendenti verso il nostro aspetto fisico, almeno una volta che abbiamo trovato l’amore, pare infatti che le coppie più felici siano quelle che tendono a ingrassare dopo il matrimonio.

Basta palestra insomma, basta corsa, viva il divano e le coccole davanti al camino col proprio amore. E se si guadagna qualche chilo in più pazienza, perché una volta che ci sentiamo amati non abbiamo più bisogno di essere perfetti per nessun altro, per il nostro amore andiamo bene così ed è un gran sollievo.

E siccome noi lo sapiamo che voi siete sospettosi e pensate che sia la solita fake news acchiappa click, allora vi mandiamo anche alla ricerca, che è stata pubblicata sul prestigioso “US National Library of Medicine National Institutes of Health“. La ricerca ovviamente è in inglese, dal titolo “Marital satisfaction predicts weight gain in early marriage” e così spiega l’abstract disponibile a tutti.

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A 94 anni costruisce una piscina per tutti i bambini del vicinato

Sab, 07/20/2019 - 15:00

Un anziano vedovo ha trovato l’antidoto giusto alla sua tristezza: riempire il vuoto con i rumori e le risate dei bambini

Non sopportava più la solitudine e il silenzio della sua casa, dopo la morte della moglie: per questo motivo Keith Davison, 94 anni, ha cercato l’antidoto giusto a tutta quella tristezza. L’uomo, un anziano giudice in pensione, ha deciso di costruire una grande piscina nel suo giardino di Morris, in Minnesota, per accogliere tutti i bambini del quartiere e permettere a rumori, risate e grida di riempire quel vuoto.

La storia ha commosso in tanti ed è stata raccontata da vari media locali. Keith ha perso la moglie Evy a causa di un cancro nell’aprile del 2016, pochi giorni prima del loro 66esimo anniversario di matrimonio. Da quel momento in poi, l’uomo ha trovato difficile rimanere in casa da solo: “Non immaginate cosa si provi. Si piange tanto. È normale che sia così perché lei non è qui”, ha spiegato l’uomo. Nonostante abbia tre figli, Keith non ha nipoti, nessuno che possa rallegrare quella tristezza.

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Uno scontro epocale tra la cultura mansueta e quella aggressiva

Sab, 07/20/2019 - 12:00

La pensiamo diversamente. Siamo una minoranza anche nel movimento progressista ad aver capito che per migliorare il mondo serve calma, lavoro metodico, comprensione del punto di vista degli altri e la diffusione della passione.
Siamo quelli che non credono all’efficacia delle punizioni e dei brutti voti per “far rigare dritto” figli e studenti.
Siamo quelli che quando leggono certe notizie prima di tutto si chiedono: “È vero? È proprio così?”
Siamo quelli che credono di far parte di una collettività solidale anche se a volte non sembra.
Siamo quelli che credono nella sostanziale amorevolezza umana e considerano i criminali persone che hanno perso la loro umanità: sono solo macchine e pure rotte.
Abbiamo capito che la cooperazione è indispensabile anche con chi non la pensa come te. E abbiamo capito che per cooperare serve sviluppare l’elasticità mentale e la comprensione. Nessun matrimonio regge se non si accetta la diversità di chi ami. Nessun grande progetto riesce se non vuoi unire anche chi la pensa diversamente.

E’ difficile capire che anche chi è in contrasto con te può essere prezioso. Ed è difficile cercare di valorizzare gli aspetti positivi anche di un tuo avversario.
Certo quando hai di fronte le armate di Hitler c’è poco da valorizzare…
Però anche quando affronti il male assolto (quello vero) devi saper riconoscere che non sono tutti malvagi alla stessa maniera. Durante il nazismo ci furono molti Schindler, grandi e piccoli. Molti nazisti e fascisti che aiutarono chi cercava di salvare ebrei, zingari, russi, serbi, omosessuali… La più grave malattia della cultura oggi dominante è l’incapacità di capire il peso delle sfumature.
Ho avuto la fortuna di avere un nonno, il padre di mio padre, che salvò parecchi ebrei e una volta arrestato dai fascisti venne rilasciato grazie a un complotto di fascisti umanitari che giurarono sulla sua innocenza.
E quando la Resistenza vinse, mio nonno prese su la mitraglietta e con altri quattro iniziò a girare fermando i plotoni di esecuzione che stavano fucilando gente che magari era fascista ma non si era mai macchiata di crimini…
Nessun grande progresso dell’umanità è possibile se non si riesce a coinvolgere anche alcuni avversari.

Esattamente quel che non sta succedendo oggi in Italia, con una classe politica uniformemente dedita all’insulto, sempre incapace di riconoscere quel che c’è di buono nello schieramento avverso. Gente che nei comizi non parla mai d’amore e di mansuetudine. Hanno scoperto che la maggioranza degli elettori premia i più rissosi e ci danno dentro, con risultati alterni… A volte vince un rissoso a volte vince un altro rissoso.
Le recenti sceneggiate hanno mostrato quanto la rissosità sia un pericolo primario per il nostro paese.

Il razzismo, le guerre, la follia del sistema sono prodotti dell’aggressività.
Un atteggiamento verso la vita che devasta famiglie e nazioni.
Da sempre sostengo che il mondo sta migliorando. Troppo lentamente, ma sta migliorando (vedi questa infografica animata – qui il grandioso documentario di Gapminder, sottotitolabile in italiano “Niente panico, la fine della povertà”).
Ma certamente assistiamo a una recrudescenza della rabbia.
Si tratta di un passaggio storico drammatico: negli ultimi 10 anni siamo stati travolti da cambiamenti tecnologici enormi. Il modo di comunicare, avere relazioni, lavorare, comprare, viaggiare, fare e consumare cultura è cambiato radicalmente. E chi studia il cervello ci dice che è un’entità che adora la ripetizione, perché quando si trova in una situazione nota si rilassa e ci premia con meravigliose scariche di droghe naturali.
Se invece ci troviamo in una situazione nuova entriamo in agitazione perché la mente identifica tutto quello che non riconosce come un potenziale pericolo, e partono le adrenaline, le anfetamine che le nostre ghiandole sono capaci di produrre in gran quantità.
Quando miliardi di persone non riconoscono più gli elementi della quotidianità si scatenano reazioni ansiogene a catena.
La guerra è dentro la testa della gente e Trump diventa presidente promettendo di riportare gli Usa al glorioso passato.

Servirebbe che le persone che hanno superato lo stadio iroso della crescita umana si rendessero conto che sono meravigliose portatrici di futuro.
Nel nostro modo di pensare ci sono gli anticorpi a questa ondata di follia distruttiva. Ma ora sarebbe assolutamente necessario che ci incontrassimo, dobbiamo unire le nostre voci, collaborare.
Non so se sarà possibile promuovere veramente un salto di qualità nelle coscienze. Forse richiederà ancora tempo attraversare questo periodo di crisi. Ma sento forte il bisogno di tentare di arginare questa follia.
Noi, come gruppo di amici senza bandiere, stiamo provandoci in molti modi.
La nostra azione è incentrata sul racconto di esperienze positive e sulla realizzazione di iniziative che diffondano la passione.
E stiamo cercando di connettere chi sta lavorando nella stessa direzione.
Stradaalternativa.it permette lo scambio automatico di contenuti tra blog etici, ecologici, solidali e artistici. Un servizio gratuito che potrebbe finalmente connettere molti produttori di cultura mansueta.

Da 20 anni ormai siamo impegnati nella diffusione della cultura della positività. Il pensiero positivo non funziona molto, ma funziona invece in modo potente il pensiero negativo, e i media sono impegnati a diffonderlo a piene mani, dando al contempo grande spazio alla cultura della rissa.

E ci rendiamo conto della repulsione che questo modo di pensare e agire provoca nella maggioranza rancorosa. Abolire i vitalizi privilegiati è senz’altro giusto e si risparmierebbero 150 milioni di euro ma con la vendita delle medicine sfuse, cioè nella quantità ordinata dal medico, si risparmierebbero 500 milioni. E un’inchiesta di Gian Antonio Stella sul Corriere ci spiega che solo razionalizzando i servizi base degli ospedali (farmaci, mense, pulizie e lavanderia, cancelleria) si otterrebbero altri 700 milioni di euro di risparmio. E così pochi ne parlano…
Con Ecofuturo Festival abbiamo raccolto un dossier che dimostra che l’efficienza energetica potrebbe portare al sistema Italia un risparmio di 200 miliardi di euro vedi “Ecotecnologie per un ecofuturo”. Lo abbiamo presentato in 3 incontri alla Camera e al Senato e al Parlamento di Bruxelles.

La domanda è: riusciremo a fare rete?
Riusciremo a diffondere un po’ di passione per il ragionamento pacato e razionale?
Riusciremo a usare le maniere tenere per cambiare il mondo?
Improbabile.
Ma eventi improbabili accadono continuamente, ogni volta che le persone di cuore decidono di non abbassare la testa, di non tacere, di non restare isolati.

Forse qualcuno penserà che con tutta la violenza che c’è in giro serve qualche cosa di meno morbido di una carezza.
Ma c’è modo e modo. La mansuetudine è morbida ma non è incapace di agire con energia e forza.

Gesù, che in quanto a mansuetudine non era secondo a nessuno, ha mostrato che esser mansueti non vuol dire tirarsi indietro quando c’è da rovesciare i banchi dei mercanti nel Tempio.

Vedi anche: Il Manifesto di People For Planet
Apriamo il dibattito sull’effetto positivo dell’uso dei placebo sui conti e la salute
Questo Parlamento potrebbe approvare leggi di buon senso proposte dai cittadini?
Ecofuturo 2019

Foto di Pavlofox da Pixabay

Benvenuti sulla Luna!

Sab, 07/20/2019 - 07:45

Il 20 luglio 1969 la missione spaziale Apollo 11 atterra sulla Luna. A bordo gli astronauti Neil Armstrong, comandante della missione, Buzz Aldrin e Michael Collins, pilota, l’unico che non metterà piede sulla Luna.
Il 21 luglio Armstrong esce dalla navetta e diventa il primo uomo a camminare sulla Luna.

Il racconto dell’allunaggio del 20 luglio di Tito Stagno, giornalista

Il video originale della missione!

La diretta Rai: “Ha toccato”… “No, non ha tocccato”

Foto di Robert Karkowski da Pixabay

Al via in Gran Bretagna la prima linea ferroviaria solare

Sab, 07/20/2019 - 07:30

Pannelli solari collegati direttamente alla rete ferroviaria per fornire l’energia di trazione: è il progetto pilota condotto dall’operatore britannico South Western Railway e  Riding Sunbeams

Questo agosto la Gran Bretagna inaugurerà la sua prima linea ferroviaria solare: nel sud dell’Inghilterra, presso la stazione di Aldershot, 135 pannelli fotovoltaici inizieranno a produrre energia immettendola direttamente nella rete d’alimentazione. L’iniziativa è in mano all’operatore britannico South Western Railway (SWR) che assieme all’impresa sociale Riding Sunbeams sta cercando di realizzare il sogno dell’organizzazione per il cambiamento climatico 10:10. Nel 2017, infatti, l’ente aveva prodotto assieme ai ricercatori dell’Imperial College di Londra uno studio su potenzialità e vantaggi dei treni fotovoltaici in UK. A due anni di distanza dalla pubblicazione e dopo aver dato vita alla Riding Sunbeams, la 10:10 è pronta trasformare quel sogno in realtà con il primo progetto pilota a livello nazionale.

“First Light”, questo il nome dell’iniziativa, avrà per ora dimensioni molto limitate: i 135 pannelli solari sono già stati installati su terreni abbandonati vicino alla linea ferroviaria di Aldershot e collegati a un trasformatore ausiliario sul sistema di trazione. Con una potenza di picco di appena 30 kW, i moduli potranno al massimo alimentare le luci e le apparecchiature di segnalazione, ma in questa prima fase la produzione non è importante. SWR e 10:10 utilizzeranno i dati di questa linea ferroviaria solare sperimentale per progettare e testare sistemi in grado di fornire direttamente energia fotovoltaica alla rete di trazione CC.

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 5

Sab, 07/20/2019 - 07:00

La fiction delle telestreet. Di Claudio Metallo e Carlo Reposo.

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Cosa succede al nostro corpo nello Spazio? (VIDEO)

Sab, 07/20/2019 - 06:45

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Area 51, oltre un milione di persone pronte ad invadere la base segreta

Ven, 07/19/2019 - 21:05

Nato su Facebook come uno scherzo, ora l’appuntamento del 20 settembre con il “Storm Area 51. They Can’t Stop All of Us”,  vedere se davvero là ci sono Ufo e alieni, inizia a preoccupare l’esercito.

L’appuntamento è fissato il 20 settembre, e l’evento si chiamerà “Storm Area 51. They Can’t Stop All of Us”. Sul web vola questa nuova pazza idea: invadere in migliaia la zona militare super controllata dell’esercito americano nel deserto del Nevada dove le leggende metropolitane vogliono siano tenuti nascosti alcuni alieni, le loro astronavi e le armi batteriologiche segrete, e vietate.

Uno scherzo, forse, ma sta di fatto che ormai si parla di oltre un milione e 200 mila disposti ad aderire all’invasione più improbabile della storia. L’idea della folle corsa verso il mistero è nata per giocare su Facebook, ma ora la carica alla zona meno accessibile del pianeta, e per questo ha alimentato da sempre la narrazione cinematografica e dei romanzi di fantascienza, ora rischia di diventare luogo di un raduno pop e dissacrante. 

Il gruppo che ha lanciato l’evento, in un periodo dove lo spazio è di attualità, è stato fondato un giovane web designer, e con un intento semplice: vedere l’effetto che avrebbe fatto. E l’effetto sembra esserci stato, e molto oltre le sue aspettative, visto che hanno risposto in più di un milione, un numero che non poteva non allarmare le forze armate.

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Chernobyl, si suicida uno degli eroi del disastro nucleare dopo aver visto la serie tv

Ven, 07/19/2019 - 16:00

Nagashibay Zhusupov, uno dei liquidatori del reattore, si è tolto la vita a 61 anni: “Ha rivissuto le umiliazioni subite”

La serie capolavoro di Hbo dedicata al disastro nucleare di Chernobyl avrebbe portato al suicidio di Nagashibay Zhusupov, uno degli eroi liquidatori del reattore.

L’uomo, infatti, si sarebbe tolto la vita a 61 anni in seguito alla visione dello sceneggiato, che gli ha fatto rivivere quegli anni da incubo e le umiliazioni subite.

Zhusupov nel 1986 intervenne in prima persone per limitare il più possibile le radiazioni del reattore numero 4 della centrale, dopo la sua stessa esplosione.

A lui, che fu uno degli eroi del disastro, era stato peraltro negato dallo Stato l’alloggio popolare, che era stato invece assegnato agli altri veterani, costringendo lui e la sua famiglia a stabilirsi in un dormitorio. Zhusupov si è suicidato buttandosi dal quinto piano di un palazzo ad Aktobe in Kazakistan.

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Dalla Guerra Fredda a oggi, 60 anni di missioni lunari

Ven, 07/19/2019 - 13:00

Sono oltre 100 le missioni organizzate verso il nostro satellite. Dalla grande corsa tra Stati Uniti e Unione Sovietica al recente interesse di Pechino, passando per il disinteresse degli anni ‘80.

Il 21 luglio del 1969, esattamente 50 anni fa, l’uomo metteva piede sulla Luna (LO SPECIALE).
Lo sbarco di Neil Armstrong e Buzz Aldrin nel corso della missione Apollo 11 rappresentava il culmine di una corsa, scientifica, tecnologica e politica, verso il nostro satellite.
Il culmine, appunto. Perché la gara per raggiungere il corpo celeste e le relative spedizioni, che per decenni ha visto come concorrenti solo Stati Uniti e Unione Sovietica, era iniziata ben prima di quella data. Ed è continuata anche in seguito. Anzi, dopo qualche decennio di stasi, sembra ora vivere una nuova fase di interesse. 

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Foto di PIRO4D da Pixabay

Sesso: gli alimenti “alleati” del desiderio per lui

Ven, 07/19/2019 - 10:02

Non solo scoiattoli e super-Pippo, con le sue ‘magiche’ noccioline: nocinocciole e mandorle sembrano rivelarsi un insospettabile alleato del desiderio sessuale, almeno di quello maschile. E’ quanto emerge da uno studio spagnolo supportato da dall’International Nut and Dried Fruit Council (Inc). Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nutrients‘, si è posto come obbiettivo quello di evidenziare come una dieta ‘arricchita’ dal consumo di 60 grammi di frutta secca in guscio possa portare a un significativo miglioramento del desiderio sessuale.
Questo è il più grande studio clinico randomizzato, ad oggi, che analizza l’effetto dell’integrazione di noci sulla funzione erettile e sessuale in soggetti senza disfunzione erettile“, ha dichiarato Mònica Bulló, ricercatrice dell’Universitat Rovira i Virgili (Spagna), che ha condotto la ricerca insieme ad Albert Salas-Huetos. Il trial, svoltosi nell’arco di 14 settimane, ha coinvolto 83 uomini tra i 18 e i 35 anni, che non presentavano questa patologia. In tutto 43 ‘cavie umane’ hanno seguito una dieta in stile occidentale, integrata dal consumo giornaliero di 60 g di frutta in guscio al naturale (30 g di noci, 15 g di mandorle e 15 g di nocciole); i restanti 40, identificati come gruppo di controllo, hanno seguito la stessa dieta, escludendo però la frutta secca in guscio per tutta la durata dello studio.

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Foto di Jonny Lindner da Pixabay 

Agricoltura urbana Fuori dal Seminato

Ven, 07/19/2019 - 08:31

Conosciamo l’associazione Fuori dal Seminato nata nel 2015 a Portici (Napoli) per promuovere la creazione di orti urbani e l’educazione ambientale e alimentare.

“Attraverso gli orti ci impegniamo a moltiplicare spazi verdi in città e nelle scuole con funzioni allo stesso tempo educative e ricreative e promuoviamo lo scambio di buone pratiche all’insegna della Permacultura e di principi equità e inclusione.”

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http://www.fuoridalseminato.org/

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 4

Ven, 07/19/2019 - 08:23

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Una nuova puntata ogni giorno!

Tutto quello che (non) volete sapere sull’uso che Faceapp fa delle vostre foto

Ven, 07/19/2019 - 08:00

Dietro la popolare app che invecchia il viso c’è una società russa, con server negli Usa e poche informazioni su come userà i dati. La privacy non rispetta il Gdpr

Dal vip al vicino di casa, sembra che la tentazione di condividere un nostro selfie con il filtro “nonno” sia irresistibile. Sui social network è montata in pochi giorni la Faceapp Challenge, complici le nuove funzioni di Faceapp, un’applicazione per modificare i tratti del viso, tornata alla ribalta per via del filtro che invecchia. L’intelligenza artificiale modifica i tratti del volto in modo sorprendentemente naturale. Circa 80 milioni di persone hanno già scaricato il programmino dal debutto a gennaio 2017.

L’uso che Faceapp fa di dati e foto, però, non è chiaro e i documenti ufficiali, sulla privacy e sulle condizioni d’uso, lasciano molti punti interrogativi.

Dove vanno a finire le foto

Quando elaborate un selfie con Faceapp, questo passa dai server dell’azienda, la russa Wireless Lab OOO, sede a San Pietroburgo. “Per generare questi filtri, come la faccia che invecchia, si usano reti neurali generative avversarie, che devono girare su computer potenti”, commenta a Wired Luca Sambucci, esperto di Eset, società di sicurezza informatica. La potenza di calcolo di uno smartphone, insomma, non basta. La prova del nove? “Se sei in modalità aereo, la app non funziona e ti segnala di collegarti a internet. Dimostra che l’immagine va sul loro server”, prosegue Sambucci.

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I Beatles non sono mai esistiti

Ven, 07/19/2019 - 07:00

Il 13 febbraio scorso mi arriva un messaggio da mia figlia Rosa, 14 anni, beatlesiana militante: “Segnati questo film. Dobbiamo vederlo”. Annesso il link che annuncia il nuovo film di Danny Boyle, “Yesterday”, basato sull’idea che all’improvviso il mondo perde qualsiasi ricordo o conoscenza della presenza dei Beatles sul nostro pianeta. Il regista di Trainspotting grazie a una sceneggiatura di Richard Curtis immagina una commedia in cui un aspirante musicista in seguito a un incidente in bicicletta scopre di essere l’unica persona che conosce i favolosi quattro musicisti. Occasione ghiotta per diventare una rockstar che lancia inediti hit come “Hey Jude” e “Let it be”.

Al lancio dei trailer chi ha capelli bianchi si ricorda subito di Massimo Troisi che in “Non ci resta che piangere” – vicenda di due contemporanei italiani (per i più giovani l’altro era Benigni) che finiscono nel Rinascimento – canta a cappella Yesterday per poter conquistare Amanda Sandrelli. 

Ho regalato a mia figlia un viaggio promozione a Liverpool e quindi senza dover aspettare l’uscita italiana nel prossimo settembre abbiamo visto “Yesterday” dove tutto ebbe origine. 

Dopo la visita sui luoghi beatlesiani mattina e pomeriggio, alle 18 abbiamo proseguito il nostro tour al multiplex Odeon nel centro della città dove in una delle 12 sale la multiprogrammazione offriva il film da noi agognato. 

Molti i genitori con figli in sala per un buon numero di spettatori. Per me e mia figlia un cineturismo intenso e mai vissuto. La mattina in visita ai luoghi beatlesiani che appaiono anche nel film. 

Ho trovato gli attori bravi, intrecci e soluzioni indovinate grazie a una buona sceneggiatura, la rielaborazione musicale di valore per grande spettacolo in un film inglese godibile e spassoso che, grazie al marchio Beatles, ancora oggi molto attuale dovrebbe conquistare un pubblico globale trasversale alle generazioni. 

Sergio Fabi, dopo aver visto il film in anteprima alla kermesse per esercenti a Riccione, ha scritto su “Cinemotore” che non si tratta di un film musicale ma di  “una commedia con tanta musica e molto sentimento con tante trovate molto divertenti e tra i camei anche un Ed Sheeran perfetto”. Non sono convinto del primo giudizio ma sicuramente condivido tutto il resto. 

Reduce del viaggio non ho resistito alla curiosità di leggere le riflessioni di Rosa nel suo diario dove ho trovato scritto: “Yesterday è un viaggio nella musica attraverso l’amore. Pur se l’ho visto in inglese, la storia si segue bene anche come racconto per immagini. Molto bravo l’attore protagonista Himesh Patel, credibile nelle interpretazione delle canzoni dei Beatles. Il film fa comprendere anche quanto è fantastica ma anche complicata la vita di una rockstar”.

Magari a fine settembre, tornati dalle  vacanze, prendete in considerazione di vedere “Yesterday” con i vostri figli per poter risentire i Beatles insieme.